{"id":4747,"date":"2018-08-21T12:46:33","date_gmt":"2018-08-21T12:46:33","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=4747"},"modified":"2018-08-21T12:46:33","modified_gmt":"2018-08-21T12:46:33","slug":"soutine-le-scintille-del-supplizio","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=4747","title":{"rendered":"Soutine, le scintille del supplizio"},"content":{"rendered":"<p><em>Questa recensione alla mostra \u201cCha\u00efm Soutine: Flesh&#8221; vista al Jewish Museum di New York, \u00e8 uscita su Alias domenica 29 luglio.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Soutine_Green_Website_Exhibition_Hero_-_700px_H_72dpi-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Soutine_Green_Website_Exhibition_Hero_-_700px_H_72dpi-1-300x193.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"193\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4748\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Soutine_Green_Website_Exhibition_Hero_-_700px_H_72dpi-1-300x193.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Soutine_Green_Website_Exhibition_Hero_-_700px_H_72dpi-1-768x494.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Soutine_Green_Website_Exhibition_Hero_-_700px_H_72dpi-1-1024x658.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Soutine_Green_Website_Exhibition_Hero_-_700px_H_72dpi-1.jpg 1089w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Di Cha\u00efm Soutine si racconta questo aneddoto, relativo agli anni in cui ancora viveva a Smilovitchi, il suo paese natale in Bielorussia.<\/strong> Aveva una tale attrazione per il disegno che un giorno non si trattenne dal fare il ritratto ad un rabbino. Orgoglioso per la riuscita lo mostr\u00f2 in giro. Ma fin\u00ec male. Il figlio del rabbino, che era il macellaio del paese, lo chiam\u00f2 nel retrobottega dove teneva le carni appese e gliene diede di santa ragione. C\u2019\u00e8 molto del destino di Soutine in questo episodio: facendo ricorso ad un neologismo coniato da un personaggio a lui tanto affine, Antonin Artaud, si pu\u00f2 dire che quello per Soutine fu un\u2019esperienza di \u201csuppliciation\u201d, vale a dire di un supplizio non semplicemente subito, ma attivo. \u00c8 un episodio che fa da sottofondo alla bella e intensa mostra che il Jewish Museum di New York ha voluto dedicare ai quadri di Soutine che hanno la carne come soggetto (\u201cCha\u00efm Soutine, Flesh\u201d, sino al 16 settembre). Una selezione di 32 opere, imperniata in particolare su due straordinari cicli della met\u00e0 degli anni 20, quelli dei buoi squartati e dei polli appesi.<\/p>\n<p><strong>Nato poverissimo da famiglia ebrea, armato di un furore artistico,<\/strong> Soutine aveva fatto sodalizio con altri due coetanei, Michel Kiko\u00efne e Pinchus Kr\u00e9megne, allievi come lui all\u2019accademia di Vilnius. \u00c8 con loro che tra 1911 e 1912 decise di raggiungere Parigi, senza un soldo in tasca e parlando solo la lingua natale, l\u2019yiddish. Si stabilirono alla Ruche, un falansterio nel cuore di Montparnasse, comperato da un scultore allora di successo per offrire un rifugio alle decine di artisti che in quell\u2019inizio secolo arrivavano a Parigi come risucchiati da una formidabile calamita. Dalla Ruche passarono Chagall, Zadkine, Brancusi, Leger, Soffici, Modigliani e decine di altri. Fu una stagione di brutale miseria che Soutine attravers\u00f2, restando come tanti altri comunque abbarbicato al proprio destino di artista. All\u2019inizio del percorso c\u2019\u00e8 un\u2019opera che fotografa in maniera semplice e icastica questa condizione: \u00e8 una natura morta con un piatto di aringhe, visto dall\u2019alto, in mezzo ad una tavola spoglia, allestita con una sola ciotola bianca; due forchette sono pronte ad aggredire quella miseria di pasto. I tre pesci scheletrici hanno occhi sovradimensionati che ci guardano, con un tono un po\u2019 beffardo di sfida. Nella sua nudit\u00e0 e magrezza il piatto viene ostentato con orgoglio, quasi si trattasse di un trofeo da alzare in trionfo: la pittura sfama assai pi\u00f9 del cibo. \u00abJ\u2019ai le coeur qui tire\u00bb, \u00e8 infatti una frase che gli amici gli sentivano spesso pronunciare. \u00c8 il 1916. Soutine vive in una condizione di leggendaria selvatichezza e povert\u00e0 estate e inverno con un pastrano di velluto addosso. Per procurarsi qualche soldo insieme a Kiko\u00efne di notte lavora a scaricare dai treni casse di pesci e di frutti di mare. Con Modigliani \u00e8 amicizia vera: \u00e8 lui lo svezza anche al vino e all\u2019assenzio. Lo ritrae anche pi\u00f9 volte, dopo quel primo ritratto del 1917, in cui lo vediamo sorridente, con un ciuffo dei capelli neri che cade sull\u2019occhio. Mod\u00ec tenta di farlo entrare nelle grazie di Leopold Zborowski, il giovane mercante polacco che si stava affacciando sulla scena parigina. Ma tra \u201cZbo\u201de Soutine il rapporto non sarebbe mai stato semplice, anche per via dell\u2019ostilit\u00e0 della moglie del mercante, Hanka. <\/p>\n<p><strong>Ben diverso per Soutine fu l\u2019incontro con Albert Barnes, un chimico che aveva fatto la fortuna grazie al brevetto dell\u2019Argyrol, un farmaco per combattere la gonorrea. <\/strong>Era un collezionista raffinato e famelico, ed era arrivato da Philadelphia per fare incetta di tutto ci\u00f2 che di meglio Parigi poteva offrire. Un giorno da Paul Guillaum fece la scoperta di questo artista di cui non aveva mai sentito neanche il nome. \u00abMais c\u2019est une p\u00eache!\u00bb pare abbia pronunciato (la testimonanza \u00e8 dello stesso Guillaume) davanti al ritratto di pasticcere dalle grandi orecchie del 1919. Di pesche in realt\u00e0 non se ne vede neanche l\u2019ombra nel quadro, ma \u00e8 incontestabile che il fragore della pittura di Soutine, il motivo della carta da parati sul retro evochino un senso di frutto estivo. Ovviamente quel quadro fin\u00ec nelle sue mani, insieme ad altre 22 opere la cui vendita per l\u2019artista decretarono una consacrazione e la fine dell\u2019et\u00e0 della miseria. <\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/soutine.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/soutine-300x266.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"266\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4749\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/soutine-300x266.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/soutine.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nBarnes fu importante perch\u00e9 permise a Soutine di realizzare un sogno cullato tante volte, stando per ore davanti al \u201cBoeuf \u00e9corch\u00e9\u201d di Rembrandt al Louvre: comperare la carcassa di un animale macellato e portarla nello studio per dipingerla. A chi cercava di farlo desistere da un\u2019idea che aveva mille controindicazioni di carattere igienico rispondeva andando in escandescenze da sovraeccitazione. Lo studio divenne impraticabile da chiunque per la puzza. Una volta si presentarono anche gli agenti dei servizi d\u2019igiene per sequestrare un grande pezzo di carne appeso. Ma alla fine gli agenti si arresero e gli diedero anzi il consiglio di fare iniezioni di ammoniaca nella carne per preservarla (cosa che caus\u00f2 una strage di cani quando la carcassa venne data loro in pasto). L\u2019attrazione di Soutine per la carne aveva prodotto una sorta di lucido invasamento: tra 1923 e 1925 torn\u00f2 pi\u00f9 volte sul soggetto. Alla mostra di New York sono arrivate quattro varianti, di cui due (provenienti da Buffalo e da Amsterdam) di grandi dimensioni e di grandissima intensit\u00e0. A differenza del modello rembrandtiano, le carcasse di Soutine sembrano essere trafitte ogni volta da una scarica elettrica. \u00c8 carne ferita che non si arrende al suo destino, che s\u2019impenna verso quell\u2019imprevedibile blu cielo (ma anche blu Chartres&#8230;) dello sfondo. Osservandoli da vicino, si capisce come per Soutine la pittura sia un oltranzistico esercizio di cogliere l\u2019irriducibile violenza della vita e di travasarla sulla tela, strappandola al suo destino. I rossi liquidi, profondi, a tratti selvaggi sono l\u2019esito di questo travaso. Un esito dal quale l\u2019occhio non si pu\u00f2 sottrarre, risucchiato da un vortice che ci appare insieme fisico e cosmico. \u00c8 risaputo che Soutine ravvivava la carne con secchiate di sangue che la povera Paulette Jourdain gli procurava in gran quantit\u00e0 andando al macello, dove lasciava interdetti i lavoranti con le sue richieste. Sangue vivo dunque su carne viva.  <\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/011_Soutine_Chicken_Hanging_in_Front_of_a_Brick_Wall.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/011_Soutine_Chicken_Hanging_in_Front_of_a_Brick_Wall-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"217\" height=\"300\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4750\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/011_Soutine_Chicken_Hanging_in_Front_of_a_Brick_Wall-217x300.jpg 217w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/011_Soutine_Chicken_Hanging_in_Front_of_a_Brick_Wall-768x1060.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/011_Soutine_Chicken_Hanging_in_Front_of_a_Brick_Wall-742x1024.jpg 742w\" sizes=\"auto, (max-width: 217px) 100vw, 217px\" \/><\/a><br \/>\n<strong>A dispetto della carica di violenza che caratterizza questa serie, nella pittura di Soutine si intercetta anche un\u2019istanza di tenerezza,<\/strong> per via di quel suo abbarbicarsi sempre e comunque alla vita, pur a mani nude. Non c\u2019\u00e8 mai nulla di necrofilo nella sua pittura, per quanto davanti a s\u00e9 abbia per scelta dei corpi morti. C\u2019\u00e8 infatti nella sua pittura una sete di luce che sopravanza sempre la brutalit\u00e0 della situazione. \u00c8 una sensazione che s\u2019impone con ancora maggior forza nella sala pi\u00f9 bella della mostra, quella dedicata alla meravigliosa serie dei polli appesi. Soutine li dipinge come se il suo pennello seguisse gli ultimi convulsi e disperati battiti d\u2019ala dei poveri volatili. La sua \u00e8 pittura che non prende mai le distanze, che si compromette pienamente con il destino di ci\u00f2 che rappresenta. Ma anche in questo caso non affonda in quel destino. La sequenza dei polli, che si stagliano quasi sempre su fondi blu, scuri ma luminosi come smalti, riversa nella sala un\u2019energia vitale, che trapassa anche la crudelt\u00e0 della situazione. Come stelle di un folle firmamento le sagome degli animali sembrano dipinte con scintille di materia e di colore. Raccontano tanti testimoni come Soutine amasse a dismisura la musica di Bach. Vien da pensare che la colonna sonora pi\u00f9 adatta per una sala come questa sarebbe proprio il brano da lui preferito: \u201cPreludio e Fuga in mi bemolle maggiore\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa recensione alla mostra \u201cCha\u00efm Soutine: Flesh&#8221; vista al Jewish Museum di New York, \u00e8 uscita su Alias domenica 29 luglio. Di Cha\u00efm Soutine si racconta questo aneddoto, relativo agli anni in cui ancora viveva a Smilovitchi, il suo paese natale in Bielorussia. 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