{"id":5074,"date":"2020-11-28T16:36:19","date_gmt":"2020-11-28T16:36:19","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5074"},"modified":"2020-11-28T16:40:35","modified_gmt":"2020-11-28T16:40:35","slug":"casa-zentner-di-scarpa","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5074","title":{"rendered":"Casa Zentner di Carlo Scarpa"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><strong>Un bizantino a Zurigo<\/strong><\/h1>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Dalla collina di Doldertal si pu\u00f2 scorgere l\u2019azzurro del lago di Zurigo. Deve essere stato un dettaglio non secondario nella scelta di Savina Rizzi e di suo marito Ren\u00e9 Zentner che nel 1963 avevano acquistato qui una villa con giardino di inizio 900. Da subito l\u2019intenzione era quella di farne un qualcosa di completamente diverso, affidando il progetto di rinnovamento a Carlo Scarpa. Infatti il rapporto tra l\u2019architetto e la padrona di casa infatti era profondo e di lunga data. Portando Scarpa a Zurigo Savina si portava un pezzo importante e significativo della propria storia personale.<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Savina Rizzi, nata ad Udine, nel 1951 aveva sposato in prime nozze Angelo Masieri, architetto, figura chiave nei primi anni di Scarpa, il quale non essendo laureato aveva difficolt\u00e0 a firmare progetti ed era stato anche accusato di esercitare la professione illegalmente. Con Masieri aveva realizzato alcuni edifici, come la sede della Banca Cattolica del Veneto a Tarvisio e Casa Giacomuzzi a Udine. Il loro era un rapporto maestro-allievo iniziato negli anni dell\u2019universit\u00e0 negli anni \u201940 e poi evoluto in una vera collaborazione professionale. Inoltre la famiglia di Masieri era titolare di una ditta di costruzioni e a Scarpa, che fino a quegli anni aveva costruito poco, quella relazione aveva aperto occasioni preziose per sottoporre i suoi progetti alla prova dei cantieri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La famiglia Masieri era anche proprietaria di un palazzotto in \u201cvolta di Canal\u201d, cio\u00e8 all\u2019innesto di Rio Foscari con il Canal Grande. L\u2019idea audace di Angelo e Savina era quella di affidarne la ristrutturazione a Wright, il grande architetto al quale Masieri stesso e Scarpa si erano apertamente ispirati nella soluzione a sbalzo dell\u2019edificio di Tarvisio. Nell\u2019estate del 1952 i due sposi erano dunque volati negli Stati Uniti per proporre a Wright il progetto. Purtroppo, prima ancora di incontrarlo nel suo studio Wisconsin, un grave incidente d\u2019auto aveva mandato all\u2019aria tutti i loro piani: Angelo Masieri ci aveva rimesso la vita mentre lei era rimasta ferita. Appena rimessasi Savina aveva per\u00f2 voluto realizzare il sogno del suo sfortunato marito. Anche Wright aveva accettato di proseguire nell\u2019incarico. Intanto la destinazione del palazzo era cambiata, diventando da residenza per la famiglia Masnieri, a Fondazione intitolata allo sfortunato architetto, costituita per offrire ospitalit\u00e0 agli studenti fuorisede di architettura iscritti allo Iuav. L\u2019architetto americano nel 1953 aveva fatto avere i primi progetti che prevedevano anche una nuova facciata per l\u2019edificio, contiguo al ben pi\u00f9 imponente Palazzo Balbi. \u00abSorger\u00e0 dall\u2019acqua come un fascio di grandi canne, che si vedranno al di sotto dell\u2019acqua stessa\u00bb, aveva scritto Wright, accompagnando quei primi disegni. La facciata \u201ca transenna\u201d era infatti scandita da sostegni marmorei che si sviluppavano in verticale per tutta l\u2019altezza, dando la sensazione di un\u2019architettura vibrante e infinita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"792\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/MASIER1-792x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5077\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/MASIER1-792x1024.jpg 792w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/MASIER1-232x300.jpg 232w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/MASIER1-768x993.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/MASIER1.jpg 1005w\" sizes=\"auto, (max-width: 792px) 100vw, 792px\" \/><figcaption>Il progetto di Wright per la Fondazione Masieri a Venezia<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La notizia arriv\u00f2 a Venezia provocando per\u00f2 un maremoto di polemiche, innescate da Antonio Cederna e da Italia Nostra, che erano su posizioni rigidamente conservative. A difesa del progetto di Wright erano scesi invece in campo tanti importanti nomi dell\u2019architettura, guidati da Bruno Zevi che aveva voluto dedicare un numero della rivista \u201cMetron\u201d alla questione, con scritti di Nathan Rogers, Giuseppe Samon\u00e0, Alfonso Gatto e in particolare di Sergio Bettini. Bettini nel suo intervento (davvero meraviglioso: \u00e8 stato ripubblicato proprio quest\u2019anno in \u201cTempo e forma\u201d, Quodlibet) parlava di un progetto che aveva \u00abqualcosa di magico, di incantato, come un\u2019apparizione\u00bb e si augurava che Venezia non smentisse se stessa, tradendo \u00abil coraggio dell\u2019occasione, che ha costituito la sostanza pi\u00f9 profonda della sua vita nei secoli\u00bb. Tutto inutile: nel 1955 la Commissione igienico-edilizia bocciava il progetto. Cos\u00ec l\u2019intervento di Wright si iscriveva all\u2019elenco delle occasioni perdute, come sarebbe accaduto al progetto del nuovo ospedale di Le Corbusier (1959) e al Palazzo dei Congressi di Louis Kahn (1969).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Savina Rizzi comunque non aveva nessuna intenzione di arrendersi e anni dopo, nel 1968, aveva affidato il progetto della Fondazione Masieri a Carlo Scarpa, che naturalmente intervenne sugli interni lasciando intatta la facciata. Prima per\u00f2 Savina aveva chiesto a Scarpa di portare a termine il laborioso e curatissimo progetto della villa di Zurigo, citt\u00e0 dove era andata ad abitare con Ren\u00e9 Zentner, suo secondo marito. Villa Zentner ha avuto un destino discreto, nonostante si tratti dell\u2019unico progetto di Scarpa fuori d\u2019Italia; per volont\u00e0 dei suoi stessi proprietari \u00e8 stata poco esibita, visitata raramente da altri architetti, ma in compenso \u00e8 stata custodita in questi anni con molto scrupolo. La si riscopre oggi grazie ad un libro che ricostruisce la vicenda costruttiva, allargandola alle affascinanti e combattute circostanze che ne sono la premessa (Davide Fornari, Giacinta Jean, Roberta Martinis, \u201cCarlo Scarpa. Casa Zentner a Zurigo: una villa italiana in Svizzera\u201d, Electa architettura, 206 pagine, 45 euro).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"934\" height=\"610\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Schermata-2020-11-28-alle-17.21.50.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5078\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Schermata-2020-11-28-alle-17.21.50.png 934w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Schermata-2020-11-28-alle-17.21.50-300x196.png 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Schermata-2020-11-28-alle-17.21.50-768x502.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 934px) 100vw, 934px\" \/><figcaption>Il camino nella playroom di Casa Zentner<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un\u2019impresa complessa quella in cui nel 1963 si avventurano Scarpa e i suoi committenti. La distanza pesava, in particolare per un architetto per il quale il dettaglio ha una importanza decisiva. Alla fine risulter\u00e0 risolutiva la determinazione di Ren\u00e9 Zentner nel vincere le rigidit\u00e0 delle varie commissioni che dovevano via via approvare il progetto. E risulter\u00e0 soprattutto decisiva l\u2019intesa, quasi una complicit\u00e0, tra Savina Rizzi e Scarpa stesso. Come scrive Roberta Martinis, Casa Zentner diventa \u00abun progetto esistenziale per un \u201cresiduo affettivo\u201d lontano\u2026 un aristocratico atlante&nbsp;<em>per figure<\/em>&nbsp;dell\u2019identit\u00e0 di Savina\u00bb. Al cuore di questo operazione c\u2019\u00e8 naturalmente la memoria di Venezia, che vive ovunque, nella concezione degli spazi, come nella scelta dei materiali. \u00c8 una memoria fluida, che non si irrigidisce mai in scelte dogmatiche ma che si configura come ritmo, come libert\u00e0 nelle soluzioni. \u00abI percorsi tra gli spazi hanno una precisa sequenza che ricorda quella della citt\u00e0 di Venezia, in cui strette calli conducono a grandi spazi aperti\u00bb, riporta in una breve testimonianza Theo Senn, architetto che era stato al fianco di Scarpa sul cantiere. \u00abIl salone centrale \u00e8 come piazza San Marco, da cui si sporge un pontile che porta all\u2019esterno\u00bb. Per il pavimento dello stesso salone Scarpa disegna un parquet come fosse un tappeto ligneo, con \u201ccorsie\u201d larghe 110 cm, e un ritmo sincopato di liste chiare e liste scure. I pilastri del salone incorporano una piastra di marmo Clauzetto incrostata con motivi astratti, che nasconde un complesso meccanismo di illuminazione. \u00abPresenze luminose in maschera\u00bb, le definisce nel suo testo Roberta Martinis. Nonostante l\u2019affidabilit\u00e0 dell\u2019impresa svizzera titolare del cantiere, Scarpa appena pu\u00f2 impone i suoi artigiani e fornitori veneziani: le tessere del mosaico per l\u2019esterno, color oro bianco e oro, arrivano dalla ditta Don\u00e0 di Murano, veri tocchi di un preziosismo bizantino. Le forniture di marmi, tra cui il paonazzetto usato per il bagno personale di Savina, arrivano dalla ditta di Luciano Zennaro. La partita pi\u00f9 complessa era stata quella degli intonaci; Scarpa voleva finiture a calce che per\u00f2 avevano sollevato le perplessit\u00e0 dei responsabili dell\u2019impresa svizzera. Per questo alla fine l\u2019architetto coinvolse il suo fidatissimo Eugenio De Luigi. Per i soffitti la scelta era caduta&nbsp;&nbsp;sullo stucco veneziano speciale, che restituisce vibrazioni luminose simili a quelle dell\u2019acqua della Laguna. Per le pareti invece aveva optato per una lisciatura a grassello che nella finitura inglobava, non a caso, piccoli granelli di \u201csabbia blu\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"716\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/IMG_0940-1024x716.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5079\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/IMG_0940-1024x716.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/IMG_0940-300x210.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/IMG_0940-768x537.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/IMG_0940-1536x1074.jpg 1536w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/IMG_0940-2048x1431.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Il bagno di Savina in marmo paonazzetto. La foto \u00e8 di Guido Ballo<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato su Alias il 21 novembre 2020<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un bizantino a Zurigo Dalla collina di Doldertal si pu\u00f2 scorgere l\u2019azzurro del lago di Zurigo. Deve essere stato un dettaglio non secondario nella scelta di Savina Rizzi e di suo marito Ren\u00e9 Zentner che nel 1963 avevano acquistato qui una villa con giardino di inizio 900. 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