{"id":5012,"date":"2020-07-20T14:13:55","date_gmt":"2020-07-20T14:13:55","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5012"},"modified":"2020-07-20T14:13:55","modified_gmt":"2020-07-20T14:13:55","slug":"1961-ovvero-lanno-zero-di-gerhard-richter","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=5012","title":{"rendered":"1961, ovvero l&#8217;anno zero di Gerhard Richter"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Marzo 1961. Gerhard Richter aiutato da un amico sale su un treno della S-Bahn, la rete urbana di Berlino, e passa ad Ovest insieme a Marianne Eufinger, familiarmente Ema, la donna con cui si \u00e8 sposato nel 1957. Non \u00e8 una scelta dettata da ragioni politiche ma da un istinto artistico: nel 1959 visitando Documenta a Kassel aveva avuto la chiara percezione che solo in un contesto cos\u00ec avrebbe trovato stimoli per dire qualcosa di nuovo con la pittura. A Est aveva raccolto ottimi riconoscimenti, ma quella per lui era ormai una strada morta. Ad agosto di quell\u2019anno veniva alzato il muro di Berlino: le porte alle spalle gli si chiudevano in ogni senso. Non sarebbe pi\u00f9 tornato nella sua Dresda fino al 1986.&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"554\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Opera_senza_autore-1024x554.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5013\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Opera_senza_autore-1024x554.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Opera_senza_autore-300x162.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Opera_senza_autore-768x416.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Opera_senza_autore.jpg 1166w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>L&#8217;alter ego di Richter, protagonista di \u201cOpera senza autore&#8221;<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Richter arriva in Germania Ovest e si costringe ad azzerare tutto: tra le accademie possibili sceglie quella di D\u00fcsseldorf, la pi\u00f9 viva ma anche la pi\u00f9 lontana da ci\u00f2 che fino a quel punto lui era stato. Proprio in quel 1961 Josef Beuys prendeva la cattedra di Monumental Sculpture. Richter viene iscritto prima alla classe di Ferdinand Macketanz e poi a quella di Otto G\u00f6tz. Sono anni cruciali e anche drammatici per quello che oggi viene definito il pi\u00f9 grande tra gli artisti viventi. Anni che sono diventati anche soggetto di un film, \u201cOpera senza autore\u201d, uscito nel 2018 e arrivato da poco sia su RaiPlay che su Amazon Prime. Il regista \u00e8&nbsp;Florian Henckel von Donnersmarck, lo stesso che con \u201cLe vite degli altri\u201d nel 2007 aveva vinto il premio Oscar per il miglior film straniero. Nel frattempo \u00e8 uscito un volume monumentale su Richter, edito da Prestel e curato da uno storico dell\u2019arte tedesco, Armin Zweite (\u201cGerhard Richter. Life and Work\u201d, 2020, 95 euro, 480 pagine), dove proprio ai primi anni di D\u00fcsseldorf viene dedicata un\u2019attenzione particolare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando Richter si iscrive in Accademia ha quasi 30 anni, per vivere \u00e8 costretto a fare lavoretti e a ricorrere all\u2019aiuto del suocero, Heinrich Eufinger, ginecologo, un personaggio il cui passato, pesantemente coinvolto con il nazismo, non era noto all\u2019artista: \u00e8 proprio questo il tema al centro del film, girato a partire dalle rivelazioni contenute in una biografia non autorizzata di Richter uscita nel 2005, scritta da un giornalista tedesco, J\u00fcrgen Schreiber (la si pu\u00f2 leggere in traduzione francese, edizioni <code><a href=\"https:\/\/www.lespressesdureel.com\/ouvrage.php?id=2409&amp;menu=0\">Les presses du r\u00e9el).<\/a><\/code><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"673\" height=\"536\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/2307.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5014\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/2307.jpg 673w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/2307-300x239.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 673px) 100vw, 673px\" \/><figcaption>Gerhard Richer, \u201cTisch&#8221;, 1962 (opera n. 1 del Catalogo ragionato)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La determinazione con cui Richter affronta questo azzeramento \u00e8 feroce. Non vuole concedere nulla a ci\u00f2 che fin l\u00ec era stato. Armin Zweite nel libro parla di un \u201cperiodo di riorientamento\u201d, in dialogo con compagni di corso che avrebbero segnato la sua storia, Sigmar Polke su tutti. In realt\u00e0 dalle sue testimonianze e dai suoi scritti il \u201cturning point\u201d risulta segnato da una forte inquietudine. \u00abEsistere significa quotidianamente lottare per la forma e la sopravvivenza\u00bb, annotava nel 1962. La lotta nel suo caso era quella di non cedere al virtuosismo pittorico di cui aveva pur dato notevole prova negli anni che ora aveva cancellato dalla sua vita. \u00abOdio lo stupore della capacit\u00e0\u00bb, scriveva sempre in quegli anni. \u00ab\u00c8 troppo facile lasciarsi distrarre dall\u2019abilit\u00e0 manuale e dimenticare invece l\u2019immagine\u00bb. Proprio l\u2019immagine, la pi\u00f9 casuale e banale, si presenta come il punto di svolta. Nel libro di Zweite questo passaggio \u00e8 documentato con molta precisione. \u201cTable\u201d (1962), il quadro a cui Richter nella sua precisione catalogatoria assegna il numero \u201c1\u201d, \u00e8 ispirato da una pagina di \u201cDomus\u201d con la foto di un tavolo allungabile disegnato da Ignazio Gardella. Del tavolo resta solo il piano bianco, che prende tutta la larghezza della tela e lievita nello spazio; l\u2019aspetto \u00e8 quello di un monolite \u201cbombardato\u201d da una cancellatura di pittura selvaggia. Istintivamente vi si pu\u00f2 vedere il segno di quella lotta a cui lo stesso Richter faceva riferimento. A posteriori l\u2019impressione \u00e8 quella di una genesi, di un parto avvenuto: un nuovo inizio al quale conferire tutti i crismi dell\u2019ufficialit\u00e0 con quel numero \u201c1\u201d. \u00c8 l\u2019avvio di una sequenza straordinaria di quadri realizzati a partire da semplici foto amatoriali o prese da giornali. La pittura \u00e8 chiamata ad obbedire ad un gi\u00e0 esistente, a sgravarsi da ogni soggettivit\u00e0. \u00abIn pittura, pensare \u00e8 dipingere\u00bb, \u00abi miei quadri sono pi\u00f9 intelligenti di me\u00bb: sono due sentenze che ricorrono spesso negli scritti e nelle interviste di Richter e che riescono a rendere l\u2019idea di quel varco che gli si era aperto davanti, proprio in virt\u00f9 di questa pratica da nuovo amanuense. In realt\u00e0 nello spazio reso cos\u00ec sottile alla fine fa breccia potentemente la storia. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"931\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Tante-Marianne-1965-1024x931.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5015\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Tante-Marianne-1965-1024x931.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Tante-Marianne-1965-300x273.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Tante-Marianne-1965-768x699.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Tante-Marianne-1965-1536x1397.jpg 1536w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Tante-Marianne-1965-2048x1863.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Gerhard Richter, \u201cAunt Marianne&#8221;, 1965<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vicenda di \u201cAunt Marianne\u201d (1965) \u00e8 emblematica. L\u2019opera prende spunto da una foto di famiglia scattata in occasione di una festa, nel giugno 1932. Si riconosce la zia Marianne, sorella di sua madre, che tiene in braccio il piccolo Gerhard, di appena 4 mesi. Proprio la vicenda di Marianne \u00e8 al centro della biografia non autorizzata (ma molto avvincente) di J\u00fcrgen Schreiber. La ragazza, che allora aveva 14 anni, era affetta da crisi di schizofrenia ed era finita negli ingranaggi della tragica macchina messa in atto dai nazisti per la purificazione della razza ariana, prima attraverso la sterilizzazione e poi con vere eliminazioni di massa. Marianne venne costretta a ricoveri forzati per lunghi anni in ospedali psichiatrici, in condizioni spesso terribili. Nell\u2019ultimo, quello di Arnsdorf, aveva trovato la morte il 16 febbraio 1945 (quell\u2019anno morirono il 67% dei pazienti dell\u2019ospedale): ma proprio ad Arnsdorf lavorava in posizione di responsabilit\u00e0 Heinrich Eufinger, il futuro suocero di Richter, ginecologo, tristemente specializzato nella pratica delle sterilizzazioni. L\u2019artista era totalmente all\u2019oscuro di questa tragica coincidenza, anche perch\u00e9 Eufinger dopo la guerra si era abilmente riciclato, salvando la moglie del comandante russo del campo di M\u00fchlberg, a rischio di vita per un parto ad alto rischio. Aveva avuto nuova carta d\u2019identit\u00e0 e si era trasferito ad Ovest.\u00a0Marianne e la sua vicenda avevano lasciato un segno profondo in Richter, tanto da immaginare il quadro come una maternit\u00e0. \u201cMutter und Kind\u201d: con questo titolo venne infatti presentato nel Padiglione Tedesco alla Biennale di Venezia del 1972.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"470\" height=\"370\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/origineel_marianne_foto.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5016\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/origineel_marianne_foto.jpg 470w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/origineel_marianne_foto-300x236.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 470px) 100vw, 470px\" \/><figcaption>Foto del 1932 con la zia Marianne e il piccolo Gherard<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra 1963 e 1966 Richter continua a lavorare sui \u201cphoto-paintings\u201d; si riconosce nella definizione di artista pop, segue con interesse gli sviluppi di Fluxus, espone con Polke, Lueg e Kuttner in un negozio abbandonato di D\u00fcsseldorf, con una mostra in stile neo dada, presentandosi loro stessi come opere d\u2019arte. La pittura \u00e8 il cuore del suo lavoro, ma, come sottolinea\u00a0Armin Zweite, per lui \u00e8 qualcosa concettualmente molto vicino ad un \u201cready made\u201d.\u00a0In realt\u00e0 iniziano ad accorgersi di lui amanti della pittura; e tra i pi\u00f9 solerti ci fu Giovanni Testori. Tra le carte dello scrittore, in corso di archiviazione a cura di Davide Dall\u2019Ombra, \u00e8 stato trovato un piccolo dossier del 1968 con un elenco di opere di Richter, e relative fotografie, sulle quali Testori aveva messo gli occhi.\u00a0\u00a0Quasi tutte venivano dalla galleria Heiner Friedrich di Monaco, che in quegli anni stava promuovendo la nuova arte tedesca e dove Richter aveva nel 1966 esposto i suoi \u201cFarbtafeln\u201d, semplici campionari di colori, a ribadire l\u2019eterogeneit\u00e0 delle sue strategia artistiche. Nel dossier arrivato a Testori erano indicati i prezzi, davvero inimmaginabili rispetto alle quotazioni di oggi: i valori non superavano i 3.500 marchi, che equivalevano a circa 600mila lire. Nonostante lo scrittore avesse messo le crocette sulle opere scelte e conteggiato anche i costi di trasporto, per motivi che non conosciamo l\u2019acquisto non and\u00f2 in porto. Ma \u00e8 un episodio indicativo di un reciproco trasversalismo, di cui non ci resta che immaginare i possibili affascinanti esiti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"489\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Ricevuta-Testori-1024x489.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5017\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Ricevuta-Testori-1024x489.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Ricevuta-Testori-300x143.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Ricevuta-Testori-768x366.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Ricevuta-Testori-1536x733.jpg 1536w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Ricevuta-Testori-2048x977.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>La ricevuta con i prezzi dei quadri di Richter ritrovata nell&#8217;Archivio Testori<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Articolo pubblicato da Alias, 18 luglio 2020<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marzo 1961. 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