{"id":5341,"date":"2022-04-23T10:48:17","date_gmt":"2022-04-23T10:48:17","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5341"},"modified":"2022-04-23T10:50:28","modified_gmt":"2022-04-23T10:50:28","slug":"paradiso-corsica-1898-lanno-uno-di-matisse","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5341","title":{"rendered":"Paradiso Corsica. 1898, l&#8217;anno uno di Matisse"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Dal battello a vapore partito da Marsiglia e approdato ad Ajaccio la mattina del 5 febbraio 1898 erano state scaricate due casse piene di tele, di dimensioni piccole (18x22cm) e medie (36&#215;48 cm). Facevano parte dei bagagli di Henri Matisse e di sua moglie Am\u00e9lie Parayre. La coppia era in viaggio di nozze, ma quel carico evidentemente suggeriva anche altri programmi. Il viaggio era stato terribile per le condizioni del mare; il tempo all\u2019arrivo pessimo, con pioggia, vento e grandine. <\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019impressione di quelle prime ore venne presto cancellata dalle sensazioni dei giorni successivi. Il 28 febbraio Matisse scriveva all\u2019amico Henri Salvetti, un amico c\u00f2rso di stanza a Parigi, di sentirsi in \u00abun paese meraviglioso dove voglio restare probabilmente molto tempo (non oso dirlo, 2 anni)\u00bb. E poi spazio all\u2019elenco delle meraviglie: \u00abMandorli in fiore in mezzo ad ulivi argentati e il mare blu, talmente blu che lo si mangerebbe.&nbsp;&nbsp;Gli alberi di arancio verde scuro con i frutti che sono come gioielli incastonati, grandi eucalipti con le foglie variegate come piume di gallo\u2026 e alle spalle montagne con le cime innevate\u00bb. Matisse \u00e8 completamente infatuato da questo suo primo incontro con il Sud e il Mediterraneo. Si mette al lavoro con un\u2019intensit\u00e0 mai sperimentata. \u00abDa un quadro all\u2019altro spuntano delle risposte inattese, differenti, alcune saranno riprese e approfondite, altre abbandonate\u00bb. Non si \u00e8 solamente lasciato alle spalle il buio del Nord. Ad Ajaccio Matisse, non ancora trentenne, sperimenta la libert\u00e0 di non dover rispondere a nessuno, neanche a quel maestro pur molto tollerante che era stato Gustave Moreau&nbsp;all\u2019\u00c9cole des Beaux-Arts.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Matisse sarebbe rimasto in Corsica fino a luglio, con la breve parentesi di un viaggio a Parigi all\u2019inizio di giugno. In quei mesi aveva dipinto oltre 50 tele, quelle che si era portato con s\u00e9 alle quali se ne erano aggiunte alcune, pi\u00f9 grandi, comperate in loco. Una parte molto rappresentativa di quella produzione nei mesi scorsi era confluita in una bella mostra organizzata ad Ajaccio (\u201cMatisse en Corse. Un pays merveilleux\u201d), curata tra gli altri da Jacques Poncin, architetto e presidente della locale Associazione amici di Matisse. Poncin nel 2017 aveva pubblicato un libro (\u201cMatisse \u00e0 Ajaccio\u201d, \u00c9ditions Alain Piazzola), dove per la prima volta si metteva a fuoco l\u2019importanza \u201cfondativa\u201d per l\u2019artista di Cateau-Cambr\u00e9sis di quei mesi trascorsi in Corsica. Della mostra resta un bel catalogo, con una serie di saggi che in modo compatto e corale approfondiscono i mesi trascorsi dall\u2019artista nell\u2019isola, e soprattutto con una galleria di riproduzioni di opere, di impressionante energia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le parole con cui Matisse descrive questa sua folgorazione per la Corsica, la sua luce e i suoi colori, trovano un loro corrispettivo nell\u2019accelerazione che la sua pittura registra in parallelo. \u00c8 un vero big bang: Matisse rompe gli indugi, abbandona ogni timidezza e ogni riverenza verso i riferimenti autorevoli del presente o del passato. La distanza lo agevola, ma lui vive l\u2019avventura c\u00f2rsa con la consapevolezza di una verifica radicale rispetto alla propria vocazione di pittore. \u00abAvevo deciso di darmi la scadenza di un anno, durante il quale volevo, senza ostacoli di mezzo, dipingere come io intendevo\u2026 \u00e8 allora che ho sentito crescere in me la passione per il colore. Non lavoravo che per me. Ero salvo\u00bb, avrebbe confidato nel 1925 all\u2019amico Jacques Guenne. L\u2019intensit\u00e0 dei colori della Corsica invade le piccole tele. La pittura si libera dai contorni e da ogni preoccupazione narrativa, si fa drasticamente semplice. I primi lavori sono ancora figurative, poi con il passare delle settimane, le preoccupazioni compositive si allentano. In una delle ultime opere, \u201cToit de l\u2019H\u00f4pital d\u2019Ajaccio\u201d, restano poche magnifiche campiture orizzontali, di un\u2019essenzialit\u00e0 e di uno splendore che sembra preannunciare De Sta\u00ebl. Le soluzioni cromatiche hanno l\u2019audacia proprio dello sguardo del neofita, che non conosce regole ma sgrana gli occhi davanti all\u2019abbagliante apparizione del mondo. Gli ulivi lo conquistano con la loro forma bassa e compatta: ne \u201cL\u2019arbre\u201d, piccolo olio su cartone dipinto d\u2019impeto, la materia si fa splendente e aggressiva, mandando in dissolvenza le forme. \u00c8 evidente come Matisse faccia barra, su C\u00e9zanne, \u00abnotre p\u00e8re a tous\u00bb, unico riferimento fondamentale in questa fase. Sulla scia del maestro di Aix lavora per liberare e soprattutto organizzare sulla superficie della tela le sensazioni innescate nella relazione con la realt\u00e0. Parla \u00abdi un enorme lavoro di organizzazione\u00bb. Come ha scritto Pierre Schneider nel suo importante libro su Matisse del 1984, non sono certo sensazioni calme: \u00abAd Ajaccio il suo pennello era approdato su toni senza precedenti, per poi arretrare come preoccupato di provocare un incendio impossibile da tenere sotto controllo\u2026 \u00e8 l\u2019incendio che segna il passaggio dalla luce al colore\u00bb. Sempre secondo Schneider, Matisse concepisce il colore come una forza, non pi\u00f9 usata per descrivere una forma o per imitare la natura, in quanto dotata di una sua autonomia ed energia espressiva: simbolo e sintesi di questa sua stagione \u00e8 la scoperta dell\u2019arancione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Naturalmente l\u2019eco di questo principio di incendio erano arrivati anche a Parigi. Gustave Moreau era morto il 18 aprile di quell\u2019anno. Matisse aveva mantenuto un rapporto stretto con Henri Marquet e con Henri Evenepoel, suoi compagni d\u2019accademia. \u00c8 quest\u2019ultimo a esternare tutto il suo sconcerto davanti alle opere dell\u2019amico. Uno sconcerto straordinariamente rivelatore. Il 6 giugno gli scrive, commentando i quadri che aveva potuto vedere: \u00abMi hai anticipato dicendo che c\u2019era qualcosa di epilettico. Ebbene s\u00ec! Trovo che sia cos\u00ec. Tu sei dotato di un occhio straordinario, ma per me stai mettendo in gioco la sua salute\u00bb. Lo rimprovera perch\u00e9 trova la sua pittura esasperata, come di uno \u00abche digrigna i denti\u00bb. Al padre Evenepoel parla dell\u2019amico come di un \u00abimpressionista epilettico e folle\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In realt\u00e0 Matisse \u00e8 non solo determinato ma molto lucido rispetto al passo che sta facendo. Sa di essere debitore all\u2019impressionismo (\u00abSono partito da l\u00ec\u00bb) ma coglie la debolezza di quella pittura. \u00abSono opere che brulicano di sensazioni contradditorie. La loro \u00e8 una trepidazione\u00bb. Anni dopo, facendo un bilancio di questa sua stagione in Corsica nei dialoghi con Jacques Guenne, spiegava di essere arrivato \u00ablentamente a scoprire il segreto della mia arte. Consiste in una meditazione a partire dalla natura, nell\u2019espressione di un sogno sempre ispirato alla realt\u00e0. Con pi\u00f9 accanimento e regolarit\u00e0, ho imparato a spingere ogni studio in una direzione certa\u00bb.\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/image.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"840\" height=\"638\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/image.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5343\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/image.jpeg 840w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/image-300x228.jpeg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/image-768x583.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 840px) 100vw, 840px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal battello a vapore partito da Marsiglia e approdato ad Ajaccio la mattina del 5 febbraio 1898 erano state scaricate due casse piene di tele, di dimensioni piccole (18x22cm) e medie (36&#215;48 cm). 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