Robe da chiodi

Le sorprese di Bergonzoni

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Formidabile Alessandro Bergonzoni visto ieri sera a Milano in Urge. È un personaggio fuori dal coro, che riesce a stregare il pubblico portandolo anche su percorsi impervi. È un grande comico che fa leva su una grande disciplina e non concede nullla all’improvvisazione. È un vero performer per la quantità di energia che mette nelle quasi due ore di palcoscenico. Non ci sono mai luoghi comuni, né situazioni inventate come concessioni al pubblico. Soprattutto è un grande esercizio sulle infinite possibilità della lingua, che viene si esalta facendo esplodere l’energia vitale che lei stessa contiene senza che noi ce ne rendiamo assolutamente conto. È una lingua che corre travolgente sul registro del comico ma che si fa anche tagliente e allarmata quando viene sfiorata da sentore di dramma e di morte.

Ma l’entrare nel mondo di Bergonzoni, è stata l’occasione di guardare meglio anche il Bergonzoni artista. Del resto anche la scena di Urge ha il sapore di una vera installazione, tra arte povera e arte ambientale (a metà strada tra Kounellis e Garutti…). In particolare mi ha colpito questa bellissima installazione che lo scorso anno a Maggio  aveva preparato per l’ospedale di Santa Maria del Buon Gesù a Fabriano, dal titolo meraviglioso come tutti i suoi: “Neonare: infinito di nuovo nato”. Una serie di incubatrici (che B. ribattezza “incubatoi”) che contengono opere, libri parole dedicate al tema del nascere. Una installazione delicata, piena d’amore, carica di energia evocativa («Una mostra fatta da sette postazioni  per entrare a far p’arte», scrive Bergonzoni). Una cosa che è a metà tra figurazione e narrazione. Arte che sembra parlare e sussurrare. Mi sembra che dopo Schifano nessuno si fosse addentrato con tanta poesia nel tema del nascere. E in questi “incubatoi” di Bergonzoni ci sarbbero state bene dei quadrerni da sfogliare di Schifano….

«Una stanza degli Incubatoi,
per toccare con mano
(i fogli prematuri, opere prima),
liberi e libri, eterni quaderni dipinti,
che hanno come madre
la terra che si sfoglia,
che cambia e muta
ma senza stare in silenzio».

Written by gfrangi

11 Marzo, 2011 at 12:20 pm

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