{"id":857,"date":"2009-07-20T16:21:33","date_gmt":"2009-07-20T15:21:33","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.wordpress.com\/?p=857"},"modified":"2009-07-20T16:21:33","modified_gmt":"2009-07-20T15:21:33","slug":"una-bella-biennale-anche-troppo-per-bene","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=857","title":{"rendered":"Una bella Biennale, anche troppo per bene"},"content":{"rendered":"<p>In genere quando si visita una Biennale dopo qualche settimana dalla sua inaugurazione ci si trova davanti a installazioni in disordine, video non funzionanti: questa volta, invece, si ha una bella impressione di ordine e di rispetto per i visitatori di \u201cseconda classe\u201d. Ed \u00e8 una bella impressione. Merito di un curatore, Daniel Birnbaum, che ha allestito una Biennale lineare, attorno a un tema chiaro, evocativo ma anche semplice: Fare Mondi. C\u2019\u00e8 molta multietnicit\u00e0, nelle biografie degli artisti, scovati con occhio curioso nei laboratori delle grandi metropoli soprattutto europee e latino americane. I big hanno presenze marginali e lasciano spazio al voc\u00eco del nuovo. \u00c8 una Biennale piacevole, senza quelle sconvenienze a scopo mediatico cui ci aveva abituato. A volte una Biennale un po\u2019 ovvia per questa insistita intenzionalit\u00e0 di fare un\u2019arte che vuole bene al mondo, un\u2019arte a forte vocazione sociale. Un\u2019arte molto orizzontale, che non vuole imporre o proporre idee o visioni, ma vuole solo aprire gli occhi sul quotidiano, tessere rapporti, costruire coesione. \u00c8 arte al limite, molto consolatoria. Quasi per bene.<\/p>\n<p><a rel=\"attachment wp-att-859\" href=\"http:\/\/robedachiodi.wordpress.com\/2009\/07\/20\/una-bella-biennale-anche-troppo-per-bene\/djurberg\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-859\" title=\"djurberg\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/djurberg.jpg?w=278\" alt=\"djurberg\" width=\"278\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/djurberg.jpg 665w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/djurberg-278x300.jpg 278w\" sizes=\"auto, (max-width: 278px) 100vw, 278px\" \/><\/a>In questo la Biennale \u00e8 comunque molto omogenea e trova la sua sintesi pi\u00f9 emblematica nella grande installazione, messa proprio al centro del percorso dell\u2019Arsenale di Pascale Marthine Tayou. Un artista gi\u00e0 molto noto nel circuito, nato a Yaound\u00e9, in Camerun, operativo a Bruxelles, che\u00a0 ha messo in scena una sorta di villaggio tribal-globale, popolato di rumori, di immagini, di capanne, di figure, attraversato dai segni di traffici illeciti, con una discarica alle porte. Ma tutto sommato un villaggio che resta vitale e felice seppure esposto dall\u2019irrompere caotico e devastante della modernit\u00e0.<br \/>\nNel percorso c\u2019\u00e8 una sola presenza che si mette di traverso. \u00c8 quella di Natalie Djurberg, l\u2019artista svedese che avevamo conosciuto lo scorso anno alla <a href=\"http:\/\/robedachiodi.wordpress.com\/2008\/05\/12\/carne-svedese\/\">Fondazione Prada di Milano<\/a>, e che qui ritorna nella sala bassa e senza finestre del Palazzo delle Esposizioni ai Giardini. Gi\u00e0 la location sembra quella di una cripta. Per di pi\u00f9 lo spazio \u00e8 stato riempito sino quasi al soffocamento da enormi fiori fantastici modellati in materiali plastici. \u00c8 una specie di foresta dove la bellezza sembra essere cresciuta esageratamente e assumere un aspetto spaventevole. I filmati completano la sensazione di un mondo che si autodivora. Pi\u00f9 che un fare mondi quello della Djurberg \u00e8 una documentazione di mondi che si disfano. In questo \u00e8 anomala nel bel percorso della Biennale. Ma in questo ricorda a tutti che l\u2019arte prima o poi deve affondare. Per esempio affondare nello scompaginamento che l\u2019uomo ha fatto del corpo e della natura. La Djurberg ce lo d\u00e0 come scompaginamento non riparabile. Questo \u00e8 il suo scandalo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In genere quando si visita una Biennale dopo qualche settimana dalla sua inaugurazione ci si trova davanti a installazioni in disordine, video non funzionanti: questa volta, invece, si ha una bella impressione di ordine e di rispetto per i visitatori di \u201cseconda classe\u201d. Ed \u00e8 una bella impressione. 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