{"id":5084,"date":"2020-11-28T17:01:46","date_gmt":"2020-11-28T17:01:46","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5084"},"modified":"2020-11-28T17:02:25","modified_gmt":"2020-11-28T17:02:25","slug":"la-grafica-di-giacometti-a-chiasso","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5084","title":{"rendered":"La grafica di Giacometti a Chiasso"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Quando il mondo entra nel cuore<\/em><\/strong><\/h1>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Alberto Giacometti si presentava ogni volta alla porta del lussuoso appartamento affacciato sulla Senna con le tasche della giacca gonfie di lastre di rame gi\u00e0 pronte per l\u2019incisione. Era il 1957 e uno dei suoi migliori amici, Michel Leiris, aveva tentato di togliersi la vita ingerendo un flacone di fenorbital. Dopo il ricovero Leiris era tornato a casa per la convalescenza impegnandosi a scrivere delle poesie, che sarebbero state pubblicate con il titolo \u201cVivantes cendres, innomm\u00e9es\u201d. <\/h3>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"331\" height=\"470\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/alberto-giacometti-michel-leiris-in-sickbed-iv-portrait-of-michel-leiris-iii-2-works-from-vivantes-cendres.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5085\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/alberto-giacometti-michel-leiris-in-sickbed-iv-portrait-of-michel-leiris-iii-2-works-from-vivantes-cendres.jpg 331w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/alberto-giacometti-michel-leiris-in-sickbed-iv-portrait-of-michel-leiris-iii-2-works-from-vivantes-cendres-211x300.jpg 211w\" sizes=\"auto, (max-width: 331px) 100vw, 331px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le lastre di rame che gonfiavano le tasche Giacometti servivano appunto per le illustrazioni che dovevano accompagnare il libro. Ne servivano tante, verrebbe da dire in quantit\u00e0 proporzionale all\u2019amicizia che legava l\u2019artista allo scrittore ed etnologo francese: alla fine ne sono scaturiti ben 25 ritratti ad acquaforte, pi\u00f9 altrettante incisioni dedicate a dettagli interni dell\u2019appartamento. Ora l\u2019intera serie tappezza una delle pareti del m.a.x. museo di Chiasso, per una mostra che \u00e8 occasione preziosa per scoprire la grafica di Giacometti (\u201cAlberto Giacometti. Grafica al confine tra arte e pensieri\u201d, a cura di Jean Soldini e Nicoletta Ossanna Cavadini, fino al 10 gennaio 2021).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 una mostra che stimola ad aprire tante piste di lettura non consuete attorno al grande artista svizzero. Una pista, meno collaterale di quel che si pensi, \u00e8 proprio quella che riguarda il tema dell\u2019amicizia. Tra le incisioni per Leiris, alcune rappresentano lo scrittore a letto, con la testa abbandonata sul cuscino, in una posa quasi da rigor mortis: \u00e8 certamente segno di una confidenza profonda, che aveva origini lontane nel tempo. Nel 1929 Giacometti, allora ventottenne, aveva esposto alla Galerie Jeanne Bucher a Parigi e Leiris sulla rivista \u201cDocuments\u201d gli aveva dedicato un tributo di quelli difficili da dimenticare. \u00abCi sono dei momenti che si possono chiamare \u201ccrisi\u201d che sono i soli momenti importanti in una vita\u2026\u00bb, aveva scritto. \u00abSi tratta di momenti in cui il mondo esterno si apre per entrare nel nostro cuore e stabilire un\u2019immediata comunicazione. Amo la scultura di Giacometti, perch\u00e9 tutto quello che lui fa \u00e8 come la pietrificazione di una di queste \u201ccrisi\u201d\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"320\" height=\"470\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/alberto-giacometti-michel-leiris-iv-from-vivantes-cendres-innomm\u00e9es-by-michel-leiris.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5086\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/alberto-giacometti-michel-leiris-iv-from-vivantes-cendres-innomm\u00e9es-by-michel-leiris.jpg 320w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/alberto-giacometti-michel-leiris-iv-from-vivantes-cendres-innomm\u00e9es-by-michel-leiris-204x300.jpg 204w\" sizes=\"auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019attivit\u00e0 grafica di Giacometti, come scrive in catalogo Susanne Bieri, \u00e8 un sismografo che testimonia l\u2019intensit\u00e0 e la variet\u00e0 delle amicizie di questo stilita che viveva relegato nei 45 metri quadrati del leggendario \u201cantro\u201d di Rue Hyppolite Mandrion. Rispetto all\u2019icona dell\u2019artista irriducibile e tormentato, ci viene restituita l\u2019immagine pi\u00f9 reale di un uomo ben attento a quel che accadeva attorno a lui, sempre pronto a socializzare, curioso e disponibile a tante contaminazioni con la letteratura e in particolare la poesia: basta scorrere l\u2019interessante cronologia che correda il catalogo (edito da Skira), per rendersi conto della quantit\u00e0 di progetti editoriali in cui Giacometti si \u00e8 lasciato coinvolgere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad esempio, sempre nel 1929 si era pienamente coinvolto in un progetto molto personale dell\u2019amico Georges Batailles, illustrando l\u2019edizione della sua \u201cHistoire des Rats (Journal de Dianus)\u201d. Si tratta di una serie di incisioni a bulino (tecnica con la quale non si trovava a suo agio e che avrebbe usato molto di rado) con figure su basamento, come sculture disegnate: quelle contrassegnate dalla lettera B nel basamento riprendono i lineamenti di Diane Beauharnais, la donna di cui Dianus-Bataille era innamorato e che avrebbe sposato nel 1946. Amicizia a termine era stata invece quella con Andr\u00e9 Breton, che non gli avrebbe mai perdonato la sconfessione dell\u2019esperienza surrealista nel 1935: eppure solo l\u2019anno prima quattro incisioni di Giacometti avevano illustrato \u201cL\u2019air de l\u2019eau\u201d, una raccolta di poesia d\u2019amore per Jacqueline Lamba. \u00abBasta con l\u2019immaginario, finito\u00bb, cos\u00ec l\u2019artista aveva liquidato le pretese di Breton di farlo restare nel movimento. \u00c8 un momento di passaggio in cui Giacometti interrompe l\u2019attivit\u00e0 grafica che avrebbe invece ripreso di gran lena e senza pi\u00f9 pause con il suo ritorno a Parigi nel 1946, dopo il lungo soggiorno ginevrino negli anni della guerra.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"436\" height=\"332\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Giacometti-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5087\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Giacometti-1-1.jpg 436w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Giacometti-1-1-300x228.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 436px) 100vw, 436px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Degli anni 50 \u00e8 la scoperta della litografia, grazie in particolare all\u2019insegnamento di un grande stampatore, Fernand Mourlot. La carta porosa e la matita litografica sono strumenti con i quali Giacometti si trova immediatamente a suo agio, anche perch\u00e9 rispetto a bulino e acquaforte gli lasciano margine per cancellature dei segni. Tra l\u2019altro il doppio passaggio dalla carta alla pietra litografica e di nuovo alla carta permettono di non ritrovarsi con l\u2019immagine rovesciata. Nascono cos\u00ec immagini felicemente libere, come appunti visivi che per\u00f2 svelano una energia narrativa. Ci raccontano l\u2019interno dello studio nei momenti disimpegnati delle pause, con il \u201criposo\u201c delle sculture e anche dei modelli: scopriamo ad esempio Diego seduto sul letto, nel disordine dei fogli e delle tele.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La lastra di rame invece si trasforma in una teca per la moglie Annette chiamata a pose sacrificali per le incisioni destinate a illustrare un libro di Ren\u00e9 Char, \u201cPo\u00e8mes des deux ann\u00e9es\u201d. La costruzione \u00e8 complessa, perch\u00e9 la lastra \u00e8 suddivisa quasi si trattasse di un polittico in miniatura, con una lunga predella dove Annette \u00e8 deposta come fosse in una tomba. Il segno dell\u2019acquaforte si fa leggero, quasi semplicemente graffiato, e d\u00e0 luogo nel 1955 ad una serie stupenda di incisioni con Annette nuda, spesso semplici prove d\u2019artista o tirature \u201chors commmerce\u201d, quasi dei pensieri a ruota libera, felicemente disgrafici. Sempre per Ren\u00e9 Chair, nel 1965, avrebbe realizzato una serie di acqueforti su carta nera con un leggerissimo segno bianco che disegna dei profili di montagne. \u00abLa gravure avec les moins de traits que j\u2019ai fait de ma vie\u00bb, comment\u00f2 l\u2019artista.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"787\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/giacometti-artista-esposizione-alberto-m-a-x-museo-lmhp-1024x787.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5089\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/giacometti-artista-esposizione-alberto-m-a-x-museo-lmhp-1024x787.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/giacometti-artista-esposizione-alberto-m-a-x-museo-lmhp-300x231.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/giacometti-artista-esposizione-alberto-m-a-x-museo-lmhp-768x590.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/giacometti-artista-esposizione-alberto-m-a-x-museo-lmhp.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un capitolo a s\u00e9 \u00e8 quello rappresentato dal rapporto con gli editori d\u2019arte. Per il leggendario Iliazd, il georgiano Ilia Zadnevitch, grande innovatore nella grafica e nella tipografia, realizza \u201cLe douze portraits du c\u00e9l\u00e8bre Orbendale\u201d nel 1961, ciclo di 12 acqueforti. Ma \u00e8 l\u2019amico Teriade a convincere Giacometti a mettere in cantiere il suo progetto pi\u00f9 felice e pi\u00f9 vasto, \u201cParis sans fin\u201d. L\u2019artista inizia a lavorarci gi\u00e0 nel 1958, con lo slancio di chi va alla scoperta della metropoli \u201csenza fine\u201d a bordo dell\u2019auto sportiva regalata a Caroline, la ragazza ventunenne di cui si era invaghito: nel frontespizio ci mostra infatti una ragazza che si tuffa libera nello spazio bianco della carta e invita a entrare nel libro. Sono 150 litografie, su fogli di grandi dimensioni (42 x 35 cm). Lo stile \u00e8 quello corsivo e libero che questa tecnica gli permette: suggestioni visive di un uomo attirato da tutto ci\u00f2 che lo circonda. La matita calcografica di Giacometti porta alla scoperta di Parigi, delle sue strade e dei suoi caff\u00e8. Ma entra anche negli spazi familiari. Non solo nell\u2019atelier \u201cantro\u201d ma entra nelle case eleganti che aveva regalato a chi gli stava pi\u00f9 vicino, quella di Annette in rue Mazarine o quella di Caroline\u00a0\u00a0in avenue de Maine. La Parigi di Giacometti \u00e8 un labirinto pieno di vita, spesso ripreso da dietro lo schermo del parabrezza. In realt\u00e0, nonostante la sua baldanzosit\u00e0, \u201cParis sans fin\u201d \u00e8 il libro di un lungo commiato. L\u2019artista sa del male che lo assedia e nel testo solo abbozzato che accompagna le immagini entra in gioco anche \u00abil grande tubo in metallo brillante della gastropia\u00bb che \u00abspingeva dentro la gola\u00bb. L\u2019ultima tavola \u00e8 quella di un uomo avvolto nel cappotto e ripreso di spalle. A fianco una pagina rimasta vuota: l\u201911 gennaio 1966 Giacometti moriva senza poter veder stampato il suo \u201cParis sans fin\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"492\" height=\"650\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/9zb_Alberto_Giacometti_juil1820.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5088\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/9zb_Alberto_Giacometti_juil1820.jpg 492w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/9zb_Alberto_Giacometti_juil1820-227x300.jpg 227w\" sizes=\"auto, (max-width: 492px) 100vw, 492px\" \/><\/figure><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando il mondo entra nel cuore Alberto Giacometti si presentava ogni volta alla porta del lussuoso appartamento affacciato sulla Senna con le tasche della giacca gonfie di lastre di rame gi\u00e0 pronte per l\u2019incisione. 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