{"id":4643,"date":"2018-04-16T15:49:43","date_gmt":"2018-04-16T15:49:43","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=4643"},"modified":"2018-04-16T15:49:43","modified_gmt":"2018-04-16T15:49:43","slug":"baselitz-la-liberta-a-testa-in-giu","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=4643","title":{"rendered":"Baselitz, la libert\u00e0 a testa in gi\u00f9"},"content":{"rendered":"<p><em>Recensione delle mostre per gli 80 anni di Gerog Baselitz alla Fondazione Beyelr e al Kunstmuseum di Basilea. Pubblicata su Alias di domenica 8 aprile.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/42065514_304.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/42065514_304-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4647\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/42065514_304-300x169.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/42065514_304-768x432.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/42065514_304.jpg 940w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00c8 decisamente profondo il legame tra Georg Baselitz e Basilea, la citt\u00e0 dove oggi vive e lavora, dividendo il resto del tempo tra Salisburgo e Imperia. A Basilea nel 1970 era stata organizzata la sua prima mostra in un\u2019istituzione pubblica, il Kunstmuseum, museo a cui  l\u2019artista avrebbe poi fatto un\u2019importante donazione dal suo corpus grafico. Nel 1992 Baselitz aveva poi esposto nella galleria di Ernst Beyeler. Cos\u00ec oggi la fondazione voluta da quel gallerista ha organizzato la grande mostra per il suo ottantesimo compleanno (l\u2019artista \u00e8 nato a Deutschbaselitz, in Sassonia il 23 gennaio 1938). Basilea ha poi completato l\u2019omaggio, esponendo nel nuovo edificio del Kunstmuseum un\u2019ampia selezione dei 149 disegni della collezione che coprono tutto l\u2019arco della sua attivit\u00e0: il primo \u00e8 un acquarello datato 1955 in cui si firmava ancora con il suo vero nome, Hans Georg Kern. Nome che avrebbe rinnegato nel 1961, per adottare quello tratto dal paese nativo, anche come segno di rivolta nei confronti dell\u2019autoritarismo paterno.<br \/>\nAlla Fondazione Beyeler, nell\u2019edificio progettato da Renzo Piano, la selezione delle opere \u00e8 impeccabile, nello stile di questa istituzione che propone regolarmente rassegne ai pi\u00f9 alti standard di qualit\u00e0. Nelle scelte si scorge la mano dell\u2019artista, che non ha mai amato gli avventurismi critici. Emblematico quel che confessa nell\u2019intervista in catalogo (sontuoso, ma decisamente caro: 58 euro; le due mostre sono aperte sino al 29 aprile). Baselitz racconta di essere stato testimone attento delle performance di Joseph Beuys: \u00abTuttavia presi una decisione: va tutto bene, ma io non ne faccio parte. Io sono differente\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/img_1056.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/img_1056-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4646\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/img_1056-300x225.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/img_1056-768x576.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/img_1056-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Una differenza affermata sin dall\u2019inizio senza incertezze e con una brutalit\u00e0 pittorica che ancora scuote, come si sperimenta varcando la prima sala della mostra. Sulla parete sinistra sono schierati gli 11 pezzi della serie <em>P. D. F\u00fcsse<\/em> (Piedi pandemonici) realizzati tra 1960 e 1963. Una sequenza impressionante di monconi di piedi squadernati in dimensioni monumentali, dipinti con una materia che sembra osmotica a qualche processo di putrefazione. Le immagini sono ossessive e potenti, anche perch\u00e9 le tele sono allestite quasi attaccate una all\u2019altra, proprio secondo le disposizioni di Baselitz. La scelta dei piedi rimanda al rapporto tra l\u2019uomo e la terra. Quella terra che per destino, per Baselitz, era terra tedesca, devastata dall\u2019esperienza demoniaca del nazismo: \u201cPandemonium\u201d indica la pervasivit\u00e0 dei demoni ma anche il luogo dove hanno soggiornato. Se il senso del dipingere doveva essere quello di calarsi nel cuore della storia, si pu\u00f2 ben dire che con questo ciclo Baselitz non fa e non si fa nessuno sconto. La pittura con lui si impone come processo necessario e irrinunciabile, lasciando cos\u00ec precipitare in dissolvenza tutti il dibattito sulla fine o meno della pittura stessa. Altre due opere in questa prima sala confermano questa oltranzistica necessit\u00e0 del dipingere, dentro una logica che pare inclassificabile dal punto di vista critico. Si ha l\u2019impressione che nell\u2019esperienza di questi primi anni Baselitz si costruisca una coscienza radicale dell\u2019imprescindibilit\u00e0 della pittura, tale da garantirgli quell\u2019\u201cessere differente\u201d per tutti gli anni a venire.<br \/>\nIl celebre ciclo degli Eroi (1965-66), a volte chiamati anche \u201cNeuen Typen\u201d, testimonia il prender forma di un\u2019umanit\u00e0 neo barbarica, che si trova a riemergere da quelle terre annientate dalle scorribande dei demoni. Tra loro c\u2019\u00e8 anche un \u201cnuovo tipo\u201d con tavolozza e pennelli.  Verrebbe da dire che dalle macerie della storia il pittore spunta alla pari degli altri eroi, senza pi\u00f9 teorie sul mondo e senza pi\u00f9 estetiche, armato solo di un\u2019aggressivit\u00e0 espressiva (\u00abLa volont\u00e0 distruttiva diventa l\u2019agente di una nuova armonia. Il punto di partenza \u00e8 l\u2019aggressione, anche se il risultato finale apparir\u00e0 come costruttivo\u00bb, aveva detto in un\u2019intervista a D\u00e9mosth\u00e8nes Davvetas nel 1988).  <\/p>\n<div id=\"attachment_4644\" style=\"width: 224px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Georg-Baselitz-Kreuz-1968-Basel.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-4644\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Georg-Baselitz-Kreuz-1968-Basel-214x300.jpg\" alt=\"\" width=\"214\" height=\"300\" class=\"size-medium wp-image-4644\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Georg-Baselitz-Kreuz-1968-Basel-214x300.jpg 214w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Georg-Baselitz-Kreuz-1968-Basel.jpg 427w\" sizes=\"auto, (max-width: 214px) 100vw, 214px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-4644\" class=\"wp-caption-text\">Baselitz, Kreuz, 1968<\/p><\/div>\n<div id=\"attachment_4645\" style=\"width: 272px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/giotto.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-4645\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/giotto-262x300.png\" alt=\"\" width=\"262\" height=\"300\" class=\"size-medium wp-image-4645\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/giotto-262x300.png 262w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/giotto.png 531w\" sizes=\"auto, (max-width: 262px) 100vw, 262px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-4645\" class=\"wp-caption-text\">Giotto, Crocifissione di San Pietro, predella del Polittico Stefaneschi<\/p><\/div>\n<p>Si intuisce come davanti ad un simile azzeramento del mondo, occorra una mossa radicale. Un capovolgimento. Ed \u00e8 la mossa che Baselitz mette in atto a partire dal 1968 e che diventer\u00e0 il marchio con cui si \u00e8 reso inconfondibile. Le due mostre svelano in modo preciso il prender forma di questa intuizione. Alla Beyeler \u00e8 esposto un quadro raro, di collezione privata, <em>Das Kreuz<\/em>, datato 1964. In sottofondo, nell\u2019impronta geometrica che tocca i limiti della tela, si pu\u00f2 cogliere quasi un omaggio non dichiarato ad un altro grande azzeratore dell\u2019arte novecentesca, Kazimir Malevich, ma in superficie il quadro \u00e8 un concentrato di quell\u2019aggressivit\u00e0 pittorica che Baselitz ha eletto a propria grammatica. Tra i quattro bracci della croce si riconosce il paesaggio di Deutschbaselitz; nell\u2019angolo alto a destra, a sorpresa, il paesaggio appare per\u00f2 rovesciato all\u2019ingi\u00f9. Sono di tre anni successivi due disegni esposti al Kunstmuseum (<em>Ein Hund aufw\u00e4rts<\/em>, un cane verso l\u2019alto, e un\u2019altra croce con un coniglio appeso con gambe in aria) in cui il rovesciamento si \u00e8 consumato: a vedere questi due disegni, densi di una chiara energia generativa, si ha la precisa sensazione che Baselitz inneschi questo suo capovolgimento su un motivo ben consolidato nell\u2019iconografia, quello della crocefissione di san Pietro. Il che d\u00e0 alla sua scelta una radicalit\u00e0 e anche una solidit\u00e0 ancora maggiori. Un successivo disegno esplicita la transizione dichiarandola anche nel titolo <em>Mann am Baum abw\u00e4rts:<\/em> un uomo appoggiato ad un albero \u201call\u2019ingi\u00f9\u201d. <\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/IMG_7780.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/IMG_7780-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4648\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/IMG_7780-300x169.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/IMG_7780-768x432.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/IMG_7780-1024x577.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/IMG_7780.jpg 1881w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nEntrando nella quarta sala si ha subito l\u2019evidenza di come il capovolgimento liberi un nuovo e vastissimo spazio alla pittura. Troviamo Elke, la moglie di Baselitz, prima in un ritratto a testa in gi\u00f9 del 1969, in un insieme molto composto e ancora quasi trattenuto. Di fronte, a fianco dell\u2019Aquila scelta come manifesto della mostra, si rivede Elke in un \u201cfingermalerei\u201d (quadri dipinti con le dita e il palmo delle mani) del 1972: Baselitz dimostra di aver mollato definitivamente gli ormeggi e di aver acquisito una nuova libert\u00e0, che \u00e8 sia tematica che cromatica. Una libert\u00e0 che alla fine degli anni 70 gli permette di avventurarsi, ma sarebbe meglio dire di \u201cirrompere\u201d, anche nella scultura, ispirato dalla forza degli idoli africani camerunensi. Il Camerun era stata colonia tedesca e quindi in Germania si trovavano tanti oggetti sottratti al paese africano: Baselitz in particolare era stato segnato da una mostra vista a Monaco nel 1973. AL centro di quella stessa sala c\u2019\u00e8 Modell f\u00fcr eine Skulptur, l\u2019opera che nel 1980 suscit\u00f2 scandalo alla Biennale di Venezia, in quanto il gesto era stato scambiato per un saluto nazista: per Baselitz \u00e8 impossibile non fare i conti con i lati oscuri della storia&#8230;<br \/>\nNelle ultime sale il percorso \u00e8 dominato dai Remix, rifacimenti di proprie opere del passato, con un segno pi\u00f9 calligrafico e leggero. \u00c8 una serie iniziata nel 2005 che \u00e8 nata, come lui stesso ha confessato, \u00abdall\u2019ammirazione per ci\u00f2 che ho fatto e ora non sarei pi\u00f9 in grado di fare\u00bb. \u00c8 un Baselitz un po\u2019 in surplace, elegante, leggero a volte un filo accademico, che si concede anche un cedimento per quanto riguarda la scultura, passando dai blocchi di legno brutali e selvaggi alla pulizia ben pi\u00f9 controllata del bronzo , come nel grande gruppo BDM (2012) esposto nel giardino della Fondazione. BDM sta per Bund Deutscher M\u00e4del, la federazione delle ragazze tedesche di cui faceva parte la sorella di Baselitz. Meglio tenersi negli occhi il dialogo formidabile e anche ironico tra Baselitz ed Elke, colossi in abbigliamento da spiaggia, con costumi color ultramarino e orologi da polso sintonizzati sulle 10. A quell\u2019ora la storia evidentemente passava pi\u00f9 leggera&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Recensione delle mostre per gli 80 anni di Gerog Baselitz alla Fondazione Beyelr e al Kunstmuseum di Basilea. Pubblicata su Alias di domenica 8 aprile. \u00c8 decisamente profondo il legame tra Georg Baselitz e Basilea, la citt\u00e0 dove oggi vive e lavora, dividendo il resto del tempo tra Salisburgo e Imperia. 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