Robe da chiodi

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Se Tintoretto fa breccia alla Biennale

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«Così Tintoretto illumina il nulla contemporaneo». È questo il titolo di Repubblica per la corrispondenza pubblicata oggi di Leonetta Bentivoglio dalla Biennale di Venezia. Che succede? Per chi ancora non lo sapesse, la curatrice della Biennale 2011, Bice Curiger, avendo scelto come tema la luce (ILLUMInazioni è il titolo), ha pensato giustamente di proporre un link con uno dei grandi maestri della pittura veneziana come Tintoretto. La luce è un elemento chiave dell’arte veneziana e di Tintoretto in particolare e quindi l’intuizione della Curiger sembra davvero azzeccata. Ai Giardini sono arrivate tre grandi tele, Il trafugamento del corpo di San Marco e la Creazione degli animali dall’Accademia e l’Ultima Cena arrivata da San Giorgio Maggiore (nell’immagine sopra, un particolare). Sono quadri che tolti dal loro contesto esplodono in tutta la loro potenza incendiaria. Jonathan Jones, il titolare del popolarissimo blog d’arte sul Guardian, parla di “una qualità sovversiva” e dei “drammatici effetti spaziali” della sua pittura. E poi evidenzia il paradosso di come un pittore “pio e pienamente omogeneo al controriformismo” oggi sia in grado di comunicare tanta energia e di suggestionare con quei suoi lampi di luce la mente di visitatori e artisti ormai impermeabili aogni provcazione.
Tintoretto alla Biennale quindi rimescola un po’ le carte. Dimostra che passato e presente possono assolutamente dialogare. Che la contaminazione può produrre effetti inaspettati. Certo, c’è da mettere in conto un po’ di spiazzamento. Perché come grida quel titolo di Repubblica può essere che le tele di Tintoretto con la loro febbre annientino ciò che sta attorno. Ma questo è un rischio che è salutare correre. Se Tintoretto è uscito dal guscio, è bene che anche l’arte contemporanea accetti di fare altrettanto e accetti il confronto. O no?

Written by gfrangi

Giugno 1st, 2011 at 3:37 pm