{"id":4945,"date":"2020-04-18T09:08:58","date_gmt":"2020-04-18T09:08:58","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=4945"},"modified":"2020-04-20T08:43:30","modified_gmt":"2020-04-20T08:43:30","slug":"4945","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=4945","title":{"rendered":"Opalka, Kabakov, Kounellis: quell&#8217;intenso filo rosso"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">\u201cTre maestri\u201d: il libro di L\u00f3r\u00e1nd Hegyi meriterebbe di essere letto anche solo per aver rispolverato nel titolo questa categoria da cui la nostra epoca sfugge. <\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Maestro \u00e8 qualcuno che con la sua presenza o la sua opera segna e spinge in avanti la vita e la coscienza di chi segue. Nel caso del libro di Hegyi i maestri sono tre artisti che non sono stati legati da rapporti particolari e che sono uniti dal fatto di essere tutti e tre migranti, com\u2019\u00e8 migrante lo stesso autore, che \u00e8 nato a Budapest e ha diretto per 15 anni una delle istituzioni pi\u00f9 vive sul fonte dell\u2019arte di oggi, il Mus\u00e9e d\u2019art contemporaine di Saint-Etienne. Roman Opalka, Ilya Kabakov, Jannis Kounellis: sono loro i tre maestri che Hegyi raduna in questo libro, tenendo come filo conduttore quello delle loro \u201cinterrogazioni sul tempo\u201d (\u201cTre maestri. Interrogazioni sul tempo. Roman Opalka, Ilya Kabakov, Jannis Kounellis\u201d, Electa, 20 euro, 92 pag.). \u00c8 un libro che procede con grande chiarezza, senza mai sovrapporre le posizioni e le esperienze dei tre protagonisti, ai quali vengono dedicati singoli capitoli che, come vedremo, risentono, nell\u2019approccio e persino nella scrittura, del singolo magistero di ciascuno. Opalka, polacco di origine; Kabakov, russo, anche se nato a Dnipro, che poi \u00e8 tornata all\u2019Ucraina; Kounellis, greco: sono tutti esuli per volont\u00e0 e non per costrizione. Una decisione pi\u00f9 professionale che morale o politica la loro, anche se i primi due hanno dovuto varcare la \u201ccortina di ferro\u201d. Li unisce anche quella che Harald Szeemann definiva \u201cuna tendenza all\u2019opera d\u2019arte totale\u201d, che supera le classificazioni e che lascia libero campo a tutti i media e le forme d\u2019espressione, e a tutti gli approcci tecnici e metodologici. L\u2019altro tratto unificante che Hegyi coglie e da cui resta affascinato, \u00e8 la capacit\u00e0 di ciascuno dei tre maestri di dare vita un\u2019estetica scaturita da una rigorosa coscienza etica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine ognuno dei tre maestri opera, per vie diverse, \u201cun\u2019interrogazione del Tempo\u201d (il maiuscolo \u00e8 una scelta di Hegyi): ed \u00e8 precipuamente questo che li rende maestri, nel senso pi\u00f9 oggettivo del termine. Agiscono in direzione \u00abdi un Tempo ingrandito, ampliato, che ci permette di evadere dalla prigione della limitatezza, dall\u2019isolamento, dalla chiusura in noi stessi e di creare nuovi collegamenti con altre dimensioni del vissuto e nuove realt\u00e0 mentali\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"430\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/opalka-1-750x430-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4948\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/opalka-1-750x430-1.jpg 750w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/opalka-1-750x430-1-300x172.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roman Opalka a partire dal 1965, quando ancora era a Varsavia, ha iniziato a dipingere, su tele sempre della stessa dimensione (equiparata alla sua altezza, 1,93 x 1,35: assoluta specularit\u00e0 tra arte e vita), i numeri da 1 in progressione, da destra a sinistra. Li dipinge sempre con colore bianco su un fondo che dal nero \u00e8 andato invece con gli anni via via schiarendosi. \u00c8 stato un percorso artistico che ha assorbito la sua vita, fino all\u2019ultima tela (tutte titolate \u201cD\u00e9tail\u201d con il numero relativo), in un percorso di incredibile ascesi. Nel 2011, quando \u00e8 morto improvvisamente a Roma, era arrivato a al numero 5.607.249 sull\u2019ultima tela della lunga serie, \u201cD\u00e9tail 233\u201d. Opalka ha dipinto il tempo nella sua ineluttabile progressione, non tanto per imprigionarlo come tante volte si \u00e8 detto, ma per farsene prendere per mano. Si \u00e8 inoltrato in quello spazio dove si fa impercettibile il confine tra il transitorio e lo spirituale, grazie alla sublimazione del segno, diventato alla fine un bianco su bianco. Giustamente Hegyi, a proposito di Opalka, parla di una \u00abstabilit\u00e0 mozzafiato\u00bb e di una concezione \u00abquasi sacrale del lavoro\u00bb, che ritualizza la vita personale facendone un tutt\u2019uno con l\u2019opera d\u2019arte.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"792\" height=\"566\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/ilya-038-emilia-kabakov.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4949\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/ilya-038-emilia-kabakov.jpg 792w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/ilya-038-emilia-kabakov-300x214.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/ilya-038-emilia-kabakov-768x549.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 792px) 100vw, 792px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tempo per Ilya Kabakov \u00e8 invece un qualcosa che ha a che fare con la memoria, e quindi con un \u00abqualcosa di inconfondibilmente russo\u00bb. Se Opalka \u00e8 fedele ad una fissit\u00e0 ascetica, invece la grammatica espressiva di Kabakov \u00e8 caratterizzata da una narrativit\u00e0 affascinante, enigmatica e di \u00abuna poeticit\u00e0 indimenticabile\u00bb. L\u2019artista parte dal quotidiano, con un\u2019attenzione da etnografo e da archeologo. Poi nell\u2019assemblaggio delle sue installazioni opera delle sintesi in cui realismo e surrealismo si mischiano e si confondono. In un saggio del 1999 l\u2019artista parla di una strategia della \u201cdissimulazione\u201d per mettere chi guarda davanti ad un labirinto di riferimenti: \u00abDescrivo una situazione in cui si implica qualcosa che non si intende dire esplicitamente\u00bb. In questo modo, le opere di Kabakov, scrive Hegyi, \u00abnon ci permettono di adagiarci nella passivit\u00e0\u2026 la loro intensit\u00e0 emozionale \u00e8 una conseguenza della narrativit\u00e0 del \u201creale\u201d che l\u2019artista con esse veicola\u00bb. Essere maestri significa far scattare delle corde particolari in chi segue: cos\u00ec la prosa di Hegyi in queste pagine cambia registro, si riscalda nell\u2019inoltrarsi in quella concentrazione di vissuto proprio delle opere di Kabakov. \u00c8 un vissuto che ogni volta riformula la storia individuale e personale come paradigma universale. Il capitolo si chiude non a caso con una pagina di grande slancio poetico in cui si immagina che una catapulta abbia proiettato Kabakov nello spazio, oltre il \u201cbuco\u201d nel soffitto di una sua celebre installazione. \u00abEgli \u00e8 lass\u00f9\u00bb, scrive Hegyi. \u00abKabakov ci fa pensare: cosa sono i nostri sogni di libert\u00e0 e di sovranit\u00e0, quali sono le nostre strategie per liberarci dall\u2019imprigionamento\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"499\" height=\"336\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Schermata-2020-04-18-alle-12.03.19.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4950\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Schermata-2020-04-18-alle-12.03.19.png 499w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Schermata-2020-04-18-alle-12.03.19-300x202.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 499px) 100vw, 499px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019ultima parte del libro dedicata a Jannis Kounellis la scrittura torna a farsi serrata, per restituire quella compressione della dimensione del tempo operata dall\u2019artista greco. Con Kounellis siamo di fronte, scrive Hegyi, ad \u00abuno stato temporale nell\u2019ambito del quale la Storia, tutte le possibili storie, tutti i possibili episodi, tutte le possibili attivit\u00e0 e azioni vengono compressi in un singolo e drammatico momento\u00bb. \u00abL\u2019\u201chic et nunc\u201d\u00bb, sottolinea in un\u2019altra pagina, \u00abassorbe la storia della creazione mantenendo i riferimenti storici, gli accenni temporali, le relazioni cronologiche\u00bb. Sono affondi che dimostrano come il critico abbia saputo inoltrarsi nell\u2019opera di Kounellis, decifrandone quella potenza che non ha solo straordinari esiti formali ma \u00e8 in grado di \u00abamplificare, intensificare la percezione personale concreta\u00bb di chi guarda. Il magistero di Kounellis si esercita attraverso drammaturgie come quella su cui Hegyi si sofferma in modo dettagliato: \u00e8 l\u2019installazione realizzata nel 2013 per la mostra alla Wooson Gallery in Corea. Due grandi sedie ricoperte di stoffa nera, presenze molto corporee, presidiano lo spazio centrale occupato da una grande tela quadrata dipinta di rosso. Ma non si tratta di un rosso di stampo \u00abavanguardista e costruttivista\u00bb, bens\u00ec di un rosso sensuale e seducente, scoperto proprio nel soggiorno in Corea. La forma radicale del quadrato si carica di nuovi connotati che ancora una volta coinvolgono la storia e il suo vissuto: una forma di catarsi che si spalanca davanti a noi e alla quale siamo convocati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pubblicato su Alias, 5 aprile 2020<\/em><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Condivido questa mail inviatami da L\u00f3r\u00e1nd Hegyi dopo aver letto la recensione.<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo libro \u00e8 piccolo, ma involge molti anni di esperienza con questi tre artisti, molti discussioni e anche lavori insieme. Paradossalmente il primodi\u00a0tre Maestri, che io ho incontrato in persona, \u00e8 stato Ilya Kabakov, anche se Opalka e Kounellis sono divenuti piu\u00a0intimi amici, durante degli ultimi\u00a0trenta anni. Con Roman Opalka io avuto un rapporto quasi &#8220;familiare&#8221;, come con un fratello vecchio, come qualcuno, chi ha fatto una simile stradadel nomadismo, come io: da Polonia in Germania, Svissera, Italia, Francia, come io da Ungheria in Austria, in Italia, in Francia e dopo di nuovo in Italia.<br>Io ho visitato Kabakov in suo appartamento a Mosca, in dicembre 1984. Era un inverno infernale, freddissimo, con molto neve. Il progetto del riforma delsistema politica ed economica &#8220;Perestroika&#8221; di Gorbachew era ancora completamente nuova, nessuno sapevo, dove andiamo, dove va il blocco sovietico&#8230; Era una incertezza grandissima, un feeling della insicurezza e anche una profonda crise dell&#8217;orientazione ideologica. La guerra di Afganistan\u00a0\u00e8 stata catastrofale, la situazione in Polonia ha fatto angoscia, tutti di noi anno avuto paura di un nuovo intervento russo contra il movimento di &#8220;Solidarnost&#8221;,\u00a0allora tutto era in movimento, completamente destabilizzato. Io ho abitato\u00a0ancora a Budapest, lavorato in Istituto della Storia dell&#8217;Arte della Accademia\u00a0di Scienza di Ungheria, e pubblicato il mio primo libro sul cambio del paradigma dell&#8217;arte contemporanea. In questo libro io ho scritto molto sul Kounellis, anche c&#8217;\u00e8 una riproduzione bianco-nero del suo opera in libro, ma non ho scritto ancora sul Kabakov. Quando io sono arrivato a Mosca, un altro artista, Jankilewski, un amico di Kabakov, Bulatov, Bruskin, Komar&amp;Melamid, Sternberg, allora degli artisti &#8220;dissidenti&#8221;, mi ha accompagnato a Kabakov. Noi abbiamo parlato un pocissimo\u00a0&#8220;paruski&#8221; (in russo, perch\u00e9 io ho studiato la lingua russa alla scuola elementare a Budapest), solo per la buona educazione, ma molto pi\u00f9 in tedesco, perch\u00e9 Kabakov parlato un po tedesco. Dopo, durante di anni ed anni, sempre parlato con Kabakov in tedesco. Come anche con Opalka: la nostra lingua \u00e8 stata la lingua tedesca.\u00a0<br>Io ho incontrato Jannis Kounellis come il ultimo di tre grandi &#8220;Maestri&#8221;, ma lui resta al fine della sua vita un vero amico, con chi io potevo parlare sul tutti temi, prima di tutto, sulla storia e la politica &#8211; in senso molto largo e anche metaforico. Quando noi siamo andati con la mia moglie a Umbria, in sua casa di campagna, Michelle Kounellis ha sempre detto, che noi due, noi non facciamo altra cosa, solo parliamo, parliamo&#8230; E vero, questa attivit\u00e0 passiva \u00e8 stata la nostra vera piacere e passione&#8230;<br>Caro Giuseppe, questa piccola &#8220;post-introduzione&#8221; personale &#8211; e forse troppo aneddotica &#8211; \u00e8 una piccola notizia privata.\u00a0Sono molto contento e ringrazio di nuovo per il suo bellissimo testo e spero anche io, che &#8211; dopo questa imprigionamento &#8211; possiamo incontrarci anche\u00a0personalmente. Noi siamo &#8211; in tempi normali &#8211; quasi ogni mese a Roma, allora aspetto il nostro incontro!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cTre maestri\u201d: il libro di L\u00f3r\u00e1nd Hegyi meriterebbe di essere letto anche solo per aver rispolverato nel titolo questa categoria da cui la nostra epoca sfugge. 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