{"id":5322,"date":"2022-02-28T19:05:32","date_gmt":"2022-02-28T19:05:32","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5322"},"modified":"2022-02-28T19:16:54","modified_gmt":"2022-02-28T19:16:54","slug":"giacometti-e-il-portait-sans-fin","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5322","title":{"rendered":"Giacometti e il \u201cportait sans fin\u201d"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-vertically-aligned-top is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:100%\">\n<h3 class=\"wp-block-heading\">\u00abGiacometti inizi\u00f2 a disegnare il mio volto con la matita su un foglio di giornale. Mi guardava in maniera talmente profonda che sembrava mi penetrasse, ma era una sensazione diversa da quella che si prova quando si viene fissati, era come se mi accarezzasse con gli occhi\u00bb. In realt\u00e0 pi\u00f9 che di una carezza si era trattato di un vero colpo d\u2019artigli. \u00abVoglio fare il tuo ritratto\u00bb, disse subito dopo Giacometti a Isaku Yanaihara, filosofo e poeta giapponese in missione a Parigi con una borsa di studio per approfondire la conoscenza dell\u2019esistenzialismo. Erano seduti al tavolino di uno di bar di Montparnasse. <\/h3>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/image.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"320\" height=\"216\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/image.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5326\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/image.png 320w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/image-300x203.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px\" \/><\/a><figcaption>Giacometti e Isaku Yanaihara<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Yanaihara era agli sgoccioli della sua permanenza in Europa: aveva un biglietto aereo per il ritorno di l\u00ec a pochi giorni, il 10 ottobre 1956. Non poteva immaginare quello che invece lo aspettava: oltre due mesi di sedute, con la conseguenza di continui rinvii della partenza per accondiscendere a Giacometti e a quella sua ansia estenuante.&nbsp;&nbsp;Perch\u00e9 proprio Isaku Yanaihara? Perch\u00e9 far da modelli all\u2019artista svizzero bisognava avere doti speciali di ascetismo zen e di pazienza. Per anni aveva \u201cmacinato\u201d con pose infinite prima la madre Annetta, poi il fratello Diego e la moglie Annette. Ora gli era capitato a tiro questo giapponese dai lineamenti assiri, che sembrava non avere un muscolo nel volto; cos\u00ec aveva messo in atto tutte le armi per non farselo scappare. \u00abPer me il tuo naso \u00e8 gi\u00e0 una piramide. Il tuo volto \u00e8 gi\u00e0 una sfinge\u00bb, gli aveva confidato durante una delle tante lunghissime pose. Yanaihara riusc\u00ec a partire solo due mesi e mezzo dopo, ma con la promessa di ritornare appena possibile. Torn\u00f2 infatti nelle estati successive, fino al 1961: alla fine sono state conteggiate circa 200 giornate di posa, che hanno fruttato 21 quadri e due sculture. Yanaihara&nbsp;&nbsp;finite le sedute, aveva preso l\u2019abitudine di stendere un diario su cui annotare in particolare le cose che Giacometti diceva: frasi che sono il sismografo di un autore sommamente inquieto, sempre inappagato dal proprio lavoro, che tante volte veniva distrutto a fine giornata per la disperazione del povero modello. Questo diario, sistemato in una narrazione che a volte procede sin troppo libera, \u00e8 diventato un libro uscito in Giappone nel 1969 e oggi opportunamente pubblicato in Italia da Giometti &amp; Antonelli, con la traduzione di Isabella Dionisio (220 pagine, 26 euro).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei suoi aspetti pi\u00f9 collaterali il libro \u00e8 uno spaccato concreto della quotidianit\u00e0 di un artista che lavorava e viveva con la moglie Annette nello spazio angusto del leggendario studio di Rue Hippolyte-Maindron, una via cos\u00ec secondaria, da esser spesso fuori dai radar dei taxisti parigini. Non c\u2019era acqua corrente e non c\u2019era cucina, per cui la coppia non mangiava mai a casa. La lampadina che pendeva dal soffitto faceva una luce flebile cos\u00ec quando le pose si prolungavano nella notte, il ricordo di Yanaihara \u00e8 quello di Giacometti che lavorava nel semibuio, mentre dalla stanza affianco arrivano le note dei dischi che Annette amava ascoltare aspettando che la seduta finisse. A volte capitava che fosse Annette a fargli notare che stava lavorando quasi completamente al buio. E in quei casi poteva ricevere risposte sibilline come queste: \u00abYanaihara lo vedo benissimo, quello che non vedo \u00e8 il modo in cui riuscire a rappresentarlo. Eppure lo vedo cos\u00ec bene\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non era semplice posare per Giacometti anche per un personaggio di calma glaciale come il filosofo giapponese. Il senso del fallimento incombeva su ogni istante. A volte erano vere esplosioni di rabbia contro se stesso, perch\u00e9 troppo lontano dal risultato atteso. \u00abDipingere un quadro \u00e8 un po\u2019 come partecipare a una guerra. Esattamente la stessa cosa, io stesso ne ho paura\u00bb, diceva. Non c\u2019\u00e8 guerra se non c\u2019\u00e8 il nemico, e il nemico era il volto di Yanaihara. Sosteneva che quel volto lo terrorizzava, tanto da provare paura ad avvicinarlo: \u00abLa punta del naso \u00e8 come una lama di un rasoio, fa paura. Non ho il coraggio di toccarla\u00bb. \u00abOh, Yanaihara, profeta della mia disperazione e della mia miseria\u00bb, si legge sulla pagina di diario del 15 ottobre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tante volte il discorso di Giacometti cade su C\u00e9zanne, con il precedente delle 120 sedute per il ritratto di Vollard. Sull\u2019inserto letterario del \u201cFigaro\u201d era stato pubblicato un brano del diario inedito di Maurice Denis, dove era riportato anche un dialogo con il vecchio maestro post impressionista. \u00abLe sensazioni sono importanti quanto le teorie. Ho tentato in tutti i modi di rappresentare la natura, ma alla fine no ci sono riuscito\u00bb, erano le parole di C\u00e9zanne, che come un punteruolo producevano pensieri ossessivi nella testa di Giacometti. \u00abBisogna trovare un sistema di regole da seguire per rappresentare la realt\u00e0 in maniera corretta. Qualcosa del genere deve per forza esistere. Gli egizi, per esempio, ci erano arrivati. C\u00e9zanne lo ha cercato per tutta la via. I pittori contemporanei ormai non lo cercano neanche pi\u00f9\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle pause delle lunghe sedute di posa Giacometti si infilava in qualche bar o ristorante. Un giorno sedendosi al tavolino di \u201cAux Tamaris\u201d. \u00abun locale senza pretese\u00bb, si era trovato davanti uno specchio ancora segnato dai fori degli scontri a fuoco tra nazisti e rappresentanti della Resistenza. \u00c8 un\u2019immagine che gli fa ricordare Francis Gruber un pittore, a cui era molto legato e di cui aveva grande stima, che aveva preso parte a quei combattimenti. \u00abGuardando le spaccature dello specchio Giacometti parl\u00f2 con grande commozione del lavoro e della vita di Gruber\u00bb, scrive Yanaihara. Non riferisce cosa disse, ma basta questa semplice notazione di passaggio per evocare la sensazione di concordanze profonde.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni tanto nello studio arrivava Jean Genet, l\u2019unico che poteva permettersi di interrompere il lavoro di Giacometti. \u00abUn vero mostro di seduzione\u00bb, annota Yanaihara. \u00abSi metteva di fianco a me, che non gli davo neanche la mano per evitare di muovermi e mi fissava dicendo: \u201cQuanto zelo!\u201d\u00bb. Nel suo meraviglioso libro \u201cL\u2019atelier di Giacometti\u201d, Genet riporta le sue impressioni su quelle visite: \u00abDurante tutto il tempo in cui lott\u00f2 con il viso di quel giapponese davanti a me vedevo lo spettacolo di un uomo che non commetteva nessun errore, ma che stava perdendo se stesso\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019ansia di non riuscire ad agguantare il ritratto si aggiungeva anche quella di non poter disporre del modello a tempo indeterminato: Giacometti aveva sempre davanti la scadenza del nuovo biglietto aereo di Yanaihara che si avvicinava. Pur di trattenere l\u2019amico giapponese e di convincerlo a nuovi rinvii, non esit\u00f2 a favorire una sua relazione con la stessa Annette. Era stata la stessa Annette a prendere spavaldamente l\u2019iniziativa facendosi invitare da Yanaihara nel suo albergo. \u00abIn breve si tolse di dosso tutti i vestiti che aveva e venne sul mio letto\u00bb, racconta. Il giorno dopo, tornando a posare, il giapponese era preoccupato delle reazioni che l\u2019artista avrebbe potuto avere. Ma Giacometti, che evidentemente sapeva tutto, sgombr\u00f2 subito il campo: \u00abLa gelosia \u00e8 ci\u00f2 che odio di pi\u00f9 e in me non ce n\u2019\u00e8 neanche un briciolo. Amare Annette significa rispettare la sua libert\u00e0, non sei d\u2019accordo? Annette \u00e8 sempre stata una donna molto libera ed \u00e8 per questo che la amo\u00bb. In sostanza l\u2019artista aveva architettato un gioco a tre, con lui in posizione del tutto platonica ma certo di poter contare su quel modello, che sentiva lo avrebbe portato vicino ai volti agognati della ritrattistica di El Fayum. \u00abQuello che c\u2019\u00e8 tra noi tre trascende la comprensione del mondo\u00bb, concludeva Giacometti con un\u2019enfasi un po\u2019 sospetta\u2026 Con pi\u00f9 sincerit\u00e0 in un\u2019altra occasione aveva confessato il suo vero sentimento: \u00abCome sarebbe bello poter dipingere il tuo volto come sto facendo ora, ma per tutta la vita, senza mai smettere\u00bb. Il sogno di \u201cun portrait sans fin\u201d\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pubblicato su Alias, il 20 febbraio 2020<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-medium\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/image.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"225\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/image-300x225.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5328\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/image-300x225.jpeg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/image-768x576.jpeg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/image.jpeg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption>Giacometto, Annette, e Isaku Yanaihara a Stampa<\/figcaption><\/figure><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abGiacometti inizi\u00f2 a disegnare il mio volto con la matita su un foglio di giornale. 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