{"id":5054,"date":"2020-11-10T09:22:02","date_gmt":"2020-11-10T09:22:02","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5054"},"modified":"2020-11-28T17:12:24","modified_gmt":"2020-11-28T17:12:24","slug":"kjartansson-alla-chiesa-del-lazzaretto","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5054","title":{"rendered":"Kjartansson alla Chiesa del Lazzaretto"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><em><strong>Se Gino Paoli incrocia san Carlo<\/strong><\/em><\/h1>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Adesso che va a terminare si prova un filo di nostalgia: nostalgia per quella meravigliosa canzone che per un mese \u00e8 risuonata in quel piccolo ottagono, le cui dimensioni sono inversamente proporzionali al grande carico di memoria. L\u2019intervento che Ragnar Kjartansson (a cura di Massimiliano Gioni, progetto di Fondazion Trussardi) ha pensato per la chiesa di San Carlo al Lazzaretto a Milano aveva la grazia di una cosa immaginata e realizzata nel posto giusto, al momento giusto, e soprattutto (che \u00e8 la cosa pi\u00f9 rara) con il tono giusto. <\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il posto \u00e8 il cuore di quello che un tempo era il Lazzaretto ai margini della citt\u00e0, fuori da porta Orientale. I pilastri e gli archi sono gli stessi che si erano presentati agli occhi di Renzo nel capitolo XXXVI dei <em>Promessi Sposi<\/em>. \u00abIl tempietto ottangolare che sorge elevato sul suolo d\u2019alcuni gradi\u2026\u00bb, scrive Manzoni. Si \u00e8 creato cos\u00ec un collegamento, concreto e non solo simbolico, con una stagione che ha segnato la storia e la memoria della citt\u00e0: il grande stemma di San Carlo iscritto nel pavimento alle spalle degli organisti-cantanti era l\u00ec a sottolinearlo. San Carlo era anche sulla pala dell&#8217;altare, mentre comunicava, in quello steso luogo, i malati di peste. Curioso il fatto che il testo di Gino Paoli evochi uno spazio senza pi\u00f9 pareti, proprio com\u2019era in origine questa piccola chiesa, aperta su tutti i lati perch\u00e9 gli ospiti del Lazzaretto potessero assistere ai riti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche il momento scelto per proporre questo rito condiviso \u00e8 sembrato \u201cpsicologicamente\u201d azzeccato. Con molta delicatezza Kjartansson ha offerto al pubblico la possibilit\u00e0 di un\u2019esperienza riparativa: quella per rimarginare la profonda ferita collettiva causata dalla pandemia. All\u2019artista islandese \u00e8 riuscito di intercettare con sorprendente sensibilit\u00e0 un bisogno inespresso, un tacito desiderio di senso di fronte all\u2019angoscia sperimentata: la canzone di Gino Paoli \u00e8 diventata cos\u00ec la struggente colonna sonora di questo desiderio, una preghiera laica spalancata verso \u201ccieli immensi\u201d e \u201calberi infiniti\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine il tono: \u00e8 il sigillo poetico all\u2019architettura di questo progetto. \u00c8 un tono profondamente poetico, trattenuto nell\u2019allestimento, giustamente ridotto all\u2019essenziale, rispettoso del luogo (la lucina rossa del tabernacolo segnalava il fatto che quella restava sempre una chiesa). Kjartansson ha lasciato lavorare i materiali che aveva tra le mani, permettendo loro di contaminarsi. Naturalmente il materiale centrale era la canzone di Gino Paoli, trasformata in scultura sonora, che come l\u2019artista ha sottolineato, contiene la capacit\u00e0 di trasformare lo spazio, che \u00e8 una \u00abcaratteristica fondamentale dell\u2019arte\u00bb. Il riferimento non \u00e8 solo allo spazio \u201cchiuso\u201d delle case a cui siamo stati costretti nel lockdown. \u00c8 lo spazio della nostra immaginazione che \u00e8 chiamata a pensare un mondo che non pu\u00f2 e non deve essere come quello di prima.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Scritto per la newsletter Telescope il 25 ottobre<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-vimeo wp-block-embed is-type-video is-provider-vimeo wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Ragnar Kjartansson The Sky in a Room\" src=\"https:\/\/player.vimeo.com\/video\/475514203?dnt=1&amp;app_id=122963\" width=\"500\" height=\"281\" frameborder=\"0\" allow=\"autoplay; fullscreen; picture-in-picture; clipboard-write\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se Gino Paoli incrocia san Carlo Adesso che va a terminare si prova un filo di nostalgia: nostalgia per quella meravigliosa canzone che per un mese \u00e8 risuonata in quel piccolo ottagono, le cui dimensioni sono inversamente proporzionali al grande carico di memoria. 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