{"id":4754,"date":"2018-08-31T16:08:03","date_gmt":"2018-08-31T16:08:03","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=4754"},"modified":"2018-09-02T10:55:30","modified_gmt":"2018-09-02T10:55:30","slug":"4754","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=4754","title":{"rendered":"Bacon Giacometti, appunti a latere della mostra"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/180526-SC18-museo-beyeler.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/180526-SC18-museo-beyeler-300x197.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"197\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4755\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/180526-SC18-museo-beyeler-300x197.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/180526-SC18-museo-beyeler-768x505.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/180526-SC18-museo-beyeler-1024x673.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/180526-SC18-museo-beyeler.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>A meno quattro giorni dalla chiusura, ho visto la mostra pi\u00f9 desiderata dell\u2019anno, \u201cBacon-Giacometti\u201d, alla <a href=\"https:\/\/www.fondationbeyeler.ch\/en\/exhibitions\/bacon-giacometti\/\" rel=\"noopener\" target=\"_blank\">Beyeler<\/a> di Basilea. Mostra oggettivamente eccezionale, per la grandezza dei protagonisti, per la qualit\u00e0 dei prestiti e dell\u2019allestimento, per la semplicit\u00e0 del percorso, che non \u201cscherma\u201d con interpretazioni la sostanza cos\u00ec diretta, a volte persino cos\u00ec brutale, delle opere. \u00c8 una di quelle mostre con le quali \u00e8 inutile misurarsi e all\u2019interno delle quali \u00e8 inutile misurare grandezze.<br \/>\nDetto questo, ecco alcuni pensieri di dettaglio.<\/em><\/p>\n<p><strong>Tra tanta intensit\u00e0 e densit\u00e0 di capolavori, la leva \u201cdrammaturgica\u201d della mostra \u00e8 una foto.<\/strong> O meglio una serie di fotografie che hanno invece una loro meravigliosa casualit\u00e0. Sono le uniche che testimonino un rapporto diretto tra Bacon e Giacometti, scattate da Graham Keen, mentre Giacometti stava ultimando l\u2019allestimento della sua mostra alla Tate Gallery di Londra, il 13 luglio 1965. Keen era riuscito ad intrufolarsi, in quanto appassionato di Giacometti, grazie ad una raccomandazione della mamma della sua fidanzata, che era stata amante di Chagall ed era amica di Pierre Matisse, gallerista del grande artista svizzero. Insomma un intreccio di casualit\u00e0. Keen ha fotografato da lontano per timidezza, in modo che Bacon e Giacometti non s\u2019accorgessero della sua presenza. Che cosa si stavano dicendo? Non potremo mai saperlo, ma la magia di queste foto ci rende lecito immaginare un confronto su temi grandi, sul destino della pittura che non pu\u00f2 essere diverso dal destino del mondo. Si colgono le vibrazioni di quelle concordanze profonde che sfuggono all\u2019ufficialit\u00e0 della storia, ma che hanno pi\u00f9 incidenza e decisivit\u00e0 di tante concordanze dichiarate. C\u2019\u00e8 un che di epico, di unico in queste foto, scattate in extremis, perch\u00e9 di l\u00ec a pochi mesi Giacometti sarebbe morto. Ma sono foto che legano, che incatenano i due dentro una storia che oggi li vede stretti molto pi\u00f9 di quanto non si possa riscontrare nelle biografie. \u00c8 una sorta di folgorante amicizia postuma.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/51PYEdf5CAL._SX258_BO1204203200_.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/51PYEdf5CAL._SX258_BO1204203200_-255x300.jpg\" alt=\"\" width=\"255\" height=\"300\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4756\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/51PYEdf5CAL._SX258_BO1204203200_-255x300.jpg 255w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/51PYEdf5CAL._SX258_BO1204203200_.jpg 260w\" sizes=\"auto, (max-width: 255px) 100vw, 255px\" \/><\/a><br \/>\n<strong>Pi\u00f9 che un dialogo \u00e8 un faccia a faccia, come sottolinea la copertina del catalogo. Giacometti e Bacon sono per loro natura dei \u201cnon dialoganti\u201d.<\/strong> Solitari ad oltranza. Come ho cercato di scrivere su <a href=\"http:\/\/www.ilsussidiario.net\/News\/Editoriale\/2018\/8\/31\/Il-buco-dei-giganti\/836940\/\" rel=\"noopener\" target=\"_blank\">Il Sussidiario<\/a> hanno una vocazione eremitica e i loro studi di dimensioni oltranzisticamente piccoli sono come le loro celle. La mostra funziona perfettamente laddove l\u2019allestimento rispetta questa frontalit\u00e0, quasi replicando il meccanismo di quella foto iniziale. \u00c8 un guardarsi reciproco che non si banalizza mai in uno scambio. Sono due stiliti che se ne stanno \u201cappollaiati&#8221; sulle loro colonne e non deflettono da questo loro radicale isolamento. Ma nello spazio quasi claustrofobico dei loro studi finiscono con il convergere tutte le grandi domande che trafiggono il mondo. Sono due solitudini che calamitano presenze ferite. Solitudini dense di altri corpi e di altri sguardi. <\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/vlcsnap-2018-04-28-16h50m49s209.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/vlcsnap-2018-04-28-16h50m49s209-300x150.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"150\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4757\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/vlcsnap-2018-04-28-16h50m49s209-300x150.png 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/vlcsnap-2018-04-28-16h50m49s209-768x384.png 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/vlcsnap-2018-04-28-16h50m49s209-1024x512.png 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/vlcsnap-2018-04-28-16h50m49s209.png 1279w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\n<strong>Li unisce anche un connotato sacrale, diverso ma molto esplicito.<\/strong> In Giacometti \u00e8 la costruzione cos\u00ec rigorosamente frontale e quasi neobizantina delle immagini; \u00e8 lo studio del piedistallo che rende le sue sculture cos\u00ec geneticamente simili agli antichi reliquiari; \u00e8 quell\u2019idea di \u201costensione\u201d che sottost\u00e0 ad ogni suo lavoro, che sia dipinto o che sia scultura. In Bacon invece questi echi sacrali sono a volte negli stessi soggetti. Ma pi\u00f9 intimamente li ritroviamo nella concezione del quadro come pala d\u2019altare, quindi sempre verticale, con lo spazio che spesso si apre all\u2019interno seguendo la curvatura di un\u2019abside. E la pala tanta volte si trasforma addirittura in trittico, dove la dimensione religiosa si palesa come scandalo, come oltraggio. Al centro, nel posto che dovrebbe essere dell\u2019altare, si compie sempre un qualcosa che \u00e8 difficile non definire altro che un sacrificio&#8230; Se un appunto si pu\u00f2 fare alla mostra di Basilea \u00e8 forse questo: \u00e8 mancato il coraggio di rendere esplicito questo tema del rapporto con l&#8217;immaginario del cattolicesimo (Bacon teneva nello studio il Crocefisso di Cimabue e mise del suo senza farlo sapere per il restauro di quello \u201cferito&#8221; dall&#8217;alluvione di Firenze: <a href=\"https:\/\/robedachiodi.wordpress.com\/2009\/11\/26\/bacon-diecimila-marchi-per-cimabue\/\" rel=\"noopener\" target=\"_blank\">qui la stupenda storia<\/a>).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/bacon.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/bacon-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4759\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/bacon-300x200.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/bacon-768x512.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/bacon.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\n<strong>C\u2019\u00e8 anche un aspetto che emerge nella mostra e che commuove. Ed \u00e8 quel loro attaccamento, che non conosce di fatto eccezioni, alla figura umana.<\/strong> Sono due giganti che non si sottraggono mai a questo loro destino di testimoniare, rappresentandola, la condizione dell\u2019uomo del loro tempo. In genere si legge questo come una dinamica ossessiva, centripeta, che quindi riguarda solo loro stessi e i loro tormenti. In realt\u00e0 \u2013 e oggi lo si percepisce ancora meglio \u2013 sono come risucchiati da una necessit\u00e0 che li trapassa e travalica. Dire che la loro opera ci riguarda pu\u00f2 sembrare una banalit\u00e0. Dire che la loro opera \u00e8 fatta per noi, nel senso sollecita un sentimento pi\u00f9 intenso della vita, \u00e8 un po\u2019 meno una banalit\u00e0. Che in Giacometti non ci sia narcisismo \u00e8 palese: \u00e8 uno che come le sue sculture, a furia di ridurle, vorrebbe sparire. In Bacon si pu\u00f2 pensare che sia diverso, perch\u00e9 la sua pittura a volte tradisce un furioso compiacimento, nella teatralit\u00e0 della costruzione dei quadri, nell\u2019uso cos\u00ec spinto dei colori. Ma a Bacon alla fine, questa impaginazione serve solo per permettere al quadro di precipitare in un punto che ne stabilisce la ragion d\u2019essere. \u00c8 quel punto vertiginoso in cui la pittura, anche materialmente, sembra obbedire ad una sorta di risucchio, come si esponesse sulla sponda del dramma e del mistero.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Bacon-Giacometti.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Bacon-Giacometti-300x249.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"249\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4762\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Bacon-Giacometti-300x249.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Bacon-Giacometti-768x637.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Bacon-Giacometti.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\n<strong>Ultima osservazione. Oggi nel vedere Bacon e Giacometti non intercettiamo \u201clo sporco\u201d da cui si generavano le loro opere. <\/strong>Era una loro stessa strategia espositiva, in virt\u00f9 della quale quando le opere uscivano dal supremo disordine dello studio, avevano bisogno di un qualcosa di esattamente contrario: la pulizia, l\u2019ordine, la precisione delle cornici (Bacon, tutte dorate) o dei basamenti. Alla Beyeler il rito si rinnova, rispettando quella precisa volont\u00e0. Mi ricorda per analogia l\u2019immagine del bambino lavato e reso lindo dopo la massacrante fatica del parto&#8230;<br \/>\nSono illuminanti al proposito le parole di Francis Bacon nell&#8217;intervista a <a href=\"https:\/\/robedachiodi.wordpress.com\/2008\/05\/27\/baconiana1\/\" rel=\"noopener\" target=\"_blank\">Michael Archimbaud<\/a>: \u00abLa cornice \u00e8 una cosa artificiale, e viene messa apposta per rafforzare l\u2019aspetto artificiale della pittura. Pi\u00f9 l\u2019artificio delle tele che si realizzano \u00e8 evidente, pi\u00f9 vale questa consuetudine e pi\u00f9 la tela ha possibilit\u00e0 di funzionare, di mostrare qualcosa. Pu\u00f2 sembrare paradossale, ma in arte \u00e8 un fatto indubitabile: si raggiunge uno scopo attraverso l\u2019impiego massimo di artificio, e si riesce a creare qualcosa di autentico quanto pi\u00f9 l\u2019artifico \u00e8 evidente\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A meno quattro giorni dalla chiusura, ho visto la mostra pi\u00f9 desiderata dell\u2019anno, \u201cBacon-Giacometti\u201d, alla Beyeler di Basilea. 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