{"id":5264,"date":"2021-09-18T08:04:07","date_gmt":"2021-09-18T08:04:07","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5264"},"modified":"2021-09-18T08:06:31","modified_gmt":"2021-09-18T08:06:31","slug":"mario-sironi-il-giobbe-della-pittura","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5264","title":{"rendered":"Mario Sironi, il Giobbe della pittura"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">\u00abIo so come te, che uno strato di pietra si \u00e8 come sovrapposto sul corpo e l\u2019anima di quell\u2019infelice mio figlio\u2026\u00bb. Chi scrive \u00e8 Giulia Villa, coniugata Sironi. La destinataria \u00e8 invece Matilde, moglie a quel tempo separata (siamo ad inizio anni 30), di Mario Sironi. E sono naturalmente di Sironi il corpo e l\u2019anima a cui si riferimento in quella bella e straziantissima lettera. <\/h3>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"255\" height=\"264\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/image_2_1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5265\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pochi artisti nel secolo scorso hanno accettato di fare i conti con la dimensione del dolore come lui; dolore personale, ma anche dolore del suo tempo. \u00c8 una dimensione che assedia e insieme struttura la sua pittura, dando corpo e sostanza a quelle due categorie di \u201csintesi e grandiosit\u00e0\u201d scelte come sottotitolo della bella mostra da poco aperta al Museo del 900 di Milano (fino al 31 marzo 2022). Per una volta gli spazi espositivi troppo compressi del museo ricavato nell\u2019edificio dell\u2019Arengario, si rivelano funzionali: infatti i cartoni per le grandi opere pubbliche realizzate sotto il fascismo, per ragioni di dimensioni sono presentati fuori dal percorso e cos\u00ec diventano meno condizionanti rispetto alla lettura del grande artista (\u00abChe fa Sironi? Sta lavorando? Avete un grande artista, forse il pi\u00f9 grande del momento, e non ve rendete conto\u00bb, aveva ammonito perentoriamente Picasso). A dare forza al progetto espositivo contribuisce la scelta delle opere, tutte di assoluta qualit\u00e0, e spesso poco viste, come dimostrano le rispettive storie espositive che Elena Pontiggia, curatrice della mostra insieme ad Anna Maria Montaldo e biografa di Sironi, ha accuratamente documentato nelle schede del catalogo edito da Ilisso.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 dunque un Sironi \u201cda cavalletto\u201d quello che scorre davanti ai nostri occhi. Ma per Sironi il cavalletto, lungi dall\u2019essere strumento d\u2019accademia, \u00e8 una finestra costantemente spalancata sul suo tempo e sulla storia. O meglio, \u00e8 un varco attraverso il quale la sua pittura precipita ogni volta nel tempo e nella storia. \u00ab\u2026 Eppure quella stessa anima messa a nudo vince in bont\u00e0 e sensibilit\u00e0 e amore su tutte quelle da me conosciute\u00bb: continuava cos\u00ec la lettera di mamma Giulia alla nuora Matilde. Sironi infatti \u00e8 mosso da una sensibilit\u00e0 drammatica che lo porta come scrive Pontiggia a provare \u00abuna compassione schopenaueriana per ogni forma di vita\u00bb. Nella prima sala l\u2019artista si presenta con una sequenza di autoritratti tutti realizzati a cavallo di secolo: \u00e8 il volto di un uomo trafitto, assediato fin da quegli anni dalla depressione. Eppure non c\u2019\u00e8 psicologismo in questo suo guardarsi; si avverte l\u2019oggettivit\u00e0 di un dolore che segna e incide i lineamenti, e che lascia lo sguardo sempre sull\u2019orlo dell\u2019ombra. Sono autoritratti di un uomo che non si chiude e non scappa via da se stesso.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"495\" height=\"720\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Mario-Sironi-ritratto-del-fratello-ettore-1910.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5266\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Mario-Sironi-ritratto-del-fratello-ettore-1910.jpg 495w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Mario-Sironi-ritratto-del-fratello-ettore-1910-206x300.jpg 206w\" sizes=\"auto, (max-width: 495px) 100vw, 495px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non scappa dal destino che lo chiama a misurarsi con una vocazione alla \u201cgrandiosit\u00e0\u201d, pur su dimensioni da cavalletto e su soggetti che non hanno nessuna ambizione pubblica. \u00c8 quello che accade con il bellissimo \u201cRitratto del fratello Ettore\u201d realizzato intorno al 1910. Il ragazzo, di ben 13 anni pi\u00f9 giovane di Mario, ci appare in tutto il suo struggimento adolescenziale, quasi incollato alla sua ombra, troppo vasta per non comunicare un senso di inquietudine. Eppure Ettore occupa lo spazio con una solidit\u00e0 c\u00e9zanniana; le mani sono quasi scolpite con la pittura. La realt\u00e0 \u00e8 il parametro a cui Sironi resta sempre fedele.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche quando il futurismo lo coopta, il suo accento resta di una concretezza inconfondibile: in una piccola, stupenda tempera su carta, \u201cStudio per Volumi plastici\u201d, il dinamismo anzich\u00e9 dissolvere i volumi nello spazio finisce con il monumentalizzarli, pur dentro quelle minime dimensioni.&nbsp;&nbsp;La pressione della realt\u00e0 non cala d\u2019intensit\u00e0 neanche quando il soggetto in teoria lo lascerebbe pi\u00f9 libero di svariare, come nel caso delle nature morte. \u00abDovremo dunque in eterno continuare a dipingere nature morte?&#8230; Da questa impotenza immaginativa della pittura contemporanea bisogner\u00e0 pure uscire\u00bb, si chiedeva Sironi nel 1930. Uscire per lui poteva significare darsi alla grande arte pubblica, come avrebbe fatto per tutto quel decennio. Ma uscire poteva anche voler dire sottrarre il genere della natura morta da ogni zona franca, farne terreno di un dramma, come accade nella spettacolare tela con brocca e frutta di propriet\u00e0 dell\u2019Archivio Mario Sironi (1926). Il tono fuliggine, i volumi stipati nello spazio, la luce che si impasta con la materia, testimoniano di una pittura sempre sotto pressione, chiamata comunque a fare i conti con il dolore e le sconfitte della storia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A proposito di sconfitta, in mostra c\u2019\u00e8 una tela di collezione privata, che dietro il titolo asettico di \u201cUomo e muro\u201d (1938\/39) svela un\u2019immagine di uno scoramento epocale: l\u2019uomo \u00e8 un guerriero sfiancato, demolito in tutte le sue certezze, dipinto di calce come il muro a cui s\u2019appoggia. Sironi si addentra in un teatro da capolinea della storia, dove il presente si annuncia come muta archeologia. Sono preavvisi di apocalissi che troviamo disseminati lungo il percorso, nelle forme pi\u00f9 varie, come in quei cieli dove i blu si fanno largo battagliando ma sembrano sempre sul punto di venire inghiottiti dalle tenebre. Nel meraviglioso \u201cPaesaggio (Case e albero)\u201d del 1929, un quadro che da 60 anni non veniva esposto, la pittura sembra invece bruciare, come spazzata da un vento ardente. \u00c8 un capolavoro struggente, innamorato e inquieto, attraversato da un\u2019istante di bellezza fuggitiva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo la parentesi dell\u2019arte pubblica degli anni 30, dove Sironi si mostra comunque impermeabile ad ogni dimensione di trionfalismo e dove cerca di costruire una faticosa mitologia civica, il discorso al cavalletto riprende come se non fosse mai stato interrotto. \u00c8 una continuit\u00e0 nel segno di quel sentimento doloroso del mondo, da cui Sironi non si sottrae mai, come un nuovo Giobbe della pittura. Cambiano gli scenari, entrano in campo le citt\u00e0 con le loro architetture scabre e la solitudine dei tram che si arrampicano per le strade anonime del neocapitalismo. Ma lo sguardo di Sironi non cede mai al moralismo. Semmai si pu\u00f2 scorgere anche un sentimento di simpatia per quegli ammassi cubici di case chiamate a resistere sotto cieli di carbone. Il quadro che chiude la storia dell\u2019artista e chiude anche la mostra implicitamente lo conferma. Il titolo, quasi tautologico, lo aveva scritto lo stesso Sironi sul retro della tela: \u201cL\u2019ultimo quadro\u201d (1961). In uno scenario urbano scheggiato insolitamente di colori si muovono dei personaggi fuori proporzione. Sembrano tutti in uscita\u2026 L\u2019anno prima aveva dipinto anche il proprio funerale, una piccola tela dove il corteo sfila, schiacciato da una parete con istoriate figure monumentali. Un\u2019exit strategy a sorpresa, con una punta di struggente ironia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pubblicata su Alias, domenica 4 settembre<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"314\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/m-sironi-lultimo-quadro-1961-olio-su-tela-roma-archivio-mario-sironi-di-romana-sironi-600x314-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5268\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/m-sironi-lultimo-quadro-1961-olio-su-tela-roma-archivio-mario-sironi-di-romana-sironi-600x314-1.jpg 600w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/m-sironi-lultimo-quadro-1961-olio-su-tela-roma-archivio-mario-sironi-di-romana-sironi-600x314-1-300x157.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIo so come te, che uno strato di pietra si \u00e8 come sovrapposto sul corpo e l\u2019anima di quell\u2019infelice mio figlio\u2026\u00bb. Chi scrive \u00e8 Giulia Villa, coniugata Sironi. La destinataria \u00e8 invece Matilde, moglie a quel tempo separata (siamo ad inizio anni 30), di Mario Sironi. E sono naturalmente di Sironi il corpo e l\u2019anima [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[1511,1510],"class_list":["post-5264","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-uncategorized","tag-elena-pontiggia","tag-mario-sironi"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5264","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5264"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5264\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5269,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5264\/revisions\/5269"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5264"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5264"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5264"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}