Robe da chiodi

Da Abu Dhabi a Venezia, cortocircuiti globali

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louvreMentre il Ragazzo con la rana di Charles Ray si affaccia da Punta della Dogana nella Venezia “colonizzata” da François Pinault (che per qualche anno, sino a restauri conclusi, ha occupato anche il Ponte dei Sospiri), ad Abu Dhabi il Louvre ha avviato la discussa operazione Louvre-export. Per ora è solo una mostra con una quarantina di pezzi attinti dalle immnese raccolte. Domani sarà un museo vero e proprio con opere a rotazione sempre prelevate dai suoi caveau. L’arte ha innestato una marcia decisamente globale, discutibile ma difficilmente arginabile. Inutile star lì a piangere. Anche perché a volte succedono cose inaspettate: Le Monde nel presentare la mostra aperta da Sarkozy negli Emirati, ha pubblicato un’opera che mi ha lasciato a bocca aperta. È questo Cristo che mostra le piaghe, una scultura in legno policromo del 500. Non è probabilmente un capolavoro, ma in tutta questa giostra mediatica ha un effetto spiazzante. La sua dolcezza indifesa sembra venire da un altro mondo, e c’è da chiedersi con che occhi lo guarderanno i visitatori con la kefiah. Certo parlerà loro di uno strano occdiente di cui non avevano mai sentito dire… L’arte è bella perché provoca anche questi cortocircuiti.
(chissà se accadranno anche a Venezia con questo Ragazzo con la rana che sembra più il figlio di un accurato focus group e di una perfetta regia di marketing. Ma il fascino dell’arte è che obbedisce a una chimica imprevedibile. Tu dici: quell’opera è un giochetto. Poi l’aria di Venezia, il biancore del ragazzo sul biancore della Salute, l’afrore dell’estate lagunare, quel gesto bambinesco, il sorriso che non si capisce da dove sbuchi: stiamo a vedere se scatta qualcosa…)

Written by giuseppefrangi

3 Giugno, 2009 at 8:05 pm

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