{"id":5382,"date":"2024-04-02T09:11:17","date_gmt":"2024-04-02T09:11:17","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5382"},"modified":"2024-04-02T09:11:17","modified_gmt":"2024-04-02T09:11:17","slug":"dadamaino-sperimentare-costellazioni","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5382","title":{"rendered":"Dadamaino, sperimentare costellazioni"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Dadamaino-Costellazione-1984-inchiostro-su-carta-su-tela-sintetica-70x94-cm-collezione-privata-1-1920x1407-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"750\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Dadamaino-Costellazione-1984-inchiostro-su-carta-su-tela-sintetica-70x94-cm-collezione-privata-1-1920x1407-1-1024x750.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5383\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Dadamaino-Costellazione-1984-inchiostro-su-carta-su-tela-sintetica-70x94-cm-collezione-privata-1-1920x1407-1-1024x750.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Dadamaino-Costellazione-1984-inchiostro-su-carta-su-tela-sintetica-70x94-cm-collezione-privata-1-1920x1407-1-300x220.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Dadamaino-Costellazione-1984-inchiostro-su-carta-su-tela-sintetica-70x94-cm-collezione-privata-1-1920x1407-1-768x563.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Dadamaino-Costellazione-1984-inchiostro-su-carta-su-tela-sintetica-70x94-cm-collezione-privata-1-1920x1407-1-1536x1126.jpg 1536w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Dadamaino-Costellazione-1984-inchiostro-su-carta-su-tela-sintetica-70x94-cm-collezione-privata-1-1920x1407-1.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abI suoi quadri sono bandiere di un nuovo mondo, sono un nuovo significato: non si accontentano di \u201cdire diversamente\u201d: dicono nuove cose\u00bb. Cos\u00ec nel maggio 1961 Piero Manzoni scriveva delle opere di Eduarda Maino, detta Dada. L\u2019artista, conosciuta tre anni prima, esponeva alla Galleria del gruppo N di Padova i suoi nuovi \u201cVolumi a moduli sfasati\u201d<em>,&nbsp;<\/em>fogli di rhodoid pazientemente fustellati a mano, sovrapposti l\u2019uno all\u2019altro con lievi sfasature. Il montaggio \u00e8 di una precisione ad orologeria, frutto di un processo laboriosissimo che fa vibrare la superficie senza far ricorso a mezzi pittorici. Nel 1976, proprio con uno di questi \u201cVolumi\u201d, l\u2019artista, che nel frattempo aveva assunto il nome di Dadamaino, si presentava alla decima edizione del Premio Gallarate. Un premio che in occasione dell\u2019anniversario era stato strutturato in modo ambizioso: cinque mostre tematiche nell\u2019arco di due anni affidate ciascuna ad una squadra di importanti curatori, con l\u2019obiettivo di selezionare acquisizioni per fare della Galleria Civica un \u201cMuseo delle correnti e dei movimenti dell\u2019arte italiana del XX secolo\u201d. L\u2019idea era di Silvio Zanella, il fondatore del museo: fin dall\u2019origine lo aveva immaginato come istituzione a funzione primariamente educativa e formativa \u00abcapace di incidere profondamente nello sviluppo sociale e anche produttivo di un territorio che proprio sulla ricerca estetica aveva impostato e trovato una propria specifica e internazionale identit\u00e0\u00bb (Emma Zanella, oggi direttrice del museo). L\u2019opera di Dadamaino aderiva perfettamente a quella mission, per come coniugava innovazione e manualit\u00e0, e significativamente era stata la prima ad essere acquisita. Oggi quel \u201cVolume a moduli sfasati\u201d fa parte delle raccolte gallaratesi che nel frattempo hanno preso il nome di MAGA. Ovviamente \u00e8 esposta nel percorso della mostra che il museo ha dedicato all\u2019artista milanese, con una ricostruzione completa di tutta la sua traiettoria creativa (\u201cDadamaino 1930-2004\u201d, a cura di Flaminio Gualdoni, fino al 7 aprile).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abPerforatissime tele\u00bb, cos\u00ec un giornalista del \u201cCorriere Lombardo\u201d aveva definito i lavori presentati per la prima volta dall\u2019artista milanese alla Galleria Brera nel 1959. Era una collettiva di arte femminile e Dadamaino esponeva i suoi \u201cVolumi\u201d, tele bianche o nere sulle quali aveva aperto dei grandi obl\u00f2, come si trattasse di ipertrofiche ed elegantissime smagliature. In questo modo l\u2019artista all\u2019esordio si trovava subito allineata con tutte le pi\u00f9 avanzate soluzioni che a partire dai fori e dai tagli di Fontana avevano messo in discussione la superficie della tela: proprio in quel 1959 il suo coetaneo Enrico Castellani (tutt\u2019e due erano nati nel 1930) realizzava la prima piccola tela estroflessa. Con questi \u201cVolumi\u201d Dadamaino spalanca spazi dentro la superficie, che viene marginalizzata e ridotta a pochi lembi abbarbicati al telaio. La mostra milanese aveva aperto il 18 dicembre ma gi\u00e0 quattro giorni dopo Dada esponeva alla Galleria Azimut fondata dallo stesso Castellani e da Piero Manzoni, accolta all\u2019interno di una situazione che raccoglieva le esperienza pi\u00f9 avanzate del momento. A conferma di questo inizio anagraficamente tardivo ma folgorante va annotata anche la presenza con sei opere ad una mostra importante, \u201cNul\u201d curata da Henk Peeters allo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1962. Al suo fianco c\u2019era un\u2019altra presenza femminile, Yayoi Kusama, grande amica di Fontana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dadamaino a dispetto di questo riconoscimento immediato si era presto sottratta ad un percorso da artista d\u2019avanguardia alle prese con le regole della notoriet\u00e0 e del mercato. Dopo l\u2019apparizione alla Galerie Senatore di Stoccarda in quel 1962 ci sarebbero voluti otto anni per rivederla protagonista di una personale. Come testimonia Gualdoni Dadamaino \u00abrinuncia al proprio statuto artistico singolo nonostante viva solo delle modeste vendite dei quadri e non abbia altre forme di reddito, iniziando una lunga stagione di radicalismi ancor pi\u00f9 marcati\u00bb. Su questa scelta pesava anche un carattere alquanto eccentrico che in molte situazioni si rivelava \u00abfattore inesorabilmente respingente\u00bb (sempre Gualdoni). La scontrosit\u00e0 per\u00f2 le apriva spazi e tempo al lavoro di ricerca, aspetto che Dadamaino ha sempre messo al centro della sua concezione artistica. Ce ne si rende conto nel percorso della mostra, dove ogni spazio rappresenta un giro di pagina che chiude sulle esperienze precedenti e si apre su nuove avventure con una stessa metodologia certosina ma senza mai ripiegamenti sul passato. Ad esempio aveva archiviato velocemente anche i \u201cVolumi\u201d presentati nel 1959, che ancor oggi mostrano una grande forza iconica e che certo le avrebbero garantito soddisfazioni dal punto di vista del mercato. \u00abLa geometria e il rigore non sono il paravento della mia paura ad avere coraggio, ma la molla per essere sulla pista della ricerca\u00bb, diceva di se stessa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 una ricerca che arriva a scarnificare il segno, come accade nel ciclo \u201cL\u2019inconscio razionale\u201d presentato nel 1975, una sorta di scrittura della mente trasferita con l\u2019ausilio di un tiralinee sulla carta o sulla tela. \u00c8 ricerca, sottolineata nel titolo stesso delle opere \u201cRicerca del colore\u201d, quella che realizza tra 1966 e 1968 dipingendo 100 tavolette 20&#215;20 cm a fasce alternate tra un colore digradante e uno fisso, in genere rosso o grigio. Ogni tavola \u00e8 suddivisa verticalmente in due met\u00e0 cos\u00ec da presentare 40 variazioni dello stesso colore, che viene \u00absottoposto a un controllo razionale agguerritissimo\u00bb e ricondotto a una condizione di castit\u00e0 \u00abprivato di ogni appeal sensibilistico e spettacolare\u00bb (Gualdoni). Sul tavolo dello studio della sua villetta di via Bitonto a volte faceva irruzione l\u2019urgenza della cronaca. \u00c8 il caso del ciclo \u201cL\u2019alfabeto della mente\u201d originato dal trauma personale causato dall\u2019eccidio nel campo profughi palestinese di Tell al-Za\u2019tar. Su lunghi fogli disposti come stele Dadamaino aveva tracciato ossessivamente un unico segno, quasi si stesse misurando con una paralisi della parola davanti all\u2019orrore. Analogamente alla Biennale 1980 si era presentata con un\u2019installazione che copriva ogni spazio delle pareti, composta da 461 fogli di diverse dimensioni su cui aveva tracciato millimetricamente le pulsioni del momento. Sono quelle \u00abmatematiche interiori\u00bb che vediamo riaffiorare in modo compiuto nel ciclo pi\u00f9 affascinante della mostra. \u00abVorrei disegnare nell\u2019aria, disegnare nell\u2019immateriale\u00bb si era ripromessa. La possibilit\u00e0 le era arrivata dalla scoperta di nuovi supporti, fogli trasparenti di poliestere molto resistenti su cui interveniva con il nero di inchiostri speciali. Cos\u00ec era nato \u201cPasso dopo passo\u201d, il lavoro presentato alla Biennale 1990 e riproposto al MAGA in una versione del 1993, di dimensioni ancora maggiori: una fascia lunga 30 metri che galleggia ondulante nello spazio con il suo carico di segni serpeggianti e inquieti non pi\u00f9 scarnificati e geometrici ma densi, pulsanti e biomorfici.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella foto:<em> Costellazione<\/em>, 1984. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pubblicato su <em>Alias<\/em>, 31 marzo 2024<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abI suoi quadri sono bandiere di un nuovo mondo, sono un nuovo significato: non si accontentano di \u201cdire diversamente\u201d: dicono nuove cose\u00bb. Cos\u00ec nel maggio 1961 Piero Manzoni scriveva delle opere di Eduarda Maino, detta Dada. 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