{"id":4681,"date":"2018-06-18T10:06:46","date_gmt":"2018-06-18T10:06:46","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=4681"},"modified":"2018-06-18T10:06:46","modified_gmt":"2018-06-18T10:06:46","slug":"peppino-e-luigi-agrati-collezionisti-e-complici","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=4681","title":{"rendered":"Peppino e Luigi Agrati, collezionisti e complici"},"content":{"rendered":"<p><em>Recensione alla mostra della Collezione Peppino e Luigi Agrati, alle Gallerie d&#8217;Italia, pubblicata su Alias del 17 giugno, con il titolo \u201cUn sogno in alta Brianza&#8221;<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/7.-Melotti.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/7.-Melotti-195x300.jpg\" alt=\"\" width=\"195\" height=\"300\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4682\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/7.-Melotti-195x300.jpg 195w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/7.-Melotti-768x1181.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/7.-Melotti-666x1024.jpg 666w\" sizes=\"auto, (max-width: 195px) 100vw, 195px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Veduggio con Colzano \u00e8 un paese dell\u2019alta Brianza, di poco pi\u00f9 di 4mila abitanti. Tra i suoi segni particolari, il fatto che qui abit\u00f2 per due anni, tra 1884 e 1885, Giovanni Segantini. Vi dipinse un quadro famoso, \u201cA messa prima\u201d, dominato dalla scenografica scalinata che sale alla parrocchiale di San Martino. Veduggio \u00e8 anche quintessenza di Brianza: in pochi chilometri quadrati si concentrano due multinazionali tascabili, specializzate in sistemi di fissaggio. Quello che non ci si aspetta \u00e8 che nella villa dei proprietari di una delle due aziende, a partire dagli anni 60 si sia concentrata una delle pi\u00f9 straordinarie raccolte di arte contemporanea esistenti in Italia. Merito di Peppino e Luigi Agrati, titolari dell\u2019omonima azienda, e collezionisti di indubbia intelligenza, passione e cultura. Una selezione della loro raccolta \u00e8 esposta in questi mesi alle Gallerie d\u2019Italia di Milano (\u201cArte come rivelazione\u201d, a cura di Massimo Barbero, sino al 19 agosto): \u00e8 un\u2019anteprima di quello che potr\u00e0 diventare il museo che a Milano manca, visto che \u00e8 stata annunciata la donazione della collezione ad Intesa Sanpaolo, la banca proprietaria delle stesse Gallerie.<br \/>\n<strong>Intelligenza, passione e cultura: \u00e8 indubbio che ci\u00f2 che ha mosso prima Peppino (morto nel 1990) e poi anche Luigi Agrati sia qualcosa che va ben oltre la febbre collezionistica. <\/strong>Come ha scritto Massimo Barbero nell\u2019introduzione al catalogo, i due fratelli \u00abhanno condiviso un\u2019intuizione sensibile, capace di cogliere le profondit\u00e0 delle immagini che stavano \u201ccostruendo\u201d il loro tempo\u00bb. Le loro acquisizioni maturavano sempre in un rapporto stretto con gli artisti o con le gallerie che pi\u00f9 pionieristicamente li proponevano. Erano legami di amicizia ma a volte anche di vera complicit\u00e0, come nel caso di Christo, difeso e sostenuto in occasione della celebre incursione milanese del 1970, quando impacchett\u00f2 il monumento a Vittorio Emanuele in Piazza Duomo: Peppino non solo comper\u00f2 opere e progetti per la sua raccolta, ma si rese subito disponibile a finanziare \u201cValley Curtain\u201d, un\u2019installazione costituita da un\u2019enorme cortina di tessuto (ben 381 metri di larghezza per un\u2019altezza anche di 111 metri) che venne issata per occludere visivamente il paesaggio nella valle di Rifle, in Colorado. Ed \u00e8 indicativo scoprire nelle lettere tutta l\u2019apprensione con cui da Veduggio Peppino Agrati aveva seguito le complicate e incerte fasi di realizzazione del progetto.<br \/>\nA proposito di complicit\u00e0, la mostra giustamente si apre dando il dovuto spazio al rapporto dei fratelli Agrati con Fausto Melotti. Un padiglione bianco, quasi una nuvola, occupa il grande salone centrale per accogliere una scelta delle leggerissime sculture in ottone. Tra queste c\u2019\u00e8 anche \u201cUn folle amore\u201d (1971), l\u2019opera che nel 2002 diede il titolo alla prima monografia dedicata alla raccolta Agrati e curata da Germano Celant. Quasi tutte le opere erano state acquisite direttamente dall\u2019artista, compresi i due \u201cCarri\u201d (1966 e 1969) che possono essere letti come metafora di una posizione esistenziale condivisa. Il carro \u00e8 immagine di transizione e di cambiamento di prospettive, condizione che accomunava lo scultore Melotti e l\u2019imprenditore Peppino Agrati. \u00abLa mente, piena di fermenti e di tante e cos\u00ec diverse sollecitazioni, doveva trovarsi inconsciamente preda di una ricca e fatale incertezza\u00bb, aveva scritto Melotti su Domus nel 1963: stato d\u2019animo al quale il collezionista non doveva sentirsi estraneo. \u00c8 un\u2019inquietudine che alla fine libera la scultura da ogni prosopopea: il \u201cCarro\u201d datato 1966 si impenna infatti leggero nel vuoto, con una capacit\u00e0 di evocare nuovi viaggi, nuovi sogni, ai quali tutti siamo convocati. <\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/21.-Fontana.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/21.-Fontana-235x300.jpg\" alt=\"\" width=\"235\" height=\"300\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4683\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/21.-Fontana-235x300.jpg 235w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/21.-Fontana-768x982.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/21.-Fontana-801x1024.jpg 801w\" sizes=\"auto, (max-width: 235px) 100vw, 235px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Con Lucio Fontana, per ragioni cronologiche, la frequentazione non pot\u00e9 essere cos\u00ec intensa e assidua. Questo non ha impedito a Peppino Agrati di mettere insieme un nucleo di opere di grande importanza, dominato dall\u2019eccezionale \u201cConcetto spaziale\u201d del 1958, che era stato esposto alla Biennale di quello stesso anno. \u00c8 un\u2019opera di dimensioni inusuali (250 x 200 cm); un\u2019opera anche per questo dal sapore epocale, con quella grande sagoma flessa, scoria di un\u2019elementarit\u00e0 primordiale, che la attraversa; un rosso diffuso copre tutta la superficie della tela, solcato soltanto da ordinate costellazioni di buchi. Nella scheda del catalogo della raccolta di prossima uscita (\u201cL\u2019arte moderna in Intesa Sanpaolo. La collezione Luigi e Peppino Agrati\u201d, Electa) il curatore Francesco Tedeschi giustamente richiama la coincidenza della presenza di Mark Rothko a quella stessa Biennale del 1958. Sono due approcci completamente diversi alla superficie colorata, ma certamente la potenza evocativa e cosmica di questo capolavoro di Fontana pu\u00f2 essere vista come una risposta europea alla vastit\u00e0 e profondit\u00e0 dei campi cromatici dell\u2019artista lettone-americano.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Flavin.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Flavin-300x240.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"240\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4685\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Flavin-300x240.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Flavin-768x615.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Flavin-1024x820.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nI fratelli Agrati non si sottrassero dal monitorare ci\u00f2 che accadeva dall\u2019altra parte dell\u2019Oceano, operando con il metodo noto: rapporto stretto e quasi complicit\u00e0 con gli artisti, qualit\u00e0 straordinaria delle opere scelte. \u00c8 quel che accade ad esempio nel caso di Robert Rauschenberg, presente in mostra con una serie di opere di livello assoluto. Su tutte spicca \u201cBlue exit\u201d del 1961, un quadro assegnabile alla serie dei \u201ccombine painting\u201d. La freccia gialla accanto all\u2019inserto di un pulsante blu suggerisce un\u2019uscita dal perimetro della tela, quando invece proprio dentro la tela si consuma un evento pittorico di rara bellezza e libert\u00e0. \u00c8 pittura che esplode attorno a una linea tesa che traccia un orizzonte ed evoca spazi sconfinati. La freccia assume quindi una funzione strategica perch\u00e9 orientandoci fuori dal perimetro del quadro, lascia che quell\u2019evento pittorico possa accadere come assoluta casualit\u00e0. Si trova invece pi\u00f9 intenzionalit\u00e0 e calcolo compositivo in un\u2019opera di Rauschenberg acquistata da Lucio Amelio nel 1987: \u00e8 \u201cTrasmettitore Argento Glut (Neapolitaner)\u201d, un esemplare dei \u201cgluts\u201d, assemblaggio di metalli e targhe automobilistiche di Napoli e Roma che a dispetto di quei materiali da discarica, si presenta formalmente senza sbavature.<br \/>\n\u00c8 stato privilegiatissimo anche il rapporto tra gli Agrati e Dan Flavin, artista scoperto nel 1969 in occasione della sua prima personale italiana alla Galleria Sperone. \u201cUntitled (to Peppino Agrati)\u201d (1968) \u00e8 un neon giallo dedicato al collezionista e prodotto in esemplare unico. Se si impone con tanta autorit\u00e0 nello spazio espositivo, oltre che per le dimensioni, \u00e8 per quell\u2019ordine geometrico ottenuto grazie alla progressione modulare della dimensione delle lampade, come sottolinea Francesca Pola nella scheda del catalogo della raccolta.<br \/>\nIl dialogo tra le due sponde dell\u2019Oceano si fa ravvicinato nella sala dove un pittoricissimo monocromo a fasce bianche di Robert Ryman (\u201cWinsor 20\u201d, 1966) si confronta con un fastoso \u201cAchrome\u201d di Piero Manzoni realizzato in lana di vetro e con un dittico di Castellani del 1967. Qui la squadratura prospettica costruita attraverso introflessioni ed estroflessione suggerisce un\u2019ipotesi dell\u2019arte \u00abcome esperienza del trasparente e del mentale\u00bb. Nella stessa sala la griglia della grande mappa del cielo stellato di Luciano Fabro, rimanda con grande finezza alla griglia raggelata dell\u2019\u201cAlluminium square\u201d di Carl Andre, disposta sul pavimento.<br \/>\nC\u2019\u00e8 infine tanta distaccata ammirazione nell\u2019omaggio curioso che Giulio Paolini fa a un\u2019icona dell\u2019arte americana come Jasper Johns. Si tratta di un ritratto fotografico stampato su una teletta emulsionata, appesa con un filo ad un\u2019altra tela sottostante. Pennellate diagonali di acrilico azzurro passano da una superficie all\u2019altra. Paolini ha poi disseminato il volto sorridente di Johns di stelle ritagliate da una riproduzione della sua celebre bandiera Usa. C\u2019\u00e8 dell\u2019ironia, certamente. Ma c\u2019\u00e8 anche un riflesso di quel \u201cfolle amore, che \u00e8 l\u2019arte cos\u00ec come \u00e8 stata vissuta dai fratelli Agrati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Recensione alla mostra della Collezione Peppino e Luigi Agrati, alle Gallerie d&#8217;Italia, pubblicata su Alias del 17 giugno, con il titolo \u201cUn sogno in alta Brianza&#8221; Veduggio con Colzano \u00e8 un paese dell\u2019alta Brianza, di poco pi\u00f9 di 4mila abitanti. Tra i suoi segni particolari, il fatto che qui abit\u00f2 per due anni, tra 1884 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1,11],"tags":[1409,574,789,301],"class_list":["post-4681","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-uncategorized","category-mostre","tag-collezione-agrati","tag-fausto-melotti","tag-gallerie-ditalia","tag-lucio-fontana"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4681","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4681"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4681\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4686,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4681\/revisions\/4686"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4681"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4681"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4681"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}