{"id":5044,"date":"2020-10-21T16:02:07","date_gmt":"2020-10-21T16:02:07","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5044"},"modified":"2020-10-21T16:02:07","modified_gmt":"2020-10-21T16:02:07","slug":"lea-vergine-lapprodo-e-una-pietas","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5044","title":{"rendered":"Lea Vergine, l&#8217;approdo \u00e8 una \u201cpietas&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">\u00abNon \u00e8 che me la possa prendere con lui. \u00c8 privo di malizia, \u00e8 come un bambino, un selvaggio, con purezza di cuore. E se penso di vivere senza di lui non \u00e8 possibile\u00bb. Detto e fatto: il giorno dopo Enzo Mari, il \u201clui\u201d in questione, anche lei, Lea Vergine, se n\u2019\u00e8 andata. <\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avrebbe certamente detestato che si insistesse su simili coincidenze, ma \u00e8 difficile non riandare con la memoria a quella copertina che Enzo Mari le disegn\u00f2 per un libriccino che raccoglieva 25 recensioni scritte in un arco di 13 anni, quasi tutte per Alias. Una mano che stringeva un cuore, ben pulsante. Il titolo del resto andava proprio in quella direzione: \u201cLa vita, forse l\u2019arte\u201d (Archinto). In quel libriccino di 137 pagine l\u2019indice dei nomi aveva ben 530 voci: la vita appunto, che stipava le recensioni di una rete fittissima di incontri, di relazioni, di persone conosciute o studiate. Anche il recente libro intervista con Chiara Gatti (\u201cL\u2019arte non \u00e8 faccenda per persone dabbene\u201d, Rizzoli) si chiude, per&nbsp;<strong>suo<\/strong>&nbsp;evidente desiderio con un lunghissimo elenco di nomi. \u00abI nomi di&nbsp;quelle creature che hanno illuminato la mia esistenza con amicizia affettuosa ma anche di coloro che, per pochi secondi, mi hanno fatto costeggiare la tenerezza e la gratitudine\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sono sempre le persone al centro della sua ricerca e del suo lavoro intellettuale, fin da quella mostra del 1971 quasi di esordio,&nbsp;<em>Napoli \u201825\/\u201933<\/em>, in cui affrontando l\u2019avanguardia sotto il fascismo aveva allineato una serie di bizzarri personaggi che avevano seminato lo scandalo. Nel 1980 quando&nbsp;<strong>le<\/strong>&nbsp;viene commissionata da un sindaco illuminatissimo come Carlo Tognoli la mostra su \u201cL\u2019Altra met\u00e0 dell\u2019avanguardia\u201d al Palazzo Reale di Milano, una mostra destinata a lasciare il segno e poi richiesta a Roma e Stoccolma, la sua ricerca si era mossa soprattutto nella direzione degli incontri. Quel catalogo, che resta ancora un punto di riferimento imprescindibile, \u00e8 strutturato con le schede ragionate e ben scritte delle 114 artiste scelte in quanto appartenute a vari gruppi d\u2019avanguardia della prima met\u00e0 del Novecento. L\u2019introduzione era posizionata in fondo, e scritta in forma di diario di bordo. Iniziava cos\u00ec quel testo: \u00abPronto, parla Lea Vergine, il Comune di Milano mi ha incaricato di realizzare una grande rassegna che testimoni l\u2019attivit\u00e0 di pittrici e scultrici nei gruppi delle avanguardie artistiche\u00bb. Il telefono era uno strumento principe. Come anche i i viaggi, per stanare artiste che spesso avevano scelto di rifugiarsi nell\u2019ombra. Bussare alla porta, suonare ai campanelli: l\u2019arte chiedeva sempre di varcare qualche soglia. Anche a costo di sbattere contro sbarramenti insormontabili, come le accadde davanti all\u2019appartamento parigino di Dora Maar. Se si suonava lei staccava la corrente. Se si telefonava la risposta era questa, \u00abMadame Dora Maar ne r\u00e9pond pas au t\u00e9l\u00e9phone\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"818\" height=\"816\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-vergine-passes-away-enzo-mari-wife-designboom-004.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5045\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-vergine-passes-away-enzo-mari-wife-designboom-004.jpg 818w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-vergine-passes-away-enzo-mari-wife-designboom-004-300x300.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-vergine-passes-away-enzo-mari-wife-designboom-004-150x150.jpg 150w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-vergine-passes-away-enzo-mari-wife-designboom-004-768x766.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 818px) 100vw, 818px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il metodo di Lea Vergine era chiaro: non puntava mai ad essere esaustiva su un argomento, ma piuttosto voleva ogni volta proporre delle piattaforme perch\u00e9 da l\u00ec poi si sviluppassero lavori e ricerche. Erano mostre pensate per spalancare percorsi, per illuminare zone d\u2019ombra, per documentare avventure non certo per sigillarle dentro visioni critiche. Certamente aveva sperato che da quel suo lavoro sulle artiste nei movimenti di avanguardia si generassero nuove ricerche, \u00abche si cominciasse a lavorare sul tutto\u00bb. Invece si era confessata delusa dialogando con Massimiliano Gioni quando nel 2015 aveva cercato di riprendere il filo del discorso con la mostra sulla \u201cGrande Madre\u201d, sempre a Palazzo Reale di Milano: \u00abPurtroppo l\u2019ombra ha ricoperto un sacco di artiste\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La molla per immaginare quella mostra era stata una reazione umanissima di sdegno: sdegno per come venivano tratte le artiste anche quando si cercava di metterle su qualche altare. \u00abMi arrivavano sul tavolo pubblicazioni e cataloghi che erano censimenti umilianti. Avevo assistito a manifestazioni terribili, dove alcune donne hanno massacrato le artiste sull\u2019altare della donnit\u00e0\u00bb. Per questo aveva tenuto barra dritta rispetto al criterio della qualit\u00e0: \u00abQualunque altra discriminante sarebbe stata infamante per le artiste stesse\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 anche un approdo in questi suoi percorsi. Ed \u00e8 sempre all\u2019insegna di un \u201cimparare\u201d piuttosto che di un codificare. Nel caso della mostra del 1980, per esempio, lo studio e gli incontri le avevano fatto \u201cimparare\u201d (il termine \u00e8 suo) che le artiste \u00abavevano tutte ironia e autoironia, avevano visione del mondo e dell\u2019esistenza illuminata dalla pietas, ecco, non saprei dire meglio. Una pietas che butta a mare il concetto di normalit\u00e0\u00bb. Nel femminile scorgeva un\u2019energia di \u201csmarginamento\u201d rispetto all\u2019omologazione, un intuito che non era tanto una forma di cultura, ma una forma di libert\u00e0 che lei definiva \u201cdisobbedienza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E poi c\u2019era la scrittura, un\u2019esperienza quotidiana nella quale ha sempre riposto la massima fiducia. Scrittura come leva per costruire una consapevolezza civile diversa. Ma soprattutto scrittura come dimensione quotidiana di avventura personale, attivata come un rito ogni mattina. La scrittura di Lea Vergine \u00e8 sempre precisa, asciutta, a volte divertita grazie a giravolte realizzate con eleganza ed intelligenza. Scrittura che riempie di incanto e a volte anche di invidia. Non basta per\u00f2 certo l\u2019abilit\u00e0 per spiegarne la presa. \u00abSi scrive col corpo, dalla testa ai piedi\u00bb, aveva raccontato a Chiara Gatti nel libro intervista. \u00abMuovo le mani sulla carta. Il tatto \u00e8 imprescindibile. Devo sentire la materia della carta, devo sentirne l\u2019odore, e devo sentire la matita fra le dita, devo poter piegare il foglio in diversi modi\u00bb. Una concretezza che ancorava il lavoro intellettuale alla realt\u00e0 delle cose e della vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Questo articolo \u00e8 uscito su Il Manifesto del 21 ottobre con il titolo \u201cL&#8217;arte di illuminare le zone d&#8217;ombra\u201d.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abNon \u00e8 che me la possa prendere con lui. \u00c8 privo di malizia, \u00e8 come un bambino, un selvaggio, con purezza di cuore. E se penso di vivere senza di lui non \u00e8 possibile\u00bb. Detto e fatto: il giorno dopo Enzo Mari, il \u201clui\u201d in questione, anche lei, Lea Vergine, se n\u2019\u00e8 andata. 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