{"id":5248,"date":"2021-08-16T07:54:38","date_gmt":"2021-08-16T07:54:38","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5248"},"modified":"2021-08-16T07:54:51","modified_gmt":"2021-08-16T07:54:51","slug":"lo-sguardo-libertario-di-mario-diacono","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5248","title":{"rendered":"Lo sguardo libertario di Mario Diacono"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La libera repubblica di Diaconia dobbiamo immaginarla come un territorio vasto, senza confini definiti e senza lingue precostituite. Pi\u00f9 che un luogo \u00e8 una situazione, nella quale le esperienze si susseguono senza aver mai la possibilit\u00e0 di cristallizzarsi. I traslochi non si contano, le gallerie esauriscono la loro mission nell\u2019arco di pochi mesi, le riviste nascono con spunti geniali e durano una manciata di numeri; anche le cattedre universitarie sono concepite come missioni temporanee. <\/h3>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"655\" height=\"491\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/CIMG0185_0.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5249\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/CIMG0185_0.jpg 655w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/CIMG0185_0-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 655px) 100vw, 655px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Impossibile fossilizzarsi mentalmente nella libera repubblica di Diaconia, che non a caso ha un abitante unico e difficilmente imitabile: Mario Diacono, classe 1930, in questo momento di casa a Brookline, Massachusetts. L\u2019occasione di incontrarlo via whatsapp \u00e8 la mostra che il Macro di Roma gli ha dedicato e che naturalmente si intitola \u201cDiaconia\u201d, con l\u2019aggiunta dei termini \u201ctra scrittura ed arte\u201d: una mostra che \u00e8 una rappresentazione fedele di un\u2019avventura intellettuale che si \u00e8 concessa pochi punti fermi:\u00a0una costellazione di\u00a0<em>ephemera<\/em>, riviste, libri, fotografie e opere dedicate a Diacono dagli artisti con cui ha collaborato. \u00abQuesta mostra\u00bb, ci racconta, \u00ab\u00e8 la rappresentazione visiva di una lunga intervista che Luca Lo Pinto, oggi direttore del Macro, mi aveva fatto nel 2013 per la rivista online Doppiozero\u00bb,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se il catalogo delle esperienze vissute \u00e8 davvero infinito, le parole di Diacono sono sempre parche, calibrate, prive di ogni accento retorico. Con i suoi lunghi capelli bianchi da irriducibile libertario, colpisce per la precisione di ogni ricordo, per l\u2019insistenza sulle date (e sono tante!) come fattore imprescindibile per la corretta narrazione del suo percorso. Il primo di questi ricordi \u00e8 inevitabilmente quello che riguarda Giuseppe Ungaretti, suo professore all\u2019universit\u00e0 con il quale si era laureato con una tesi su \u201cLacerba\u201d, la rivista dei futuristi fiorentini (di Ungaretti Diacono \u00e8 stato anche segretario per tre anni e ha curato la raccolta di testi critici, \u201cVita di un uomo\u201d). \u00ab\u00c8 stata un\u2019esperienza importante per me, perch\u00e9 ho potuto esplorare una rivista dove letteratura e arti figurative vivevano su uno stesso terreno. \u00c8 stata un\u2019intuizione del futurismo, con la quale mi sono sentito in sintonia e che poi ho sempre cercato di portare avanti. Anche se per me il linguaggio letterario e quello figurativo restavano due linguaggi separati\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"520\" height=\"357\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/unnamed3.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5250\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/unnamed3.png 520w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/unnamed3-300x206.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 520px) 100vw, 520px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cScrittura ed arte\u201d, come indicato dal titolo della mostra romana, sono i due poli tra i quali Diacono si \u00e8 sempre mosso. Scrittura \u00e8 una forma di espressione che, a partire dal 1968, sconfina nella forma artistica, quasi per mettersi al riparo dalla devastazione omologante provocata dall\u2019egemonia della cultura consumistica: quella cultura che \u201cIl carro\u201d, piccola opera, amara e ironica del 1972, si prepara a buttare in una discarica. Sul cassone del camioncino giocattolo sono infatti stampigliati spezzoni di parole svuotate di senso e di realt\u00e0 (sono gli anni in cui Pasolini dalle colonne del Corriere lanciava le sue condanne contro l\u2019appiattimento linguistico operato dalla televisione).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abIn quella fase \u00e8 stato importante per me il riferimento al surrealismo e ad Andr\u00e9 Breton con il suo \u201cPoem object\u201d\u00bb, racconta Diacono. \u00abBreton in realt\u00e0 aggiungeva un testo poetico all\u2019oggetto. Io ho fatto una scelta pi\u00f9 radicale con gli \u201cObjTexts\u201d, dove la parola quasi scompare e i miei testi diventano tridimensionali: \u00e8 un\u2019espansione del linguaggio nella visualit\u00e0. Percepivo che il linguaggio poetico che ci era stato tramandato non reggeva pi\u00f9. Mi trovavo davanti ad una frammentazione che non era pi\u00f9 ricomponibile in un testo\u00bb. \u00c8 il momento in cui Diacono d\u00e0 vita ad una serie&nbsp;di collaborazioni con figure che come lui si interessavano di questioni teoriche e poetiche, compagni di strada con i quali sviluppava progetti editoriali indipendenti e clandestini, lontani dalla distribuzione ufficiale. Con Emilio Villa d\u00e0 vita a&nbsp;<em>Ex<\/em>, con Stelio Maria Martini crea&nbsp;<em>Quaderno<\/em>, con Ugo Carrega produce&nbsp;<em>aaa,&nbsp;<\/em>e collabora con Martini e Luciano Caruso al progetto&nbsp;<em>Continuum<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abEmilio Villa e Jannis Kounellis sono stati per me i riferimenti paralleli che indicavano un nuovo inizio rispettivamente nella letteratura e nella pittura. La cultura da cui venivamo aveva raggiunto un livello di sfinimento, era incapace di generare un\u2019intensit\u00e0 espressiva. Avvertivo la necessit\u00e0 di un linguaggio nuovo e Villa e Kounellis condividevano questa mia urgenza. Per trovare risposte Villa aveva anche cominciato a studiare le civilt\u00e0 precristiane in cerca di nuovi archetipi. Io invece mi dirottai sulle arti tribali, con due viaggi per me fondamentali&nbsp;&nbsp;nel 1962 in Africa Occidentale e nel 1968 tra le comunit\u00e0 Navajo e Hopi del New Mexico e dell\u2019Arizona\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"720\" height=\"457\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Emilio-Villa-720x457-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5251\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Emilio-Villa-720x457-1.jpg 720w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Emilio-Villa-720x457-1-300x190.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><figcaption>Mario Diacono cone Emilio Villa, 1971<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se il linguaggio scritto per Diacono era esausto, non di meno si poteva dire per il linguaggio della pittura. Eppure negli anni 80 Diacono si trova in prima linea nel proporre un gruppo di artisti che tornavano perentoriamente a dipingere. \u00abErano quelli di una nuova generazione che poi si raccolsero sotto l\u2019etichetta della Transavanguardia. Mi interessarono subito perch\u00e9 capii che alla radice della loro pittura non c\u2019era pi\u00f9 una figurazione preoccupata di rappresentare la realt\u00e0, ma era una pittura che nasceva proprio dall\u2019insorgenza degli archetipi, che diventano i soggetti dei loro lavori. Esposi Chia e Cucchi nel 1979 nella galleria che allora avevo a Bologna: in quel momento consideravo la loro pittura un atto di avanguardia. Poi la spinta di quel gruppo di artisti neoespressionisti si \u00e8 esaurita alla fine degli anni \u201880\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 difficile tenere sotto controllo la curiosit\u00e0 nel dialogare con Diacono. Cos\u00ec gli chiediamo di alcuni personaggi che hanno segnato la sua avventura artistica. Inevitabile partire da Vito Acconci, al quale Diacono ha dedicato un libro nel 1975: \u00abL\u2019ho conosciuto quando insegnavo a Berkeley nel 1969. Mi interessava perch\u00e9 veniva dalla poesia e transitando nella performance aveva fatto un \u201cby pass\u201d che giudicavo molto interessante. Per me la parola aveva finito con l\u2019intrecciarsi con l\u2019oggetto, lui aveva invece trovato una simile oggettivit\u00e0 facendo del corpo un linguaggio\u00bb. Altra relazione importante \u00e8 stata quella con Claudio Parmiggiani: \u00abL\u2019ho conosciuto a Roma nel 1967. Mi ha interessato subito perch\u00e9 il suo lavoro non seguiva mai strade prestabilite. Poi ci siamo trovati in sintonia nella comune attenzione per i linguaggi dell\u2019ermetismo, come forma per esprimere la dimensione della trascendenza. Abbiamo fatto anche una rivista insieme TAU\/MA di cui sono usciti sette numeri\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con Basquiat \u00e8 stata l\u2019intuizione di un istante: \u00abEro rimasto impressionato da un suo quadro visto a Documenta nel 1982. Per una serie di coincidenze esposi una sua grande tela di 4 metri nella galleria che avevo allora a Roma e scrissi un testo che nelle bibliografie compare come il primo catalogo su di lui\u00bb. Intatta \u00e8 la stima per Cy Twombly: \u00abL\u2019ho conosciuto alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martis. \u00c8 il primo artista nel quale mi sono davvero identificato, perch\u00e9 avevo percepito che con lui cambiava il clima dell\u2019arte a Roma. Anche lui si era mosso partendo da un archetipo, il linguaggio classico, che nella sua pittura non aveva nulla di archeologico ma assumeva una forte carica psichica, andando al di l\u00e0 della pittura astratta\u00bb. Tra le relazioni speciali di Diacono c\u2019\u00e8 anche un artista che non ti aspetti, Alex Katz, figlio dell\u2019onda lunga della Pop Art: \u00abL\u2019ho conosciuto a Roma a casa di Donna Moylan, un\u2019artista che mi ha fatto un ritratto esposto alla mostra al Macro. Ho colto nella sua pittura un\u2019originalit\u00e0 e una freschezza e mi \u00e8 sembrato semplicistico catalogarlo semplicemente come artista figurativo. C\u2019era un elemento ieratico che lo distingueva dalla pop art e dai suoi epigoni: aveva un rigore formale che lo avvicinava al minimalismo. Gli organizzai una mostra nella galleria di Boston nel 1985, con l\u2019obiettivo di metterlo in dialogo con una generazione di artisti successivi alla sua\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per chiudere la conversazione inevitabile chiedere a Diacono un suo giudizio sulla situazione attuale. \u00abVedo una tale frammentazione del discorso artistico, che rende impossibile costruire un discorso univoco, o cogliere una direzione. Ultimamente abbiamo assistito ad un recupero degli artisti afroamericani, ma \u00e8 pi\u00f9 nella chiave di un risarcimento. Pu\u00f2 essere che questa sia una premessa perch\u00e9 in un prossimo futuro si assista a qualcosa di diverso, che le varie culture si assorbano l\u2019un l\u2019altra e venga fuori qualcosa di nuovo\u00bb. E degli NFT che ci dice? \u00abNon mi faccia parlare. Li ho ribattezzati \u201cNo Fucking Tokens\u201d, nel senso di \u201cI don\u2019t want Fucking Tokens\u201d:\u00a0\u00e8 solo nuovo ciarpame propinatoci dal capitalismo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>(articolo pubblicato su Domani, 15 agosto 2021)<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"720\" height=\"498\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Achille-Maramotti-Mario-Diacono_FlashArt-720x498-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5252\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Achille-Maramotti-Mario-Diacono_FlashArt-720x498-1.jpg 720w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Achille-Maramotti-Mario-Diacono_FlashArt-720x498-1-300x208.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><figcaption>Con Achille Maramotti a Documenta 1987<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La libera repubblica di Diaconia dobbiamo immaginarla come un territorio vasto, senza confini definiti e senza lingue precostituite. Pi\u00f9 che un luogo \u00e8 una situazione, nella quale le esperienze si susseguono senza aver mai la possibilit\u00e0 di cristallizzarsi. I traslochi non si contano, le gallerie esauriscono la loro mission nell\u2019arco di pochi mesi, le riviste [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[1509,173,1508,308,1507],"class_list":["post-5248","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-uncategorized","tag-achille-maramotti","tag-emilio-villa","tag-luca-lo-pinto","tag-macro","tag-mario-diacono"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5248","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5248"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5248\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5254,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5248\/revisions\/5254"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5248"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5248"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5248"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}