{"id":5353,"date":"2022-04-23T11:22:47","date_gmt":"2022-04-23T11:22:47","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5353"},"modified":"2022-04-23T11:22:47","modified_gmt":"2022-04-23T11:22:47","slug":"massimo-minini-e-la-vecchia-zia-della-pittura","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5353","title":{"rendered":"Massimo Minini e la vecchia zia della pittura"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">\u00abA me piace scrivere, quasi pi\u00f9 che fare mostre\u00bb. Paradossale che lo dica uno dei pi\u00f9 importanti galleristi italiani, con oltre quaranta anni di successi alle spalle, presenza fissa al gotha di Art Basel, stimatissimo da tanti artisti star e inarrivabili. Massimo Minini \u00e8 fatto cos\u00ec, \u00e8 autorevole e corsaro nello stesso tempo. Per tutta la vita non si \u00e8 certo negato la passione per la scrittura, che ha coltivato come esercizio complementare e necessario all\u2019attivit\u00e0 di gallerista. <\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo testimoniano le dimensioni del libro in cui ha voluto raccogliere, con un andamento creativo e imprevedibile, il meglio di quello che negli anni ha messo su carta.\u00a0Il volume, edito da Silvana, non solo sfonda le 400 pagine, ma si presenta in formato atlante. Eppure d\u00e0 un\u2019impressione immediata di leggerezza, grazie anche all\u2019impianto grafico firmato da Nicola Chemotti. Grande merito anche delle sovraccopertine che Minini ha chiesto a\u00a0un artista amico della prima ora, presenza storica nella sua galleria,\u00a0Daniel Buren. Si pu\u00f2 scegliere il colore delle bande verticali, tra verde, rosa, arancio e azzurro, tutti di una tonalit\u00e0 affabile. La sovraccopertina \u00e8 un\u2019opera, con tanto di titolo, \u201cInchiostri per Massimo in 4 colori\u201d e aprendosi a manifesto svela una delle verit\u00e0 di Minini: \u00abDire che siamo in un momento di grandi cambiamenti \u00e8 un\u2019ovviet\u00e0. Probabilmente anche una banalit\u00e0. Siamo sempre stati, anzi siamo sempre in un momento di cambiamento. Quando mai la storia \u00e8 stata ferma!\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il libro \u00e8 immune da banalit\u00e0 e ovviet\u00e0. Basta scorrere l\u2019indice per rendersene conto. I materiali infatti sono raccolti in blocchi molto logici, ma i titoli e i sottotitoli dei singoli capitoli fanno schizzare l\u2019attenzione e la curiosit\u00e0 del lettore, a iniziare dal primo,&nbsp;<em>Autointervista. Dove l\u2019autore finge domande cattive per darsi modo di rispondere<\/em>. Tra le domande c\u2019\u00e8 quella rituale che riguarda la scelta di non lasciare mai Brescia, di restare come lui dice, \u00abgallerista di provincia\u00bb. &nbsp;La risposta \u00e8 ragionevole e non priva d\u2019orgoglio: \u00abPrimo, perch\u00e9 Brescia \u00e8 una citt\u00e0 importante (\u00e8 la terza potenza economica d\u2019Italia, dopo Milano e Torino), e poi perch\u00e9 qui ho avuto buoni maestri (Cavellini, Politi)\u00bb. Achille Cavellini \u00e8 un mitico collezionista. Giancarlo Politi \u00e8 invece il fondatore di Flash Art, la rivista presso cui Minini, avvocato mancato, ha fatto un attivissimo apprendistato al mondo dell\u2019arte. La rottura con Politi \u00e8 uno dei tormentoni che torna tante volte nel libro, con accento divertito ed epico nello stesso tempo: infatti, una volta licenziato, Minini aveva aperto subito una galleria, Banco. Era il 1973: Cavellini, pur perplesso, gli era stato di sostegno a fare quel passo. Sulla scena locale sono subito scintille e anche qualche goliardata. Quando Ennio Morlotti era arrivato a Brescia per una mostra in Pinacoteca, lui con Sarenco, \u00abpersona di grande e pericolosa intelligenza\u00bb, si presentarono buttando volantini polemici: \u00abRicordo che Morlotti scosse la testa senza dire niente\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi pensa a un Minini oltranzista sulla sponda dell\u2019antipittura si sbaglia di grosso. \u00abLa Pittura (proprio cos\u00ec, con la P maiuscola, ndr), una vecchia zia\u2026\u00e8 un\u2019esigenza insopprimibile, un vizio assurdo: salta fuori quando meno te l\u2019aspetti\u00bb, scrive. Nel capitolo, a tratti quasi esilarante, che raccoglie i contenziosi e anche imprevisti sussulti di simpatia con Vittorio Sgarbi, per\u00f2 mette in chiaro alcune cose. Secondo lui troppe volte la pittura si costringe a una figurazione dolente, sangue e budella. In questo modo si preclude \u00abla libert\u00e0 di ricerca\u2026\u00bb. E conclude con una fiondata: \u00abLa figura vissuta come rivincita \u00e8 un vecchio modo di porsi\u2026 \u00e8 lingua morta\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lingua viva, supremamente viva, per lui \u00e8 quella di Giulio Paolini e di Salvo, i due artisti che hanno cambiato il suo modo di guardare. Al primo dedica tutto un capitolo, apodittico fin dal titolo&nbsp;<em>Giulio Paolini. Lui<\/em>. Spiega che \u201clui\u201d gli ha insegnato \u00abla bellezza, la pratica dell\u2019understatement, il bisogno di rarefare, che ahim\u00e8, ho disatteso\u00bb. Di \u201clui\u201d stima tutto, a partire da quella sua attitudine a \u00absottrarsi non tanto all\u2019arte, quanto alla nostra curiosit\u00e0\u00bb. Con \u201clui\u201d in quaranta anni di amicizia si \u00e8 stabilito un rapporto di \u201cCON SONANZE\u201d, scritto proprio a caratteri maiuscoli. Salvo invece \u00e8 la proiezione dell\u2019autodidatta colto, \u00abdell\u2019artista che torna all\u2019ordine dopo il disordine\u00bb. Aveva visto una sua opera,&nbsp;<em>Benedizione,&nbsp;<\/em>in una galleria di Brescia e altre da Sperone, tutte opere dal linguaggio fortemente alternativo. \u00abMa un giorno\u00bb, racconta Minini, \u00abvediamo apparire dei dipinti enormi: che fosse impazzito? Allora (siamo nel 1973), dipingere era proibito\u00bb. Risultato: nel 1975 allestisce la prima mostra di Salvo in galleria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 solo un artista che nelle pagine del libro ricorre con maggior frequenza rispetto a questi due prediletti ed \u00e8 inaspettatamente un artista di un\u2019epoca lontana: il Romanino. La ragione \u00e8 elementare: Minini \u00e8 nato a Pisogne, dove il padre aveva un\u2019aziendina, e quindi ha sempre considerato Romanino alla stregua di un vicino di casa per via del meraviglioso ciclo di affreschi della Madonna della Neve, che cos\u00ec spesso si trovava a frequentare. Lo sguardo di Minini verso le creature sgraziate, vernacolari, trasgressive dell\u2019artista bresciano \u00e8 uno sguardo innamorato. \u00c8 frutto di una dichiarata e smaccatissima simpatia, che per\u00f2 non gli impedisce di tracciare parallelismi con il contemporaneo: ecco allora che Romanino diventa il profeta della&nbsp;<em>bad painting<\/em>, lo sperimentatore eretico che spezza i ponti con il linguaggio dominante, che dipinge quasi in una sorta di \u00abtrance visiva\u00bb, l\u2019artista che come tanti grandi del Novecento, da Bacon a Fontana, \u00abfa uno scarto laterale che spiazza il pubblico, offre qualcosa di inatteso che apre su altre direzioni\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 su Romanino inoltre che matura un\u2019imprevista convergenza con Giovanni Testori, un critico che per quanto concerneva il contemporaneo stava radicalmente su un\u2019altra sponda.&nbsp;<em>Testorie e altre storie<\/em>&nbsp;\u00e8 il titolo, creativo come sempre, che ripropone gli atti di questa strana relazione. Se la brescianit\u00e0 e Romanino sono un punto saldissimo di contatto, gli articoli sul \u201cCorriere della Sera\u201d a ponte tra anni Settanta e Ottanta, rappresentano invece l\u2019oggetto di un conflitto senza possibilit\u00e0 di composizione. Testori \u00e8 da una parte \u00abil Polifemo accecato d\u2019ira contro le avanguardie\u00bb, ma allo stesso tempo lo studioso che ha sdoganato il grande Romanino, rivendicando davanti alla grande critica, la modernit\u00e0 della sua&nbsp;<em>bad painting<\/em>, una pittura che opponeva alla lingua ufficiale la forza deflagrante di un dialetto figurativo. Minini per rendergli un omaggio si inventa l\u2019idea di un \u201cprocesso a Testori\u201d, idea lanciata pubblicamente dalle colonne delle pagine bresciane del Corriere della Sera. La sfida viene raccolta nel luglio 2013: il processo si consuma a Novate, proprio in quella che era stata la casa dell\u2019imputato. La lunga requisitoria \u00e8 tutta all\u2019insegna di \u00abun\u2019ammirata avversione\u00bb e di una non celata simpatia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Minini scrivere \u00e8 scopertamente un piacere. La carta bianca \u00e8 il territorio sul quale pu\u00f2 dar fuoco alle polveri della sua natura estroversa e fuori dagli schemi, come nel caso celebre dei suoi \u201cpizzini\u201d,\u00a0testi brevi e ficcanti, ora approdati in una rubrica nelle pagine che mensilmente Il Foglio dedica all\u2019arte.\u00a0La scrittura non \u00e8 per\u00f2 un punto di fuga dalla sua attivit\u00e0 di gallerista, perch\u00e9 in tante occasioni avviene una convergenza. \u00c8 il caso dei comunicati stampa, che scrive di suo pugno e ai quali ha dedicato un capitolo in ogni senso esemplare. Il presupposto \u00e8 che i comunicati cos\u00ec come sono impostati quando piovono sui tavoli delle redazioni sono materia inerte, vengono saltato a pi\u00e8 pari. Minini elargisce alcune raccomandazioni, ma quando le mette in atto supera le sue stesse intenzioni. I comunicati stampa sono dei piccoli gioielli inattesi, tutti da leggere in particolare per i loro incipit. \u00abLe opere d\u2019arte non si possono spiegare a parole\u00bb, scrive nella prima riga del comunicato per una mostra di Landon Metz. \u00abCome dire? A Vanessa voglio un gran bene. Potrei anche terminare qui il comunicato\u00bb, \u00e8 il lancio di una mostra di Vanessa Beecroft nel 2017. Seguono belle parole e non scontate, che ribadiscono l\u2019affetto per l\u2019artista e il suo lavoro. Il finale non \u00e8 da meno, quanto a schiettezza: \u00abScritto a Brescia, citt\u00e0 dalle mille sorprese, come\u00a0la Galleria Massimo Minini\u00bb. Letto questo libro, c\u2019\u00e8 davvero da credergli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pubblicato su Domani, 27 marzo 2022<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/image-3.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"813\" height=\"542\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/image-3.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5354\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/image-3.jpeg 813w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/image-3-300x200.jpeg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/image-3-768x512.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 813px) 100vw, 813px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abA me piace scrivere, quasi pi\u00f9 che fare mostre\u00bb. 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