{"id":5242,"date":"2021-08-04T14:28:38","date_gmt":"2021-08-04T14:28:38","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5242"},"modified":"2021-08-04T14:28:38","modified_gmt":"2021-08-04T14:28:38","slug":"monte-verita-szeemann-la-mostra-come-rivelazione","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5242","title":{"rendered":"Monte Verit\u00e0. Szeemann, la mostra come rivelazione"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">\u00abIl Monte Verit\u00e0: somma di ideologie innestato in un paesaggio materno\u00bb. Cos\u00ec Harald Szeemann definiva quel luogo magnetico al quale aveva dedicato tanta passione e tante energie a partire dagli anni 70. Sulle cartine \u00e8 indicato come Monte Monescia; per il grande curatore svizzero quella serie di panettoni dolci che si alzano sopra Ascona si configuravano, quasi in forza di un\u2019allitterazione, come le \u201cmammelle della verit\u00e0\u201d. <\/h3>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"929\" height=\"623\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Schermata-2021-08-04-alle-16.26.41.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5243\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Schermata-2021-08-04-alle-16.26.41.png 929w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Schermata-2021-08-04-alle-16.26.41-300x201.png 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Schermata-2021-08-04-alle-16.26.41-768x515.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 929px) 100vw, 929px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In realt\u00e0 tra le tante credenze sperimentate fin dagli inizi del 900 da quegli spiriti anticonvenzionali che hanno segnato la storia di questo luogo, non c\u2019era nessuna \u201cdivinit\u00e0 multimammellare\u201d, che invece \u00e8 figlia dell\u2019intuitivit\u00e0 e dell\u2019acribia critica e archivistica di Szeemann. \u00abLe mammelle\u00bb, scriveva, \u00abhanno nomi, si identificano con le risposte date ai problemi del tempo dalle utopie che si sperimentavano ad Ascona\u00bb. La prima mammella era l\u2019anarchia assunta come modello sociale, che \u00abpostula l\u2019uomo emancipato\u00bb. Le mammelle sono fonti nutritive, cos\u00ec la seconda ha alimentato i modelli teosofici che hanno fatto del Monte Verit\u00e0 una sorta di molteplice monastero laico. La terza mammella prefigura un paradiso comunista e comunitario \u00abdove la coppia dei contrari, l\u2019individuale e l\u2019estraneo, non sono pi\u00f9 opposizioni causanti discordia e infelicit\u00e0\u00bb. Luogo dove il matriarcato avrebbe dovuto risorgere, non senza contraddizioni, visto che il suo teorizzatore, il fisiatra Otto Gross, alla fine consegn\u00f2 il progetto con una scelta \u201cpatriarcale\u201d (come sottolinea con una punta di ironia lo stesso Szeemann) a Carl Jung, che dal 1933 sarebbe diventato il principale oratore e padre spirituale per la comunit\u00e0. Infine la quarta mammella \u00e8 quella dell\u2019arte, che ha attratto da queste parti i dadaisti zurighesi, e poi Marianne von Werefkin con Alexey von Jawkensky, ma anche scrittori come Joyce e Rilke. Ma l\u2019elenco dovrebbe essere ben pi\u00f9 lungo\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla sequenza degli artisti Szeemann ne aveva poi aggregato un altro:\u00a0Elis\u00e0r von Kupffer, pittore nato in Estonia nel 1872 che si era stabilito in Ticino negli anni 20 con il compagno Eduard von Mayer. Insieme avevano fondato un movimento filosofico religioso improntato sull\u2019emancipazione sessuale, ribattezzato il Clarismo. Pi\u00f9 che teorizzarlo, lo avevano messo in figura, all\u2019interno di un santuario costruito a Minusio, a pochi chilometri dal Monte Verit\u00e0. Era il Sanctuarium Artis Elisarion, un tempio circolare, fasciato da un grande dipinto composto da 16 tele, con 84 nudi maschili immersi in una sorta di paradiso terrestre: un rituale che vedeva per protagonista l\u2019artista stesso, il cui \u201cio\u201d morente \u00e8 disteso su un letto in attesa della sua resurrezione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Szeemann lo aveva scoperto nel 1977 mentre stava preparando la mostra itinerante sul Monte Verit\u00e0. Lo aveva integrato nel percorso, facendolo trasferire nel complesso sulle pendici del Monescia. Oggi, dopo il restauro effettuato da Petra Helm e da Christian Marty, il padiglione \u00e8 tornato di nuovo visitabile per il pubblico ed \u00e8 uno dei motivi che rendono davvero intrigante tornare al Monte Verit\u00e0. Sotto la direzione di Nicoletta Mongini, il complesso inoltre sta arricchendosi di nuovi interventi, come quello di Michelangelo Pistoletto che ha progettato nel parco un intervento come articolazione della sua mostra da poco inaugurata al Museo Comunale di Ascona: si tratta di una versione del Terzo Paradiso, realizzata con semplici sassi levigati trovati nel parco. L\u2019aspetto \u00e8 quello di un\u2019emersione da uno scavo archeologico, quasi a testimoniare il radicamento dell\u2019utopia nelle fibre del Monte Verit\u00e0. Fabrizio Dusi, invece ha realizzato un omaggio al paradiso di Elis\u00e0r von Kupffer, all\u2019interno dell\u2019Hotel storico (costruito in stile Bauhaus: sono tante e varie le utopie che si sono affacciate da queste parti\u2026): un dipinto delle dimensioni di un affresco dedicato al \u201cGiardino dell\u2019Eden\u201d.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"924\" height=\"614\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Schermata-2021-08-04-alle-16.27.10.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5244\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Schermata-2021-08-04-alle-16.27.10.png 924w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Schermata-2021-08-04-alle-16.27.10-300x199.png 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Schermata-2021-08-04-alle-16.27.10-768x510.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 924px) 100vw, 924px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 indubbio per\u00f2 che il deus ex machina di questo luogo affascinante e magnetico sia sempre Harald Szeemann: \u00e8 grazie al filtro della sua intelligenza che oggi si guarda a Monte Verit\u00e0 non come ad una palestra di eccentricit\u00e0 ma come ad un laboratorio di utopie che riguardano, per esempio, anche il modo di ripensare i codici del fare una mostra. A Casa Anatta, edificio costruito dai primi abitatori del Monte nel 1904, \u00e8 infatti custodita l\u2019installazione di 975 oggetti che componevano il percorso dell\u2019esposizione itinerante del 1978 \u201cLe mammelle della verit\u00e0\u201d: \u00e8 l\u2019unica mostra tutt\u2019ora allestita del curatore bernese, insieme al commovente Museo Comico per il grande clown Dimitri, a Verscio, sempre in Ticino. Tutto questo \u00e8 stato possibile perch\u00e9 alla sua morte la Fondazione proprietaria del complesso \u00e8 riuscita ad acquisire quella parte dell\u2019archivio relativo alle ricerche e al rapporto con Monte Verit\u00e0: Szeemann tra 1984 e 1990 aveva fatto parte della commissione culturale. Tutto il resto del grande archivio, com\u2019\u00e8 noto, \u00e8 stato rilevato dal Getty Museum.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Szeemann definiva \u201cLe mammelle della verit\u00e0\u201d una mostra archeologica, frutto delle sue sistematiche ricerche. Si trattava, per lui, di un\u2019archeologia vivente: \u00abun\u2019addizione di mete altissime condensate in 600 vite, in 600 visioni di paradisi\u00bb, chiariva. I documenti, i reperti, le fotografie non mostrano a noi solo come interessanti testimonianze; sono spezzoni di sogni, che in tanti casi prefigurano nostri sogni di ogni, dal rapporto da ricostruire con la natura, a relazioni umane dettate da un nuovo altruismo. I sogni erano anche quelli di una \u201criforma del corpo\u201d attraverso la danza naturale interpretata da Charlotte Bara, ballerina per la quale nel 1927 era stato costruito ad Ascona il Teatro San Materno. Di lei Szeemann aveva ritrovato i costumi, chiusi in una scatola di cartone e dimenticati nelle cantine di Casa Anatta e che oggi ritroviamo esposti, ancora vibranti dell\u2019utopia che li aveva abitati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lavoro di ricucitura operato dal curatore bernese non \u00e8 semplicemente documentario. \u00c8 ricucitura con una tensione utopica che diventa grammatica della mostra stessa, a dimostrazione di come la parabola di Monte Verit\u00e0 fosse una partita ancora aperta. Basta leggere l\u2019obiettivo che Szeemann si era dato: \u00abMonte Verit\u00e0 deve inoltre mostrare cosa possa oggi riproporsi una mostra: essere superamento di ogni parcellizzazione e contemporanea rivelazione delle nascoste componenti fantastiche\u00bb.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"933\" height=\"611\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Schermata-2021-08-04-alle-16.27.22.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5245\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Schermata-2021-08-04-alle-16.27.22.png 933w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Schermata-2021-08-04-alle-16.27.22-300x196.png 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Schermata-2021-08-04-alle-16.27.22-768x503.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 933px) 100vw, 933px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIl Monte Verit\u00e0: somma di ideologie innestato in un paesaggio materno\u00bb. 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