{"id":5238,"date":"2021-07-04T11:04:47","date_gmt":"2021-07-04T11:04:47","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5238"},"modified":"2021-07-04T11:04:47","modified_gmt":"2021-07-04T11:04:47","slug":"gottfried-helnwein-orrore-ed-epifanie","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5238","title":{"rendered":"Gottfried Helnwein, orrore ed epifanie"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Cominciamo con una premessa indispensabile: per capire l\u2019arte di Gotffried Helnwein, protagonista molto atteso di una mostra che aprir\u00e0 a Venezia alla Marciana il prossimo 2 luglio, bisogna guardare oltre l\u2019apparenza. Sarebbe infatti facile incasellarla come aspra e implacabile pittura di denuncia, visti i suoi soggetti cos\u00ec spesso deturpati, devastati dalla violenza orrenda della storia. La sua \u00e8 pittura che con puntigliosit\u00e0 fotografica non risparmia nulla al nostro sguardo: sconvolge, incalza, interroga, smuove. \u00c8 arte che infierisce ad oltranza. Eppure alla fine ci si rende conto che la sua non \u00e8 pittura prigioniera degli incubi che documenta e rappresenta. Dietro l\u2019evidenza di queste sue immagini c\u2019\u00e8 un\u2019energia opposta che vuole sottrarsi a quel destino.&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"968\" height=\"711\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Schermata-2021-07-04-alle-13.02.46.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5239\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Schermata-2021-07-04-alle-13.02.46.png 968w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Schermata-2021-07-04-alle-13.02.46-300x220.png 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Schermata-2021-07-04-alle-13.02.46-768x564.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 968px) 100vw, 968px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Helnwein \u00e8 uno di quegli artisti che, come Kiefer, Richter o Baselitz, per stare sui nomi pi\u00f9 famosi, sono stati chiamati a fare i conti con le colpe derivate dalla loro appartenenza all\u2019identit\u00e0 tedesca. Helnwein \u00e8 austriaco e ha fatto sua la consapevolezza traumatica di appartenere a una nazione che ha avuto un ruolo nell\u2019Olocausto, e che si \u00e8 protetta nel tragico mito della superiorit\u00e0 etnica. \u00c8 nato nel 1948 e appartiene quindi ad una generazione obbligata a rompere la cortina di silenzio con la quale la generazione che l\u2019aveva preceduta aveva cercato di coprire le proprie responsabilit\u00e0 e connivenze. Sulla formazione visiva di Helnwein gioca anche un altro fattore decisivo: l\u2019Austria \u00e8 paese cattolico, e la chiesa nazionale si era pesantemente compromessa con il regime, al punto che nel 1938 Pio XI aveva richiamato a Roma il cardinale di Vienna il cardinal Theodor Innitzer e lo aveva costretto a ritrattare l\u2019appoggio annunciato a Hitler. Non c\u2019\u00e8 quindi da stupirsi se nella pittura di Helnwein l\u2019immaginario indotto dalla storia e quello indotto dalla secolare iconografia religiosa finiscano cos\u00ec spesso con il sovrapporsi. Sovrapporsi non significa per\u00f2 affatto che confluiscano l\u2019uno nell\u2019altro. \u00c8 questo l\u2019aspetto dell\u2019arte di Helnwein che la sottrae a letture schematiche e la posiziona oltre l\u2019orizzonte di una negativit\u00e0 senza sbocchi. Alla radice dell\u2019arte di Helnwein mi pare di poter affermare che ci sia la necessit\u00e0 di una speranza. \u00c8 emblematica la testimonianza del direttore dell\u2019Albertina, Klaus Albrecht Schr\u00f6der, a bilancio della mostra dell\u2019artista tedesco, organizzata dal museo viennese nel 2013. \u00abQuasi non riuscivo a crederci\u00bb, ha detto. \u00ab\u00c8 stata la mostra che ha toccato di pi\u00f9 la gente, quella che ha commosso tante persone fino alle lacrime. Evidentemente Gottfried Helnwein scuote le persone nel profondo, muove i loro cuori\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua opera in effetti \u00e8 disseminata di indizi che inducono chi la guarda a porsi domande e a lasciarsi scuotere dal messaggio intrinseco nell\u2019opera. Uno di questi indizi sono spesso i titoli. \u201cEpiphany\u201d \u00e8 una formula usata per alcune grandi opere della fine degli anni 90; una formula abbinata a soggetti certamente non palesemente gioiosi come \u00e8 stata per secoli la rappresentazione dell\u2019Adorazione dei Magi. \u00ab\u201cEpiphany\u201d\u00bb, ci spiega Helnwein, \u00abindica la manifestazione di una realt\u00e0 divina o soprannaturale, oppure ogni momenti di grande e improvvisa rivelazione\u00bb. Evidentemente all\u2019artista sente l\u2019urgenza che l\u2019opera non resti ingabbiata nella situazione storica che viene sviscerata e rappresentata, ma che contenga sempre un punto di uscita, un fattore imprevisto capace di innescare, in chi la osserva, una \u201crivelazione\u201d. Per la tela intitolata \u201cEpiphany III (Adoration of the Shepherds)\u201d, Helnwein ha preso spunto da una foto scattata nel 1931 da Heinrich Hoffmann nella Braunes Haus, la sede del Partito Nazionalsocialista a Monaco. Nella foto originale le SS assiepate puntavano lo sguardo \u201cdevoto\u201d verso Hitler; Helnwein invece ha creato un corto circuito mettendo di fronte a loro una Madonna raffaellesca con il Bambino. L\u2019opera \u00e8 una denuncia di quella drammatica confluenza tra politica e religione maturata nell\u2019Austria degli anni 30; ma non \u00e8 solo questo. Il Bambino, come in tante opere di Helnwein, \u00e8 portatore di quella che l\u2019artista definisce \u00abl\u2019essenza dell\u2019essere umano\u00bb. Per questo tiene gli occhi chiusi, come per un rifiuto rispetto agli sguardi voraci che lo vorrebbero portare dalla loro parte, e allunga il dito puntato, che se non \u00e8 di condanna \u00e8 come il segno di una presa di distanza. \u00abLo scopo fondamentale dell\u2019arte, nella sua stessa natura, \u00e8 spirituale\u00bb, dice Helnwein. \u00abQualsiasi vera opera d\u2019arte deve contenere un significato pi\u00f9 profondo e deve essere in grado di riservare un impatto emotivo sulla persona che la osserva, deve avere il potere di toccare e commuovere\u00bb. Poi aggiunge: \u00abLa vera arte \u00e8 evidente e non ha bisogno di una spiegazione teorica o di una giustificazione\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019altra volta Helnwein si era coinvolto con il soggetto della Madonna con il Bambino. Lo aveva fatto ispirandosi ad un capolavoro di Mantegna custodito al Museo Poldi Pezzoli di Milano. \u00ab\u00c8 un quadro che mi commuove profondamente\u00bb, confessa Helnwein. \u00abPer me, esprime l&#8217;empatia di Dio, che diventa un bambino indifeso, e assume la sofferenza di tutta l\u2019umanit\u00e0, e l\u2019amore incondizionato della madre\u00bb. Eppure anche questa \u201cvariazione\u201d su Mantegna ha una precisa ragione storica: Helnwein la realizza nel 1993, nel pieno della guerra in Bosnia, una guerra etnica, nella quale tante atrocit\u00e0 erano state commesse sotto la copertura delle rispettive appartenenze religiose. Per questo Helnwein vira l\u2019immagine di Mantegna in un monocromo violetto e soprattutto \u201caggredisce\u201d il Bambino con dei tagli che ne feriscono in modo crudele il volto. Quel Bambino violato non rappresenta per\u00f2 un\u2019operazione provocatoria, n\u00e9 tanto meno arbitraria. Con Helnwein, come abbiamo precisato, bisogna sempre andare oltre le semplici apparenze: l\u2019artista infatti ha scelto una maternit\u00e0 tra le pi\u00f9 intense del nostro Rinascimento, un\u2019immagine di grande drammaticit\u00e0 nel suo \u201csottotesto\u201d, in quanto il Bambino addormentato nelle braccia della madre \u00e8 premonizione del destino di passione che lo attende. Quindi \u00e8 un\u2019immagine perfettamente pertinente rispetto all\u2019urgenza di dover render conto senza scorciatoie di quel precipizio cupo e brutale aperto nella nostra storia recente. Ma il Bambino, pur cos\u00ec ferocemente violato, agli occhi di Helnwein \u00e8 comunque depositario di una \u201crivelazione\u201d. \u00abPer me\u00bb, confida l\u2019artista, \u00abil quadro di Mantegna esprime l\u2019empatia di Dio, che diventa un bambino indifeso e assume la sofferenza di tutta l&#8217;umanit\u00e0, ed esprime anche l\u2019amore incondizionato della madre\u00bb. Un Dio che gli uomini hanno strumentalizzato in modo blasfemo, ma che nonostante questo non si sottrae dal farsi presenza e quindi \u201cimmagine\u201d. Come accade nelle grandi opere di Bacon ispirate all\u2019iconografia della Crocifissione, anche in Helnwein, il soggetto sacro si carica di una violenza al limite del sopportabile e del tollerabile. Diventa fattore di scandalo. Ma questo lo rende necessario e lo strappa alla \u201ccomfort zone\u201d di un grande e glorioso passato e della tanta oleografia che purtroppo ne \u00e8 seguita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando chiediamo a Helnwein se \u00e8 corretto guardare alla sua arte come ad un\u2019arte anti nichilista, lui indirettamente conferma: \u00abLa domanda che da artista mi pongo \u00e8 questa: l\u2019arte ti spaventa, ti sorprende, ti sconvolge, ti eccita? Ti fa pensare? Stimola la tua immaginazione? Cambia in qualche misura il tuo modo di vedere il mondo? L\u2019arte ha una qualit\u00e0 magica che non si pu\u00f2 spiegare; non \u00e8 logica, e se volete sperimentarla, la vostra mente e il pensiero razionale vi saranno di poco aiuto. Puoi solo sperimentarla con i tuoi sensi, il tuo cuore, la tua anima\u00bb. Per non rischiare di sfuggire dagli sguardi di nessuno, Helnwein spesso ha fatto ricorso a quadri di grandi dimensionie con sviluppi pubblici, come aveva fatto nel 1988 con l\u2019installazione \u201cNinth November Night\u201d fuori dalla Cattedrale di Colonia: grandi volti di bambini pieni di spavento, per far memoria della Notte dei Cristalli. Il tema della sua arte \u00e8 uno solo: la condizione umana. E per lui l\u2019arte, prima e pi\u00f9 che una vocazione, \u00e8 una mission.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cominciamo con una premessa indispensabile: per capire l\u2019arte di Gotffried Helnwein, protagonista molto atteso di una mostra che aprir\u00e0 a Venezia alla Marciana il prossimo 2 luglio, bisogna guardare oltre l\u2019apparenza. Sarebbe infatti facile incasellarla come aspra e implacabile pittura di denuncia, visti i suoi soggetti cos\u00ec spesso deturpati, devastati dalla violenza orrenda della storia. 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