{"id":5235,"date":"2021-06-27T10:17:35","date_gmt":"2021-06-27T10:17:35","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5235"},"modified":"2021-06-27T10:17:35","modified_gmt":"2021-06-27T10:17:35","slug":"arturo-schwarz-il-surrealismo-come-tutto","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5235","title":{"rendered":"Arturo Schwarz, il surrealismo come tutto"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"650\" height=\"421\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/arturo-schwarz-f9c8ec21-4c55-4691-b6ee-70aed9adf23-resize-750.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5236\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/arturo-schwarz-f9c8ec21-4c55-4691-b6ee-70aed9adf23-resize-750.jpeg 650w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/arturo-schwarz-f9c8ec21-4c55-4691-b6ee-70aed9adf23-resize-750-300x194.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">\u00abAlla domanda su cosa resta del Surrealismo oggi, risponderei: tutto\u00bb. Scriveva cos\u00ec, senza tentennamenti e con un entusiasmo intatto, Arturo Schwarz nell\u2019introduzione al suo libro-bibbia dedicato alla storia e all\u2019avventura del movimento (\u201cIl Surrealismo. Ieri e oggi\u201d, Skira). Quel libro era stato pubblicato nel 2014, cio\u00e8 a 90 anni dalla pubblicazione dello storico Manifesto scritto da Andr\u00e9 Breton; eppure per Schwarz, che ci ha lasciati nella notte tra il 22 e il 23 giugno, il Surrealismo continuava ad essere una faccenda dell\u2019\u201coggi\u201d.&nbsp;&nbsp;\u00abNon ho in mente l\u2019arte o la poesia, il cinema e il teatro, la fotografia o la scrittura\u00bb, scriveva sempre nell\u2019introduzione. \u00abPenso a una filosofia di vita, a uno stato d\u2019animo, a una morale, a una purezza, a un bisogno di libert\u00e0, alla necessit\u00e0 di riconoscere alla donna il posto giusto, il primo\u00bb.&nbsp;&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per coincidenza del destino, il 1924 \u00e8 anche l\u2019anno della sua nascita, ad Alessandria d\u2019Egitto da madre italiana, Margherita Vitta e da padre tedesco, Riccardo Schwarz, un geniale ingegnere. Il giovane Arturo non aveva perso tempo, aprendo a 16 anni due librerie francesi e cominciando un\u2019attivit\u00e0 di editore. L\u2019impegno culturale era andato subito di pari passo con quello politico: fin\u00ec dietro le sbarre con l\u2019accusa di essere \u201ctrockijsta\u201d e tra i fondatori della Quarta Internazionale. Nel 1949, con la firma dell\u2019armistizio, agli ebrei d\u2019Egitto venne data una doppia opzione: andare in Israele o nella terra di origine. Lui scelse l\u2019Italia; o, per maggior precisione, Milano,&nbsp;\u00abla mia citt\u00e0, che non ho mai abbandonato e mai lo far\u00f2, perch\u00e9 \u00e8 una delle poche in Europa che continua a produrre cultura anche sotto le \u201cbombe\u201d della crisi economica e morale\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Schwarz \u00e8 stato il prototipo dell\u2019intellettuale capace di pensarsi come infaticabile e generoso organizzatore culturale; grazie all\u2019attivit\u00e0 di editore e di gallerista riusciva a tessere reti che erano sempre relazioni di amicizia. Tra 1961 e 1972 nella sua galleria di via del Ges\u00f9 ono passati tantissimi protagonisti di Surrealismo e Dadaismo. Tutti \u201camici\u201d sparsi per il mondo, da&nbsp;Magritte, a Man Ray, a Sebasti\u00e1n Matta, a Mir\u00f3, a Marcel Duchamp, a Max Ernst, a Francis Picabia&nbsp;che erano felici di poter esporre nei suoi spazi milanesi. \u00abL\u2019amore \u00e8 quello che mi ha portato a coltivare amicizie eterne\u00bb, diceva con una gratitudine che gli anni non scalfivano. Tra tutte le amicizie certamente spiccano quelle con Andr\u00e9 Breton e con Duchamp. A casa Breton aveva bussato appena arrivato in Europa. \u00abMi accolse come un amico di vecchia data e fu un vero tuffo al cuore per un giovane che era alla ricerca del suo destino\u00bb, aveva raccontato in una bella intervista ad Avvenire. Ed \u00e8 sempre in forza dell\u2019amicizia che aveva convinto Duchamp (come pure Man Ray) a fare i multipli dei primi storici ready made, attribuendo una doppia data, quella in cui erano stati concepiti e quella in cui erano stati replicati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma al di l\u00e0 dell\u2019infinita aneddotica che lo riguarda, il segno di Schwarz \u00e8 quello legato alla sua capacit\u00e0 di vivere l\u2019arte come un\u2019esperienza che genera sempre meraviglia. Una meraviglia che voleva il pi\u00f9 possibile fosse esperienza condivisa, come spieg\u00f2 quando decise di donare, dopo una faticosissima trattativa, parte della sua raccolta alla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna di Roma, allora diretta da Sandra Pinto: \u00abPer amore dell\u2019arte, un giorno ho deciso che era giusto che tante delle mie opere tornassero indietro, a beneficio della conoscenza e dell\u2019occhio del popolo. \u00c8 immorale, per me che un privato custodisca cose di cui chiunque deve poter gioire. Spero ora che questi dipinti, questi esseri amati facciano felici altre persone, come \u00e8 stato per me\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pubblicato sul Il Manifesto, 24 giugno 2021<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abAlla domanda su cosa resta del Surrealismo oggi, risponderei: tutto\u00bb. 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