{"id":5299,"date":"2021-11-12T15:35:03","date_gmt":"2021-11-12T15:35:03","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5299"},"modified":"2021-11-12T15:35:03","modified_gmt":"2021-11-12T15:35:03","slug":"dolore-e-perdono-lo-stile-di-louise-bourgeois","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5299","title":{"rendered":"Dolore e perdono, lo stile di Louise Bourgeois"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Raramente una madre e un padre sono stati cos\u00ec ossessivamente decisivi per il destino di un artista. Josephine, la mamma di Louise Bourgeois, era nata Aubuisson, nel cuore della Francia. Veniva da una famiglia di tessitori di arazzi, arte che lei stessa aveva appreso; la cittadina era attraversata dal corso del Creuse, un fiume le cui acque, contenendo il tannino, avevano propriet\u00e0 chimiche che rendevano la lana particolarmente reattiva alla tintura. Pap\u00e0 Louis invece era un architetto di paesaggi che non riusc\u00ec mai a ricavare un centesimo dalla sua professione; in compenso tornava dai suoi continui viaggi portando quelle statue in piombo usate come decorazioni nei giardini. \u00abBisognava continuamente riparlarle perch\u00e9 la lamina di piombo era tanto sottile. \u00c8 uno dei motivi per cui sono diventata scultrice: mi erano cos\u00ec famigliari\u00bb, avrebbe raccontato tanti anni dopo Louise. La mamma era specializzata nel \u201crentrayage\u201d, il rammendo e la ritessitura degli arazzi che pap\u00e0 Louis, con il suo occhio fine, trovava e portava a casa. Di salute fragile, Josephine mor\u00ec presto nel 1932, quando Louise aveva solo 22 anni. \u00abFui sopraffatta dalla brama rabbiosa di capire\u00bb: l\u2019arte di Louise Bourgeois nasce proprio dal rispondere a questa brama.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1985, quando ormai era diventata cittadina americana dopo aver spostato nel 1938 Robert Goldwater, storico dell\u2019arte, realizzava una delle sue opere pi\u00f9 emblematiche, \u201cShe-Fox\u201d. \u201cShe\u201d \u00e8 naturalmente lei, la mamma, indagata per una necessit\u00e0 di capire che non era venuta meno neanche a mezzo secolo dalla sua scomparsa. \u00c8 un ritratto da dentro, perch\u00e9 l\u2019arte per Louise Bourgeois \u00e8 un percorso interiore, che in questo caso la porta ad affrontare un sospetto assillante, che sua mamma potesse non averla amata. Per la scultura aveva scelto un blocco di marmo nero, durissimo da lavorare, materiale che non concede niente e \u00abcostringe a conquistare la forma\u00bb. La seconda parola del titolo, \u201cFox\u201d, fa invece riferimento al valore di una donna che sapeva destreggiarsi in ogni situazione e che Louise vedeva abile come una \u201cvolpe\u201d. Lei invece non si riteneva all\u2019altezza, perci\u00f2 la scultura diventa una necessaria resa dei conti: la mamma dalle tante mammelle ha la testa mozzata. Ma sotto i suoi fianchi c\u2019\u00e8 scavato un piccolo nido: \u00ab\u00c8 l\u00ec che mi sono messa io. Mi aspetto che continui a volermi bene\u00bb. Cos\u00ec la scultura ha assolto la sua funzione: \u00abPu\u00f2 tirarti fuori dai guai ristabilendo in te una sorta di armonia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con il padre le cose sono andate invece cos\u00ec: nel 1974 Louise Bourgeois affronta la sua prima installazione ambientale, \u201cThe Destruction of the Father\u201d, un\u2019opera che lei ha spiegato di aver realizzato per esorcizzare la paura. Quale paura? Non quella di non essere accettata da un uomo che aveva avuto con lei la terza figlia invece dell\u2019agognato maschio. La paura era nei confronti di un padre non prepotente n\u00e9 violento ma insopportabilmente pieno di s\u00e9, che si pavoneggiava a tavola (e la tavola\/letto \u00e8 al cuore dell\u2019opera, che \u00e8 racchiusa in una scatola e drammatizzata da una luce rossa), facendo sentire tutti come insignificanti. Louise aveva con lui un conto aperto che ha affrontato in questo lavoro \u00abcos\u00ec duro che alla fine mi sono sentita un\u2019altra persona\u00bb. L\u2019opera quindi, per sua stessa ammissione, le \u00e8 servita: \u00abMi ha davvero cambiata\u00bb. \u00c8 una scultura catarsi, che dimostra come per Louise Bourgeois un artista non produca opere per migliorarsi, ma per essere \u00abpi\u00f9 capace di sopportare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scultura per Louise Bourgeois ha davvero un potere di cambiare chi la frequenta. Lo dimostra la sua opera pi\u00f9 celebre, \u201cMaman\u201d, presentata alla Tate Modern per inaugurare il grande spazio della Turbine Hall nel 2000. Il suo sguardo sulla madre \u00e8 profondamente diverso, rispetto a \u201cShe-Fox\u201d. La forma \u00e8 quella ben nota di un gigantesco ragno, che si inarca in una posa larga e protettiva nei confronti delle uova (di marmo) che custodisce in una sacca posta sotto la sua testa. Quel ragno&nbsp;\u00e8 un\u2019ode alla mamma, \u00abla mia migliore amica\u00bb. Come un ragno, la madre di Louise era una tessitrice. Ed \u00e8 rivelatrice la sequenza di aggettivi con i quali Louise, per spiegare la scultura, delinea la figura materna: \u00abprotettiva, sempre pronta, cauta, intelligente, paziente, tranquillizzante, ragionevole, delicata, sottile, indispensabile, ordinata e utile come un ragno\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019arte per Louise Bourgeois \u00e8 innanzitutto un fatto personale, tant\u2019\u00e8 vero che per tanti anni ha tenuto il lavoro per s\u00e9, senza avvertire la necessit\u00e0 di esporre (\u00abL\u2019arte nasce da un rintanarsi\u00bb, ha sempre detto). Del resto il sistema non era molto sensibile rispetto un\u2019artista sposata e madre di tre figli, di cui uno adottato (\u00abI trustees del MoMA non erano interessati ad una donna che veniva da Parigi. Non avevano affatto bisogno di me, socialmente. Volevano artisti maschi che venissero da soli e non fossero sposati\u00bb). Era stato Arthur Drexler, allora poeta ma che poi sarebbe diventato storico dell\u2019architettura al MoMA, a scoprirla e a convincerla ad esporre alla Peridot Gallery di New York nel 1949, quindi alla vigilia dei suoi 40 anni. Aveva esposto in quell\u2019occasione la sequenza quasi seriale delle \u201cFigure\u201d, sculture sottili, tutte verticali, che facevano riferimento a situazioni dichiarate nei titoli (\u201cFigure qui apporte pain\u201d, \u201cFigure regardant une maison\u201d, \u201cFigure qui s\u2019appuie contre une porte\u201d e cos\u00ec via\u2026). Cosa rappresentavano queste \u201cfigure\u201d? Erano la confessione di un senso di tradimento nei confronti di&nbsp;&nbsp;tutte quelle persone che aveva lasciato in Francia nel momento in cui aveva deciso di sposarsi e di trasferirsi in America. Sono bianche e nella loro purezza restituiscono lo struggimento doloroso della persona lasciata lontana. Esprimono la dimensione di una mancanza attraverso la fragilit\u00e0 della loro verticalit\u00e0 e come lei ha spiegato, evidenziano \u00ablo sforzo sovrumano per tenersi in piedi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scintilla che la mette in azione come artista infatti \u00e8 proprio la coscienza di una mancanza. \u00abL\u2019idea\u00bb, ha detto Bourgeois, \u00abviene sempre da un fallimento, da una qualche impotenza\u00bb. L\u2019arte \u00e8 uno strumento che mette in rapporto con il proprio inconscio, dando la possibilit\u00e0 molto speciale di sublimarlo (\u00abdi essergli amici\u00bb, lei sottolinea). Sublimarlo, anche se l\u2019operazione pu\u00f2 essere dura e dolorosa, come documentato dalla resistenza del materiale sul quale si lavora o dall\u2019asprezza delle narrazioni che si realizzano. Per Bourgeois l\u2019arte ha una capacit\u00e0 riparativa, di ricucitura (tornano sempre le funzioni del lavoro materno sugli arazzi\u2026) e in ultima analisi di perdono. Si tratta di una parola rara nel lessico degli artisti, che \u00e8 invece sempre ben presente nel vocabolario di Louise. L\u2019aggressivit\u00e0 estrema di tanti suoi lavori nasce dal desiderio di rimettere insieme, di riparare situazioni che si sono lacerate: la condizione perch\u00e9 questo possa accadere \u00e8 il bisogno di perdonare. In un\u2019intervista rilasciata a Demetrio Paparoni, Bourgeois aveva sottolineato con decisione la differenza tra dimenticare e perdonare: \u00abDimenticare \u00e8 negare, sotterrare. Negare \u00e8 il tentativo di dimenticare. \u00c8 il fallimento attraverso il quale sotterri cose a cui non hai mai pensato\u2026 perdonare \u00e8 invece una forma di progressione che d\u00e0 luogo alla pace\u00bb. \u00c8 per questo che nell\u2019opera di Bourgeois non si scorge mai neppure l\u2019ombra del rancore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Invece c\u2019\u00e8 campo aperto per la narrazione visiva dell\u2019esperienza del dolore. \u00c8 quello che accade nella lunga serie di opere realizzate agli inizi degli anni 90 che vanno sotto il titolo di \u201cCell\u201d. Ognuna di queste \u201ccelle\u201d \u00e8 uno spazio spalancato su un tipo diverso di dolore e sulla paura che sviluppa, come \u201cCell (Clothes)\u201d esposta alla Fondazione Prada di Milano. \u00c8 anche uno spazio protetto che attrae il voyeur, il quale si affaccia e si trova davanti qualcosa di respingente. \u00abCi\u00f2 che accade al mio corpo richiede un\u2019espressione formale astratta\u00bb, aveva spiegato l\u2019artista spiegando questo ciclo al Carnegie Museum of Art&nbsp;&nbsp;di Pittsburgh. \u00abQuindi si potrebbe dire che il dolore \u00e8 il riscatto del formalismo\u00bb. Un formalismo non pi\u00f9 ridotto a stile, ma che nelle opere di Louise Bourgeois prende un corpo, condensa un\u2019esperienza psichica ed emotiva. \u00abNon riesco a parlare di stile in generale. Posso solo parlare del mio, che \u00e8 uno stile interamente dettato dalla vita. \u00c8 dettato dalla mia capacit\u00e0 di sopportare le privazioni. Lo stile ha a che fare con i miei limiti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pubblicato su Domani, 24 ottobre 2021<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Raramente una madre e un padre sono stati cos\u00ec ossessivamente decisivi per il destino di un artista. Josephine, la mamma di Louise Bourgeois, era nata Aubuisson, nel cuore della Francia. 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