{"id":4982,"date":"2020-05-19T08:22:56","date_gmt":"2020-05-19T08:22:56","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=4982"},"modified":"2020-05-19T08:24:47","modified_gmt":"2020-05-19T08:24:47","slug":"casa-iolas-sogno-smisurato-e-smisurato-disastro","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=4982","title":{"rendered":"Casa Iolas, sogno smisurato e smisurato disastro"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Smisurato \u00e8 stato il sogno che l\u2019ha fatta essere. E smisurata \u00e8 stata la tragedia che l\u2019ha ridotta in rudere. \u00c8 all\u2019interno di queste opposte iperboli che tra 1962 e 1987 si \u00e8 consumata l\u2019epopea di Casa Iolas, la villa che uno dei pi\u00f9 grandi e chiacchierati galleristi del secondo Novecento aveva costruito ad Agia Paraskev\u00ec, sobborgo a nord di Atene. <\/h2>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"691\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/11iolasgrande-1024x691.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4983\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/11iolasgrande-1024x691.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/11iolasgrande-300x202.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/11iolasgrande-768x518.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/11iolasgrande.jpg 1170w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esagerati fasti ed esagerata rovina: un po\u2019 com\u2019era nel dna di Alexandre Iolas, eccentrico all\u2019eccesso, geniale come pochi. Era nato da genitori greci ad Alessandria d\u2019Egitto nel 1907, con il nome di&nbsp;Constantine Koutsoudis. La sua prima ambizione, coltivata nella Parigi degli 30, era quella di fare il ballerino. Anni che aveva comunque messo a frutto frequentando il mondo artistico da Picasso a Braque, a Max Ernst, De Chirico, Cocteau\u2026 Cos\u00ec quando per un incidente nel 1944 mise fine alla carriera sul palco, era gi\u00e0 pronto per iniziarne una nuova come direttore di una galleria newyorkese, la Hugo Gallery, fondata da esponenti della cr\u00e8me del capitalismo americano. Nel 1952 aveva messo a segno il primo colpo: esordio di un ragazzo dalla pelle chiara arrivato da Pittsburg bravo a disegnare scarpe per la moda.&nbsp;Era Andy Warhol e la mostra si intitolava \u201cFifteen Drawings Based on the Writings of Truman Capote\u201d.&nbsp;Cos\u00ec lo dipinse Iolas:&nbsp;\u00abQuando hai un\u2019espressione stupida come quella di Andy nell\u2019istante in cui tace, prima che scatti il sorriso, puoi fare tutto quello che vuoi al mondo\u00bb. Amico, confidente e art dealer di tanti tycoon americani, li aveva guidati nel costruire le rispettive collezioni, a volte fantasmagoriche, come nel caso dei De Menil, emigrati da Parigi a Houston per scappare all\u2019occupazione nazista. Nel 1955 aveva inaugurato una galleria sua in societ\u00e0 con un altro ex ballerino, Brooks Jackson. Di l\u00ec, a cascata, sarebbero arrivate le aperture di sedi a Parigi, Milano, Madrid, Citt\u00e0 del Messico e Roma, quest\u2019ultima in societ\u00e0 con Mario Tazzoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non apr\u00ec ad Atene, perch\u00e9 per la citt\u00e0 delle sue radici aveva un sogno pi\u00f9 ambizioso: costruire una casa che avrebbe dovuto diventare insieme punto di riferimento immancabile per il jet set dell\u2019arte mondiale e centro di residenza per sostenere gli artisti. Il cantiere dur\u00f2 dal 1965 al 1968. In realt\u00e0 come ha raccontato Renos Xippas, cugino in seconda di Iolas e a sua volta gallerista a Parigi, \u00ab&#8230; all\u2019inizio era stata concepita come una piccola casa di campagna dove alloggiare le sorelle e la nipote. Poi, col tempo, il progetto gli\u2028sfugg\u00ec di mano e cominci\u00f2 ad aggregare a quel primitivo nucleo centrale una successione di corpi, di volumi, di padiglioni costruiti attorno a un progetto espositivo della collezione privata che era tutto nella sua testa. Nessuno abit\u00f2 mai realmente quegli ambienti. Nei periodi di permanenza ad Atene Iolas viveva in cucina, in compagnia di Sula, la sua governante. Lei gli preparava i piatti dell\u2019infanzia, gli faceva le carte e gli accarezzava la testa quando aveva il raffreddore\u00bb (questa testimonianza di Xippas \u00e8 contenuta nel bel catalogo della mostra dedicata alla vicenda di Casa Iolas, che nel 2017 si era tenuta al Palazzo Costa Grimaldi di Acireale, a cura di Cristina Quadrio Curzio, Leo Guerra e Stefania Briccola).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi vide la casa negli anni fulgenti ricorda il soffitto laminato argento, la scala a chiocciola a corto raggio, le copie di torsi virili da Prassitele e Lisippo, la parete con disegni su carta d\u2019oro di Ioannis Kardamatis. E poi quadri e oggetti di ogni tipo in un mix sfacciatamente hollywoodiano. Si dice, ma nulla lo conferma, che per la progettazione dell\u2019edificio Iolas si fosse avvalso di Dimitris Pikionis, il grande architetto greco, che aveva firmato il progetto della trama di camminamenti di fronte all\u2019Acropoli, alla base dei Propilei, i cosiddetti \u201csentieri di Pikionis\u201d. Secondo la testimonianza del cugino Xippas, il fregio minoico che come un nastro incorniciava l\u2019intero edificio sarebbe stato realizzato da un\u2019indicazione di Pikionis.&nbsp;&nbsp;Per arrivare all\u2019ingresso della casa si percorreva un sentiero pavimentato da 55 lastre di marmo pario. E il marmo con il suo bianco dominava anche all\u2019interno, anche negli scaffali della biblioteca dove i libri erano a loro volta tutti ricoperti di plastica, ugualmente bianca. \u00abEra un palazzo rivestito di marmo\u00bb, ha testimoniato Xippas. \u00abIl marmo era economico allora e pratico. Non si sporcava e si lavava con acqua. Mio cugino era un uomo pratico sotto certi aspetti. Il marmo \u00e8 un materiale eterno e forse credeva di essere eterno anche lui\u00bb. Con il marmo pario Iolas aveva pavimentato anche la galleria milanese, aperta nel 1970 (ma gi\u00e0 dal 1967 aveva una sede in citt\u00e0) in via Manzoni allo stesso numero civico del Museo Poldi Pezzoli: galleria che era stata progettata dall\u2019amico Giovanni Quadrio Curzio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altro oggetto feticcio nella casa ateniese era il \u201cGolden Cloth\u201d di Marina Karella, artista greca moglie del principe Michele di Grecia. Si trattava di un\u2019installazione con una poltrona nascosta da una coperta; quando Iolas la vide le chiese di fonderla in bronzo e di darle una patina d\u2019oro. A fianco di pezzi antichi Iolas schierava con assoluta disinvoltura gli oggetti in metallo creati dalla fantasia di Claude e Fran\u00e7ois Lalanne, \u201cles Lalanne\u201d, animali che popolavano la casa, come la grande rana collocata nel bagno. Erano fantasmagorie dispiegate in assoluta libert\u00e0 in quegli spazi disegnati con mente \u201cattica\u201d, \u00abdove giovani bellissimi che apparivano e scomparivano tra le stanze&#8230; Tutto era parte della sua scenografia\u00bb, come ricorda Fausta Squatriti, artista milanese che per Iolas aveva disegnato cataloghi e manifesti delle mostre, sempre eleganti e rigorosi (aveva fatto disegnare un font apposito).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"577\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Villa-Iolas-oggi-1024x577.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4986\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Villa-Iolas-oggi-1024x577.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Villa-Iolas-oggi-300x169.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Villa-Iolas-oggi-768x432.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Villa-Iolas-oggi-1536x865.jpg 1536w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Villa-Iolas-oggi-2048x1153.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esistono rare testimonianze visive di quegli interni. C\u2019\u00e8 un servizio di \u201cVogue America\u201d del 1982, dove Iolas compare sull\u2019ingresso di casa vestito in doppiopetto bianco. E ci sono le sequenze di \u201cConsiglio di famiglia\u201d, un film del 1986 di Costa Gavras con Fanny Ardant protagonista. In una scena esilarante si vedono due gemelli bulgari in pigiama e con i capelli ossigenati che si divertono a vandalizzare alcuni arredi della casa e anche una tela di Picasso. \u00c8 una sequenza amaramente profetica perch\u00e9 nel frattempo su Iolas si era abbattuto un ciclone scandalistico, un vero rovesciamento del destino degno di una tragedia greca. Il gallerista aveva licenziato Anonis Nikolaou, un travestito che si faceva chiamare Maria Kallas e che lavorava in casa occupandosi della collezione. L\u2019accusa era di alcolismo e di furti ripetuti. Anonis si vendic\u00f2 con un\u2019intervista al quotidiano \u201cAvriani\u201d, nella quale accusava Iolas di traffici di opere d\u2019arte, di pedofilia e di spaccio di droga. La campagna stampa fu violentissima. Il quotidiano aveva addirittura pubblicato il numero di telefono di Iolas invitando i lettori a chiamarlo e maledirlo. Costa Gavras promosse una petizione in difesa del gallerista firmata da 150 personalit\u00e0 europee, tra le quali Fran\u00e7ois Mitterrand. Iolas, malato di Aids, aveva lasciato Atene riuscendo a seguire l\u2019ultimo progetto espositivo: \u201cLast Supper\u201d, il ciclo di lavori di Andy Warhol attorno al capolavoro di Leonardo, esposto alla Galleria del Piccolo Credito Valtellinese (il tramite era stato Giovanni Quadrio Curzio) in Corso Magenta a Milano. All\u2019inaugurazione, nel gennaio 1987, Iolas non aveva potuto presenziare perch\u00e9 per una crisi era stato ricoverato nell\u2019ospedale di Treviglio. Sarebbe morto a giugno, a New York: il mese successivo avrebbe dovuto comparire davanti al tribunale ad Atene.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel frattempo la casa era stata svuotata di quasi tutte le opere e abbandonata a se stessa, preda di ogni tipo di vandalismo. Oggi giace come un impressionante relitto, con i marmi ricoperti da scritte e da murales, i serramenti divelti; dei fasti che furono restano solo poche e devastate reliquie. Un \u201ccaso\u201d che verr\u00e0 riproposto in occasione di due mostre programmate per settembre a Milano: \u201cCasa Iolas\u201d \u00e8 il titolo di quella che si terr\u00e0 nella galleria di Tommaso Calabro, con una scelta di opere che erano passate dalla sua collezione e la raccolta dei cataloghi e dei manifesti delle sue mostre (con un omaggio di Francesco Vezzoli). Nella Galleria del Credito Valtellinese verr\u00e0 invece allestita una rievocazione della storica mostra di Warhol, \u201cLast Supper Recall\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato su Alias, 3 maggio 2020, con il titolo \u201cDorata sfacciataggine su marmo pario\u201d.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Smisurato \u00e8 stato il sogno che l\u2019ha fatta essere. 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