{"id":4844,"date":"2019-05-20T08:34:49","date_gmt":"2019-05-20T08:34:49","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=4844"},"modified":"2019-05-20T08:34:49","modified_gmt":"2019-05-20T08:34:49","slug":"le-note-retiniche-di-sean-scully","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=4844","title":{"rendered":"Le note retiniche di Sean Scully"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"715\" height=\"322\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/backs-and-fronts-1981-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4845\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/backs-and-fronts-1981-2.jpg 715w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/backs-and-fronts-1981-2-300x135.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 715px) 100vw, 715px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Questa recensione alla mostra di Sean Scully a Villa Panza a Varese \u00e8 stata pubblicata su Alias il 19 maggio, con il titolo \u201cAssociazioni e redenzioni&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad un certo punto della mostra che Villa Panza ha dedicato a Sean Scully si assiste ad un colpo di scena. Dopo essere passati per le prime sale che raccolgono i lavori degli anni 70, regolati da griglie molto controllate, in molti casi eseguite con l\u2019ausilio di un nastro che teneva sotto controllo pennellate e colori, ci si trova davanti ad un\u2019opera immensa che si presenta come un felice terremoto. L\u2019opera \u00e8 \u201cBacks and Fronts\u201d ed \u00e8 datata 1981. \u00ab\u00c8 veramente il mio manifesto, \u00e8 un quadro fondamentale\u00bb, ha sempre spiegato Scully, che non a caso non ha mai voluto venderla. Le dimensioni non sono indifferenti, 2,40 metri x 6,10. E anche la forma salta all\u2019occhio: \u00e8 un polittico di 12 elementi, disposti con un andamento musicale come se il muro fosse il foglio di un pentagramma (di \u00abnote retiniche\u00bb non a caso parla Kelly Grovier nel breve saggio in catalogo, dedicato a questa opera chiave). <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019origine il quadro si\nintitolava \u201cThe Musicians\u201d come omaggio ai \u201cTre musici\u201d di Picasso, opera del 1921.\nScully inizialmente aggiunse un musico. Poi si accorse che non bastava. \u00abEra\ncome se un numero sempre maggiore di musicisti si unisse alla nostra banda\naffermata&#8230; e finalmente, dopo un lungo viaggio, \u00e8 stata rinominata \u201cBacks and\nFronts\u201d\u00bb. \u00abRicordo di averlo esposto a PS1\u00bb, ha raccontato sempre Scully in un lungo\ndialogo con Hans-Michael Herzog. \u00abTutti quelli a cui piaceva erano punk. Allora\nho capito che stavo facendo la cosa giusta perch\u00e9 il quadro aveva in s\u00e9\nun\u2019energia molto provocatoria, se si pensa al minimalismo e a tutta la sua\nrarefazione&#8230; \u00c8 stato un vero salto. Come una superficie che si ribalta\u00bb.\nQuanto al titolo cambiato, l\u2019intenzione era di fare riferimento alla figura\numana. \u00abLo pensavo come una fila di figure in attesa. In attesa che succedesse\nqualcosa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aver portato \u201cBacks and Fronts\u201d \u00e8\nun doppio merito per l\u2019organizzazione di Villa Panza e per la sua direttrice,\noltre che curatrice della mostra, Anna Bernardini (\u201cSean Scully. Long Light,\nVarese Villa Panza, fino al 6 gennaio 2020). Infatti \u00e8 la prima volta che quest\u2019opera\nchiave viene presentata in Italia (dove per altro negli ultimi ci sono state\nmolte occasioni di conoscere il lavoro di Scully). Ed \u00e8 un\u2019opera che per la sua\nnatura crea un\u2019intrigante e anche tesa dialettica con il contesto. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infatti \u00e8 noto che Giuseppe Panza\navesse puntato gli occhi su Scully: nel 1989 aveva visitato il suo studio di\nNew York, manifestando interesse per un quadro che poi sarebbe stato acquisito\ndalle Tate. Ma il prezzo dell\u2019artista era gi\u00e0 troppo alto rispetto alla\nfilosofia oculata di acquisizioni sempre perseguita da Panza. L\u2019abiura del\nminimalismo da parte di Scully inoltre non poteva certo trovare d\u2019accordo il\ncollezionista, che in quegli anni stava invece seguendo artisti che si\nmuovevano con molto rigore su quella linea. \u201cBacks and Fronts\u201d \u00e8, al contrario,\nun\u2019opera pervasa da un fremito, dove la pittura si allontana dalla rarefazione\na volte vertiginosa del minimalismo e si orienta decisamente verso uno spazio \u201cimpuro\u201d\ndi indeterminatezza e di espressivit\u00e0. Mi viene anche da credere che Scully si\nsia ben reso conto come questa ospitalit\u00e0 tra gli spazi di Giuseppe Panza non sia\nstata una cosa scontata e \u201cdovuta\u201d. Cos\u00ec ha voluto realizzare e donare le 27\nfinestre di vetri colorati destinate alla serra della Villa: un tocco prezioso,\nche si deposita come una carezza sulle forme e sulle luci del giardino, ma\nanche un segno d\u2019affetto e di gratitudine nei confronti del luogo e del\ncollezionista che ne ha segnato la storia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tornando al polittico, c\u2019\u00e8 un\naltro elemento di novit\u00e0 che Scully qui introduce. \u00c8 una componente che Scully\nstesso ha definito \u201cassociativa\u201d (\u00abLe mie opere sono incredibilmente\nassociative\u00bb, ha spiegato). Anche in questo caso la distanza dalla concezione\ndel quadro come \u201cmonolite\u201d puro, propria del minimalismo, \u00e8 evidente. Per\nl\u2019artista ogni opera vive di relazioni; quindi diventa decisiva la decisione di\ncomporle con pi\u00f9 elementi che siano affiancati o giustapposti o che siano\naddirittura inglobati come accade nella serie \u201cPassengers\u201d, dove ogni tela ne\ningloba un\u2019altra, quasi fosse una finestra aperta all\u2019interno del proprio\ntracciato architettonico. Ma in queste opere la sensazione \u00e8 anche quella di\nuna dinamica generativa, come se il quadro fosse un processo di fecondazione e\ndalla pittura si generasse altra pittura, senza problemi di coerenza n\u00e9\ncromatica n\u00e9 di disegno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La relazione a volte sviluppa\nanche drammaturgie coinvolgenti e potenti all\u2019interno di uno stesso quadro,\ncome accade in un\u2019altra opera di grande peso e dimensioni presente in mostra.\nSi tratta di \u201cStanding\u201d, del 1986 (anche questa raramente prestata dall\u2019artista\ne mai vista in Italia), realizzata come meditazione sulla morte del figlio\nPaul, vittima nel 1983, quando aveva solo 19 anni, di un incidente\nautomobilistico. Il quadro \u00e8 composto di tre \u201ccorpi\u201d disposti orizzontalmente\nuno sopra l\u2019altro, ciascuno con un diverso spessore di telaio. Quello con la\ncassa del telaio pi\u00f9 profonda \u00e8 posizionato in alto e quindi si sporge, quasi con\nun senso di incombenza. La sua superficie \u00e8 dipinta di un nero rugoso e\ntragico, solcato per il lungo da una sottile linea di luce rossastra, come di\nun\u2019alba affaticata che sorge dopo un cataclisma. Aveva sottolineato Scully che\nla sua pittura non parla della \u201cchiarezza\u201d ma semmai della \u201crivelazione\u201d: \u00e8 una\nchiave che aiuta a capire un\u2019opera come questa e che spiega anche perch\u00e9 Scully\nnegli ultimi anni abbia scelto di lavorare per edifici religiosi, com\u2019\u00e8\naccaduto a Montserrat e nella cattedrale di Girona. Anche la Biennale da poco\ninaugurata lo vede presente con un progetto per la basilica palladiana di San\nGiorgio Maggiore: \u201cOpulent Ascension\u201d \u00e8 una scultura che si alza in verticale a\nfasce colorate giustapposte, proprio sotto la cupola. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2009 l\u2019artista ha avuto un\naltro figlio, Oisin, nato dalla relazione con Liliane Tomasko, con la quale si\nera sposato nel 2006. Anche in questo caso le vicende della vita fanno breccia\nnel percorso artistico, in modo del tutto sorprendente. La mostra di Villa\nPanza presenta infatti la serie inedita \u201cMadonna\u201d, datata 2019. Scully fa uno\nscarto inatteso in direzione della pittura figurativa. Si tratta di grandi\nquadri dipinti ad olio su alluminio, dove mamma e bambino giocano con sabbia e\nsecchielli in riva al mare in un contesto di serenit\u00e0 quasi matissiana. Ma\nl\u2019andamento delle campiture colorate e delle vaste linee curve che disegnano\nl\u2019architettura delle tele riportano pi\u00f9 ad un\u2019idea archetipa che non semplicemente\nautobiografica. \u00c8 l\u2019archetipo generativo della madre e del figlio, che richiama\nle dinamiche fecondative proprie della pittura di Scully.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo proposito \u00e8 significativa la selezione di fotografie presenti in mostra, che aggiungono un altro tassello importante per scavare nel percorso dell\u2019artista. In particolare la serie di scatti in bianco e nero realizzate tra i resti straordinari delle architetture contadine dell\u2019isola Aran riportano alle sue origini irlandesi (\u00e8 nato a Dublino nel 1945, ma nel 1975 si \u00e8 trasferito a New York). Non solo: Scully compone una serie di 24 immagini concentrando l\u2019obiettivo sull\u2019allineamento seriale e ordinato delle pietre. Sono geometrie che hanno una familiarit\u00e0 genetica con quelle dei suoi quadri. Pi\u00f9 che dall\u2019allineamento, la familiarit\u00e0 \u00e8 per\u00f2 determinata da quella irregolarit\u00e0 dei bordi che \u00e8 propria delle pietre come pure delle fasce colorate, elemento per eccellenza iconico della pittura di Scully. Sono proprio i bordi ad accendere la sua pittura, sottili frontiere vitali e inquiete, luoghi dell\u2019attesa e della rivelazione, sismografi capaci di captare, come ha detto lui, \u00abl\u2019incertezza del cuore umano\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"486\" src=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/standing86.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4846\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/standing86.jpg 400w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/standing86-247x300.jpg 247w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><figcaption>Sean Scully, Standing, 1986<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa recensione alla mostra di Sean Scully a Villa Panza a Varese \u00e8 stata pubblicata su Alias il 19 maggio, con il titolo \u201cAssociazioni e redenzioni&#8221;. 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