{"id":5333,"date":"2022-02-28T19:23:48","date_gmt":"2022-02-28T19:23:48","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5333"},"modified":"2022-02-28T19:29:38","modified_gmt":"2022-02-28T19:29:38","slug":"un-tour-nel-grand-tour","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5333","title":{"rendered":"Un tour nel Grand Tour"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Vi siete mai chiesti perch\u00e9 in ogni citt\u00e0 italiana nell\u2019offerta alberghiera compaia sempre un hotel Bristol? Quali titoli ha questa cittadina del sud est dell\u2019Inghilterra per meritarsi una simile nomea? Il merito in realt\u00e0 \u00e8 tutto di un suo cittadino, Frederick Augustus Hervey, IV duca di Bristol oltre che vescovo anglicano di Derry. Era un viaggiatore instancabile, uomo curioso, colto, un insaziabile collezionista, protagonista tipo di quel fenomeno che oggi \u00e8 conosciuto come Grand Tour, cio\u00e8 quella&nbsp;\u00abcomunit\u00e0 di&nbsp;tourists&nbsp;che nel secolo dei Lumi&nbsp;ha rappresentato la pi\u00f9 numerosa e libera accademia itinerante che la civilt\u00e0 occidentale abbia mai conosciuto\u00bb,&nbsp;per dirla con le parole di uno dei massimi conoscitori di questa epopea culturale, Cesare De Seta. <\/h3>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Schermata-2022-02-28-alle-20.28.40.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"477\" height=\"545\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Schermata-2022-02-28-alle-20.28.40.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5338\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Schermata-2022-02-28-alle-20.28.40.png 477w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Schermata-2022-02-28-alle-20.28.40-263x300.png 263w\" sizes=\"auto, (max-width: 477px) 100vw, 477px\" \/><\/a><figcaption>Giovan Battista Piranesi, Rython<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Grand Tour \u00e8 stato uno straordinario percorso di formazione che ha visto l\u2019Italia, le sue ricchezze artistiche, il suo paesaggio ma anche la sua antropologia, come materia di studio per aristocratici, per artisti, scrittori, musicisti, scienziati. Durante quel lungo periodo di pace che va dal Trattato di Aquisgrana (1748) fino alla prima campagna napoleonica in Italia (1796) migliaia di personaggi di primo piano arrivarono nel nostro paese, concependo il viaggio come una straordinaria occasione di arricchimento personale ma anche come un titolo indispensabile per una progressione nella propria carriera. Si veniva in Italia per imparare, per ampliare i propri orizzonti, per plasmare il gusto, per tessere relazioni intellettuali e non solo. Quando si tornava al proprio paese, si riportava un bottino di conoscenze, di \u201csouvenir\u201d in forma di quadri o di stampe, ai quali spesso si aggiungevano reperti da collezionismo: un materiale affascinante e vasto che ora \u00e8 al centro della mostra alle Gallerie d\u2019Italia, curata da Fernando Mazzocca con Stefano Grandesso e Francesco Leone. Come ricorda Mazzocca nell\u2019introduzione al catalogo, al Grand Tour era stata dedicata una grande mostra, con ben 265 opere, alla Tate Gallery di Londra nel 1996, poi esportata al Palazzo delle Esposizioni di Roma. In questa occasione si \u00e8 voluto piuttosto spostare l\u2019attenzione dai viaggiatori \u00abagli artisti e a quei protagonisti che, come Winckelmann, Goethe, Madame de Sta\u00ebl, hanno dato corpo con le loro creazioni al grande sogno dell\u2019Italia, consegnando la sua visione all\u2019immaginario collettivo\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mostra racconta l\u2019altra faccia del Grand Tour: quella delle fucine, dei circoli, dei personaggi, artisti soprattutto, che con la loro intraprendenza, perizia e autorevolezza diventavano punti di riferimento indispensabili per i viaggiatori.&nbsp;&nbsp;Johann Joachim Winckelmann \u00e8 certamente uno di questi. Tedesco, era arrivato a Roma nel 1755 al seguito del cardinal Archinto, nunzio in Polonia. I suoi studi in archeologia lo avevano portato a entrare in contatto con un altro cardinale, Alessandro Albani, la cui villa, fuori Porta Salaria, era un vero \u201cmuseo parlante\u201d, per la ricchezza di sculture antiche: Winckelmann divenne il bibliotecario di casa Albani. Nel 1764 aveva pubblicato la sua&nbsp;<em>Geschichte der Kunst des Alterthums&nbsp;<\/em>(<em>Storia dell\u2019arte nell\u2019antichit\u00e0<\/em>): un testo nel quale convergevano tutte le nuove conoscenze di carattere filologico, ma insieme si imponeva un nuovo approccio per \u00abguardare i capolavori antichi secondo una concezione estetica che coinvolge la morale e il sentimento\u00bb. Insomma si era imposto come un autentico influencer in grado non solo di orientare nella conoscenza dell\u2019arte antica ma soprattutto di plasmare il gusto di quegli ambiziosi turisti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per rispondere alla domanda che veniva dai viaggiatori del Grand Tour, tanti artisti si mostrano molto abili nell\u2019innovare la loro offerta, con soluzioni anche altamente sofisticate. \u00c8 il caso di Giovanni Battista Piranesi, un veneziano emigrato a Roma, che era ricercatissimo per le sue straordinarie acqueforti con le vedute della citt\u00e0 eterna. Erano immagini che destabilizzavano l\u2019equilibrio del vedutismo settecentesco innescando una percezione drammatica e suggestiva dell\u2019antichit\u00e0 classica. Goethe stesso sembra restarne influenzato come testimoniano le pagine con il suo addio a Roma: \u00abDopo aver disceso, forse per l\u2019ultima volta, la lunga via del corso, salii al Campidoglio, che si ergeva come un palazzo fatato nel deserto. La statua di Marco Aurelio mi fece pensare al Commendatore del&nbsp;<em>Don Giovanni<\/em>\u2026\u00bb. Ma Piranesi in mostra \u00e8 presente con un altro tipo di lavori, decisamente sorprendenti. Sono le sculture frutto di libere ricombinazioni di frammenti antichi con elementi moderni. Geniali pastiche, reinvenzioni fantastiche sul corpo di quegli spezzoni di antichit\u00e0. Per realizzare questi suoi ibridi, raccontava un testimone oculare, Piranesi aveva fatto una raccolta cos\u00ec grande di marmi, \u00abche oltre avere riempito tutta la sua casa ha preso moltissime botteghe nella sua strada che sono anche piene, e per tutto si lavora e tiene da trenta persone il giorno a lavorare li suoi marmi\u00bb.&nbsp;&nbsp;Insomma una vera factory nel cuore di Roma. Nello suo studio di Palazzo Tomati si mettevano in fila in particolare i viaggiatori inglesi, che stipavano le navi sulla via del ritorno di oggetti da collezionismo, come l\u2019incredibile Rython, esposto per la prima volta in questa occasione, con becco a testa di cinghiale, un vaso dalla simbologia fallica della virilit\u00e0 maschile che Piranesi aveva costruito attorno ad un reperto archeologico che costituisce la parte pi\u00f9 alta del manufatto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giovanni Paolo Panini \u00e8 un altro mattatore del Grand Tour, ricercatissimo dai viaggiatori che volevano riportarsi a casa quelle sue grandi vedute capaci di tenere insieme il fascino della Roma antica e delle sue rovine con la Roma grandiosa reinventata da Bernini. Panini era piacentino ed era arrivato nella citt\u00e0 pontificia nel 1711. Scrive Mazzocca nell\u2019introduzione che il suo segreto consisteva nel saper \u00abambientare in questi luoghi, come se fossero il palcoscenico di un teatro all\u2019aperto\u00bb. Un palcoscenico sul quale vediamo affacciarsi a volte anche gli stessi protagonisti del Grand Tour, come nel caso delle due grandi tele in mostra, che documentano le giornate romane di Carlo di Borbone, nel 1744: prima la visita alla Basilica di San Pietro con arrivo a cavallo e grande assembramento di gentiluomini e di curiosi, poi il ricevimento da papa Benedetto XIV Lambertini nella coffee house del Palazzo del Quirinale. Sul mercato del Grand Tour Panini aveva sbancato in particolare con l\u2019invenzione dei suoi capricci, vedute non reali ma ideate delle quali era diventato maestro indiscusso. Come spiega Ilaria Sgarbozza nella scheda in catalogo della grande \u201cVeduta\u201d in mostra, \u00abpescando da un repertorio pressoch\u00e9 inesauribile, con straordinaria facilit\u00e0 di rimodulazione, Panini inventa ogni volta una nuova immagine dell\u2019Urbe\u00bb. In questo caso l\u2019artista aggiunge eccezionalmente ai monumenti aggregati nel paesaggio, delle didascalie, trasformando il quadro in una sorta di baedecker, ad uso di chi avrebbe ammirato il quadro nella country house di quel facoltoso viaggiatore, di cui si \u00e8 perso il nome, che l\u2019aveva commissionato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se uno dei grand tourists voleva portarsi a casa una istantanea molto speciale a sigillo del viaggio, poteva rivolgersi a Pompeo Batoni. Entrare nella sala centrale della mostra \u00e8 come sfogliare un principesco album di questi signori in gran parte inglesi, immersi nelle meraviglie da cui erano stati conquistati. Sono ritratti e sono insieme degli status symbol, dall\u2019impianto necessariamente classicistico che per\u00f2, grazie all\u2019abilit\u00e0 di Batoni, si sposa con la freschezza di un inedito naturalismo. Almeno 200 viaggiatori si avvalsero del servizio garantito da Batoni, abile nel venire incontro a tutte le possibilit\u00e0 economiche dei suoi committenti: dal ritratto a mezza figura si passava a quello a figura intera e a grandezza naturale, all\u2019aperto oppure all\u2019ombra di architetture sontuose. Per agganciare i suoi committenti Batoni si era fatto anche promotore di serate musicali in casa sua, con il coro delle otto figlie, tutte nubili\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si pu\u00f2 davvero dire che nell\u2019Italia del Grand Tour, e non solo a Roma, si affermi la figura dell\u2019artista imprenditore di se stesso, senza nessuna chiusura a chi arrivava da fuori. Ci si concepiva a 360 gradi, intercettando il gusto e i desiderata del mercato, superando quindi anche il meccanismo della committenza. Il caso del pittore francese Pierre-Jacques Volaire \u00e8 emblematico. Arrivato in Italia nel 1764, si era trasferito definitivamente a Napoli nel 1769, sull\u2019onda dei tanti viaggiatori attratti dalla citt\u00e0 e in particolare dal Vesuvio. In quegli anni il vulcano era in attivit\u00e0, con una media di un\u2019eruzione di ogni due anni, ed esercitava quindi un\u2019attrazione fatale per chiunque arrivasse in Italia. Volaire si era specializzato in quadri che rappresentavano il Vesuvio in attivit\u00e0, in particolare con il valore aggiunto degli effetti suggestivi del chiaro di luna. Il suo studio era diventato meta obbligata: si poteva scegliere tra le tele gi\u00e0 dipinte, o anche commissionarne una ex novo. Oppure l\u2019artista offriva l\u2019opzione di inserire le figurine in una tela gi\u00e0 dipinta, in modo che il viaggiatore potesse riconoscersi. I quadri erano concepiti insomma come delle macchine pittoriche, pronte a venire incontro a tutte le esigenze dei clienti. In mostra \u00e8 esposta la tela pi\u00f9 grande che Volaire avesse dipinto, con l\u2019eruzione vista dall\u2019Atrio del Cavallo, la zona in cui si recavano i viaggiatori che intendevano salire a piedi sul vulcano per osservare un\u2019eruzione da vicino. Un luogo che Volaire conosceva bene in quanto si prestava anche a far da cicerone ai suoi clienti, guidandoli sul vulcano. Le informazioni in materia non gli mancavano grazie alla presenza a Napoli di un padre della moderna vulcanologia, sir William Hamilton, ambasciatore inglese pere la corte di Napoli, altra figura chiave del Grand Tour, animatore di un affollatissimo salotto culturale e grande collezionista di vasi antichi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualche viaggiatore lamentava il parassitismo in cui venivano abbandonate le rovine di Roma, perch\u00e9 nel Colosseo c\u2019erano i letamai e le Terme di Caracalla erano state adattate a fienili. Eppure l\u2019Italia si presentava come un paese con aspetti di modernit\u00e0, grazie ad esempio ai primi musei aperti al pubblico, con le loro straordinarie collezioni di antichit\u00e0: la fondazione dei Musei Capitolini risale al 1734, nel 1771 in Vaticano era stata la volta del Museo Pio Clementino. L\u2019Italia conquistava i grand tourists anche grazie alla sua gente. Una delle sale pi\u00f9 sorprendenti della mostra \u00e8 proprio quella dedicata alla rappresentazione del popolo romano. Bartolomeo Pinelli \u00e8 l\u2019artista che era riuscito a diffondere presso l\u2019intero pubblico europeo e poi americano questo nuovo mito con le sue incisioni. Ma furono in particolare alcuni pittori francesi (tra i quali anche il grande Th\u00e9odore G\u00e9ricault) a restare conquistati dal fascino di un\u2019identit\u00e0 antropologica, che univa bellezza ideale e spontaneit\u00e0 umana. \u00abSi assiste a una rivoluzione nella pittura di genere\u00bb, scrive Mazzocca nell\u2019introduzione, \u00abdove gli umili sono ora rappresentati con la dignit\u00e0 e la fierezza che colpivano i viaggiatori\u00bb. Sono le caratteristiche grazie alle quali una semplice ragazza, figlia di un vignaiuolo di Albano, Vittoria Caldoni conquist\u00f2 l\u2019attenzione di ben 50 artisti di ogni nazionalit\u00e0 e corrente artistica, che si cimentarono nel farne un ritratto: in mostra \u00e8 esposto un busto della ragazza realizzato da Pietro Tenerani. La freddezza del marmo e lo schema un po\u2019 ieratico si piegano ad accogliere alla pienezza fisica delle guance, del mento e in particolare delle bellissime labbra di Vittoria.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il caso di Vittoria Caldoni con tutti i suoi risvolti \u00e8 la sintesi di una stagione felice nella quale l\u2019Itala era stata attrattiva per la bellezza del suo passato ma anche per la vitalit\u00e0 del suo presente. Alla fine del percorso viene da chiedersi se lo spirito del Grand Tour si sia davvero estinto o non sia rimasto nell\u2019aria, al di l\u00e0 dei tanti hotel Bristol disseminati nelle nostre citt\u00e0. E se, ad esempio, quello spirito non sia da rintracciare nelle parabole di protagonisti del 900 come Balthus, Cy Twombly o lo stesso Picasso, con quel decisivo e liberatorio viaggio del 1917. In quegli stessi anni Henri Matisse usava in modo esclusivo una modella ciociara, Loreta Aprutino, da lui ribattezzata Laurette, i cui tratti sono ben riconoscibili in una cinquantina di opere del maestro francese. Loreta come Vittoria: se una mostra riesce ad innescare ipotesi che vanno al di l\u00e0 del suo perimetro, vuole dire che davvero funziona.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una nota finale: un elogio a curatori e editori (Galleria d\u2019Italia-Skira) per il catalogo dotato di schede delle opere molto complete, come purtroppo oggi raramente accade. Sono strumenti preziosi per ricostruire la storia delle opere e seguire il Grand Tour nella concretezza di mille dettagli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pubblicato su Domani, domenica 12 gennaio 2020<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-medium\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Josef_Settegast_Vittoria_Caldoni_big.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"236\" height=\"300\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Josef_Settegast_Vittoria_Caldoni_big-236x300.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5335\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Josef_Settegast_Vittoria_Caldoni_big-236x300.jpg 236w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Josef_Settegast_Vittoria_Caldoni_big-805x1024.jpg 805w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Josef_Settegast_Vittoria_Caldoni_big-768x977.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Josef_Settegast_Vittoria_Caldoni_big-1207x1536.jpg 1207w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Josef_Settegast_Vittoria_Caldoni_big-1610x2048.jpg 1610w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Josef_Settegast_Vittoria_Caldoni_big.jpg 1654w\" sizes=\"auto, (max-width: 236px) 100vw, 236px\" \/><\/a><figcaption>Josef Settegast, Vittoria Caldoni<\/figcaption><\/figure><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi siete mai chiesti perch\u00e9 in ogni citt\u00e0 italiana nell\u2019offerta alberghiera compaia sempre un hotel Bristol? Quali titoli ha questa cittadina del sud est dell\u2019Inghilterra per meritarsi una simile nomea? Il merito in realt\u00e0 \u00e8 tutto di un suo cittadino, Frederick Augustus Hervey, IV duca di Bristol oltre che vescovo anglicano di Derry. Era un [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-5333","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-uncategorized"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5333","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5333"}],"version-history":[{"count":4,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5333\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5339,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5333\/revisions\/5339"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5333"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5333"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5333"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}