{"id":5180,"date":"2021-03-26T18:05:21","date_gmt":"2021-03-26T18:05:21","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5180"},"modified":"2021-03-26T18:05:21","modified_gmt":"2021-03-26T18:05:21","slug":"hopper-senza-stereotipi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5180","title":{"rendered":"Hopper senza stereotipi"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">C\u2019erano mille persone, perch\u00e9 non ce ne potevano stare pi\u00f9 di mille l\u2019altra sera al primo appuntamento di un ciclo dedicato ad Edward Hopper, sulla piattaforma del Museo Diocesano di Milano. Hopper \u00e8 un artista popolare come pochi altri. Ma in questo anno di pandemia \u00e8 diventato un pittore che tutti sentono, per cos\u00ec dire, sulla propria pelle. <\/h3>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left wp-block-paragraph\">\u00abSiamo tutti dentro un quadro di Hopper\u00bb, era stato infatti uno dei tweet pi\u00f9 virali nei mesi dei vari lockdown: cio\u00e8 chiusi, soli, esclusi dal mondo, costretti a stare in una bolla. Ma \u00e8 davvero questo il senso espresso dai quadri del grande artista americano? \u00c8 per questo che esercita un tale magnetismo sul pubblico di oggi? Se fosse davvero cos\u00ec, sarebbe un pittore magari popolare ma certamente poco interessante: un pittore ripiegato nell\u2019intimismo, chiuso dentro un suo mondo. Evidentemente le cose non stanno in questi termini. E anzi esercitarsi a guardare Hopper vincendo questa pigrizia; aprire gli occhi per liberarlo da sguardi troppo stereotipati \u00e8 un esercizio utile e anche molto salutare. Il senso del ciclo avviato l\u2019altra sera \u00e8 proprio questo: non a caso gli incontri sono stati affidati a relatori che non sono specialisti o storici dell\u2019arte, ma che hanno una capacit\u00e0 di scavare e di \u201caprire\u201d l\u2019opera di Hopper, portando allo scoperto quell\u2019energia segreta e in tanti casi anche imprevista che le rende tanto affascinanti. Prendiamo il caso di un quadro celebre come \u201cSummertime\u201d: si vede una donna, vestita con l\u2019abito pi\u00f9 bello, sulla soglia di una casa tradizionale newyorkese, sotto una luce sfolgorante. \u00c8 appoggiata alla colonna dell\u2019ingresso e ha lo sguardo puntato verso un orizzonte che a noi precluso, ma che vive di riflesso nell\u2019intensit\u00e0 di quella luce e di quella sua posa. Chi aspetta? E cosa calamita con tanta esclusivit\u00e0 il suo sguardo? \u00abL\u2019abito non \u00e8 casalingo\u00bb, ha sottolineato Luigino Bruni, economista, primo ospite del ciclo. \u00ab\u00c8 l\u2019abito per uscire, non si sta a casa con un cappello elegante. Allora forse il quadro vuole proprio dirci questa tensione, questo movimento tra il desiderio di uscire e il restare, tra la forza centrifuga che spinge fuori casa e quella centripeta che la risucchia dentro\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left wp-block-paragraph\">Dunque \u00e8 una tensione e non certo una stasi ci\u00f2 che i quadri di Hopper comunicano. Bruni sorprendentemente ha rintracciato degli archetipi per questa donna sulla soglia e li ha trovati nella Bibbia: in Sara ad esempio, la moglie di Abramo, che sta sulla soglia della tenda, ma interloquisce con gli ospiti imprevisti che si sono palesati. Sta nella casa, ma vive di un\u2019attesa. \u00ab\u00c8 sentinella\u00bb, ha aggiunto, \u00abche sta sulla soglia tra la citt\u00e0 interna e il mondo esterno (Isaia, 21), e parla a chi sta dentro e a chi sta fuori, che chiedono: \u201csentinella, quanto manca al giorno?\u201d\u00bb.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che banalit\u00e0 interpretare la solitudine dei personaggi di Hopper come se fossero ostaggi di un \u201clockdown\u201d esistenziale. La solitudine dei suoi personaggi \u00e8 invece sempre attraversata dalla tensione di un\u2019attesa. Non solo: \u00e8 solitudine calamitata ogni volta da un fattore esterno, che non \u00e8 dato vedere e conoscere, ma che con grande evidenza investe lo sguardo e lo cattura. Nei quadri di Hopper c\u2019\u00e8 sempre un \u201cfuori\u201d che cambia i connotati del \u201cdentro\u201d. Tanto che, come ascolteremo settimana prossima dal secondo ospite, Andrea Dall\u2019Asta, certe opere sembrano prefigurarsi come lo spazio per un\u2019\u201cannunciazione\u201d. Un buon modo di guardare un\u2019opera d\u2019arte e di renderla davvero utile alla nostra vita\u2026<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"320\" height=\"213\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/SUMMERTIME-1943.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5181\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/SUMMERTIME-1943.jpeg 320w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/SUMMERTIME-1943-300x200.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px\" \/><\/figure><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019erano mille persone, perch\u00e9 non ce ne potevano stare pi\u00f9 di mille l\u2019altra sera al primo appuntamento di un ciclo dedicato ad Edward Hopper, sulla piattaforma del Museo Diocesano di Milano. Hopper \u00e8 un artista popolare come pochi altri. 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