{"id":5416,"date":"2025-06-18T10:19:37","date_gmt":"2025-06-18T10:19:37","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5416"},"modified":"2025-06-18T10:19:37","modified_gmt":"2025-06-18T10:19:37","slug":"le-havre-la-rinascita-che-scavalca-la-guerra","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5416","title":{"rendered":"Le Havre, la rinascita che scavalca la guerra"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/17_Dufy_MuMa-scaled.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"831\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/17_Dufy_MuMa-1024x831.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5417\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/17_Dufy_MuMa-1024x831.jpeg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/17_Dufy_MuMa-300x243.jpeg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/17_Dufy_MuMa-768x623.jpeg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/17_Dufy_MuMa-1536x1246.jpeg 1536w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/17_Dufy_MuMa-2048x1662.jpeg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Raoul Dufy, Festa marittima a Le Havre, 1925 circa<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">28 marzo 1944: le bombe alleate si abbattono in modo devastante su Mestre. 5 e 6 settembre dello stesso anno: un destino ancor pi\u00f9 catastrofico riduce praticamente Le Havre a un cumulo di macerie con l\u201980% degli edifici distrutti. Due citt\u00e0 di mare, o meglio di porto e quindi obiettivi particolarmente sensibili, distanti oltre 1300 chilometri ma che oggi si trovano gemellate in una intelligente operazione di memoria storica e culturale, che ha preso la forma di una mostra, emblematica fin dal titolo, \u201cArte salvata. Capolavori oltre la guerra dal MuMa di Le Havre\u201d, ospitata all\u2019M9 di Mestre (fino al 31 agosto).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le bombe su Le Havre non avevano risparmiato il Mus\u00e9e des Beaux Arts, istituzione simbolo e un po\u2019 cuore della citt\u00e0.\u00a0\u00a0Si trattava di un monumentale edificio inaugurato nel 1845 e destinato ad accogliere una collezione permanente in formazione. Un museo, nelle intenzioni esplicite dei fondatori, chiamato a crescere con la citt\u00e0 stessa e ad essere istituzione partecipata e pensata per la comunit\u00e0. Per un curioso destino <strong>in quello stesso 1845 si era trasferita a Le Havre, per ragioni di carattere economico, la famiglia di Adolphe Monet, padre di Claude<\/strong> che a quella data aveva cinque anni. Nella condizione di necessit\u00e0 avevano trovato un sostegno presso la sorellastra di Adolphe, Marie-Jeanne Lecadre, guarda caso pittrice nel tempo libero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per Claude Monet Le Havre ha rappresentato una seconda patria.<\/strong> Qui aveva esposto nella sua prima mostra collettiva e qui aveva potuto frequentare Eug\u00e8ne Boudin, un artista del quale diceva \u00abse sono diventato pittore \u00e8 a lui che lo devo\u00bb. A Le Havre nel 1847 era arrivato anche il treno, a completamento della ferrovia che collegava la citt\u00e0 a Parigi. Una linea ben famigliare a Monet perch\u00e9 univa la capitale, Argenteuil e quella sua citt\u00e0 d\u2019adozione. Era certamente arrivato con il treno in quel tardo autunno del 1872, quando, colpito dalla visione della bruma mattutina sopra il porto, aveva dipinto il quadro che avrebbe segnato la storia della pittura, \u201cImpression, soleil levant\u201d. L\u2019anno dopo sempre Monet aveva dipinto una veduta della citt\u00e0 con al centro proprio il monumentale edificio del Museo (oggi il quadro \u00e8 alla National Gallery di Londra). Le Havre diventava cos\u00ec luogo d\u2019elezione e seconda capitale dell\u2019impressionismo: oltre a Monet la frequentavano Sisley e Pissarro.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per il museo quella situazione aveva rappresentato una fortuna. Restando fedele alla filosofia delle donazioni e proprio in virt\u00f9 di quella sua manifesta funzione civile, ben presto la collezione aveva iniziato ad arricchirsi grazie ai lasciti di industriali collezionisti ma anche grazie ad un sentimento di riconoscenza da parte degli artisti. <strong>Il fratello di Boudin nel 1899 aveva donato 60 tele. Monet nel 1910 ne aveva donate tre, tutte molto significative.<\/strong> Lo sforzo del museo era anche quello di prestare attenzione \u00abai pittori di oggi quelli che sincerit\u00e0 e originalit\u00e0 meritano la nostra attenzione\u00bb, come aveva detto Alphonse Saladin, conservatore a partire dal 1925, una personalit\u00e0 capace di dare un grande impulso alla crescita della collezione. Unica condizione posta per le acquisizioni era che i prezzi delle opere fossero accessibili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi sulla storia del museo era piombata l\u2019apocalisse del settembre 1944. Quanto\u00a0\u00a0ai quadri si riusc\u00ec a metterli al sicuro; niente da fare invece per le sculture, rimaste sepolte tra le macerie dell\u2019edificio. Finita la guerra Le Havre si era trasformata in un gigantesco cantiere, nel quale ha giocato un ruolo fondamentale Auguste Perret, architetto belga presso cui Le Corbusier aveva compiuto i primi studi. Il museo era al centro di\u00a0\u00a0questo processo di rinascita della citt\u00e0: il progetto del nuovo edificio era stato affidato ad un artista Raynold Arnould, chiamato a coordinare un pool di importanti architetti. Una spinta decisiva e molto convinta era arrivata da Andr\u00e9 Malraux, allora ministro della Cultura: <strong>il discorso tenuto in occasione dell\u2019inaugurazione del nuovo museo, il 24 giugno 1961 \u00e8 parte della memoria della citt\u00e0. \u00abNon c\u2019\u00e8 una casa come questa al mondo\u00bb, aveva detto il ministro scrittore. \u00abNemmeno in Brasile, in Russia o negli Stati Uniti. Ricordate gente di Le Havre, che si dir\u00e0 che \u00e8 qui che tutto \u00e8 ricominciato\u00bb.<\/strong> Oggi il centro ricostruito di Le Havre \u00e8 stato riconosciuto Patrimonio dell\u2019umanit\u00e0 dall\u2019Unesco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche Mestre ha seguito in tempi diversi su un percorso analogo, puntando su un museo che diventasse perno di riqualificazione e di cultura partecipata. \u00c8 M9, inaugurato nel 2018, voluto e sostenuto da Fondazione Venezia, museo di nuova generazione, interamente dedicato alla storia collettiva del 900, con due piani di installazioni digitali permanenti, suddivise in otto diverse aree tematiche. L\u2019ultimo livello dell\u2019edificio \u00e8 dedicato invece alle esposizioni temporanee ed \u00e8 qui che sono accolte le 50 opere, tra quali spiccano quelle delle stagioni impressionista e fauve, arrivate dal museo di Le Havre. Per una volta\u00a0\u00a0per\u00f2, per scelta della direttrice Serena Bertolucci, il facile richiamo all\u2019impressionismo, specchietto per le allodole per il pubblico, <strong>\u00e8 stato messo in secondo piano per puntare su una comunicazione che valorizzasse l\u2019aspetto storico e le analogie nei percorsi di rigenerazione intrapresi dalle due citt\u00e0. <\/strong>Se il museo francese \u00e8 nato dalle macerie dei bombardamenti del \u201844, una serie di fotografie recuperate da diversi archivi grazie alle ricerche di Giuseppe Sacc\u00e0 e allestite in modo impattante, mostrano come anche l\u2019area dove sorge oggi sorge M9 fosse al cuore degli attacchi aerei di quello stesso anno.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con queste premesse lo sguardo sui quadri \u00e8 indotto inevitabilmente a sperimentare una modalit\u00e0 diversa. Ad esempio prende rilievo il discorso sulla provenienza di ciascuna opera, messo giustamente in rilievo nei testi di appoggio: si tratta di tasselli di una storia coerente e collettiva, regolata dalla consapevolezza del valore del museo per la citt\u00e0. Cos\u00ec, oltre a due dei tre Monet donati dall\u2019artista in mostra, se ne scopre un altro che ha una storia diversa: era stato acquistato da Charles-Auguste Marande, commerciante di cotone e collezionista che poi lo aveva voluto donare al museo. Per inciso, il quadro rappresenta <strong>un\u2019eccezionale gelata della Senna avvenuta nell\u2019inverno 1879. Monet lo aveva dipinto en plein air sfidando il freddo come testimoniato dalla rapidit\u00e0 delle pennellate nella parte bassa della tela: <\/strong>si racconta che l\u2019artista si facesse portare delle bottiglie di acqua calda dalla moglie Camille per non rischiare di perdere la sensibilit\u00e0 delle dita. Era stato invece un altro commerciante di cotone, Pieter van der Velde a donare il quadro di Alfred Sisley con la \u201cSenna a Pont-du-Jour\u201d. La motivazione in questo caso era stata quella di voler aggiungere un \u201cterzo moschettiere\u201d dell\u2019Impressionismo, oltre a Monet e Pissarro, alla collezione del museo. La serie splendida delle tele di Raoul Dufy testimonia il rapporto speciale tra questo protagonista della stagione Fauve e la sua citt\u00e0 natale. All\u2019indomani della sua morte nel 1953 la moglie Emilienne aveva fatto una generosa donazione di opere al museo, con ben 30 quadri. Nel grande spazio espositivo mestrino vediamo in particolare squillare di un luminoso blu quelle dedicate a Le Havre e al suo porto, soggetto privilegiato e felice.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>(pubblicato su Il Manifesto, 17 giugno 2025)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>28 marzo 1944: le bombe alleate si abbattono in modo devastante su Mestre. 5 e 6 settembre dello stesso anno: un destino ancor pi\u00f9 catastrofico riduce praticamente Le Havre a un cumulo di macerie con l\u201980% degli edifici distrutti. 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