Robe da chiodi

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Tra Scarpa e Mantegna, soprassalti veronesi

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La scala di Scarpa alla sede del banco Popolare di Verona. Foto Archisquare.it

La scala di Scarpa alla sede del banco Popolare di Verona. Foto Archisquare.it

Giovedì mattina. Appuntamento di prima mattina al Banco Popolare di Verona, quella su Piazza Nogara, ultimo progetto di Carlo Scarpa, 1976. Vista più volte dalla piazza, ma il messo il piede dentro. Invece lo spettacolo è dentro, con ambienti che ti sfilano sotto i piedi e davanti agli occhi con una varietà a cui non si riesce a tener dietro. L’occhio è conteso dalla perfezione dei particolari e dal continuo mutare degli spazi a seconda dal punto in cui li si guarda. Ma su tutto, la meraviglia di una scala elicoidale, con i parapetti finiti a stucco lucido, color aragosta e corrimano in esente di legno pregiato. Si solleva perfetta, ampia, flessuosa, elegante come una strepitosa collana, con cui ci si sia concessi un assoluto tocco di classe. Salirla è un’esperienza. Aveva spiegato Scarpa: «Ho cercato di fare delle scale una specie di passeggiata nello spazio…». In effetti è una scala che non scende, sale sempre e soltanto. Chapeau.

Prima di ripiombare a Milano, una puntata a San Zeno. Lo spazio della chiesa è quello che ricordavo: meraviglioso, dolce per le textures rosate dei muri e vertiginoso nello stesso tempo, nonostante i tanti innesti subiti secolo dopo secolo. Il soffitto trecentesco a carena lo chiude come delicato coperchio. Ma su tutto, in fondo al presbiterio rialzato, domina la sassata del Polittico di Mantegna. Le signore che solerti stanno facendo le pulizie mi lasciano passare oltre il cordone. Da sotto si scoprono i piccoli squarci di cielo, che riesce ad essere cupo per quanto sereno, ritagliati nelle cornici di marmo. I corpi sembrano incavati a forza nella tavola; la luce che arriva da destra, è una luce “oscura”. Più che di una composizione si ha l’impressione di un vero assedio dello spazio della tavola. Mantegna dipinge con la determinazione feroce di chi sta compiendo un’occupazione armata. Non fosse equivocabile il paragone, direi che c’è in lui un qualcosa di terroristico. Comunque grandissimo.

A sinistra, prima di scendere dal presbiterio, ci aspetta l’antica statua di San Zeno che ride. Un santo che se la gode…

Written by gfrangi

21 Ottobre, 2013 at 9:29 pm