{"id":5311,"date":"2022-01-15T10:20:40","date_gmt":"2022-01-15T10:20:40","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5311"},"modified":"2022-01-15T10:20:40","modified_gmt":"2022-01-15T10:20:40","slug":"realismo-magico-la-vittoria-di-cagnaccio","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5311","title":{"rendered":"Realismo magico, la vittoria di Cagnaccio"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">C\u2019\u00e8 un supplemento di magia in questa ritorno del Realismo magico a Milano, dopo il precedente del 1989 curato da Maurizio Fagiolo dell\u2019Arco. La mostra ha infatti una doppia dedica ad Elena Marco e a Emilio Bertonati. Elena Marco \u00e8 la moglie, scomparsa prematuramente nel 2020, di Mario Bellini, architetto ed eccezionale collezionista degli artisti di questa stagione contrassegnata da quel plausibilissimo ossimoro. Bellini, oltre ad essere il pi\u00f9 importante prestatore, ha firmato anche l\u2019allestimento delle sale di Palazzo Reale; un allestimento calmo, ritmato, con un marrone elegante ed uniforme che cala il visitatore in quel presente sospeso. Emilio Bertonati invece \u00e8 il gallerista, collezionista, e critico che negli anni 70, con grande fiuto e determinazione, aveva riscoperto la Nuova Oggettivit\u00e0 tedesca e il suo addolcito contraltare italiano (\u201cRealismo magico\u201d, a cura di Gabriella Belli e Valerio Terraroli, fino al 27 febbraio, catalogo Sole24Ore cultura).<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Realismo magico non \u00e8 stato istanza organizzata alla stregua di un movimento, ma una posizione tacitamente condivisa sull\u2019onda di quel \u201cRappel \u00e0 l\u2019ordre\u201d raccomandato da Jean Cocteau con i suoi saggi scritti all\u2019indomani della grande carneficina della Guerra Mondiale e profeticamente anticipato da maestri disallineati come Andr\u00e9 Derain e Giorgio De Chirico. \u00c8 un momento breve, circoscrivibile alla prima met\u00e0 degli anni \u201920, anche se, per tanti protagonisti, quella stagione era destinata a prolungarsi e a consolidarsi come una grammatica visiva alla quale restare agganciati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era stato un critico tedesco, Franz Roh, a coniare nel 1925 l\u2019ossimoro per descrivere un fenomeno che coinvolgeva tutta l\u2019Europa. La declinazione italiana era marcatamente segnata da un ritorno alla tradizione e in particolare ad una visione neo quattrocentesca che Carlo Carr\u00e0 per primo aveva indicato come riferimento per una pittura che voleva lasciarsi alle spalle il disordine delle avanguardie e il furore dell\u2019espressionismo. \u00abFaccio ritorno a forme primitive, concrete, mi sento un Giotto dei miei tempi\u00bb, scriveva Carr\u00e0 in una lettera a Giovanni Papini.&nbsp;Nell\u2019introduzione al catalogo Valerio Terraroli parla di \u00abun generale richiamo, arrivato dalle pagine di \u201cValori Plastici\u201d, a una sobriet\u00e0 atemporale, in cui la forma trionfa sull\u2019indistinto e la plasticit\u00e0 si fa severa e architettonica\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A fondare \u201cValori plastici\u201d era stato, insieme alla moglie Edita, Mario Broglio, che oltre a mettere in atto in quanto artista quella nuova visione, si era rivelato un formidabile propagandista, esportando gi\u00e0 nel 1921, le opere dei colleghi del Realismo magico in Germania. Broglio con Edita sono due figure centrali nel percorso a Palazzo Reale. La loro \u00e8 una declinazione morbida del ritorno all\u2019ordine, tenue nei toni, e del tutto antitetica alla retorica del Novecento, teorizzato da Margherita Sarfatti.&nbsp;\u00c8 una situazione che pu\u00f2 far pensare ad un ripiegamento in una dimensione di intimismo, ad una chiusura dell\u2019arte su se stessa, come in un microcosmo parallelo in cui valgono riferimenti formali fuori dal tempo (Casorati e i due Broglio tornano anche a dipingere su tavola, quasi per obbligarsi ad una disciplina neo quattrocentesca). In realt\u00e0 dentro il guscio protettivo di questo ritorno all\u2019ordine c\u2019era spazio per una complessit\u00e0 e per avventure innovative e illuminate come quella che vide protagonista a Torino Felice Casorati, in dialogo serrato con il collezionista Riccardo Gualino. In una delle sale pi\u00f9 belle della mostra milanese, i Gualino, rispettivamente padre, madre e giovane figlio, con i loro ritratti frontali e cristallizzati, sembrano farsi spettatori delle due ballerine&nbsp;Cynthia Maugham e Raja Markman, ugualmente immortalate da Casorati, in due quadri davvero magici, ed esposti sulla parete di fronte. Creature dai lineamenti fatati e sottilmente malinconici, Cynthia e Raja erano state chiamate da Cesarina Gualino per dar vita ad un laboratorio di danza moderna nel teatrino privato costruito in via Galliari, inaugurato nel 1925. Casorati si era occupato della decorazione interna del teatrino. Nel 1930 avrebbe sposato Daphne, la sorella pittrice di Cynthia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019aver pensato la mostra anche come un omaggio ad Emilio Bertonati ha suggerito ai curatori Gabriella Belli e Valerio Terraroli, di inserire nel percorso alcune testimonianze della Nuova Oggettivit\u00e0 tedesca. Sono inserimenti sempre precisi e tematicamente pertinenti, che rendono evidente la differenza di temperatura tra le due esperienze. \u201cL\u2019imprenditore\u201d di Heinrich Davringhausen \u00e8 un ritratto spietato, emblema di un capitalismo che si preparava a consegnare la Germania al nazismo. I due paesaggi di Franz Radzwill prefigurano scenari tempestosi, con cieli di tenebra solcati da luci bellicose: la storia preme drammaticamente e finisce con lo scuotere l\u2019ordine ritrovato della pittura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il cot\u00e9 italiano, per quanto si misuri con il fascismo gi\u00e0 in atto, invece si muove su registri molto pi\u00f9 pacati e antipolitici: del resto, come sottolinea Gabriella Belli nel testo in catalogo, questo era un modo per sottrarsi \u00abdall\u2019asservimento al movimento di Novecento di Margherita Sarfatti, con il quale il Realismo magico \u00e8 sempre stato ambiguamente confuso, ma dal quale si distingue profondamente per contenuti e modi\u00bb. La differenza radicale con Novecento \u00e8 testimoniata dal caso di Cagnaccio di San Pietro, la presenza \u00abpi\u00f9 dura e inclemente\u00bb e forse per questo pi\u00f9 intrigante del Realismo magico. Il suo \u201cDopo l\u2019orgia\u201d (1928) era stato rifiutato dalla Biennale presieduta proprio da Margherita Sarfatti. Dal polsino abbandonato sul pavimento spuntava infatti un gemello decorato con l\u2019insegna del fascio, denuncia sottile ma feroce al \u201cmachismo\u201d di regime. Paradossalmente Cagnaccio era invece piaciuto ad Hitler: in visita alla Biennale del 1934, aveva puntato gli occhi sul suo ritratto di \u201cRandagio\u201d, un ragazzo derelitto che allunga la mano per chiedere l\u2019elemosina. L\u2019artista non voleva saperne di cederlo al dittatore, ma alla fine, messo sotto pressione, dovette arrendersi. Ne fece subito una replica, che oggi \u00e8 custodita al Mart.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cagnaccio, al secolo Natalino Bentivoglio Scarpa, era stata una scoperta di Emilio Bertonati. Nel 1971 gli aveva dedicato una personale alla Galleria del Levante di Milano che nel sottotitolo veniva definita \u201cPrima retrospettiva\u201d, come a sottolineare la dimenticanza in cui l\u2019artista era stato colpevolmente relegato dopo la sua morte avvenuta nel 1946. Il testo del catalogo era firmato da Giovanni Testori, che in quegli anni collaborava in modo sistematico con il gallerista, curando tra le altre cose, in quello stesso anno, la prima grande mostra pubblica sulla Nuova oggettivit\u00e0 alla Rotonda della Besana di Milano, in anticipo sulla stessa Germania. Testori era anche collezionista e tre dei Cagnaccio presenti in mostra conservano ancora le cornici che avevano quando erano appesi ai muri della casa novatese dello scrittore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con Cagnaccio inevitabilmente sale la tensione drammatica della mostra e cambia anche il campionario umano dei soggetti, presi dal popolo e non pi\u00f9 da quell\u2019\u00e9lite colta e illuminata. Il ritorno all\u2019ordine diventa cos\u00ec per lui una formula per rappresentare, con precisione icastica, gli squilibri sociali di quel tempo.&nbsp;&nbsp;Non solo sociali, ma anche di genere, come nel caso di \u201cPrimo denaro\u201d, un capolavoro del 1924, dove vediamo lo scorcio violento di una figura femminile nuda, addormentata al fianco del piattino con il compenso per la sua prestazione: dettaglio drammatico e crudele. La conclusione \u00e8 quindi, inevitabilmente, nel segno della pittura di Cagnaccio, chirurgica e accorata nello stesso tempo. La magia lascia il campo ad un\u2019amarezza, inevitabile riflesso della storia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pubblicato su Alias, 8 gennaio 2022<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Cagnaccio-Dopo-orgia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"721\" height=\"559\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Cagnaccio-Dopo-orgia.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5313\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Cagnaccio-Dopo-orgia.jpg 721w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Cagnaccio-Dopo-orgia-300x233.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 721px) 100vw, 721px\" \/><\/a><figcaption>Bentivoglio Scarpa Natalino detto Cagnaccio di San Pietro, Dopo l&#8217;orgia, 1928, <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 un supplemento di magia in questa ritorno del Realismo magico a Milano, dopo il precedente del 1989 curato da Maurizio Fagiolo dell\u2019Arco. 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