Robe da chiodi

Troppa prosopea per Paladino

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Fa un po’ sorridere questa prosopopea che sta accompagnado la mostra di Mimmo Paladino a Palazzo Reale a Milano. Sembra di trovarsi di fronte a un evento epocale: oggi il Corriere proponeva addirittura una doppia pagina con una grande foto della Montagna di sale su cui campeggiava una frase francamente un po’ esagitata di Arthur C. Danto: «… non c’è niente che regga il confronto con l’imponente Montagna di sale disseminata di cavalli arcaici; il mondo dell’arte dell’ultimo quarto di secolo non ha nulla di paragonabile…» (diamine, ma dove ha vissuto negli ultimi 25 anni Danto?). Tutta questa retorica toglie ogni stimolo a una mostra che francamente non ne forniva molti in partenza. Paladino in questi anni lo abbiamo visto dappertutto. Non è certamente un artista presuntuoso ma è un artista che gode di troppo consenso. Che non si mette mai di traverso. Ho visto l’aereo sponsorizzato Piaggio in Galleria, con la fusoliera dipinta dall’artista. Mi è sembrato un concentrato di banalità: Cacciatore di stelle (lo suggerisco per la cover di una prossima riedizione del Piccolo principe…). La Montagna di sale è fuori luogo, schiacciata nella Piazzetta reale. Sembra ingombrante e goffa nel rapporto con lo spazio, mentre è nata per essere aerea e lievitante.

In queste settimane a Milano girava un altro artista di qualche anno più giovane di Paladino. Imparagonabile l’energia, la varietà di soluzioni e la forza di novità che William Kentridge ha sprigionato e comunicato. Un artista mobilitato e mobilitante. Ha scritto di lui Carolyn Christov-Bakargiev: «Il senso di distanza dai centri di potere culturale e il desiderio simultaneo di impegnarsi nel mondo gli hanno garantito un privilegio e un fardello: la capacità di muoversi all’interno della complessità, di essere sincero, compassionevole, arguto e intelligente, evitando al tempo stesso gli approcci cinici e ironici che ai nostri giorni caratterizzano la maggior parte dell’arte intelligente e criticamente consapevole dell’Occidente».

Paladino, al confronto, sembra davvero un bel pittore del secolo scorso.

Written by gfrangi

5 Aprile, 2011 at 9:55 pm

2 Responses to 'Troppa prosopea per Paladino'

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  1. Giusto. Ad di là del giudizio in assoluto (secondo me Kentridge è profondamente “del secolo scorso”), William Kentridge lascia una scia nella sensibilità dell’ultima generazione di artisti dove Paladino francamente non lascia nulla… Basta guardarsi intorno.

    Beatrice

    7 Apr 11 at 6:24 pm

  2. Vero qeullo che dici di di Kentridge. Ma dimostra una freschezza e una libertà di frome espressive che lo fa essere molto giovane. La mostra da Lia Rumma va vista.

    gfrangi

    9 Apr 11 at 8:08 am

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