Robe da chiodi

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Rassegna stampa domenicale, sull’arte e la fisica

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Una pacifica domenica di fine anno. Dalla lettura dei giornali (Repubblica in particolare) mi sono segnato queste piccole spigolature degne di nota.

Intervista a Fabiola Gianotti, prossima direttrice del CERN: «Ho sempre pensato che il mestiere del fisico si avvicini a quello dell’artista perché la sua intelligenza deve andare aldilà della realtà che ha ogni giorno davanti agli occhi. Credo che la pittura e la musica siano le arti più prossime alla fisica» (mi viene in mente che Fontana diceva la stessa cosa, assegnando però un primato alla fisica, come “arte” del futuro).

La barzelletta di Wislawa Szymborska: «Giunto al cospetto di Dio, Einstein si permette di chiedergli quale sia la formula del creato. Dio si mette a tracciare complicatissime formule matematiche su una lavagna. Einstein lo osserva e, a un certo punto,mai fa coraggio e gli fa notare che c’è forse un errore, una piccola incongruenza. Dio lo guarda, e gli dice: “Esatto, quello ê l’uomo”».

Mario Luzi su Montale:«gli dispiaceva spingere il discorso in una direzione troppo impegnativa e rimettere in discussione principii e idee che gli appartenevano troppo a fondo ed erano per lui un modo di essere piuttosto che di volere e pensare… Direttamente la sua frequentazione non era punto proficua e tanto meno eccitante».


Recensione al libro di Simone Verde, Cultura senza capitale
: «… Rilevante è la vicenda di James Smithson che , morendo nel 1829, lascia agli Stati Uniti una grande somma «per il progresso e la diffusione del sapere». Da cui sorgono Smithsonian Institution il più grande complesso museale del mondo (1 miliardo di dollari di bilancio, pari all’intero budget del Mibac, per il 60% soldi pubblici… L’esempio americano induce Verde a smontare un luogo comune, quello secondo detli Stati Uniti Paradiso di una cultura in mano ai privati: su 43 miliardi di dollari investiti nel 2012, 30 sono pubblici e solo 13 privati. Ma non è di solo soldi che vive il patrimonio, bensì se oltre a questi “ritrova un’utilità e una significazione contemporanea”». (Recensione di Francesco Erbani)

Bella la recensione della mostra romana di Memling di Claudio Gulli, su Alias il Manifesto. «… La notizia c’è e il fatto è serio: l’infausta saga sulla pittura veneziana che ha avuto spazio negli ultimi anni alle Scuderie del Quirinale ha esaurito il suo corso. Ora sembra maturo il momento di ripensare una sede espositiva che ha buone potenzialità di cambiare rotta». Di Memlimg mi sono segnato il giudizio di Panofsky citato da Gulli: «Un pittore che a volte incanta, non urta mai, non travolge mai».

Written by gfrangi

28 Dicembre, 2014 at 8:37 pm