{"id":5396,"date":"2024-06-23T21:12:04","date_gmt":"2024-06-23T21:12:04","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5396"},"modified":"2024-06-23T21:12:04","modified_gmt":"2024-06-23T21:12:04","slug":"matisse-le-panneau-rouge","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5396","title":{"rendered":"Matisse, \u201cle Panneau Rouge\u201d"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/146435-Atelier_rouge.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"450\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/146435-Atelier_rouge.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5398\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/146435-Atelier_rouge.jpg 600w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/146435-Atelier_rouge-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cPanneau rouge\u201d, pannello rosso. Non era nulla di pi\u00f9 per\u00a0\u00a0Henri Matisse quel grande quadro concluso nel dicembre 1911. \u201cL\u2019ensamble du tableau est rouge de Venise\u201d, scrive al suo collezionista e mecenate Sergue\u00ef Chtchoukine, per la cui residenza moscovita la tela era stata pensata. Solo alla fine della lettera su tutto il resto molto dettagliata, s\u2019accorge di una dimenticanza: \u00abVous ai-je dit que le tableau repr\u00e9sentait mon atelier?\u00bb.\u00a0\u00a0Per Matisse alla ricerca in quella cruciale stagione di un \u201cassoluto decorativo\u201d, il soggetto rappresentava un fattore del tutto incidentale. A quel quadro lasciato orfano di nome aveva lavorato nel grande atelier che si era fatto costruire secondo i suoi desiderata nel giardino della casa di Issy-les-Molineaux, pochi chilometri a sud di Parigi. Un atelier a pianta perfettamente quadrata di dieci metri per dieci. Per affrontare la tela si era posizionato tenendosi alle spalle la grande vetrata rivolta verso nord. Davanti aveva lo status quo dello studio, precisamente l\u2019angolo in direzione sud-est. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pochi mesi prima aveva dipinto un\u2019altra tela, in prospettiva leggermente spostata verso destra: era \u201cL\u2019Atelier rose\u201d, subito acquisito da Chtchoukine e gi\u00e0 spedito a Mosca. Opera bellissima, per\u00f2 ancora inquadrabile come veduta di interno, seppur risucchiata in un processo di estrema semplificazione. Con la nuova tela Matisse sente di doversi sottrarre da quell\u2019ultimo appiglio radicalizzando il suo sguardo. Dopo aver dipinto ancora con scarni accenni naturalistici l\u2019angolo dello studio, decide di affondare tutta la tela in quel \u201crouge de Venise\u201d a cui fa accenno nella lettera al suo collezionista. Gli ocra, i gialli, i blu vengono sommersi dalla coltre rossa, intercettabili ancora dalla lente dei restauratori; i mobili, la sedia, il tavolo, il pendolo restano come volumi appiattiti e ridotti a un esile tracciato. Matisse, in questo caso in continuit\u00e0 con \u201cL\u2019Atelier rose\u201d, lascia in vista sulla nuova tela i quadri appesi alle pareti dello studio, che quindi forano il muro rosso che li circonda. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un montaggio apparentemente casuale che in realt\u00e0 finisce con il diventare un vero discorso sulla propria pittura. In tutto sono 11 le opere rappresentate, 10 delle quali sono state eccezionalmente radunate in occasione della mostra che la Fondation (fino al 9 settembre, a cura di Ann Temkin e Dorthe Aagsen)) ha dedicato a quello che, dopo un incerto balletto di titoli, \u00e8 diventato per tutti \u201cL\u2019Atelier rouge\u201d. Il quadro che manca \u00e8 il primo della sequenza appoggiato a terra alla parete sinistra: \u00e8 il \u201cGrand nu\u201d, tentativo di inglobare un corpo femminile dentro una grammatica radicalmente decorativa, allargata fino ad invadere la cornice. Il quadro non c\u2019\u00e8 perch\u00e9 Matisse, dopo averlo tenuto sempre con s\u00e9, quasi in attesa di riuscire a risolverlo, aveva chiesto alla sua morte di distruggerlo. La posizione della modella richiama quella del \u201cNu \u00e0 l\u2019\u00e9charpe blanche\u201d, appeso in alto sulla parete sud: \u00e8 opera di appena due anni prima, ma a Matisse doveva sembrare molto pi\u00f9 lontano, tanto da sentire il bisogno di sciogliere il nucleo cos\u00ec fisico del corpo dell\u2019originale in un alone rosato e impalpabile che vola a uscire dal limite della tela. Interessante il segnale che l\u2019artista ci lancia mettendo in posa, appoggiata ad un gruppo di tele rivolte verso la parete, una piccola opera del 1898: \u00e8 uno degli oltre 50 quadri dipinti durante il felice periodo trascorso in Corsica, in luna di miele con la moglie Am\u00e9lie. Quei mesi avevano rappresentato il vero \u201cbig bang\u201d della sua pittura. \u00ab\u00c8 allora che ho sentito crescere in me la passione per il colore. Non lavoravo che per me. Ero salvo\u00bb, avrebbe confidato molti anni dopo. Per critici e qualche amico era \u00abpittura che digrignava i denti\u00bb. Emblematico il fatto che in questa selezione personale allestita nell\u2019\u201cAtelier rosso\u201d la Corsica disarcioni la stagione fauve: un\u2019assenza che ha il sapore di una sconfessione. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proseguendo, troviamo la piccola tela \u201cCyclamen\u201d del 1911 e quella monumentale di \u201cLe Luxe(II)\u201d del 1907-1908, sulla destra che sono nella stessa posizione in cui appaiono in \u201cL\u2019Atelier rose\u201d. Ma questa seconda opera, cos\u00ec enigmatica, qui \u00e8 sottoposta ad una traumatica alterazione cromatica: la pella chiara e luminosa delle tre donne, dipinte a tempera nell\u2019originale, si muta nel rosso denso dell\u2019ambiente, tanto da sembrare dipinte sul muro. Un altro segnale silenzioso viene lanciato dalla tela appoggiata alla cassettiera: sono i \u201cBagneurs\u201d del 1907, quasi un devoto omaggio a C\u00e9zanne, \u00abnotre p\u00e8re a tous\u00bb; nel 1899 Matisse aveva comperato per 1200 franchi una sua tela con analogo. La tenne con s\u00e9 per 40 anni, donandola alla fine al Petit Palais parigino, con la raccomandazione che fosse appesa in una posizione di prestigio.Matisse tenne con s\u00e9 per lungo tempo anche il \u201cPanneau rouge\u201d. Chtchoukine non lo aveva voluto spiegando che preferiva quadri di Matisse con personaggi: evidentemente anche lui, che pur aveva difeso l\u2019estremismo di tanti quadri dell\u2019artista appesi nella casa moscovita e sottoposti a critiche pesanti degli ambienti artistici, si era ritratto davanti alla radicalit\u00e0 di questa opera. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esposto a Londra da Robert Fry nel 1912 (con il titolo \u201cL\u2019Atelier rouge-in situ\u201d)\u00a0\u00a0e all\u2019Armory Show di New York l\u2019anno successivo, era rientrato a Issy-les-Molineaux carico di un fardello di critiche pesantemente negative quando non derisorie. Era seguito un periodo di ibernazione dell\u2019opera, interrotto nel 1927 in modo del tutto imprevedibile con l\u2019acquisto da parte di Davide Tennant, titolare del Gargoyle Club, uno dei locali pi\u00f9 \u201cin\u201d di Londra. Per anni sarebbe rimasto appeso nel contesto un po\u2019 improbabile del grande salone tutto specchi e cristalli del club londinese, restando in un cono d\u2019ombra per critica e artisti. Nel 1945 l\u2019opera varcava di nuovo l\u2019oceano, acquisita da un mercante di origini svizzere, Georges Fr\u00e9deric Keller. Nel 1948 tornava ad apparire in una mostra alla Bignou Gallery di New York con il titolo \u201cL\u2019Atelier de l\u2019artiste\u201d. Per il critico di \u201cArt news\u201d\u00a0\u00a0si trattava di \u201cun\u2019opera gigantesca, capolavoro dell\u2019esposizione\u201d. A questo punto\u00a0\u00a0s\u2019accendono i fari del Moma: la richiesta\u00a0\u00a0economica di Keller era molto alta e c\u2019era la concorrenza di Albert Barnes a cui le risorse certo non mancavano. \u201cPer amor di Dio, compriamola\u201d scriveva il vicepresidente del museo\u00a0\u00a0James Soby in una lettera inviata al Comitato dei sostenitori del museo. Ci volle il contributo economico di Olga Guggenheim per sbloccare la situazione: il 6 aprile 1949, con il titolo definitivo \u201cL\u2019Atelier rouge\u201d, l\u2019opera entrava al Moma. La sua azione per aprire territori nuovi alla pittura era solo all\u2019inizio\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cPanneau rouge\u201d, pannello rosso. Non era nulla di pi\u00f9 per\u00a0\u00a0Henri Matisse quel grande quadro concluso nel dicembre 1911. \u201cL\u2019ensamble du tableau est rouge de Venise\u201d, scrive al suo collezionista e mecenate Sergue\u00ef Chtchoukine, per la cui residenza moscovita la tela era stata pensata. 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