{"id":5112,"date":"2020-12-28T18:00:19","date_gmt":"2020-12-28T18:00:19","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5112"},"modified":"2020-12-29T10:25:33","modified_gmt":"2020-12-29T10:25:33","slug":"hopper-lidea-nascente-a-posteriori","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5112","title":{"rendered":"Hopper. L&#8217;idea nascente, a posteriori"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Era il 9 luglio 1924. A New York nella chiesa Ugonotta sulla Sedicesima Strada, Edward Hopper si sposava con Josephine Verstille Nivison. Lui 42 anni, lei uno di meno, si erano conosciuti molto tempo prima alla New York Art School, dove tutt\u2019e due erano stati allievi di Robert Henri. Si erano rivisti nel dicembre 1922 in occasione di una collettiva alla Belmaison Gallery e in poco tempo avevano stretto i legami tra le loro vite con il matrimonio. <\/h3>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"480\" height=\"600\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/image.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5114\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/image.jpeg 480w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/image-240x300.jpeg 240w\" sizes=\"auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Erano di carattere opposto: lui riservato e di pochissime parole, lei espansiva e sempre pronta a dire la sua su ogni cosa: \u00abBella, vivace, piccola, rapida nel pensiero e nell\u2019azione, attentissima a tutto quello che accade attorno a lei\u00bb, l\u2019ha descritta Brian O\u2019Doherty, critico del \u201cNew York Times\u201d. \u00abUna delle donne pi\u00f9 straordinarie che un artista abbia mai sposato. Riserva a se stessa il privilegio di attaccare il marito, come quello di difenderlo con la medesima energia\u00bb. Date queste premesse si capisce come Josephine, detta \u201cJo\u201d, fin da quel 1924 abbia voluto prendere il timone della produzione di Edward iniziando a compilare degli \u201cArtist\u2019s Ledger Books\u201d, libri mastri sui quali riportare sistematicamente tutti i lavori del marito. \u00c8 un lavoro continuato fino al 1966, anno che precede la morte di Edward. In tutto si tratta di tre \u201cArtist\u2019s Ledger Books\u201d (pi\u00f9 un quarto e un quinto con poche annotazioni); Jo, prima di morire, con decisione riconoscente, li aveva donati a Lloyd Goodrich, terzo direttore del Whitney Museum che tanto si era adoperato a sostenere il lavoro di Hopper. Goodrich ha poi lasciato in eredit\u00e0 al museo Libri mastro, riunificandoli cos\u00ec al grande lascito di Jo. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"350\" height=\"550\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/image-1.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5115\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/image-1.jpeg 350w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/image-1-191x300.jpeg 191w\" sizes=\"auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2012 Brian O\u2019 Doherty aveva curato un\u2019antologia di questi straordinari inventari che oggi arriva anche in Italia grazie a Jaca Book (\u201cEdward Hopper. Dipinti &amp; disegni dai Libri master\u201d, 146 pagine, 50 euro): libro indispensabile per la conoscenza di Hopper, pubblicato in formato che rispecchia quello dei Ledger Books, macchiato purtroppo da una traduzione costellata di errori macroscopici: \u201cSecond Story Sunlight\u201d, titolo di uno dei capolavori di Hopper, il famoso \u201csecondo piano al sole\u201d, \u00e8 diventato \u201cSeconda storia Sunlight\u201d\u2026)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019autorialit\u00e0 di questi \u201cArtist\u2019s Ledger\u201d \u00e8 messa in chiaro fin dal frontespizio del primo quaderno: \u201cEdward Hopper. His Work\u201d, in terza persona perch\u00e9, come viene precisato all\u2019interno, la compilazione \u00e8 opera di \u201cJo N. Hopper\u201d. Pagina per pagina si familiarizza con la sua scrittura sinuosa: ogni scheda segue un ordine preciso, con date, titolo, misure in pollici, luogo in cui l\u2019opera \u00e8 stata dipinta, dove \u00e8 stata esposta e quando \u00e8 stata venduta. Segue una descrizione sintetica dell\u2019opera, nella quale prevale quello sguardo \u201cargento vivo\u201d di Jo: osservazioni molto letterali sull\u2019opera si accompagnano a notazioni personali, a volta anche ad ipotesi alternative di titoli (\u201cOffice in Small City\u201d, 1953, per lei avrebbe dovuto titolarsi \u201cThe Man in Concrete Wall\u201d, riferendosi a quel senso di oppressione dato dalla grande edificio a scatola di cemento). Hopper la lasciava fare e in gran parte dei casi completava l\u2019inventario con notazioni molto pi\u00f9 laconiche, com\u2019era nel suo carattere, in cui indicava semplici dettagli tecnici: tela usata, preparazione, tipo di colori.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"509\" height=\"800\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/image-2.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5116\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/image-2.jpeg 509w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/image-2-191x300.jpeg 191w\" sizes=\"auto, (max-width: 509px) 100vw, 509px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019idea di redigere questi libri mastri era frutto dell\u2019insegnamento di Robert Henri, che aveva tenuto un inventario della propria opera (ben 13 quaderni). Anche con il passare degli anni Jo aveva sempre mostrato grande stima per il loro vecchio professore.&nbsp;Henri, insegnante appassionato e visionario, inizi\u00f2 a inventariarele sue opere quando era ormai artista maturo. Jo fu invece pi\u00f9 avveduta, avviando subito la compilazione: infatti&nbsp;nel 1924 Hopper, per quanto vicino alla mezz\u2019et\u00e0, era ancora agli inizi della sua carriera.&nbsp;&nbsp;La prima opera di successo, \u201cHouse by the Railroad\u201d \u00e8 datata 1925: venne selezionata per la mostra \u201cPaintings by 19 Living Americans\u201d al MoMA, che poi comper\u00f2 l\u2019opera nel 1930. Rispetto a libri mastri di Henri per\u00f2 c\u2019\u00e8 un\u2019altra differenza fondamentale. Il vecchio professore accompagnava le voci di inventario con dei piccoli schizzi solo in funzione di promemoria. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Hopper all\u2019inizio procede allo stesso modo. Poi, a partire dal 1928, prese l\u2019abitudine di riprodurre fedelmente i quadri finiti, disegnando ogni volta, all\u2019interno di una cornice ben definita, prima a matita e poi con penna a inchiostro, il \u201cd\u2019apr\u00e8s\u201d della propria opera. Come scrive O\u2019Doherty nel testo introduttivo, Hopper in questo modo \u00abattraverso una riproduzione a posteriori, riconduce la sua opera allo stato di idea. Gli schizzi dei registri, nel loro carattere sommario e concettuale, riportano forse Hopper \u2013 e noi \u2013 all\u2019idea originale per il dipinto \u2013 idea che si dissolve, secondo la sua stessa testimonianza\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"460\" height=\"145\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/image-3.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5117\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/image-3.jpeg 460w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/image-3-300x95.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 460px) 100vw, 460px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era stato infatti Hopper a parlare pi\u00f9 volte, nei suoi scarni scritti o dichiarazioni pubbliche, di un rischio di \u201cdecadimento\u201d dell\u2019idea nel farsi stesso dell\u2019opera. \u00abIl soggetto arriva lentamente, prende forma: poi, purtroppo, sopraggiunge l\u2019invenzione\u00bb, aveva spiegato nel 1962, in una lunga intervista a Katherine Kuh. Il tentativo invece era quello di \u00abfissare ogni volta sulla tela le reazioni pi\u00f9 mie intime di fronte al soggetto, cos\u00ec come mi appare quando lo amo di pi\u00f9: quando cio\u00e8 il mio interesse e il mio modo di vedere riescono a dare unit\u00e0 alle cose\u00bb. E ancora: \u00abMi scontro sempre, quando lavoro, con la fastidiosa intrusione di elementi che non fanno parte della visione che mi interessa: l\u2019opera stessa, nel suo procedere, finisce per cancellare e rimpiazzare la visione originaria. La lotta per evitare questo decadimento \u00e8 il destino, penso, di tutti i pittori a cui non interessa inventare delle forme arbitrarie\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"291\" height=\"173\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/image-5.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5119\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Hopper con questo sguardo a ritroso va dunque ogni volta a recuperare l\u2019idea al suo stato pi\u00f9 puro, in un certo senso la mette in salvo. Recupera cos\u00ec quel passaggio cruciale della sua formazione che corrisponde ai lunghi anni dedicati all\u2019acquaforte, una tecnica grazie alla quale le immagini, come lui stesso aveva sottolineato, \u00abarrivavano a cristallizzarsi\u00bb. Sempre grazie alla disciplina esecutiva e mentale imposta dall\u2019acquaforte era anche maturato quello che in un altro testo&nbsp;O\u2019Doherty ha definito \u00abil fatidico matrimonio tra il pittore e il suo soggetto\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"246\" height=\"205\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/image-6.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5120\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questi schizzi \u201ca posteriori\u201d infatti ritroviamo spesso l\u2019idea allo stato puro e nascente. Prendiamo il celebre \u201cMorning Sun\u201d (1952). Nel disegno il tratteggio a penna lascia libero il grande rettangolo del sole che batte sulla parete, reso con il bianco \u201cnudo\u201d della carta, in continuit\u00e0 con il cielo, oltre la finestra, lasciato ugualmente bianco. Si coglie cos\u00ec quella radicalit\u00e0&nbsp;dell\u2019intenzione che nel quadro si attenua, a vantaggio di una stesura pittorica cos\u00ec calibrata, densa e riflessiva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per il resto gli \u201cArtist\u2019s Ledger Books\u201d sono territorio sotto completo controllo di Jo, che affianca una disciplina descrittiva a vere scorribande. Schedando uno dei capolavori di Edward, \u201cCape Code Evening\u201d, sottolinea il dettaglio del disegno sul vetro smerigliato della porta della casa, ma poi mette un asterisco vicino al titolo e annota una sua osservazione: \u00abDoveva chiamarsi \u201cUccello notturno\u201d. Il cane lo sente. Donna finlandese e arcigna. (Lei \u00e8 uccello notturno). L\u2019uccello \u00e8 l\u00ec ma fuori vista\u00bb. Per \u201cSecond Story Sunlight\u201d (1960) la ragazza sulla balaustra viene liquidata cos\u00ec: \u00ab\u201cBrava pupa, sveglia ma turbolenta. Un agnello travestito da lupo\u201d. Citazione del pittore\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Commovente invece la reticenza che accompagna la didascalia per l\u2019ultima opera di Hopper, \u201cTwo Comedians\u201d (1966), dove lei e lui si accomiatano dalla scena, in vesti di clown, con un senso di suprema leggerezza e ironia. Scrive Jo: \u00abTerminata 10 nov. 1966 nello studio di S. Truro\u2026 figura bianca su fondo scuro, leggermente verde a d.\u00bb. Hopper sarebbe morto a maggio del 1967. Lei lo avrebbe seguito 10 mesi dopo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"175\" height=\"288\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/image-4.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5118\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pubblicato su \u201cAlias\u201d il 27 dicembre 2020<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era il 9 luglio 1924. 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