{"id":5306,"date":"2022-01-15T10:20:11","date_gmt":"2022-01-15T10:20:11","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5306"},"modified":"2022-01-15T10:20:11","modified_gmt":"2022-01-15T10:20:11","slug":"lo-stupore-di-consagra-a-colori","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5306","title":{"rendered":"Lo stupore di Consagra a colori"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Racconta Pietro Consagra nella sua autobiografia che in una delle periodiche visite a New York dove vivevano la moglie Sofia con i quattro figli, venne indotto a fare un\u2019esperienza psichedelica. \u00abDisegnavo su dei fogli che mi avevano dato e guardavo i fiori emettendo luci colorate. Vagavo nell\u2019infinito vuoto\u2026 Poi una sensazione cominciava a vivere, una voglia di capire e di tornare. Era un ritornare gi\u00f9 a rimbalzi\u2026 Il rientro \u00e8 stata una grande gioia di sentire tutto di me\u00bb. <\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era il 1966. Nel dicembre di quell\u2019anno Consagra avrebbe presentato alla Galleria Marlborough di Roma dei lavori nuovi, inaspettati: ferri girevoli colorati, accompagnati da una serie di pannelli dipinti. L\u2019anno dopo la stessa galleria port\u00f2 quei lavori a New York. \u00abUna mostra delicata come un velo\u00bb, comment\u00f2 l\u2019artista, che aveva parlato anche di una ritrovata tenerezza nei confronti della propria scultura. Per lui erano anni di grandi sconquassi, sul piano artistico e su quello privato. Nel 1964 il trionfo della Pop Art alla Biennale era stato vissuto da lui come \u00absopravvento che non lascia aria da respirare\u2026 dentro il mio cuore entrava un mattone\u00bb. L\u2019arte americana risucchiava quella europea, come aveva amaramente constatato Roberto Longhi nel suo ricordo di Giorgio Morandi trasmesso dal Telegiornale Rai nel giugno 1964: \u201cExit Morandi\u201d, arrivano i barbari. Per Consagra il problema si poneva in termini personali ancora pi\u00f9 drammatici. Militante del Pci, aveva combattuto i paladini del realismo, da Guttuso a Trombadori, che avevano monopolizzato la linea culturale del partito. Per questo, con tutti gli amici del gruppo Forma 1, era stato accusato di accondiscendere, con la scelta per l\u2019astrattismo, ad un\u2019arte individualista e borghese. \u00abLa mia barca era travolta dall\u2019oceano. Il nostro modernismo era stato solamente provocatorio?\u00bb, si domandava Consagra. A tutta questa inquietudine e senso di fallimento si aggiungeva anche la dolorosa crisi del suo matrimonio e l\u2019inizio della relazione con Carla Lonzi. \u00abMi ero aggrappato a Carla\u00bb, racconta l\u2019artista. Una presenza preziosa per la sua intelligenza ma soprattutto per quel suo porsi oltre i conflitti e i travagli che avevano contrassegnato il Dopoguerra. Lei aveva un approccio completamente diverso: \u00abFaceva la critica d\u2019arte e si occupava delle proposte dei giovani artisti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 in questa situazione di passaggio e di precariet\u00e0 che in modo inatteso Consagra apre al colore: un colore delicato, estraneo a quello plateale della Pop art. Lo scultore siciliano si aggancia piuttosto alle esperienze di Calder e di Ellsworth Kelly per approdare ad una situazione che Maurizio Calvesi, nell\u2019introduzione alla mostra della Galleria Marlborough aveva sintetizzato in modo perfetto: \u00abQuesta scultura non celebra pi\u00f9 un incontro, un colloquio, una libert\u00e0 dai chiari connotati politici e democratici, ma celebra una nascita, una libert\u00e0 senza programmi e senza aggettivi\u00bb. \u201cColloqui\u201d era il titolo assegnato ad una serie opere che avevano segnato il decennio tra 1952 e 1962: opere che cercavano una relazione diretta e frontale con l\u2019osservatore, in una prospettiva sempre orizzontale. L\u2019astrattismo per Consagra era tutt\u2019altro che un linguaggio fine a se stesso, ma in costante dialogo con la societ\u00e0, con la sua energia di libert\u00e0 capace di proporre una spiritualit\u00e0 come provocazione e di destabilizzare i processi di massificazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando questa visione entr\u00f2 in crisi, fu il colore a offrirsi come via di uscita. \u00c8 la \u201cnascita\u201d di cui parlava Calvesi nella presentazione del 1966 e che ora \u00e8 al cuore della mostra proposta a Lugano negli spazi del Masi e ideata da Giancarlo e Donna Olgiati, collezionisti, amici e sostenitori del lavoro dell\u2019artista (\u201cPietro Consagra. La materia poteva non esserci\u201d, a cura di Alberto Salvadori, fino al 9 gennaio; catalogo Mousse). Come sottolinea Lara Conte in uno dei saggi in catalogo, Consagra aveva individuato nel colore \u00abuna possibilit\u00e0 trasformativa della scultura e una libert\u00e0 espressiva del fatto scultoreo, tuttavia lontana dall\u2019attrazione Pop\u00bb. In mostra lo spazio che accoglie questa serie di lavori del biennio 1965\/66 \u00e8 isolato strategicamente dai \u201cLenzuoli\u201d, grandi teli dipinti con colori lavabili e realizzati dall\u2019artista a partire dal 1967 e posizionati come veri sipari.&nbsp;&nbsp;Sulla superficie delicata e bianca Consagra annota in modo ritmico e ordinato dei flussi di immagini, che sembrano tracce, impronte di sculture immaginate. \u00abUn terreno fertile di sperimentazione, analisi, verifica e inventario delle idee\u00bb, li definisce Paola Nicolin nel saggio in catalogo. La leggerezza ariosa del supporto e la natura vagante di queste forme preparano l\u2019occhio all\u2019apparizione delle sculture colorate che sbucano in questo spazio cos\u00ec brutalmente contemporaneo come un imprevisto prato fiorito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I lenzuoli hanno una doppia funzione strategica: da una parte separano lo spazio, dall\u2019altra introducono a quella dimensione di leggerezza che contrassegna questi lavori di Consagra. Non \u00e8 un caso che nei titoli, oltre ai colori relativi di ciascuna opera, troviamo spesso la formula \u201cFerro trasparente\u201d. Le sculture infatti non sono solo sottili, ma lasciano passare l\u2019aria nel gioco delicato di vuoti che si crea con il giustapporsi delle lamine metalliche. Sono leggere e si reggono spesso su supporti esili come dei veri steli. Sembrano un aggregarsi di petali che generano forme docili e insieme molto contemporanee. Quanto ai colori, rivelatori di una pulsione dichiarata verso la pittura, sono concettualmente i pi\u00f9 lontani dalla tavolozza Pop: turchese, rosa, violetto, bianco, arancio, \u201cblu Cimabue\u201d, carminio. Colori dialoganti, discorsivi che riaffermano la natura \u201cnon autoritaria\u201d della scultura di Consagra. Colori pastello, come di un artista che riassapora gioie infantili e si avventura negli spazi di una inedita libert\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 evidentemente un cambio di passo con la stagione precedente, documentata in mostra da lavori celebri e anche potenti come \u201cImpronta solare\u201d (1961) e \u201cColloquio fermo\u201d (1959). Permane la frontalit\u00e0 della scultura, ma le opere colorate si lasciano alle spalle quel \u00abpiglio forte e diciamo pure macho\u00bb come lo definisce Andrea Cortellessa nel suo saggio in catalogo, mettendolo in relazione con una componente opposta del suo temperamento: la fragilit\u00e0 emotiva e una dimensione di paura spesso dichiarata: \u00abLa sofferenza mi atterrisce\u00bb, confessa in \u201cVita mia\u201d (l\u2019autobiografia \u00e8 stata ripubblicata da Skira). E ancora: \u00abSostengo la necessit\u00e0 dell\u2019arte perch\u00e9 ho paura\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Completa il percorso di questa mostra uno spazio dedicato alle \u201cCitt\u00e0 frontali\u201d, esperienza della fine degli anni \u201960, che fa sintesi delle stagioni precedenti. Riemerge la necessit\u00e0 di un discorso pubblico che Alberto Salvadori definisce come un tentativo di \u00abdelineare un umanesimo contemporaneo\u00bb. La citt\u00e0 \u00e8 spazio amato, \u00e8 \u00abun argomento di emozioni umane\u00bb. Per questo Consagra non pu\u00f2 accettare che la scultura sia un semplice riempitivo alla progettualit\u00e0 degli architetti e vuole giocarsi a livello di concezione delle forme della citt\u00e0. Che forse proprio in virt\u00f9 dell\u2019esperienza con la scultura a colori, appaiono futuribili ma addolcite dal fluire di linee che le fanno essere molto umane.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pubblicato su Alias, 12 dicembre 2021<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/22_Pietro-Consagra-Collezione-Olgiati_Ph.-Agostino-Osio_6862-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/22_Pietro-Consagra-Collezione-Olgiati_Ph.-Agostino-Osio_6862-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5308\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/22_Pietro-Consagra-Collezione-Olgiati_Ph.-Agostino-Osio_6862-1024x683.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/22_Pietro-Consagra-Collezione-Olgiati_Ph.-Agostino-Osio_6862-300x200.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/22_Pietro-Consagra-Collezione-Olgiati_Ph.-Agostino-Osio_6862-768x512.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/22_Pietro-Consagra-Collezione-Olgiati_Ph.-Agostino-Osio_6862-1536x1024.jpg 1536w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/22_Pietro-Consagra-Collezione-Olgiati_Ph.-Agostino-Osio_6862-2048x1366.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Racconta Pietro Consagra nella sua autobiografia che in una delle periodiche visite a New York dove vivevano la moglie Sofia con i quattro figli, venne indotto a fare un\u2019esperienza psichedelica. \u00abDisegnavo su dei fogli che mi avevano dato e guardavo i fiori emettendo luci colorate. 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