{"id":472,"date":"2009-01-25T11:20:19","date_gmt":"2009-01-25T10:20:19","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.wordpress.com\/?p=472"},"modified":"2009-01-25T11:20:19","modified_gmt":"2009-01-25T10:20:19","slug":"morandi-allultimo-fiato","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=472","title":{"rendered":"Morandi all&#039;ultimo fiato"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-473\" title=\"morandi_057b\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/morandi_057b.jpg?w=240\" alt=\"morandi_057b\" width=\"240\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/morandi_057b.jpg 720w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/morandi_057b-240x300.jpg 240w\" sizes=\"auto, (max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/>Bellissima la mostra di Morandi al Mambo di Bologna, nonostante quel verdino rachitico steso sulle pareti, nonostante un\u2019illuminazione (nelle prime sale) un po\u2019 troppi intimistica, nonostante quella sede che \u00e8 un mausoleo con l\u2019ambizione o la fregola di essere luogo d\u2019avanguardia. Nonostante tutto questo, la scelta delle opere \u00e8 perfetta e il percorso della mostra ha pochissime sbavature: ed \u00e8 quel che pi\u00f9 conta. Ma conta soprattutto che Morandi esca da questa mostra (che viene dal Metropolitan di New York) come un gigante. Innanzitutto, dentro una biografia che \u00e8 fatta di costanti e di assoluta sedentariet\u00e0, si scorge invece benissimo il processo di maturazione: si individua la meta. Dalle prime opere, quasi grondanti e rigogliose di pittura Morandi passa nel salutare  bagno nella metafisica e, come disse sempre Longhi, alla meditazione sulla verticalit\u00e0 di Piero della Francesca. Morandi \u00e8 un \u201cprincipe costante\u201d, e si riconosce questo suo lavorio nelle varianti di serie, dove si vede, ad esempio, come possa fermarsi (e ripetersi) per approfondire l\u2019idea di un oggetto con la linea obliqua oppure i problemi di una composizione con un oggetto arretrato. Sono meditazioni serrate, lucide, intellettualmente alte: la mostra conferma come la tenuta mentale sia la carta vincente di Morandi. Per questo l\u2019America non ha fatto fatica a capirne la grandezza. Stupefacente poi \u00e8 il finale, con quel rarefarsi di tutto, con la pittura che cerca di essere appena un alito, che prende il rischio, estremo ma inseime dolcissimo, di posizionarsi sulla soglia del niente. E le ultime carte (nella foto) approdano, in miniatura (ma la piccolezza non \u00e8 affatto una dimensione riduttiva dela grandezza&#8230;), sugli stessi terreni di Rothko.<\/p>\n<p>P.S.: In mostra c\u2019\u00e8 anche il quadro con le conchiglie che Morandi don\u00f2 a Francesco Arcangeli. Un capolavoro cupo, forse il pi\u00f9 cupo che Morandi abbia mai dipinto (\u00e8 degli anni della Guerra). Ma \u00e8 un quadro che richiama una delle pi\u00f9 combattute e drammatiche fratellanze tra artista e critico della nostra storia culturale. Riporto dal grande e disgraziatissimo libro di Arcangeli: \u00abQuesta non \u00e8 soltanto scelta di pittura, \u00e8 insieme una scelta, e insieme un destino inevitable di vita; combacianti, mi si perdoni un\u2019autocitazione \u201centro la misura di un raggio visivo che \u00e8 anche raggio della coscienza\u201d\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bellissima la mostra di Morandi al Mambo di Bologna, nonostante quel verdino rachitico steso sulle pareti, nonostante un\u2019illuminazione (nelle prime sale) un po\u2019 troppi intimistica, nonostante quella sede che \u00e8 un mausoleo con l\u2019ambizione o la fregola di essere luogo d\u2019avanguardia. 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