Robe da chiodi

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Franca Valeri, pura energia (e ironia) lombarda

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«Donne come la Maria Brasca vincono la vita con il sentimento (ti vogliono bene e basta; questa è la loro verità)… dentro di loro di vitale e di robusto; anche la Valeri ha dentro qualcosa di rozzamente vitale, per questo ho scritto la commedia pensando a lei. È l’unica attrice italiana che sia capace di dire “si sieda e aspetti un momento” senza strascicare le parole come un’attrice di accademia. Nella prima scena d’amore, bisogna vedere come si lascia andare, con quale calore parla al suo Romeo, come lo domina, lì, seduta su un prato».

Così diceva Testori della sua Maria Brasca e di Franca Valeri che l’aveva portata in scena. Mi piace ricordare questo passaggio il giorno in cui la Valeri compie 100 anni: è nata a Milano il 31 luglio del 1920, con il nome di Franca Nursa. Con quel nome aveva di fatto esordito a teatro nel gennaio del 1948 rappresentando “La Caterina di Dio”, un dramma sacro scritto da Giovanni Testori, e oggi perduto. Umbro Apollonio, testimone di quella messa in scena, ricordava una Franca Nursa-Valeri «esangue ed arsa, nell’abito bianco della domenicana». Il cambio del nome le venne suggerito da Silvana Mauri, data la sua passione per la poesia di Paul Valery. Nel 1960 è quel nome d’arte che campeggia sulle locandine del Piccolo, per la prima di Maria Brasca (pubblicata da Feltrinelli all’interno dei Segreti di Milano). «Guarda cos’ho scritto per te», le aveva detto Testori, incontrandola un giorno a Parigi dove la Valeri allora recitava. Nel frattempo lei aveva già conosciuto il successo nel cinema (“Le luci del varietà” di Fellini) ma soprattutto era nota come star della radio con il personaggio della “signorina snob”, che Testori adorava e che a tante volte, divertendosi, imitava. L’esordio della Brasca con la regia di Mario Missiroli avvenne il 17 marzo 1960 al Piccolo Teatro diretto da Paolo Grassi. Fu un grande successo per lei, che amava profondamente quel personaggio, “ritagliato” sulla sua persona. «Non è una stratega. Non è neanche una povera illusa, perché in fondo ci riesce… è una cocciuta, fissata: vuole ottenere. È uno di quei personaggi che lavora: è sostanzialmente ottimista», ha raccontato l’attrice nel 2012 a Laura Peja, la studiosa che ha scritto un libro sulla vicenda della Maria Brasca (Scalpendi editore). «È stato molto bravo Testori a tracciare questo tipo di ragazza milanese, di quelle sole, molto sole anche se di buona famiglia, che però sono testarde se si mi mettono in testa una cosa…». In fondo pochi autori come Testori hanno creduto tanto nella forza umana delle donne…

Written by gfrangi

31 Luglio, 2020 at 6:15 am

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