{"id":5295,"date":"2021-11-12T15:31:43","date_gmt":"2021-11-12T15:31:43","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5295"},"modified":"2021-11-12T15:31:43","modified_gmt":"2021-11-12T15:31:43","slug":"de-chirico-il-ritornante","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5295","title":{"rendered":"De Chirico il ritornante"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abL\u2019Efesino ci insegna che il tempo non esiste e che sulla grande curva dell\u2019eternit\u00e0 il passato \u00e8 uguale all\u2019avvenire\u00bb. Era il luglio 1917. Giorgio De Chirico scriveva da Ferrara al grande amico Apollinaire, dimostrando di avere gi\u00e0 le idee chiare: se la storia \u00e8 sempre un grande ritorno, il suo destino sarebbe stato quello di essere un \u201critornante\u201d. Inutile affannarsi ad inventare il nuovo quando \u00abil sogno ci mostra il passato uguale al futuro e il ricordo si mischia alla profezia\u00bb. Meglio lasciarsi portare dalla navetta che attraversa indifferentemente il passato e il presente in un continuum temporale, come il suo alter ego Ebd\u00f2mero (pubblicato nel 1929). Insomma, non si pu\u00f2 dire che De Chirico non avesse preavvertito tutti, quando nel 1968 decise di riattivare per la terza volta il motore della sua Metafisica. La prima Metafisica era stata quella fondativa, tra 1910 e 1918. La seconda era quella \u201criformata\u201d tra anni Venti e Trenta, dove la visione storico-mitologica-favolosa si scioglieva in un approccio pi\u00f9 naturalistico. La terza, la Neometafisica, ha segnato l\u2019ultima stagione di De Chirico: il maestro ha riapprocciato i vecchi temi con mente divertita, facendo suo quel suggerimento che proprio Apollinaire gli aveva dato tanti anni prima: con \u00abcolori pi\u00f9 ridenti\u00bb la sua metafisica ci avrebbe guadagnato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A lungo questa stagione di De Chirico \u00e8 stata liquidata con un preconcetto negativo. Ma da tempo \u00e8 in corso una convinta rivalutazione, come dimostra il libro di Lorenzo Canova, esplicito fin dal titolo: \u201cIl grande ritorno. Giorgio De Chirico e la Neometafisica\u201d (La Nave di Teseo, 360 pag., 28 euro).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sono alcuni fattori oggettivi che hanno reso necessario un ripensamento. Nel 1966 usciva il volume dei Maestri del Colore della Fabbri dedicato al maestro. Un volume evidentemnete congegnato in casa, con prefazione della moglie Iasabella Far e una sequenza di immagini che non teneva conto dell\u2019ordine cronologico, n\u00e9 delle gerarchie critiche (in copertina c\u2019era un\u2019opera del 1963). Per una giovane generazione di artisti quel fascicolo aveva rappresentato una rivelazione. Tra i primi a mettersi sulla scia del vecchio maestro era stato Tano Festa che aveva trovato in De Chirico un\u2019autorevole sponda per quell\u2019operazione di recupero di capolavori del passato, collocati dentro la struttura a schermo dei suoi dipinti. \u00abLa Neometafisica pu\u00f2 essere considerata come una sorta di \u201cpremonizione\u201d di una certa \u201cbassa risoluzione\u201d di molta arte contemporanea, non solo legata alla pittura\u00bb, sottolinea giustamente Canova. De Chirico si concede infatti la licenza di prendere alla leggera il dipingere, con un\u2019esecuzione dei quadri pi\u00f9 libera e a volte volutamente sommaria, senza preoccuparsi di contraddire quella rigorosa disciplina evocata nel \u201cPiccolo trattato sulla tecnica pittorica\u201d (1928). Il vecchio maestro, il \u201cpictor classicus\u201d, burbero nemico di tutte le avanguardie, si ritrovava ad essere in \u00abuna singolare e probabilmente inconsapevole sintonia con il nuovo\u00bb (Maurizio Calvesi). E non sono solo i pittori-pittori ad accorgersi di lui. Giulio Paolini (proprio in un\u2019intervista rilasciata ad Alias) aveva spiegato che \u00abnessuno meglio di De Chirico ha saputo destreggiarsi nell\u2019insostenibile ruolo di \u201cartista contemporaneo\u201d per essersi abbandonato a una trionfale caduta libera negli abissi del Tempo\u00bb. Secondo Philip Guston i quadri di Chirico rivelavano una grande libert\u00e0 e una capacit\u00e0 di rischio senza precedenti nella pittura moderna.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il vecchio maestro replicava e giocava con i suoi vecchi soggetti. Un atteggiamento inaspettatamente affine a quello della Pop Art. Se ne era reso conto Andy Warhol che nel 1973 aveva preso parte a New York ad un ricevimento in onore di De Chirico organizzato al consolato italiano. Nella foto scattata da Giorgio Gorgoni si vede il \u201critornante\u201d sorridere con tono un po\u2019 beffardo, mentre al suo fianco Warhol sembra quasi in soggezione. Qualche anno dopo, in occasione della grande retrospettiva-omaggio al Moma (1982), sfogliando il catalogo Warhol avrebbe avuto un\u2019ulteriore folgorazione: in una doppia pagina erano state pubblicate tutte le 18 repliche delle \u201cMuse Inquietanti\u201d. Il Pictor optimus aveva bruciato tutti sul tempo intuendo la forza intrinseca nella serialit\u00e0.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019eclettismo di De Chirico anticipa anche il postmoderno, come sottolinea Francesco Vezzoli. I suoi \u201csoli elettrici\u201d degli anni 70 prefigurano le visioni del gruppo Memphis. E andrebbe anche esplorata l\u2019importanza che il maestro ha avuto nella genesi della Transavanguardia, cio\u00e8 di una pittura figurativa liberata dalla preoccupazione di rappresentare la realt\u00e0 e che si riconosceva in quello \u00abspaesamento degli oggetti\u00bb strappati dalla rete abituale di rapporti di causa effetto o di vicinanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa centralit\u00e0 inattesa di De Chirico (che pervade anche il linguaggio televisivo) \u00e8 uno degli aspetti pi\u00f9 interessanti del libro di Canova. Un libro che nella sua concezione cede ad un eccesso di tentazione mimetica nei riguardi del maestro. I capitoli infatti sono tutti scanditi come Stanze, nelle quali veniamo accompagnati in ripetute (e a volte anche un po\u2019 ripetitive) immersioni nell\u2019immaginario del maestro. Dato che \u201cil ritornante\u201d con la Neometafisica torna sui suoi soggetti archetipi, la costruzione del libro avanza per nuclei iconografici o tematici di Stanza in Stanza. Una delle pi\u00f9 emblematiche \u00e8 inevitabilmente quella dedicata al \u201cFigliol Prodigo\u201d, che \u00e8 non a caso la rappresentazione di un \u201critorno\u201d. De Chirico fino al termine della sua vita rinnova l\u2019incontro con il padre nell\u2019abbraccio sognato; quel padre perso troppo presto e sempre rimpianto. Dopo il capolavoro solenne del 1919, nelle repliche si era andato costituendo in padre archeologo pietrificato, a volte con un ribaltamento di ruoli: era lui a essere il \u201critornante\u201d consolato dal figlio. Nella versione finale, datata 1973, il climax si addolcisce. L\u2019impaginazione solenne ripiega su una soluzione pi\u00f9 domestica. Siamo all\u2019interno di una stanza, il figlio giovane riccioluto (quasi pasoliniano\u2026) e seminudo appoggia con dimestichezza la mano sulla spalla del padre. La porta \u00e8 semiaperta, dalle finestre si vede un panorama di mare come quello della Grecia natia, quella stessa terra dove ora il padre era sepolto. Appoggiato al muro si vede un esile bastone: che sia il padre questa volta il \u201critornante\u201d? Il vecchio De Chirico sembra cos\u00ec giocare affettuosamente con se stesso e con i propri sogni, senza nessun timore di dare una versione quasi fumettistica di un proprio capolavoro iconico. Il \u201cpictor optimus\u201d, per il quale il passato era uguale all\u2019avvenire, in realt\u00e0 era pi\u00f9 che mai al passo con i tempi\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pubblicato su Alias 17 ottobre 2021<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abL\u2019Efesino ci insegna che il tempo non esiste e che sulla grande curva dell\u2019eternit\u00e0 il passato \u00e8 uguale all\u2019avvenire\u00bb. Era il luglio 1917. 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