{"id":5034,"date":"2020-10-18T08:38:52","date_gmt":"2020-10-18T08:38:52","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5034"},"modified":"2020-10-18T08:46:36","modified_gmt":"2020-10-18T08:46:36","slug":"a-proposito-di-boccioni-perche-la-mamma-e-al-centro-dei-giochi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5034","title":{"rendered":"A proposito di Boccioni. Perch\u00e9 la mamma \u00e8 al centro dei giochi"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il Ritratto della madre della Galleria Ricci Oddi ha chiuso la bellissima esperienza di \u201cUmano molto umano\u201d, la mostra realizzata con Collezione Poscio a Casa De Rodis a Domodossola. Per l&#8217;occasione ho voluto approfondire questo nodo affascinante: la centralit\u00e0 della figura di Cecilia Forlani nella vita e nell&#8217;arte di Boccioni. <\/h3>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/FA3CA942-EE09-4081-95D3-9761F1D73062-2.jpg\" alt=\"Cecilia Boccioni nello studio di Corso di Porta Romana \n\" class=\"wp-image-5035\" width=\"422\" height=\"750\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/FA3CA942-EE09-4081-95D3-9761F1D73062-2.jpg 750w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/FA3CA942-EE09-4081-95D3-9761F1D73062-2-169x300.jpg 169w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/FA3CA942-EE09-4081-95D3-9761F1D73062-2-576x1024.jpg 576w\" sizes=\"auto, (max-width: 422px) 100vw, 422px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cecilia Forlani era nata a Morciano di Romagna nel 1852. L\u00ec aveva conosciuto e sposato un compaesano, Raffaele Boccioni, usciere di prefettura. Nel 1876 avevano avuta la prima figlia, Amelia. Nel 1882 era nato invece Umberto. Era nato a Reggio Calabria, perch\u00e9 il lavoro di Raffaele contemplava spostamenti di sede ogni due anni. Dopo Reggio la famiglia si era spostata in citt\u00e0 del nord. Arrivati a Padova, la famiglia si era divisa: mamma Cecilia se ne rimasta con Amelia. Pap\u00e0 Raffaele invece aveva continuato le sue peregrinazioni, insieme ad Umberto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La famiglia si era spaccata. Raffaele avrebbe iniziato una relazione con un\u2019altra donna, Virginia Piacenti (da cui ebbe altre due figlie). Umberto, seppur lontano, \u00e8 molto solerte rispetto alla situazione della madre, costretta per vivere a lavorare con la sorella Amelia: tutt\u2019e due cucitrici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un affetto filiale appassionato quello che lo lega a Cecilia. Scrive lettere lunghissime in cui racconta alla mamma il mondo che si squaderna davanti ai suoi occhi: \u00abe tu abbi 1000000000000000000 baci tuo Umberto\u00bb, chiude ad esempio una lettera scritta da Roma. Da Parigi racconta la meraviglia stupefacente delle donne che si truccano con colori vistosi. Ai suoi occhi quadi dei quadri viventi\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure mamma Cecilia era donna d\u2019altri tempi. Donna di un altro secolo come da questa testimonianza tratta dalla bella biografia di Gino Agnese. \u00abMamma Cecilia era una donna semplice, all\u2019antica, con un fisico largo da donna di paese, che dimostrava pi\u00f9 dei suoi anni. Aveva dei capelli bianchi sempre ordinatamente raccolti sulla testa, e la vediamo spesso indossare vesti lunghe e coprirsi le spalle con scialli: quasi pi\u00f9 nonna che mamma. Certamente il suo portamento non si conciliava neppur lontanamente con l\u2019immaginario futurista che si stava facendo largo nella testa di Boccioni\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando nel 1910 la sorella Amelia si era sposata con Guido Callegari e aveva dovuto traferirsi a Feltre dove lui insegnava, Umberto \u00e8 molto preoccupato per la mamma che resta sola (abitava in corso Genova a Milano). \u00abPer di pi\u00f9 c\u2019\u00e8 mia madre e a parte il suo ben comprensibile dolore resta in me il cruccio di lasciarla solo con mezzi scarsi, che ora non sono pi\u00f9 in grado di integrare\u00bb, scrive invece in una lettera alla vigilia della fatale partenza per militare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma un\u2019attenzione costante per questa donna doppiamente fondamentale per la sua vita. \u00c8 figura centrale dal punto di vista affettivo, ma \u00e8 anche sorprendentemente figura chiave per il suo percorso artistico. \u00c8 straordinaria la silenziosa complicit\u00e0 che si crea tra Umberto e Cecilia, tra una donna dell&#8217;altro secolo e un giovane audace protagonista del nuovo secolo. Umberto ha decine di avventure amorose, alcune anche di intensit\u00e0 folgorante (come quella con Sibilla Aleramo), ma non mette mai in conto di avere una relazione stabile. C\u2019\u00e8 sempre mamma Cecilia al centro dei suoi equilibri privati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Boccioni nell\u2019arco di poco pi\u00f9 di 10 anni di attivit\u00e0 creativa dipinge ben 62 ritratti della madre. Si pu\u00f2 spiegare pigramente la cosa con l\u2019agio di avere una modella sempre a disposizione. Ma \u00e8 una spiegazione che in realt\u00e0 aggira la questione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Boccioni ritrae la madre in ogni situazione, mixando quasi sempre una tensione affettiva con una tensione sperimentale a volte anche violenta. Cecilia si concede al&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Figlio, senza riserve. Si fa ritrarre nella quotidianit\u00e0 mentre cuce o mentre \u00e8 a letto malata (1908). Oppure accetta di posare con la schiena nuda, seduta su una sedia, quasi fosse una prostituta (\u00e8 Boccioni a confessarlo). E la sua schiena diventa territorio per una sperimentazione pittorica che fa esplodere di energia nuova la compostezza della tecnica divisionista. Il titolo \u00e8 \u201cControluce\u201d (1909): c\u2019\u00e8, anche se non la si vede, la finestra, da cui entra la luce e da cui tra poco entrer\u00e0 l\u2019energia della modernit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche nelle \u201cTre donne\u201d (1909-10), la finestra non la si vede, anche se la luce che entra sembra cucire le figure, nella trama di quei veli da vestali: \u00e8 il \u201ccerchio magico\u201d di casa Boccioni, con la mamma, Amelia e sul retro, quasi un po\u2019 defilata, Ines, la ragazza venuta dal nulla, l\u2019unica donna per la quale Boccioni abbia avuto pensieri che andassero all\u2019al di l\u00e0 dell\u2019appassionata avventura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1911 il nuovo erompe, il fuori entra nello spazio intimo della casa: la mamma \u00e8 affacciata al balcone: sotto, nella strada, la citt\u00e0 cresce, si alza, freme. \u00c8 la vita moderna che travolge i confini, anche quelli del quadro. La mamma, con il suo corpo dell\u2019altro secolo, si sporge su quella scena del secolo nuovissimo, ne resta contaminata, quasi inglobata. Il futuro le ronza attorno e lei se ne lascia avvolgere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si potrebbe scambiare tutto questo per un crescendo di eccitazione modernista. In realt\u00e0 Boccioni sta puntando ad altro, e il corpo della madre diventa decisivo proprio in questa prospettiva. Il 1912 \u00e8 l\u2019anno del quadro \u201ccolossale\u201d, dipinto nello studio di via Adige 23 (lo si riconosce dalla ringhiera del balcone), \u201cMateria\u201d. \u00abCapolavoro ostico e stupendo\u00bb, lo definisce Gino Agnese. La madre da alle spalle alla finestra. La citt\u00e0 che sale ha ormai invaso con le sue dinamiche e la sua energia lo spazio interno. La frenesia dinamica si costituisce in monumentalit\u00e0: la madre \u00e8 una sorta di \u201cgrande madre\u201d le cui forme assorbono quelle del paesaggio urbano che l\u2019avvolge. \u00c8 un quadro che ritrova anche un perno, nelle mani intrecciate, che giganteggiano al centro. La madre generatrice della vita \u2013 della vita specifica di Boccioni \u2013 sembra porsi anche nume tutelare, generatrice della novit\u00e0 della sua pittura. Attorno tutto pu\u00f2 esplodere senza finire in un nulla, proprio perch\u00e9 c\u2019\u00e8 quel perno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Materia (nel titolo risuona l\u2019affinit\u00e0 con \u201cmater\u201d) sembra un quadro di non ritorno. Il \u201cquadro\u201d come oggetto, come spazio ha raggiunto la massima potenzialit\u00e0. Per andare oltre ci vuole altro. Boccioni perci\u00f2 si d\u00e0 alla scultura, nel nuovo studio di Porta Romana 135. Il passaggio avviene sull\u2019idea dell\u2019\u201cAntigrazioso\u201d (1912-13), prima quadro poi appunto esploso in scultura. \u00c8 ancora la madre che si presta a questo rovesciamento estetico, per cui tutti i canoni della tradizione vengono messi alla berlina in nome di un\u2019altra bellezza, che \u00e8 energia in azione, che \u00e8 terremoto di forme, frattura rispetto ad ogni cristallizzazione ideale. Il quadro si fa scultura. E la scultura si fa somma di altre dimensioni: \u201cTesta + casa + luce\u201d \u00e8 il titolo del lavoro purtroppo distrutto; un\u2019opera che ha l\u2019energia di un ordigno nell\u2019attimo del suo esplodere. La testa, \u00e7a va sans dire, \u00e8 quella di Cecilia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 lei che sta al gioco del figlio, e assiste anche divertita alle sue spericolate peripezie: stupenda la foto in cui la vediamo ridere pi\u00f9 che sorridere, nello studio, davanti al gesso di \u201cForme uniche della continuit\u00e0 dello spazio\u201d. Ride alle sue spalle anche Umberto, felice per le nuove frontiere attraversate\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il finale \u00e8 all\u2019insegna di una ricomposizione che \u00e8 solo un indizio di un nuovo che non ebbe tempo per farsi realt\u00e0. L\u2019acquarello \u00e8 del 1915, c\u2019\u00e8 la finestra, c\u2019\u00e8 l\u2019interno con mamma e sorella, e c\u2019\u00e8 la vibrazione di un \u201cgi\u00e0 ma non ancora\u201d. Boccioni \u00e8 inghiottito dalla follia bellica che lui stesso sposa. Dipinge il ritratto a Ferruccio Busoni tra una chiamata al fronte e l\u2019altra. Scrive dal fronte al musicista: \u00abInutile dirle quanta gioia riconoscente mi abbia data la sua lettera e quanta tranquillit\u00e0 abbia dato alla mia vita l\u2019invio delle 2000 lire a mia Madre! Grazie! Tutto questo periodo della mia vita \u00e8 sotto la sua influenza e a Lei devo la pace e la calma con le quali posso sopportare questa vita terribile\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ha anche il tempo per un\u2019altra travolgente storia d\u2019amore, con Vittoria Colonna, nobile romana conosciuta sulle sponde del Lago Maggiore in casa di amici comuni. Il 16 agosto del 1916 la caduta da cavallo fatale, che la madre nella sua premura aveva quasi presentito. \u00abTi lascio colla raccomandazione di non essere imprudente quando andrai a cavallo perch\u00e9 tu meglio di me saprai che le bestie sono capricciose. Ti bacio lungamente con tutto il mio affetto Tua mamma\u00bb, aveva scritto Cecilia nell\u2019ultima lettera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di partire per Verona, Umberto si era preoccupato di firmare le sue opere perch\u00e9 la mamma in caso di difficolt\u00e0 potesse venderle. Premuroso fino all\u2019ultimo, questo figlio avventuriero del nuovo secolo. Aveva condiviso la sua preoccupazione anche con Vittoria, che dopo la morte di Umberto si era presentata a Cecilia con un assegno in mano, come ad eseguire il mandato di quell\u2019uomo che aveva pazzamente amato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cecilia visse ancora 11 anni, senza per\u00f2 riprendersi dalla morte del figlio: rimase muta e immobile, assistita da Amelia, che le dedic\u00f2 una frase piena d\u2019amore sulla lapide del cimitero di Verona, dove madre e figlio riposano fianco a fianco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se la vita finisce, ma l\u2019immaginario corre. E Boccioni ci lascia con questa visione profetica:&nbsp;\u00abVerr\u00e0 un tempo in cui il quadro non baster\u00e0 pi\u00f9. La sua immobilit\u00e0 sar\u00e0 un arcaismo col movimento vertiginoso della vita umana. L\u2019occhio dell\u2019uomo percepir\u00e0 i colori come sentimenti in s\u00e9. I colori moltiplicati non avranno bisogno di forme per essere compresi e le opere pittoriche saranno vorticose composizioni musicali di enormi gas colorati, che sulla scena d\u2019un libero orizzonte commoveranno e elettrizzeranno l\u2019anima complessa della folla che non possiamo ancora concepire\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"720\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/IMG_0536-1024x720.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5037\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/IMG_0536-1024x720.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/IMG_0536-300x211.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/IMG_0536-768x540.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/IMG_0536-1536x1079.jpg 1536w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/IMG_0536-2048x1439.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Cecilia nello subito di Boccioni, 1913 circa<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"717\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/IMG_0532-1024x717.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5038\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/IMG_0532-1024x717.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/IMG_0532-300x210.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/IMG_0532-768x538.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/IMG_0532-1536x1075.jpg 1536w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/IMG_0532-2048x1434.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Cecilia, Umberto alle sue spalle. Sulla sinistra, Giacomo Balla<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"617\" height=\"768\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/image.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5041\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/image.jpeg 617w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/image-241x300.jpeg 241w\" sizes=\"auto, (max-width: 617px) 100vw, 617px\" \/><figcaption>\u201cTesta + casa + luce\u201d, scultura perduta di Boccioni<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Ritratto della madre della Galleria Ricci Oddi ha chiuso la bellissima esperienza di \u201cUmano molto umano\u201d, la mostra realizzata con Collezione Poscio a Casa De Rodis a Domodossola. 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