Robe da chiodi

500 anni fa

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500 anni fa, in questi giorni, Michelangelo saliva sui ponteggi della Sistina per affrontare la volta. Poche parole rendono l’impresa e l’idea, come queste, ritrovate, di don Giussani.

«…Il nesso tra la parola corpo nel senso solito (identifica una certa sagoma) e l’uso della parola “corpo” nel senso di realtà di personalità compiuta dentro il suo possesso (la sua unità con tutto ciò che da esso nasce), la distinzione tra un uso e l’altro della parola corpo non è giudicabile secondo i parametri della nostra mentalità, perché secondo la nostra mentalità il corpo è quella sagoma. Ma tra i due sensi, quello più ricco, intenso e reale è il secondo. Perché quando Michelangelo produce il Mosé è cosa sua, è se stesso (…) Questo destino per cui la nostra personalità è creata, questo destino di maturazione, di dilatazione di un possesso universale per cui tutto l’universo diventa espressione di sé, insomma questa ricchezza dell’uso del vocabolo corpo implica una forza creativa; o sta all’origine dove uno è creato, oppure non riesce a stare in piedi».
Luigi Giussani, Una presenza che cambia (pag. 256)

Written by giuseppefrangi

Maggio 5th, 2008 at 12:30 pm

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Un uomo di pietra

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Hrdlicka

Certo è blasfema la mostra di Alfred Hrdlicka (un cognome di “pietra”) al Domuseum di Vienna. Blasfema ma non gratuita. Come ha detto lo scultore ottantenne, “il più grande desiderio dell’uomo è che Dio si faccia carne».

Lo dice in questo breve filmato.

Written by giuseppefrangi

Maggio 2nd, 2008 at 3:41 pm

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Le rondini di Milano

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Tre mostre, un paradosso. Fabio Novembre alla Besana è un magnifico involucro praticamente senza sostanza. L’allestimento è la sostanza. Esalta, dopo l’anticamera buia, lo spazio della Rotonda. Il lungo serpentone nero s’avvita tra le colonne e s’arrampica sino alla volta. A Palazzo Reale, per Balla e Canova, i rapporti si rovesciano: allestimenti da fiera di paese, per due rassegne che non mancano di capolavori. Balla è satto sistemato su pareti di truciolato appena rese decoroe da una lucidatura. Soprattutto le pareti hanno un andamento leggermente obliquo come fossero quelle di una nave da crociera. Soffitti ribassati grazie a teli bianchi tirati da un lato all’altro: effetto mare anche qui (allestimento firmato da Daniela Volpi). Per Canova basamenti di simil cartapesta con la pretesa di imitare i fastigi degli ambienti degli zar (persino il bookshop è allestito con grotteschi banconi in stile neoclassico). Gli ambienti delabré e polverosi del povero Palazzo reale milanese decisamente non reggono il gioco. Meglio quando gli ambienti si fanno nudi e lasciano venire a galla il coté cimiteriale di questa scultura (allestimento Roberto Peregalli e Laura Sartori Rimini).

Su Balla si deve tornare. Il movimento diventa arabesco: trova la chiave giusta Maurizio Cecchetti nella recensione (Avvenire). Come gli arabeschi delle rondini che Balla ricama. Le rondini che Novembre fa volare sulle volta della Besana.

Written by giuseppefrangi

Maggio 1st, 2008 at 9:27 pm

Libeskind, Marinetti e Agostino

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1 maggio. Daniel Libeskind difende il suo grattacielo storto con un riferimento colto: la curvatura della cupola che Leonardo aveva abbozzato per la copertura del Duomo. E poi aggiunge una nota sul suo amore per Milano: «Quale altra città al mondo avrebbe potuto risvegliare il cuore di Marinetti e commuovere l’anima di Agostino»

Written by giuseppefrangi

Maggio 1st, 2008 at 7:56 pm

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Cagnacci ci gioca

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Visitata il 25 aprile. Mostra pletorica, in spazi che sembrano quelli di un trovaroba antiquario. Quattro Caravaggio (o meglio tre) messi in un corridoio di passaggio. Lui Cagnacci è molto meglio nella versione che meno piace. Quella iniziale, abbarbicato al realismo sentimentale di Ludovico Carracci. Quel po’ di goffaggine da pittore di ex voto lo rende vero. Poi inizia a cullarsi i viziosi committenti veneziani, con esercizi sadomaso per pornomani d’alto bordo. Tranchant il passaggio dal San Giuseppe (dell’Oratorio di San Giuseppe di Forlì) che sembra un attore da operetta di paese rimasto solo sul palcoscenico (precursore degli Scarozzanti testoriani: del resto sembra il ritratto di Franco Parenti), alla sala “proibita” delle eroine in deliquio. Un appunto: tra tanti paragoni più o meno opprtuni manca quello con Francesco Del Cairo. Cagnacci ne sarebbe uscito male.

Infine: un altro spazio espositivo monumentale, recuperato con grande dispendio di risorse e senza sapere bene che farne. Il convento di San Domenico, finita la mostra sarà un bel mausoleo deserto.

Written by giuseppefrangi

Aprile 30th, 2008 at 9:45 am

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Per cominciare

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Giovedì 24, terza visita alla mostra di Bacon, con Julian e i suoi amici. Fa compagnia la sua voce che dalla sala del filmato deborda nelle sale. Voce chiassosa, sguaiata da pub. La stessa voce che ha inciso sul nastro di david Sylvester questo pensiero: «Per me il mistero del dipingere oggi è il modo in cui rendere l’apparenza. So che può essere illustrata,so che può essere fotografata. Ma come può essere resa in modo da catturare il suo mistero dentro al mistero della sua fattura?»

Written by giuseppefrangi

Aprile 27th, 2008 at 9:17 pm

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