Robe da chiodi

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Firenze, e ora che si fa della Croce di Paladino?

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Ma vi sembra logico nell’ordine:
1. commissionare a un artista non qualunque come Mimmo Paladino una grande installazione per una delle piazze più celebri d’Italia;
2. farlo lavorare su 50 grandi blocchi di marmo di Carrara, tutti alti tra i due e quattro metri (alcuni di 38 tonnellate), che disposti sulla piazza sono venuti a formare una grande croce di 80 metri (riferimento duplice alla chiesa di Santa Croce e alla vittorie del 312 di Costantino su Massenzio);
3. verificare che un intervento così riqualifica davvero la piazza (ho visto solo per foto ma la sensazione è che l’intervento di Paladino funzioni davvero. E anche un occhio ben esperto di Firenze, come Luca Doninelli che l’ha visto dal vero mi conferma.
4. ottenere un risultato di consenso pubblico oltre ogni aspettativa
5. sobbarcarsi tutte le spese di progettazione, realizzazione
6. e ora sobbarcarsi anche anche le spese di smantellamento, per un’opera che è nata per quel luogo e che in altri luoghi non ha senso.

A me sembra che tutto questo non abbia senso. Ci vuole il coraggio di provare a lasciare la croce in piazza Santa Croce (a Milano, con Cattelan a Piazza Affari alla fine il coraggio lo hanno avuto). Perlomeno ci sia il tempo di ragionarci e di discuterne.

Written by gfrangi

12 Novembre, 2012 at 9:46 am

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Ancora Paladino, Ai Weiwei e Parmiggiani. Appunti dal week end

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Vista la mostra di Paladino. I suoi eroi sono i dormienti o uomini con il volto girato verso il muro. Posso dire che non è il tipo di eroe che mi interessa. Paladino è un artista in perenne stand by: non si coglie un percorso. È un artista il cui orologio si è fermato, un po’ come fosse anche lui uno degli uomini ingessati per l’eternità dall’eruzione di Pompei. È un artista di un intimismo da ritorno al privato: il suo Mi ritiro in silenzio a dipingere un quadro (1977), mi sembra rivisto oggi l’idea di uno che si mette nell’angolo e ci sta bene. Voleva essere una risposta, non barricadera, al dominio del concettuale e del minimalismo. Ma c’è da ricordare che c’erano in quel momento artisti che scegliendo la pittura non stavano affatto nell’angolo. Tra i vecchi Bacon e De Kooning. Tra i giovani i nuovi selvaggi tedeschi.

Palazzo Reale. Detto questo, l’allestimento della mostra realizzato da  Giovanni Tortelli è magnifico. Semplicissimo, rigorosamente bianco, ma con una capacità di valorizzare gli spazi dalasciare a bocca aperta: non sembra nemmeno di essere a Palazzo reale. Speriamo che chi farà mostre d’ora in poi tenga conto di questa lezione…

L’artigiano cinese. Hanno arrestao Ai Weiwei, l’artista cinese che ha riempito la Turbin Hall della Tate Modern con 15 milioni di semi di girasole in ceramica realizzati dagli artigiani da più di 1600 lavoratori della città cinese di Jingdezhen, famosa per la produzione della porcellana Imperiale. Mi è piaciuta la motivazione: “L’artigianato contro la produzione di massa”. Detta da un cinese è una bella sfida. Ma Richard Sennett nel suo stupendo libro L’uomo artigiano (Feltrinelli) ci aveva avvertito che un’invwersione di marcia era possibile….

Claudio e Claudia. Infine. Domani va all’asta la racconta di Claudia Gian Ferrari da Sotheby’s. Sul cartoncino d’invito c’era questo bella cosa di Parmiggiani. Delicato epigono morandiano.

Written by gfrangi

11 Aprile, 2011 at 10:58 am

Troppa prosopea per Paladino

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Fa un po’ sorridere questa prosopopea che sta accompagnado la mostra di Mimmo Paladino a Palazzo Reale a Milano. Sembra di trovarsi di fronte a un evento epocale: oggi il Corriere proponeva addirittura una doppia pagina con una grande foto della Montagna di sale su cui campeggiava una frase francamente un po’ esagitata di Arthur C. Danto: «… non c’è niente che regga il confronto con l’imponente Montagna di sale disseminata di cavalli arcaici; il mondo dell’arte dell’ultimo quarto di secolo non ha nulla di paragonabile…» (diamine, ma dove ha vissuto negli ultimi 25 anni Danto?). Tutta questa retorica toglie ogni stimolo a una mostra che francamente non ne forniva molti in partenza. Paladino in questi anni lo abbiamo visto dappertutto. Non è certamente un artista presuntuoso ma è un artista che gode di troppo consenso. Che non si mette mai di traverso. Ho visto l’aereo sponsorizzato Piaggio in Galleria, con la fusoliera dipinta dall’artista. Mi è sembrato un concentrato di banalità: Cacciatore di stelle (lo suggerisco per la cover di una prossima riedizione del Piccolo principe…). La Montagna di sale è fuori luogo, schiacciata nella Piazzetta reale. Sembra ingombrante e goffa nel rapporto con lo spazio, mentre è nata per essere aerea e lievitante.

In queste settimane a Milano girava un altro artista di qualche anno più giovane di Paladino. Imparagonabile l’energia, la varietà di soluzioni e la forza di novità che William Kentridge ha sprigionato e comunicato. Un artista mobilitato e mobilitante. Ha scritto di lui Carolyn Christov-Bakargiev: «Il senso di distanza dai centri di potere culturale e il desiderio simultaneo di impegnarsi nel mondo gli hanno garantito un privilegio e un fardello: la capacità di muoversi all’interno della complessità, di essere sincero, compassionevole, arguto e intelligente, evitando al tempo stesso gli approcci cinici e ironici che ai nostri giorni caratterizzano la maggior parte dell’arte intelligente e criticamente consapevole dell’Occidente».

Paladino, al confronto, sembra davvero un bel pittore del secolo scorso.

Written by gfrangi

5 Aprile, 2011 at 9:55 pm