{"id":5390,"date":"2024-05-01T13:19:20","date_gmt":"2024-05-01T13:19:20","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5390"},"modified":"2024-05-01T13:23:27","modified_gmt":"2024-05-01T13:23:27","slug":"a-proposito-dei-piedi-di-cattelan","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5390","title":{"rendered":"A proposito dei piedi di Cattelan"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Screenshot-2024-05-01-alle-15.10.34.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"577\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Screenshot-2024-05-01-alle-15.10.34-1024x577.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5391\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Screenshot-2024-05-01-alle-15.10.34-1024x577.png 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Screenshot-2024-05-01-alle-15.10.34-300x169.png 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Screenshot-2024-05-01-alle-15.10.34-768x433.png 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Screenshot-2024-05-01-alle-15.10.34-1536x865.png 1536w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Screenshot-2024-05-01-alle-15.10.34-2048x1154.png 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Due interventi per Vita e per il Sussidiario a proposito del Padiglione Vaticano in Biennale<\/em><\/p>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-preformatted\">C\u2019\u00e8 un fenomeno curioso che sta segnando questa nuova edizione della Biennale d\u2019arte di Venezia: la cosa di cui pi\u00f9 si parla \u00e8 una cosa di cui non gira neanche un\u2019immagine. Un paradosso per una manifestazione che vive di una ingordigia di immagini a 360 gradi, dai social ai siti fino alla carta stampata. L\u2019oggetto di questo felice paradosso \u00e8 il Padiglione con cui il Vaticano ha deciso di essere presente alla grande kermesse e che verr\u00e0 anche visitato dal Papa il prossimo 28 aprile. Gli organizzatori, guidati dal cardinale Tolentino, prefetto del Pontificio Consiglio per la cultura, hanno scelto di pensare e allestire il Padiglione all\u2019interno della casa di detenzione femminile della Giudecca. Dato che per entrare in carcere bisogna lasciare all\u2019ingresso i cellulari, ecco che accade il miracolo: la mostra di cui tutti parlano e per la quale tutti si mettono in coda, \u00e8 una mostra \u201cinvisibile\u201d. Invisibile esattamente come le persone che abitano il luogo in cui \u00e8 stata allestita. Si \u00e8 creato cos\u00ec un corto circuito che fa saltare le normali dinamiche della comunicazione:  il silenzio mediatico si dimostra molto pi\u00f9 potente dell\u2019affannoso e tante volte insopportabile cicaleccio che pervade il mondo dell\u2019arte. Maurizio Cattelan, un artista che \u00e8 maestro come pochi nel conquistare visibilit\u00e0 cavalcando l\u2019ansia dei nuovi media, ha ammesso che la scelta del Vaticano \u00ab\u00e8 un gesto rivoluzionario perch\u00e9 ci obbliga a mettere piede in un territorio inesplorato, a guardare negli occhi chi ha perso la libert\u00e0\u00bb.\r\n\u201cCon i miei occhi\u201d \u00e8 il cardinal Tolentino ha voluto per il Padiglione vaticano affidando poi la selezione degli artisti a due curatori Chiara Parisi e Bruno Racine. Un titolo che oggi comprendiamo nella sua pienezza: \u00e8 una mostra che chiede di essere vista con i \u201cnostri\u201d occhi, senza nessuna possibilit\u00e0 di mediazione. Chi l\u2019ha vista con i \u201csuoi\u201d occhi potr\u00e0 raccontarcela ma niente di pi\u00f9. Tocca noi andare a vedere e andare a sentire le guide speciali che accompagnano tra le opere degli otto artisti: sono infatti le detenute stesse, vestite con le divise bianche e nere che loro stesse hanno disegnato. Non sono soltanto guide, perch\u00e9 elementi delle loro vite sono confluite in alcune delle opere esposte: le placche di lava smaltate realizzate da Simone Fattal contengono parti di poesie scritte dalle detenute. Che vestono la parte di attrici nel cortometraggio girato da Marco Perego e Zoe Saldana. Claire Tabouret ha realizzato le sue opere partendo dai ritratti da bambine delle detenute e dei loro affetti, ritratti installati in una grande quadreria nella sala adiacente alla Cappella. Infine sulla facciata della cappella Maurizio Cattelan ha fatto dipingere su scala gigantesca della pianta di due piedi di un uomo.  \u201cI piedi insieme al cuore portano la stanchezza e il peso della vita\u201d, ha spiegato l\u2019artista. Quasi un avvertimento di cosa si vedr\u00e0 solo con i nostri occhi oltrepassando la sogl\r\n<\/pre>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">*********<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Certamente l\u2019immagine pi\u00f9 iconica di questa Biennale veneziana da poco inaugurata \u00e8 il grande murales fatto realizzare da Maurizio Cattelan sulla facciata della cappella della Casa di Reclusione femminile alla Giudecca. La cappella si affaccia sulla Fondamenta delle Convertite ed \u00e8 l\u2019unica opera fotografabile del Padiglione Vaticano: le altre sono all\u2019interno del carcere, dove per accedere si devono lasciare, come da norme, i cellulari all\u2019ingresso. Vanno dunque viste dal vero, \u201ccon i miei occhi\u201d come sottolineato nel titolo stesso dato al Padiglione.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019immagine di Cattelan \u00e8 costituita dalla pianta di due piedi nudi in proporzioni gigantesche che sembrano fuoriuscire dallo spazio stesso della cappella. Oltre che nudi sono sporchi di terra, profondamente segnati dalla fatica del cammino. \u00c8 un\u2019immagine sofferente, che si rif\u00e0 al taglio ardito del \u201cCristo morto\u201d di Mantegna. Ma che in realt\u00e0 ha pi\u00f9 affinit\u00e0 con la clamorosa ostensione dei piedi dei pellegrini inginocchiati davanti alla Madonna di Loreto, nel capolavoro di Caravaggio custodito nella chiesa di Sant\u2019Agostino a Roma: piedi consumati dal cammino e mossi da una grande fede che ci troviamo davanti al naso, con quella meravigliosa brutalit\u00e0 di cui non saremo mai sufficientemente grati a Caravaggio (vedi anche il caso del dito di Tommaso infilato nella piaga di Cristo, nell\u2019altro capolavoro conservato a Potsdam). \u00abI piedi insieme al cuore portano la stanchezza e il peso della vita\u00bb: cos\u00ec con molta semplicit\u00e0 Cattelan ha voluto spiegare la sua scelta. Del resto il Padiglione Vaticano, ha detto sempre l\u2019artista,&nbsp;\u00ab\u00e8 un gesto rivoluzionario perch\u00e9 ci obbliga a mettere piede in un territorio inesplorato, a guardare negli occhi chi ha perso la libert\u00e0\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I piedi dunque, e non certamente a caso. Quante volte infatti ricorrono nelle narrazioni dei Vangeli? Si va dai due episodi analoghi di Maria sorella di Lazzaro e della peccatrice in casa del fariseo, che lavano e profumano i piedi di Ges\u00f9 in segno di amore e adorazione, fino alla lavanda dei piedi degli apostoli prima della Passione. I piedi sono la cartina al tornasole della verit\u00e0 della Resurrezione:&nbsp;\u00abGuardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!\u00bb&nbsp;(Lc 24,29); \u00abEd esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono\u00bb (Mt 28,9). Cos\u00ec la componente pi\u00f9 umile e \u201cbassa\u201d del corpo umano assurge ad un\u2019imprevista centralit\u00e0. Verrebbe da chiedersi perch\u00e9? Una risposta la suggeriscono le parole del papa pronunciate in occasione del suo viaggio a Venezia dove ha visitato il Padiglione vaticano: i piedi hanno a che vedere con la povert\u00e0. Povert\u00e0 come condizione strutturale dell\u2019uomo, ma povert\u00e0 anche come scandalo sociale. Una povert\u00e0 che il mondo d\u2019oggi con la sua ossessione cosmetica vuole cancellare dal suo orizzonte mentale e che invece un\u2019opera come quella di Cattelan rimette rumorosamente davanti agli occhi di tutti. Al Papa piace essere esplicito, cos\u00ec in quel discorso ha fatto leva su un neologismo: \u201caporofobia\u201d, \u00abquesto terribile neologismo che significa \u201cfobia dei poveri\u201d\u00bb.&nbsp;Quell\u2019immagine di piedi giganteschi, feriti dalla fatica della vita sono dunque una breccia aperta nel muro dell\u2019\u201caporofobia\u201d. E, sia detto per inciso, sono anche un suggerimento di percorso e di senso per l\u2019arte di oggi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><span style=\"caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0); font-family: -webkit-standard; font-size: medium; white-space: normal;\"><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due interventi per Vita e per il Sussidiario a proposito del Padiglione Vaticano in Biennale C\u2019\u00e8 un fenomeno curioso che sta segnando questa nuova edizione della Biennale d\u2019arte di Venezia: la cosa di cui pi\u00f9 si parla \u00e8 una cosa di cui non gira neanche un\u2019immagine. 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