{"id":5186,"date":"2021-04-07T15:25:56","date_gmt":"2021-04-07T15:25:56","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5186"},"modified":"2021-04-07T15:26:37","modified_gmt":"2021-04-07T15:26:37","slug":"5186","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5186","title":{"rendered":"Il bagno di Fabro nella fontana di Bernini"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il 16 marzo 1978, giorno drammatico del rapimento Moro, uno strano corteo si mosse per una Roma deserta e militarizzata. Era partito da via Gregoriana, dove Luciano Fabro era andato a prelevare da un collezionista una sua scultura: \u201cIo (L\u2019uovo)\u201d, un bronzo concavo all\u2019interno, realizzato sulle misure dell\u2019artista in posizione fetale. Imbracciando quel suo alter ego di bronzo, Fabro era sceso lungo via Veneto per andare a deporre la sua opera nelle acque della Fontana delle Api di Bernini in piazza Barberini. Non era solo, perch\u00e9 dietro di lui si era accodato un nutrito stuolo di amici, come Mario e Marisa Merz, Yannis Kounellis, Vettor Pisani con, Mimma, Francesco Clemente e tanti altri. <\/h3>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"332\" height=\"449\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/io-luovo-di-fabrui-bekka-fontana-delle-api.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5187\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/io-luovo-di-fabrui-bekka-fontana-delle-api.jpg 332w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/io-luovo-di-fabrui-bekka-fontana-delle-api-222x300.jpg 222w\" sizes=\"auto, (max-width: 332px) 100vw, 332px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel gruppo c\u2019era anche una giovanissima Laura Cherubini, allieva di Giulio Carlo Argan e gi\u00e0 molto attiva sulla scena romana. \u00c8 proprio lei a rievocare questo episodio in un libro appena pubblicato, in cui ha raccontato pi\u00f9 che da vicino, \u201cda dentro\u201d, sei protagonisti dell\u2019arte italiana di fine secolo (\u201cControcorrente. I grandi solitari dell\u2019arte italiana\u201d, Christian Marinotti edizioni, 198 pag., 20 euro).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 un libro di memorie. \u00c8 una sorta di diario di bordo dove amicizia, simpatia, complicit\u00e0, non intaccano quello che \u00e8 il focus dell\u2019attenzione di Cherubini: le opere. Quello stesso episodio raccontato nel capitolo dedicato a Fabro, poi si chiude arrivando al punto che pi\u00f9 preme all\u2019autrice. \u00abUn\u2019opera per me meravigliosa\u00bb, scrive a proposito di quel lavoro di Fabro, \u00abun uovo di bronzo tornito fuori, invece cavo, dorato e levigato all\u2019interno, dove nella cavit\u00e0 si intravvedevano in rilievo le impronte delle mani dell\u2019artista\u00bb. \u00c8 sempre l\u2019opera che calamita l\u2019attenzione e il ragionamento dell\u2019autrice, e quindi anche la rievocazione di quel rito e intenso e cos\u00ec \u201cirrituale\u201d in una \u00abRoma raggelata dalla paura\u00bb, \u00e8 funzionale a sottolineare la forza maieutica del bronzo di Fabro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli altri autori affratellati da questa identit\u00e0 \u201ccontrocorrente\u201d sono Alighiero Boetti, Gino De Dominicis, Fabio Mauri, Vettor Pisani e Marisa Merz. Il libro aggrega testi scritti tra 2004 e 2016, che Cherubini ripropone senza ulteriori interventi, ma operando in molti casi sulle note, in modo inedito e anche sorprendente. Le note sono usate infatti per ripescare dalla cassetta degli attrezzi altre informazioni e per operare nuovi agganci. Cos\u00ec quei testi storicizzati prendono la forma viva di file ancora aperti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"696\" height=\"476\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/image.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5188\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/image.jpeg 696w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/image-300x205.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px\" \/><figcaption>Fabio Mauri fotografato da Elisabetta Catalano, 1968 <em>\u00a9 Eredi Fabio Mauri<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A proposito di storia c\u2019\u00e8 una data che pu\u00f2 essere presa come punto di non ritorno: Fabio Mauri la indica in quel 1964 con il grande lancio della Pop Art a Venezia e il Leone d\u2019oro a Robert Rauschenberg. Qualcosa si spezza: Cherubini scrive che Mauri \u00abvede in loro intelligenza e talento e riconosce la forza delle cose\u00bb. Ma queste \u201ccose\u201d vanno nella direzione di fare del lavoro artistico un\u2019esperienza \u00aborganica alla loro mentalit\u00e0 e allo loro societ\u00e0\u00bb. Di fronte a questo \u201ctutto unico\u201d (cos\u00ec Pasolini a proposito della Pop Art) Mauri ed amici non possono fare altro che continuare in percorsi che nel titolo del libro vengono per questo definiti \u201csolitari\u201d, anche se alcuni di loro si aggregano in un primo tempo in quel tentativo di risposta organizzata all\u2019egemonia a stelle strisce che \u00e8 stata l\u2019Arte povera.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono percorsi nei quali l\u2019intercapedine tra arte e vita si fa sottilissima (\u00abCreare un\u2019opera avviene continuamente, non c\u2019\u00e8 differenza tra l\u2019arte e la vita\u00bb, ha detto Marisa Merz): il gesto di Fabro che immerge l\u2019altro s\u00e9 stesso nel liquido amniotico delle acque berniniane \u00e8 ben emblematico di questa continua e necessaria fusione di piani.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Solitari dunque, perch\u00e9 tenacemente fedeli a se stessi senza temere di essere fuori dai flussi forti della storia: per loro pi\u00f9 che una scelta \u00e8 un destino. Solitari non vuol dire affatto che siano isolati, come dimostra lo spontaneo aggregarsi per quella processione del 16 marzo 1978. Solitari va letto nell\u2019accezione di un\u2019eccentricit\u00e0 che li caratterizza tutti, ciascuno con un accento personale.&nbsp;D\u2019altronde, come aveva lucidamente sentenziato Gino De Dominicis, \u00abnon \u00e8 mai esistito un \u201cmondo dell\u2019arte\u201d, ma solo opere d\u2019arte nel mondo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"268\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/image-2.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5190\"\/><figcaption>Alighiero Boetti (fotografia di Isabella Gherardi)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Laura Cherubini ha ricavato da questo giudizio un metodo di lavoro. Il suo infatti \u00e8 un libro che si posiziona sempre sul piano delle opere e attraverso le opere cuce trame che portano a comporre \u201cda dentro\u201d i profili dei singoli artisti. \u00c8 attraverso le opere, con quel loro denso carico di vissuto, che arriva a stabilire una relazione di intimit\u00e0 e quindi a consegnarci una narrazione aperta; storie che avvertiamo ancora capaci di implicarsi con il tempo che stiamo vivendo. Boetti, che nel 1971 sposta il suo baricentro affettivo e mentale in Afghanistan, disegna nuove mappe, ampliando gli orizzonti del mondo. Lo fa con dolcezza, cio\u00e8 con il linguaggio di opere che sono sussulti poetici. L\u2019io dell\u2019artista si lascia prendere per mano con il candore di un neofita. Quel mondo diventa per lui la \u201ccasa\u201d. E la casa assume la forma di un albergo, \u201cOne Hotel\u201d, da lui aperto nel 1971 a Kabul. Sono 11 camere, spesso occupate da amici. Racconta Cherubini come Ali Ghiero (cos\u00ec lo chiamavano in Afghanistan) si portasse sempre dietro la cassetta delle chiavi, non se ne separava mai, neanche quando tornava a Roma: \u00abQuell\u2019albergo era una performance permanente, un ulteriore contributo al rapporto tra arte e vita\u00bb. Il legame con Kabul lo portava a seguire con apprensione le gesta del comandante Massud, prima contro i talebani e poi contro i sovietici. La terra d\u2019elezione di Gino De Dominici era quella dei Sumeri, la civilt\u00e0 che secondo lui aveva inventato tutto, quella dell\u2019\u201coriginariet\u00e0\u201d: la Mesopotamia. E anche a De Dominici era toccato vivere la ferita dello sfacelo di quella terra ai tempi della prima guerra in Iraq. Solitari, eccentrici dunque, ma ben connessi con la storia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A parte le amicizie incrociate che legano questi \u201csolitari\u201d, c\u2019\u00e8 un\u2019altra predisposizione che li accomuna. \u00c8 il bisogno di reinventarsi una casa. Di Boetti abbiamo detto. Fabio Mauri nel 1990 trasloca parti della propria abitazione alla Galleria D\u2019Ascanio e le mette in vendita. Scrive Cherubini: \u00abL\u2019opera \u00e8 un luogo d\u2019identit\u00e0, una casa\u00bb. Ancora una volta arte e vita abitano sotto lo stesso tetto. \u00abOgni mostra \u00e8 un caso personale\u00bb, dice Mauri, \u00ab\u00e8 una&nbsp;<em>casa<\/em>&nbsp;personale\u00bb. Vettor Pisani invece trova nella cava di travertino di Serre di Rapolano, il luogo dove accasare i suoi fantasmi. Lo circonda con un recinto facendone un vero hortus conclusus. \u00abLa trasformazione della sua r\u00eaverie in un sito reale costituisce uno spartiacque nella sua opera\u00bb, sottolinea Cherubini. Le testimonianze su Marisa Merz sono concordi nel dire che la sua casa fosse il suo vero lavoro. Ester Coen l\u2019ha definita \u201cun grande guscio\u201d dove lei dispone e le cose e appaiono e scompaiono opere in continuo divenire. Infine Fabro, specialista di tautologie gentile, nel 1966 presenta \u201cIn cubo\u201d: una struttura di legno e metallo, rivestita di tela bianca, che lasciava filtrare una luminosit\u00e0 soffusa. Un luogo da abitare con il proprio corpo, offerto ai visitatori per tagliare fuori il mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A proposito di case, Fabro aveva presentato alla Galleria Nazionale di Palma Bucarelli un\u2019opera che consisteva in un pavimento tirato a cera e ricoperto di giornali, proprio come facevano le donne nella sua infanzia friulana, perch\u00e9 non si sciupasse il lavoro fatto. Cherubini ricorda che sentire parlare Fabro di quella sua opera era stato uno dei fatti che la convinsero a passare dagli studi dell\u2019arte classica all\u2019arte contemporanea, \u00abperch\u00e9 capii che spessore e che profondit\u00e0 poteva avere l\u2019arte contemporanea\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 16 marzo 1978, giorno drammatico del rapimento Moro, uno strano corteo si mosse per una Roma deserta e militarizzata. Era partito da via Gregoriana, dove Luciano Fabro era andato a prelevare da un collezionista una sua scultura: \u201cIo (L\u2019uovo)\u201d, un bronzo concavo all\u2019interno, realizzato sulle misure dell\u2019artista in posizione fetale. Imbracciando quel suo alter [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1155,1],"tags":[1152,178,1492,1489,1491,1490],"class_list":["post-5186","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-libri","category-uncategorized","tag-alighiero-boetti","tag-fabio-mauri","tag-gino-de-dominicis","tag-laura-cherubini","tag-luciano-fabro","tag-vettor-pisani"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5186","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5186"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5186\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5192,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5186\/revisions\/5192"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5186"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5186"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5186"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}