{"id":5386,"date":"2024-04-21T18:01:15","date_gmt":"2024-04-21T18:01:15","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5386"},"modified":"2024-04-21T18:01:15","modified_gmt":"2024-04-21T18:01:15","slug":"il-primo-giorno-degli-impressionisti","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5386","title":{"rendered":"Il primo giorno degli Impressionisti"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Claude_Monet_Impression_soleil_levant.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"797\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Claude_Monet_Impression_soleil_levant-1024x797.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5387\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Claude_Monet_Impression_soleil_levant-1024x797.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Claude_Monet_Impression_soleil_levant-300x233.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Claude_Monet_Impression_soleil_levant-768x598.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Claude_Monet_Impression_soleil_levant-1536x1195.jpg 1536w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Claude_Monet_Impression_soleil_levant.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Data la serenit\u00e0 e la felicit\u00e0 dell\u2019esito \u00e8 difficile immaginare la convulsione e anche la confusione dell\u2019inizio, quel 15 aprile di 150 anni fa. Quel giorno inaugurava a Parigi la mostra di una \u201cbanda\u201d di artisti, 28 per la precisione, uniti dal desiderio (e necessit\u00e0) elementare di esporre al pubblico i propri lavori, visto che le porte dell\u2019annuale grande Salon per loro erano sistematicamente tenute sbarrate da una giuria molto conservatrice. Si erano messi insieme costituendo un\u2019associazione per ragioni pratiche, senza preoccuparsi di darsi un programma comune. Gran parte di quei pittori si sono eclissati nella storia, ma in otto hanno invece fatto la storia. Ecco i loro nomi: Edgar Degas, Paul C\u00e9zanne, Claude Monet, Camille Pissarro, Auguste Renoir, Alfred Sisley, Jean-Baptiste Guillaumin e Berthe Morisot. Ne mancava uno all\u2019elenco, Edouard Manet, che aveva preferito esporre\u00a0\u00a0ancora una volta al Salon des Refus\u00e9s, l\u2019esposizione parallela al Salon, proposto come spazio di riparazione \u201cufficiale\u201d per gli artisti respinti dalla giuria. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La \u201cbanda\u201d di quei transfughi aveva trovato uno spazio negli ex studi del grande fotografo Nadar, in Boulevard de Capucines. Il catalogo era stato affidato al fratello di Renoir, Edmond: niente immagini ma un semplice elenco delle 165 opere esposte. Oltre a lamentarsi per il ritardo da parte di tanti artisti, Edmond se l\u2019era presa con Claude Monet per l\u2019estrema monotonia dei titoli scelti per i suoi quadri. \u00abE lei metta \u201cImpressione\u201d\u00bb, aveva risposto l\u2019artista. Nello specifico il riferimento era ad una veduta dipinta due anni prima all\u2019alba al porto di Le Havre, \u201cImpression. Soleil levant\u201d. Un titolo destinato a segnare la storia, anche se in quella circostanza era diventato pi\u00f9 che altro pretesto per ogni tipo di sarcasmo, da parte del pubblico e soprattutto della critica. Quella mostra che oggi \u00e8 su tutti libri di storia ebbe numeri abbastanza modesti: 175 visitatori all\u2019inaugurazione, 54 all\u2019ultimo giorno. Il Salon intanto staccava tra gli otto e i diecimila biglietti al giorno\u2026 Uno smacco che aveva lasciato sul lastrico alcuni artisti del gruppo, Monet in particolare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto questo fa parte di una ben risaputa aneddotica sulla nascita dell\u2019Impressionismo. Ma qual era il fattore che allora non venne capito e che invece ha determinato lo straordinario successo postumo di quella mostra e di quella \u201cbanda\u201d di artisti? C\u2019\u00e8 una parola che meglio di ogni altra aiuta a dare una risposta: \u201cistante\u201d.&nbsp;&nbsp;Era stato Edmond Duranty, romanziere e critico d\u2019arte, a indicarla in un libro significativamente intitolato \u201cLa nouvelle peinture\u201d, pubblicato a Parigi nel 1876. Duranty aveva scritto che ci\u00f2 che univa questi artisti cos\u00ec diversi tra di loro, eccentrici e istintivi, era il desiderio di \u00abcatturare l\u2019istante\u00bb. \u00c8 questo il \u201cnuovo\u201d che gli impressionisti immettevano a sorpresa sulla scena dell\u2019arte, in modo allo stesso tempo ingenuo e dirompente. A cascata crollavano in serie tanti dogmi che tenevano bloccati gli artisti nelle tenaglie di un accademismo, sempre pi\u00f9 retorico e bolso, che pretendeva di imporre la sua egemonia attraverso la grande kermesse annuale del Salon.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era stato come un improvviso giro di volta dalla notte al mattino, dal buio alla luce, dal chiuso all\u2019aria libera. I pittori, attirati dal fascino e dal fremito della vita moderna, avevano abbandonato il recinto chiuso dell\u2019atelier e scoperto per controcanto la meraviglia del \u201cplein air\u201d. Questo grazie ad una piccola ma preziosissima innovazione: l\u2019arrivo sul mercato dei colori ad olio confezionati i tubetti, che permettevano loro di dipingere ovunque, senza essere condizionati dal tradizionale armamentario custodito in atelier. La natura, con la sua libert\u00e0, diventa maestra, prendendo il posto dei pedanti custodi di regole ormai fuori dalla storia. E dato che in natura tutto si muove e ogni attimo \u00e8 diverso da quello che lo ha preceduto, ecco che l\u2019occhio detta i tempi e la mano deve andar veloce per star dietro alla percezione visiva registrata sulla retina. La mano impara cos\u00ec a muoversi con una molteplicit\u00e0 di tocchi sulla tela, senza preoccuparsi dello stato di apparente indefinitezza e di frammentariet\u00e0 dell\u2019immagine. \u201cNon \u00e8 un occhio, ma che occhio!\u201d, diceva infatti C\u00e9zanne di Monet, l\u2019impressionista per antonomasia, che pi\u00f9 di ogni altro negli anni a seguire si sarebbe inoltrato in questa perdita delle coordinate oggettive della visione. La natura facendosi \u201cmaestra\u201d insegnava che la luce \u00e8 tutto, che accende i colori, li fonde, riempie di fulgore ogni cosa, rende sempre nuova la realt\u00e0. Presi da questa febbre che era insieme di pittura e di vita, quell\u2019estate stessa del 1874 un gruppetto di reduci della mostra-terremoto si era ritrovato ad Argenteuil, sulle rive della Senna poco a nord di Parigi, alcuni anche per sfuggire ai creditori parigini. Vedersi l\u2019un l\u2019altro dipingere all\u2019aperto e in libert\u00e0 era stata un\u2019esperienza che aveva consolidato la loro autocoscienza, vincendo anche le ritrosie di Edouard Manet. \u00c8 lui a firmare in quelle settimane un quadro che pu\u00f2 essere considerato emblema del nuovo: si vede Claude Monet con una modella mentre dipinge su una barca trasformata in atelier galleggiante sulla Senna. Anche Manet, il pi\u00f9 autorevole della compagnia, cos\u00ec osservante delle regole della vecchia pittura, ad Argenteuil si era convertito al richiamo irresistibile del \u201cplein air\u201d. \u00abSaranno questi artisti i primitivi di un grande moto di rinnovamento artistico?\u00bb si chiedeva Duranty, scrivendo a ridosso di quei fatti. E si dava la risposta sottolineando meravigliato \u00abl\u2019audacia che balza da quei pennelli\u00bb. \u201cBalza\u201d, perch\u00e9 solo cos\u00ec si poteva cogliere la meraviglia dell\u2019istante e documentarlo sulla tela.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quegli artisti dipingere significava restituire non un\u2019impressione generica e soggettiva su ci\u00f2 che avevano davanti agli occhi, ma restituire qualcosa che era molto simile, ogni volta, ad un primo sguardo dato al mondo, con lo stupore e anche la freschezza che ne derivava. Sono pittori nuovi perch\u00e9 \u00abnon sanno\u00bb, aveva sottolineato Charles P\u00e9guy parlando delle Ninfee di Monet nelle pagine di \u201cVeronique\u201d. Uno come Monet dava il meglio di s\u00e9 al primo sguardo, spiegava P\u00e9guy. E coincludeva: \u00ab\u00c8 la prima che conta. \u00c8 lo stupore che conta, principio indiscusso di scienza\u00bb.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Data la serenit\u00e0 e la felicit\u00e0 dell\u2019esito \u00e8 difficile immaginare la convulsione e anche la confusione dell\u2019inizio, quel 15 aprile di 150 anni fa. 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