{"id":4652,"date":"2018-05-11T21:17:52","date_gmt":"2018-05-11T21:17:52","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=4652"},"modified":"2018-05-11T21:21:46","modified_gmt":"2018-05-11T21:21:46","slug":"addio-a-per-kirkeby-elettrico-e-geologico","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=4652","title":{"rendered":"Addio a Per Kirkeby, elettrico e geologico"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/11463271-saxo-photo.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/11463271-saxo-photo-300x169.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4653\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/11463271-saxo-photo-300x169.jpeg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/11463271-saxo-photo-768x432.jpeg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/11463271-saxo-photo-1024x575.jpeg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/11463271-saxo-photo.jpeg 1260w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>\u00c8 morto il 9 maggio a Copenhagen Per Kirkeby, un artista che avevo scoperto in occasione della bella nostra curata da Simone Soldini al Museo di Mendrisio. Alla recente fiera di Miart mi aveva ancora sorpresa con lo stand monografico della Michael Werner Gallery di Colonia. Uno dei pi\u00f9 belli della fiera.<br \/>\nQuesta \u00e8 la recensione della mostra di Mendrisio pubblicata su Alias, il 30 ottobre 2016.<\/em><\/p>\n<p><strong>Nel 1964 Per Kirkeby si era laureato a Copenhagen in geologia artica con una tesi sulla geologia del quaternario.<\/strong> Quello stesso anno partecipava a una missione in Groenlandia per il recupero di un meteorite ribattezzato The Man, poi esposto nel cortile del Museo Archeologico della capitale danese. Sempre nel 1964, alla Hovedbiblioteket (la biblioteca centrale) di Copenhagen, Kirkeby presentava la sua prima esposizione di disegni e collages. Concomitanze non sovrapposte, ma legate strettamente, inscindibili. Kirkeby \u00e8 geologo perch\u00e9 pittore, ed \u00e8 pittore perch\u00e9 geologo.<br \/>\nIn Italia l\u2019artista non ha praticamente mai esposto (solo nel 1989, a Roma, Galleria Cleto Polcina) ed \u00e8 quindi un\u2019occasione da non farsi sfuggire quella della bellissima antologica aperta appena aldil\u00e0 del confine, al Museo d\u2019arte di Mendrisio: Per Kirkeby. I luoghi dell\u2019anima del grande maestro scandinavo. La mostra, che dura fino al 29 gennaio, \u00e8 curata da Simone Soldini, direttore del museo, e si dispone perfettamente negli spazi: gli acquerelli nel lungo corridoio quadrangolare; i quadri nelle stanze che si aprono ai lati (erano spazi conventuali: il Museo era un convento dei Serviti); la grande scultura di bronzo nel cortile\/chiostro all\u2019ingresso. Insomma c\u2019\u00e8 tutto Kirkeby, anche un film, girato dal regista danese Jesper Jargil, in cui lo si vede al lavoro su una grande opera nel suo studio, con la tela che cambia di sequenza in sequenza come una roccia di cui si vadano a scoprire progressivamente gli strati delle varie ere geologiche.<\/p>\n<p><strong>A Colonia da Michael Werner<\/strong><br \/>\nLa sua parabola artistica \u00e8 legata a un grande gallerista, Michael Werner, che lo espose per la prima volta a Colonia nel 1974. Werner era anche il gallerista di Baselitz, di Penck e di L\u00fcpertz: una squadra compatta di artisti dalla dura scorza, che si contrapponeva all\u2019altra squadra, quella berlinese di Ingrid Raab, con Rainer Fetting e Karl-Horst H\u00f6dicke, pi\u00f9 inclini a una pittura di istintivit\u00e0 selvaggia. Sono anni in cui la Germania traina una poderosa ripresa della pittura, che avrebbe avuto anche un risvolto italiano, pi\u00f9 trasognato e meno imperativo, con la Transavanguardia.<br \/>\nLa fede nella pittura da parte di Per Kirkeby \u00e8 determinata e senza esitazioni. \u00abVerso la fine degli anni settanta\u00bb, scrive, \u00abho deciso di diventare un pittore serio, un grande pittore, e non lo dico in senso ironico. Lo pensavo davvero. Avevo dedicato tanti anni alla sperimentazione, al minimalismo, e molto altro. Con tutte quelle esperienze al mio attivo, volevo lanciarmi nella creazione di grandi, folli, coraggiosi dipinti\u00bb. E poi ancora: \u00abSpesso ho avuto la sensazione che con l\u2019aiuto della pittura riesco veramente a vedere il mondo in tutta la sua realt\u00e0. In genere il mondo sta davanti a noi come nascosto da un velo. E questa cortina \u00e8 costituita dalla lingua. Diciamo \u201cecco un albero\u201d. In realt\u00e0 quello che abbiamo di fronte \u00e8 un albero molto particolare. Ma ci sono attimi in cui riusciamo a vedere con una chiarezza incredibile che quello \u00e8 un albero, una cosa particolarissima. Il termine \u201calbero\u201d non corrisponde affatto all\u2019albero che abbiamo di fronte\u00bb.<br \/>\nCome lui stesso accenna, la formazione di Kirkeby era stata, seppure da autodidatta, nel segno di Fluxus, movimento che negli anni sessanta aveva in Copenhagen il suo centro. Nella capitale danese era arrivato nel 1960 anche Piero Manzoni, che aveva esposto le sue Uova sode firmate con impronta digitale e aveva accettato l\u2019invito dell\u2019industriale Daamgard a produrre opere nella sua fabbrica. Kirkeby cresce immerso in questo sperimentalismo pieno di vitalit\u00e0; quando poi si concepisce pittore non lo fa per opposizione, ma per destino.<br \/>\nDal modo di strutturare la propria visione della pittura, si intuisce che c\u2019\u00e8 un riferimento imprescindibile per Kirkeby: \u00e8 quello di C\u00e9zanne. Da C\u00e9zanne egli intercetta una percezione tettonica della natura che si traduce in pratica pittorica; una lucidit\u00e0 di approccio che evita gli effetti panici. Nonostante l\u2019impronta potentemente romantica che a volte emerge dai quadri di Kirkeby, non si ha mai la sensazione di una perdita di controllo, perch\u00e9 l\u2019obiettivo \u00e8 sempre il raggiungimento di una comprensione pi\u00f9 profonda. \u00abIo credo che quando C\u00e9zanne parla di un modo di comprendere la natura che si raggiunge con l\u2019et\u00e0 matura, e che significa anche comprensione della natura della pittura, intenda dire questo: il dipinto stesso \u00e8 natura. Che le forze sulle quali si poggia la montagna Sainte-Victoire non sono diverse da quelle che compongono una tela\u00bb. \u00c8 curioso questo \u00abmettersi\u00bb nella testa di C\u00e9zanne sviluppando progressioni che sembrano del tutto verosimili rispetto al pensiero del maestro di Aix.<\/p>\n<p><strong>Posare lo sguardo<\/strong><br \/>\nCome C\u00e9zanne, Kirkeby lavora molto con l\u2019acquarello. Lo fa inizialmente in stretta relazione con il suo essere geologo, perch\u00e9 i reperti nelle spedizioni non venivano fotografati ma disegnati. Una pratica che Kirkeby persegue poi negli anni con una leggerezza inversamente proporzionale alla grevit\u00e0 cercata e voluta dei dipinti a olio o, negli ultimi anni, a tempera (di \u00ab\u201carmi pesanti\u201d del suo vocabolario pittorico\u00bb parla Erik Steffensen in uno dei saggi di catalogo). Gli acquarelli sono come un approccio al vedere, appunti delicati che non scoprono particolari progettualit\u00e0. Sono, come lui dice con quell\u2019appropriatezza di parole che si riscontra sempre nei suoi scritti, un \u00abposare lo sguardo\u00bb (Per Kirkeby tra le altre cose \u00e8 anche poeta). La leggerezza \u00e8 la cifra che si ritrova nelle serie realizzate in Groenlandia nel 2009 e 2011, dove il segno si fa calligrafico, le forme sono riassunte in macchie ritmate e il vuoto della carta restituisce il senso di vuoto di quegli spazi.<br \/>\nLa mostra procede con molto ordine nelle stanze che si aprono lungo il corridoio. Avanza per situazioni e per cicli, rafforzando l\u2019impressione di un pittore che non perde mai di vista l\u2019obiettivo, neppure nelle fasi di pi\u00f9 alta tensione empatica. \u00abLa mia \u00e8 arte sull\u2019arte\u00bb, lui dice, svelando quanto calcolo e quanto pensiero ci sia dietro ogni opera. Il fascino di Kirkeby consiste proprio nella convivenza di queste due spinte opposte: da una parte un\u2019istintivit\u00e0 neoromantica che lo porta a una pittura quasi immersiva dentro i soggetti, dall\u2019altra una freddezza da \u201cgeologo\u201d che riesce a stratificare le sue opere, ad addensarle di suggestioni derivate da contaminazioni con l\u2019arte del passato. Sono suggestioni fuori copione, non inquadrabili nei termini di affinit\u00e0 culturali. Sui quadri di Kirkeby si depositano schegge di memorie senza apparente relazione e senza preoccupazione di coerenza: si va da un Egitto immaginario, ai fulgori bizantini, dalla pittura del Seicento olandese fino a Monet. Come spiega Siegrified Gohr, uno studioso che ha sempre seguito da vicino il lavoro di Kirkeby, alle radici di attrazione verso il passato c\u2019\u00e8 il tema, o meglio, il trauma dell\u2019iconoclastia protestante: quella vicenda storica che port\u00f2 gli artisti a lasciare i soggetti sacri per orientarsi sulle nature morte. E proprio una Natura morta di Claesz Heda entra in gioco nella realizzazione di un maestoso ciclo di quadri del 2006: Kirkeby enfatizza l\u2019elemento del calice, trasformandolo in una sorta di meteora che naviga tra i colori delle tele (scrive Soldini: \u00abL\u2019innocua apparenza della natura morta nasconde secondo lui la lotta tra vita e morte\u00bb).<\/p>\n<p><strong>Una gabbia alla Frank Stella<\/strong><br \/>\nPassando da una sala all\u2019altra ci troviamo ogni volta davanti un immaginario visivo che si ricompone sempre con geometrie diverse. Magnifica la serie di tele del 2000, in cui immagini, rubate a una natura poco nordica e molto sontuosa, sono attraversate orizzontalmente da quelle che sembrano vere impronte lasciate da tronchi depositati sulla pittura: una gabbia architettonica alla Frank Stella, che restituisce potenza a ci\u00f2 che in parte nasconde. Ma il punto pi\u00f9 alto della mostra lo si raggiunge con un grande quadro, Senza titolo, del 1999, di una collezione privata svizzera. \u00c8 un Kirkeby sfolgorante: l\u2019\u00abarma pesante\u00bb della pittura esplode in una sorta di fuoco d\u2019artificio, come si trattasse di un Monet dipinto con un pennello elettrico. O di un espressionista che si sia tuffato senza remore e senza pi\u00f9 spigolature nella natura: pittura folle e coraggiosa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 morto il 9 maggio a Copenhagen Per Kirkeby, un artista che avevo scoperto in occasione della bella nostra curata da Simone Soldini al Museo di Mendrisio. Alla recente fiera di Miart mi aveva ancora sorpresa con lo stand monografico della Michael Werner Gallery di Colonia. Uno dei pi\u00f9 belli della fiera. Questa \u00e8 la [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11],"tags":[343,1315,495],"class_list":["post-4652","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-mostre","tag-mendrisio","tag-per-kirkeby","tag-simone-soldini"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4652","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4652"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4652\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4655,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4652\/revisions\/4655"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4652"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4652"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4652"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}