{"id":5223,"date":"2021-05-15T09:18:06","date_gmt":"2021-05-15T09:18:06","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5223"},"modified":"2021-05-15T09:19:12","modified_gmt":"2021-05-15T09:19:12","slug":"5223","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5223","title":{"rendered":"Beuys, rivoluzione \u00e8 resurrezione"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">C\u2019\u00e8 un\u2019immagine tra le migliaia che documentano la vita e le azioni di Joseph Beuys, pi\u00f9 indimenticabile di ogni altra. \u00c8 quella scattata a Napoli, nella galleria di Lucio Amelio, il 17 aprile 1981. Vediamo l\u2019artista, appartato e rannicchiato sotto uno dei tavoli da lavoro che aveva raccolto nelle zone colpite dal terremoto dell\u2019Irpinia. Con matite di diversi colori stava tracciando su un rotolo di carta per elettrocardiogrammi lungo ben 34 metri, il \u201cdiagramma terremoto\u201d: come un sismografo umano, voleva visualizzare la possibile trasformazione positiva di quella componente catastrofica che aveva travolto il Mezzogiorno italiano. <\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella sua azione era implicita l\u2019accusa alle inadempienze di una politica che aveva reso cos\u00ec vulnerabile quel pezzo d\u2019Italia da lui tanto amato, ma da artista sentiva di dover andare oltre: cogliere il potenziale esplosivo del terremoto per attivare un salto di coscienza collettiva. L\u2019energia sprigionata dalla terra non andava demonizzata ma trasformata in energia creativa che mettesse in movimento le persone.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"840\" height=\"508\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/fig.7_50.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5224\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/fig.7_50.jpg 840w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/fig.7_50-300x181.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/fig.7_50-768x464.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 840px) 100vw, 840px\" \/><figcaption>Joseph Beuys, Terremoto in palazzo, 1981<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 tutto Beuys in quell\u2019azione. L\u2019opera \u00e8 un&nbsp;<em>objet trouv\u00e9<\/em>&nbsp;che risente di tutta la fragilit\u00e0 e la precariet\u00e0 di quella realt\u00e0 ferita (uno dei tavoli era in bilico, appoggiato su barattoli di vetro). Il titolo \u201cTerremoto in palazzo\u201d richiamava la categoria pasoliniana del potere, ma con l\u2019ansia di reimpossessarsene. \u00abQuel&nbsp;palazzo che dovremo prima conquistare e poi abitare in modo degno\u00bb, avrebbe detto nell\u2019ultima intervista rilasciata a Michele Buonomo. L\u2019uomo sotto il tavolo \u00e8 poi anche l\u2019anti star, l\u2019artista sceso dal piedistallo che dialoga, cerca ascolto e trova ascolto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fa perci\u00f2 un po\u2019 sorridere l\u2019idea che, nel 1961, al suo primo incarico all\u2019Accademia di D\u00fcsseldorf a Joseph Beuys fosse stata assegnata la cattedra di \u201cScultura monumentale\u201d. \u00c8 tra quelle aule che aveva avuto tra i primi allievi Gerhard Richter, transfuga dalla Germania Est: la situazione \u00e8 ben ricostruita nel film \u201cOpera senza autore\u201d di von Donnersmarck.&nbsp;\u00abLe cose iniziano ad andare male quando qualcuno va a comprare un telaio e una tela\u00bb, era uno dei leit motiv del Beuys insegnante. Un avvertimento decisivo per quell\u2019allievo che per ricominciare a dipingere dovette passare attraverso un vero azzeramento delle proprie certezze e competenze.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"651\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Schermata-2021-05-12-alle-18.50.46-1024x651.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5225\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Schermata-2021-05-12-alle-18.50.46-1024x651.png 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Schermata-2021-05-12-alle-18.50.46-300x191.png 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Schermata-2021-05-12-alle-18.50.46-768x488.png 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Schermata-2021-05-12-alle-18.50.46.png 1127w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Joseph Beuys davanti al cimitero di Gibellina, 1981<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In realt\u00e0 n\u00e9 \u201cscultura\u201d, n\u00e9 \u201cmonumentale\u201d sono fuori luogo rispetto a Beuys. Semmai si dilata e muta radicalmente l\u2019accezione di quei due termini. Per quanto riguarda \u201cscultura\u201d tutta l\u2019opera dell\u2019artista si configura come \u201csoziale Plastik\u201d, secondo la sua stessa definizione. \u00abL\u2019evoluzione va dall\u2019arte moderna \u2013 cio\u00e8 dall\u2019arte tradizionale perch\u00e9 io considero tradizionale anche l\u2019arte moderna \u2013 all\u2019arte antropologica, e in quel contesto si realizza l\u2019arte sociale: la societ\u00e0 come opera d\u2019arte\u00bb, aveva detto Beuys nel bellissimo dialogo con Michael Ende raccolto in \u201cArte e politica una discussione\u201d (Guanda, 1994). Scultura \u00e8 quindi un lavoro di \u00abconfigurazione del corpo sociale come grande opera d\u2019arte\u00bb. L\u2019artista Joseph Beuys lavora a liberare l\u2019energia artistica che \u00e8 di ogni persona; la sua \u201cscultura\u201d prende la forma del cambiamento delle persone spinte a sperimentare un livello pi\u00f9 alto di libert\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abWhen Attitude Becomes Form\u00bb era il titolo della rivoluzionaria mostra bernese curata da Harqld Szeemann nel 1969. In Beuys, evidentemente tra i protagonisti dell\u2019esposizione, quell\u2019accezione di attitudine travalicava l\u2019orizzonte personale e si concepiva come tensione verso un cambio di status collettivo. L\u2019arte rompeva la \u201ccornice\u201d, travalicava nel corpo sociale: in questo senso l\u2019accezione \u201cmonumentale\u201d trova una giustificazione. \u00c8 \u201cmonumentale\u201d l\u2019obiettivo che Beuys assegna alla arte rinnovata. Aveva dichiarato le sue \u201cambizioni\u201d gi\u00e0 nel 1972, quando, sempre a Napoli e sempre da Lucio Amelio, aveva presentato la grande foto-autoritratto \u201cLa rivoluzione siamo noi\u201d, scattata a Villa Orlandi ad Anacapri. \u00c8 un Beuys spavaldo che ci viene incontro con stivaloni,&nbsp;cappello di feltro in testa, un giubbotto chiaro e il suo classico borsello a tracolla. La rivoluzione non \u00e8 pi\u00f9 un progetto, un obiettivo ma un processo messo in atto e che sta irrompendo nel presente. Rivoluzione \u00e8 infatti sinonimo di resurrezione, una definizione a cui Beuys, nato da famiglia cattolica, ricorre spesso: \u00ab\u00c8 il principio della resurrezione: trasformare la vecchia figura che muore ed \u00e8 irrigidita in una figura viva, pulsante, che stimola la vita, l\u2019anima, lo spirito\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"697\" height=\"484\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Schermata-2021-05-15-alle-11.16.50.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5226\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Schermata-2021-05-15-alle-11.16.50.png 697w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Schermata-2021-05-15-alle-11.16.50-300x208.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 697px) 100vw, 697px\" \/><figcaption>Joseph Beuys, Olivestone, 1984, dettaglio<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo processo di rigenerazione sociale, la natura fa da maestra e indica la strada: \u00abDico che l\u2019albero \u00e8 anche un segnale della trasformazione della societ\u00e0. \u00c8 un segno che dimostra che la societ\u00e0 deve essere elevata a un nuovo, terzo livello, anche secondo i punti di vista organici, senza alcuni ideologia, e soprattutto al di l\u00e0 di capitalismo e comunismo\u00bb. La forza di Beuys \u00e8 quella di ricondurre tutta questa prospettiva epocale a pratiche di estrema concretezza ed esemplarit\u00e0, che lo proteggono dal rischio di deviare nell\u2019utopia. Il caso pi\u00f9 emblematico e celebre \u00e8 quello delle \u00ab7.000 querce\u00bb, l\u2019opera con la quale si era presentato alla settima edizione di Documenta nel 1982. Aveva invaso la piazza davanti al Fridericianum, epicentro della grande manifestazione di Kassel, con 7.000 lastre di basalto, adottabili da chiunque volesse: con i soldi ricavati furono piantate negli anni altrettante querce nei dintorni della citt\u00e0 tedesca, ciascuna segnalata dalla presenza di una delle lastre. Era parte del grande progetto \u201cDifesa della natura\u201d che ha occupato l\u2019artista nell\u2019ultimo periodo della sua vita. Anche in questo caso l\u2019Italia \u00e8 stato lo scenario privilegiato, grazie al rapporto con\u00a0Buby Durini\u00a0e\u00a0Lucrezia De Domizio Durini. Proprio a Bolognano, nel cuore dell\u2019Abruzzo, nella tenuta dei baroni Durini, Beuys aveva trovato le grandi vasche di decantazione dell\u2019olio che trasformer\u00e0 in una delle sue installazioni pi\u00f9 celebri, realizzata due anni prima della morte, nel 1984. Cinque vasche antiche di tre secoli, tutte scavate a mano nella pietra, che Beuys aveva sigillato con una lastra di arenaria, tenuta sempre bagnata con l\u2019olio. Se le vasche inevitabilmente richiamano l\u2019immagine dei sepolcri, la pietra unta diffonde un profumo e dei cromatismi cangianti che restituiscono l\u2019esperienza di un ciclo di vita che continua. \u00c8 un\u2019opera rituale, dove quelle pietre sempre vive, riscattano la squadratura brutalmente risolutiva delle vasche. Nella sala del Kunstmuseum di Zurigo, dove \u201cOlivestone\u201d \u00e8 conservata per donazione di Lucrezia Durini, l\u2019opera \u00e8 accompagnata da una piccola tavola quattrocentesca con una Deposizione nel sepolcro: un\u2019associazione che romanda a quel binomio caro a Beuys, \u201crivoluzione\/resurrezione\u201d.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Articolo pubblicato su Il Manifesto, 11 maggio 2021<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 un\u2019immagine tra le migliaia che documentano la vita e le azioni di Joseph Beuys, pi\u00f9 indimenticabile di ogni altra. \u00c8 quella scattata a Napoli, nella galleria di Lucio Amelio, il 17 aprile 1981. Vediamo l\u2019artista, appartato e rannicchiato sotto uno dei tavoli da lavoro che aveva raccolto nelle zone colpite dal terremoto dell\u2019Irpinia. 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