{"id":4954,"date":"2020-04-18T11:06:01","date_gmt":"2020-04-18T11:06:01","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=4954"},"modified":"2020-04-18T11:06:01","modified_gmt":"2020-04-18T11:06:01","slug":"panza-ritorno-allo-stato-assoluto","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=4954","title":{"rendered":"Panza, ritorno allo stato assoluto"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">\u00abIl collezionista in qualche modo lascia la sua anima nella collezione. Quando essa diventa pubblica, il collezionista per cos\u00ec dire le appartiene\u00bb. <\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono parole di Giuseppe Panza, tratte dal libro che raccoglie le conversazioni con Philippe Ungar (Giuseppe e Giovanna Panza collezionisti, Silvana editoriale, 2011). L\u2019\u201canima\u201d nel caso di Panza coincide con quella tensione spirituale che lo ha guidato nelle scelte degli artisti e delle opere, creando un cosmo perfetto in cui ogni frammento si trova ricomposto dentro un insieme coerente. A 10 anni dalla morte del grande collezionista, avvenuta il 24 aprile del 2010, il Fai, oggi proprietario della villa di Biumo, ha deciso di\u00a0ripresentare l\u2019allestimento integrale originale della collezione permanente,\u00a0secondo i criteri museografici indicati da Panza stesso\u00a0al momento della donazione nel 1996.\u00a0\u00a0\u00c8 un allestimento che dimostra in modo palese quella \u00abstretta relazione tra il suo \u201cocchio esplorativo\u201d e il suo pensiero che hanno fatto di lui uno tra i pi\u00f9 importanti collezionisti del Novecento\u00bb, come ha scritto Anna Bernardini, direttrice di Villa Panza. A distanza di anni si potrebbe pensare che l\u2019orizzonte di una collezione come questa sia ormai ampiamente storicizzato e in un certo senso \u201cmusealizzato\u201d. Invece il riallestimento mette in evidenza proprio come quell\u2019\u201cocchio esplorativo\u201d di Panza, agisca, sorprenda ed emozioni ancora il visitatore. Ce ne si rende conto ad esempio entrando nei meravigliosi spazi delle Scuderie, che ora accolgono una grande scultura in legno di Martin Puryear, artista afroamericano, protagonista del padiglione Usa all\u2019ultima Biennale. S\u2019intitola \u201cDesire\u201d ed \u00e8 un\u2019opera di straordinaria perizia artigianale, che si slancia nell\u2019ambiente luminoso con l\u2019afflato proprio di uno struggente desiderio: da una gabbia rovesciata, che suggerisce lo stato di costrizione delle popolazioni nere, parte una lunga asta che si fa perno di un\u2019immensa ruota di bicicletta, evocazione incantata di un sogno di liberazione. L\u2019opera \u00e8 del 1981 e lascia stupiti pensando a come l\u2019occhio esploratore di Giuseppe Panza sapesse inoltrarsi anche nei territori periferici del minimalismo americano, accettando la scommessa di opere cos\u00ec materialmente impegnative. C\u2019\u00e8 infatti un aspetto pionieristico nel suo stile collezionistico, che convive perfettamente con quell\u2019ansia di rarefazione formale che fa da modulazione di fondo dell\u2019intera raccolta. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec si spiega la predilezione per un artista formidabile come Allan Graham, che occupa una sala del primo piano, con quelle sue opere dalle forme che esplodono dentro i telai, ibridi tra pittura e scultura, dense di un\u2019energia primitiva, tutte costrette nella rigorosa elementarit\u00e0 del nero e del bianco.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/PEL_5115-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4955\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/PEL_5115-1024x683.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/PEL_5115-300x200.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/PEL_5115-768x513.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/PEL_5115-1536x1025.jpg 1536w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/PEL_5115-2048x1367.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/PEL_5094S-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4956\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/PEL_5094S-1024x683.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/PEL_5094S-300x200.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/PEL_5094S-768x513.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/PEL_5094S-1536x1025.jpg 1536w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/PEL_5094S-2048x1367.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>La sala di Allan Graham a Villa Panza<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si coglie spirito pionieristico anche nell\u2019attenzione ad un artista che lavora sul suono, senza essere musicista, come Michael Brewster. La sua installazione, che occupa una stanza sigillata da ogni fonte luminosa nell\u2019ala dei rustici, \u00e8 appena stata restaurata e rimessa in funzione. \u201cAerosplane\u201d \u00e8 una scultura acustica che riempie lo spazio plasmando una serie di rumori confusi di un aereo: anche in questo caso Panza \u00e8 affascinato sia dal rigore formale dell\u2019operazione, sia dalla capacit\u00e0 dell\u2019arte di mettere in atto un\u2019espansione sensoriale. La Villa per Panza \u00e8 infatti anche terreno di sperimentazione di nuovi criteri estetici e museografici, come nel caso delle celebri sale dedicate a Dan Flavin, dove il collezionista propone e alla fine impone un\u2019idea di allestimento inedito ed emotivamente forte per le sculture luminose dell\u2019artista americano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altro tema a cui Panza si dimostra sempre molto sensibile \u00e8 il dialogo con il contesto e in particolare con lo scenario naturale che circonda la Villa: in tanti casi la relazione interno\/esterno diventa la leva che molti artisti hanno usato per installazioni site specific entrate nella storia dell\u2019arte contemporanea, quelle di Robert Irwin e di James Turrell su tutte. La natura \u00e8 vista da Panza naturalmente non in senso naturalistico, ma in quanto proiezione verso un\u2019idea di infinito: anche nel caso dell\u2019infinitamente piccolo, il che spiega la predilezione negli ultimi anni per le opere di Christiane Lohr, con le sue sculture vegetali minuziosamente costruite con materiali essiccati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine un\u2019altra dimensione centrale della collezione \u00e8 certamente quella del tempo. \u00c8 un\u2019idea di tempo sottratto all\u2019erosione della transitoriet\u00e0, un tempo sospeso nella calma di tante opere, come i grandi monocromi di Phil Sims o le trame infinite delle tele di Ann Fredenthal. Un tempo che ha a che fare con quell\u2019aspirazione all\u2019assoluto che stava sempre al cuore delle scelte di Giuseppe Panza. Speriamo dunque arrivi presto il tempo per poter inoltrarci alla riscoperta di questa collezione, che \u00e8 unica anche\u00a0\u00a0per la capacit\u00e0 di aprire orizzonti al di l\u00e0 delle tante ansie di una stagione come quella che stiamo vivendo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pubblicato su Alias, 12 aprile 2020<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIl collezionista in qualche modo lascia la sua anima nella collezione. Quando essa diventa pubblica, il collezionista per cos\u00ec dire le appartiene\u00bb. Sono parole di Giuseppe Panza, tratte dal libro che raccoglie le conversazioni con Philippe Ungar (Giuseppe e Giovanna Panza collezionisti, Silvana editoriale, 2011). 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