{"id":4552,"date":"2017-12-17T22:41:32","date_gmt":"2017-12-17T22:41:32","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=4552"},"modified":"2017-12-19T19:20:00","modified_gmt":"2017-12-19T19:20:00","slug":"le-piu-belle-mostre-del-mio-2017","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=4552","title":{"rendered":"Le pi\u00f9 belle mostre del mio 2017"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/170430012037-damien-hirst-art-exhibit-full-169.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/170430012037-damien-hirst-art-exhibit-full-169-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4555\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/170430012037-damien-hirst-art-exhibit-full-169-300x169.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/170430012037-damien-hirst-art-exhibit-full-169-768x432.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/170430012037-damien-hirst-art-exhibit-full-169-1024x576.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/170430012037-damien-hirst-art-exhibit-full-169.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Quali sono le mostre del 2017 che non dimenticher\u00f2? L\u2019anno \u00e8 stato prodigo ma prima di passare alla classifica, c\u2019\u00e8 da fare qualche sottolineatura.<br \/>\nInnanzitutto parlo solo di esposizioni che ho visto con i miei occhi. Quindi l\u2019elenco \u00e8 parziale: mi manca ad esempio quella di Bernini in corso ora a Roma; e purtroppo non ho visto il coraggioso tentativo pistoiese di un Omaggio all\u2019immenso Giovanni Pisano. Ma pur nella sua parzialit\u00e0 \u00e8 indicativo del fatto che l\u2019Italia \u00e8 in questo momento il miglior laboratorio di mostre che ci sia. Magari ha meno potenza di fuoco rispetto alle grandi piazze, ma certo \u00e8 pi\u00f9 innovativa e anche pi\u00f9 diffusa. In Italia abbiamo visto mettere a punto percorsi sorprendenti, che non inficiano la seriet\u00e0 scientifica della mostra (vedi Ariosto a Ferrara). Ma viene da dire che una mostra come quella di Damien Hirst, che ha organizzazione francese non avrebbe potuto essere fatta che in Italia. \u00c8 qui che c\u2019\u00e8 spazio per uscire dall\u2019ortodossia. \u00c8 qui che c\u2019\u00e8 anche un pubblico meno targhettizzato rispetto a quello che si incontra nelle grandi mostre all\u2019estero. Per questo la classifica \u00e8 solo di mostre italiane.<br \/>\nSeconda precisazione, nell\u2019elenco non compaiono ovviamente le grandi mostre \u201cad accumulo\u201d di grandi opere (Caravaggio e Manet a Milano, Van Gogh a Vicenza). Sono mostre da cassetta, in cui lo sforzo, a volte anche importante, di fare arrivare opere di peso e qualit\u00e0 non ha alle sue spalle un progetto espositivo e scientifico che renda ragione di quello stesso sforzo.<br \/>\nCi sono poi le mostre rimaste un po\u2019 sotto le attese. Due su tutte, quella sulla tv curata da Francesco Vezzoli alla Fondazione Prada di Milano e La Terra inquieta di Massimiliano Gioni alla Triennale.<br \/>\nTerza precisazione. Non ho inserito monografiche di artisti contemporanei che meritano certamente una menzione, nel bilancio di fine anno: Adrian Paci al Diocesano di Milano, Stefano Arienti al Museo Civico di Modena, Emilio Isgr\u00f2 a Palazzo Reale di Milano, Luigi Ontani all\u2019Accademia di San Luca a Roma, Hermann Nitsch a Foligno, Mimmo Paladino che ha occupato Brescia. Una menzione anche per il tentativo coraggioso di Demetrio Paparoni di rappresentare le Nuove frontiere della pittura alle Stelline di Milano.<br \/>\nNon \u00e8 una classifica. \u00c8 un elenco, pi\u00f9 o meno cronologico. Escluso il primo posto, che non si tocca.<\/p>\n<p><strong>1.\t\u201cTreasures from the Wreck of the Unbelievable\u201d (\u201cTesori dal relitto dell\u2019Incredibile\u201d)<\/strong>, a Palazzo Grassi e Punta delle Dogana a Venezia \u00e8 senza dubbio la mostra dell\u2019anno. La mostra con cui Damien Hirst, volenti o nolenti, piaccia o non piaccia, ha terremotato il panorama non tanto per il suo gigantismo, quanto per l\u2019idea che sta all\u2019origine. L&#8217;ha spiegata bene Francesco Bonami: \u00abGli artisti non potranno pi\u00f9 non pensare al potere narrativo dell\u2019arte, se non l\u2019unico, sicuramente uno degli elementi essenziali per il futuro successo di un\u2019opera. L\u2019arte senza narrazione oggi come oggi potrebbe rischiare di rimanere indietro o di morire presto. Il racconto \u00e8 tornato a essere pi\u00f9 che mai importante. Hirst questo, nel bene e nel male lo ha capito\u00bb (La Stampa, 7 aprile)\u00a0<\/p>\n<p><strong>2.\t\u201cThe Boat is Leaking. The Captain Lied.\u201d, alla Fondazione Prada di Venezia.<\/strong> Altra mostra che ha sperimentato un approccio narrativo. Qui l\u2019aspetto immersivo si \u00e8 sostituito al gigantismo di Hirst. Si \u00e8 trattato di un progetto espositivo transmedial. Protagonisti lo scrittore e regista Alexander Kluge, l\u2019artista Thomas Demand, la scenografa e costumista Anna Viebrock e il curatore Udo Kittelmann. Mi auto cito \u00ab \u00c8 una mostra storico-politica senza nessuna pretenziosit\u00e0 e soprattutto senza nessuna retorica. C\u2019\u00e8 una sobriet\u00e0 tutta tedesca in questo tentativo riuscito di \u201ctrasformare un palazzo veneziano in un luogo metaforico nel quale identificarsi e identificare il contesto in cui oggi viviamo\u201d (Udo Kittelman). Il senso della storia e del presente \u00e8 tradotto in uno spazio esistenziale, da vivere pi\u00f9 che da guardare\u00bb. (<a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/lumanita-nel-palazzo-in-burrasca\/\" rel=\"noopener\" target=\"_blank\">Alias<\/a>, 17 settembre)  <\/p>\n<p><strong>3.\tEttore Sottsass, \u201cThere is planet\u201d, Milano Triennale.<\/strong> Altra mostra sorprendente per la sua grammatica compositiva. Un progetto che non presenta Sottsass, ma porta \u201cdentro\u201d Sottsass. C\u2019\u00e8 una perfetta concordanza tra concept espositivo e progetto di allestimento, curato da Michele De Lucchi. Sottsass con la sua genialit\u00e0 generosa e libera si prestava, ma certo questa mostra diventer\u00e0 un ottimo punto di riferimento per come pensare esposizioni sui maestri del design. Anche il Csac di Parma si \u00e8 allineato a questo mood esponendo in modo coinvolgente i disegni donati da Sottsass all\u2019archivio. Mentre l\u2019altra mostra del centenario, quella sui vetri all\u2019Isola di San Giorgio a Venezia ha deluso proprio perch\u00e9 appiattita solo sugli oggetti. Ma Sottsass in vetrina non si sente a casa&#8230;<\/p>\n<p><strong>4.\t\u201cOrlando furioso 500 anni\u201d, Ferrara, Palazzo dei Diamanti. <\/strong>Terza mostra di una triade immaginata da Guido Beltramini (qui con Adolfo Tura), dopo Manuzio a Venezia e Bembo a Padova. Il segreto sta nell\u2019aver poste le domande giuste per montare il percorso: Cosa vedeva Ludovico Ariosto quando chiudeva gli occhi? Quali immagini affollavano la sua mente mentre componeva il poema che ha segnato il Rinascimento italiano? Quali opere d\u2019arte alimentarono il\u00a0suo immaginario?\u00a0Vedere cosa vedeva Ariosto\u2026 Anche qui si cambia la prospettiva.<\/p>\n<p><strong>5.\t\u201cBellotto e Canaletto. Lo stupore e la luce\u201d, alle Gallerie d\u2019Italia a Milano. <\/strong>\u00a0A cura di Bo\u017cena Anna Kowalczyk. Diceva Longhi che Bellotto rappresenta \u00abil trapasso all\u2019\u201cottico\u201d e al \u201cnarrativo\u201d\u00bb. Bellotto in sostanza anticipa tutti\u2026 La mostra con la sequenza delle vedute di Dresda e Varsavia (straordinario lo sforzo di portare tutte quelle enormi tele) \u00e8 qualcosa che non si dimentica per la vastit\u00e0 d\u2019orizzonte che si spalancava in quelle sale. Sono quadri che spaccano le misure prestabilite, con quelle prospettive sempre dilatate dalla centralit\u00e0 strategiche dei fiumi. <\/p>\n<p><strong>6.\t\u201cBill Viola. Rinascimento elettronico\u201d, Firenze Palazzo Strozzi.<\/strong> Arturo Galansino centra l\u2019obiettivo affiancando ai video di Viola le \u201cmatrici\u201d rinascimentali. \u00c8 un\u2019operazione in cui si mette a tema il transito tra passato e presente, e viceversa. I debiti di Viola sono ben dichiarati. Ma \u00e8 interessante sperimentare anche l\u2019opposto: la contaminazione di uno sguardo contemporaneo su opere del passato. I video sono immagini che si muovono, come si muovono quelle dei video. Da sottolineare la complementariet\u00e0 perfetta della sezione alla Strozzina con la documentazione degli anni fiorentini di Viola.<\/p>\n<p><strong>7.\t \u201cCanova, Hayez, Cicognara. L\u2019ultima gloria di Venezia\u201d, Venezia, Gallerie dell\u2019Accademia.<\/strong> A cura di Fernando Mazzocca, Paola Marini e Roberto De Feo. L\u2019oggetto non era semplice: la nascita dell\u2019Accademie e delle Gallerie (200 anni fa), e la figura dell\u2019indiscusso protagonista di quell\u2019ultimo tentativo di Venezia di restare al passo della sua storia. Un tentativo segnato per\u00f2 da una grande e attualissima visione civile del patrimonio, nel senso della conservazione e della valorizzazione. La mostra \u00e8 esemplare, perch\u00e9 narra una storia comunque avvincente e ripropone un contenuto ben valido per l\u2019oggi. Ne ho scritto su <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/gallerie-dellaccademia-al-crinale-delle-civilta\/\" rel=\"noopener\" target=\"_blank\">Alias<\/a>  <\/p>\n<p><strong>8.\t\u201cBob Wilson for Villa Panza. Tales\u201d, Varese, Villa Panza.<\/strong> A cura di Anna Bernardini. \u00c8 una mostra molto bella ma che lascia il segno soprattutto grazie \u201cA house for Giuseppe Panza\u201d. Un\u2019installazione nel parco; geniale, poetica connessione tra il mondo di Wilson e quello di Panza. L\u2019idea che una mostra finendo non finisca ma lasci una scia\u2026 Che la relazione tra le opere e il luogo non sia solo quella tra ospiti e ospitanti. Un antidoto intelligente alla natura effimera propria di una mostra.<\/p>\n<p><strong>9.\t\u201cGenovesino. Natura e invenzione nella pittura del Seicento a Cremona\u201d.<\/strong> A cura di Francesco Frangi e Marco Tanzi. Al museo civico Ala Ponzone e al Palazzo Comunale di Cremona. Una mostra di stampo classico, frutto di un lavoro scientifico di alto livello, solo un po\u2019 sofferente per gli spazi troppo angusti che le sono stati destinati. Ma il valore aggiunto sta nell\u2019intelligenza con cui si \u00e8 fatto leva, nel percorso e nella scelta delle opere, su quei fattori di eclettismo e di eccentricit\u00e0 annunciati dalla parola \u201cinvenzione\u201d nel titolo. Genovesino come un attore del presente, che tra le strade di Cremona spuntava in gigantografie sulle vetrine di tanti negozi dismessi. Come si pu\u00f2 fare una mostra d\u2019arte antica senza per forza star chiusi nel guscio dello specialismo.<\/p>\n<p><strong>10.\t\u201cIl Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna\u201d. Palazzo Strozzi.<\/strong> A cura di Carlo Falciani e Antonio Natali. Terza della triade iniziata con Bronzino, \u00e8 una mostra che si occupa, a dispetto dei nomi civetta, di un periodo non felice e non facile della pittura fiorentino. Ma l\u2019inizio con la parata delle tre Deposizioni di Rosso, Pontormo e Bronzino \u00e8 da antologia. Il seguito \u00e8 di una pittura un po\u2019 stanca costretta ad essere per\u00f2 plateale: ma la mobilitazione economica e organizzativa per aver tirato fuori dal buio quelle immense tavole, di averle rimesse a festa, \u00e8 ben degno di nota. <\/p>\n<p><strong>11.\t\u201cL\u2019ultimo Caravaggio, eredi e nuovi maestri\u201d. Gallerie d\u2019Italia a Milano,<\/strong> a cura di Alessandro Morandotti. Un caso scuola: come si voltano le spalle ad un genio. Nel 1610 arriva a Genova il Martirio di Sant\u2019Orsola di Caravaggio, ma a Genova si dipinge come se quel quadro non fosse mai stato n\u00e9 dipinto n\u00e9 visto. La mostra \u00e8 spettacolare nella narrazione di questa fuga da Caravaggio. Allestita in modo magnifico, con la spettacolare restituzione dell\u2019Ultima Cena di Procaccini dalla SS. Annunziata del Vastato di Genova. Perfettamente integrati al percorso anche tutti gli apparati di supporto. <\/p>\n<p><strong>12. \u201cMarino Marini, passioni visive&#8221;, Pistoia palazzo Fabbroni.<\/strong> A cura di  Barbara Cinelli e Flavio Fergonzi. Una mostra viva, di ricerca, come quelle necessarie durezze proprie di ogni mostra di ricerca. Marino non \u00e8 celebrato ma scandagliato senza renitenze, rispetto alle memorie visive che sono funzionate da input nelle sue varie stagioni. La sala con il Crocifisso trecentesco di propriet\u00e0 di Marino circondato da quei suoi corpi volanti \u00e8 uno delle sale che non si dimenticano.<\/p>\n<p><strong>13. Sol LeWitt \u2013 \u201cBetween the Lines\u201d. Fondazione Carriero, Milano.<\/strong> A cura di Rem Koolhaas e Francesco Stocchi. Una mostra di Sol Lewitt \u00e8 impresa ardua, quasi contronatura, tanto \u00e8 decisiva la relazione tra i suoi interventi e i contesti. Ma qui l&#8217;impresa impossibile \u00e8 invece riuscita, per la determinazione maniacale con cui ci si \u00e8 calati nello spirito di Sol LeWitt. Una mostra che ha rinnovato, a livello intellettuale ma anche pratico, la ritualit\u00e0 spasmodica da cui si generano i suoi interventi. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quali sono le mostre del 2017 che non dimenticher\u00f2? L\u2019anno \u00e8 stato prodigo ma prima di passare alla classifica, c\u2019\u00e8 da fare qualche sottolineatura. Innanzitutto parlo solo di esposizioni che ho visto con i miei occhi. 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