{"id":4450,"date":"2017-06-19T08:01:03","date_gmt":"2017-06-19T08:01:03","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=4450"},"modified":"2017-06-19T12:20:55","modified_gmt":"2017-06-19T12:20:55","slug":"4450","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=4450","title":{"rendered":"Perch\u00e9 Hermann Nitsch sa ancora sorprenderci"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/NITSCH-Allestimento-4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/NITSCH-Allestimento-4-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4451\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/NITSCH-Allestimento-4-300x200.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/NITSCH-Allestimento-4-768x512.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/NITSCH-Allestimento-4-1024x683.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/NITSCH-Allestimento-8.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/NITSCH-Allestimento-8-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4452\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/NITSCH-Allestimento-8-300x200.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/NITSCH-Allestimento-8-768x512.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/NITSCH-Allestimento-8-1024x683.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/NITSCH-Allestimento-9.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/NITSCH-Allestimento-9-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4453\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/NITSCH-Allestimento-9-300x200.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/NITSCH-Allestimento-9-768x512.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/NITSCH-Allestimento-9-1024x683.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/NITSCH-Allestimento-10.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/NITSCH-Allestimento-10-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4454\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/NITSCH-Allestimento-10-300x200.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/NITSCH-Allestimento-10-768x512.jpg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/NITSCH-Allestimento-10-1024x683.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Questa recensione della mostra di Hermann Nitsch \u00e8 uscita su Alias di domenica 18 giugno.<\/em><\/p>\n<p><strong>Ne sono passati di anni da quel lontano 1963.<\/strong> Davvero un\u2019altra epoca. Erano gli anni di Fluxus, di Beuys insegnante all\u2019accademia di D\u00fcsseldorf; la body art era agli albori. A quell\u2019epoca Hermann Nitsch aveva 25 anni ed era uno dei giovani agitatori dell\u2019azionismo viennese: anche lui coinvolto in quelle correnti inquiete che agitavano e sparigliavano il contesto artistico. <strong>Tutti alla ricerca dell\u2019opera d\u2019arte totale. In particolare in quel 1963 Nitsch aveva sperimentato nel castello di Prinzendorf, Austria del nord, l\u2019Orgien Mysterien Theater,<\/strong> un\u2019azione creativa in cui riprodusse \u00abnello spazio sacro di sei giorni\u00bb, la creazione del mondo. Quella che Nitsch proponeva era una sorta di estasi materialistica, un rituale vitalistico senza copioni capace di coinvolgere emotivamente e sensitivamente gli spettatori: una vera esaltazione ed eccitazione delle capacit\u00e0 sensoriali. <\/p>\n<p>Vista oggi quella \u00e8 una stagione ormai completamente storicizzata, i cui protagonisti sono tutti usciti di scena, spesso bruciati da biografie intense e troppo brevi. <strong>Per Nitsch invece \u00e8 avvenuto qualcosa di inatteso: quell\u2019esperienza lontana sembra essere entrata in una sorta di eterno presente. <\/strong>Ha continuato negli anni a rinnovare il rito selvaggio (in realt\u00e0 pi\u00f9 controllato di quanto non si sospetti) delle sue azioni. Nel 1987 ne aveva prodotta una rimasta celebre al palazzo della Secessione di Vienna, in cui aveva letteralmente riverniciato di rosso l\u2019edificio e, idealmente, anche quel movimento artistico. Nel 2010 ha realizzato la sua \u201c130 Aktion\u201d a Napoli, i cui \u201crelitti\u201d (cos\u00ec Nitsch chiama gli oggetti usati e le opere nate dalle azioni) <strong>oggi costituiscono il cuore di una mostra sorprendente al <a href=\"http:\/\/www.centroitalianoartecontemporanea.com\/?act=mostre&#038;id=119\" target=\"_blank\">Ciac<\/a> di Foligno (sino al 9 luglio, a cura di Italo Tomassoni e Giuseppe Morra, catalogo Viaindustriae publishing). <\/strong>La sorpresa \u00e8 dovuta sostanzialmente alla freschezza che Nitsch dimostra, a dispetto di un rituale tante volte ripetuto e che trova le sue ragioni fondanti in quella stagione ormai cos\u00ec lontana. <\/p>\n<p><strong>A Foligno la mostra ci parla dei colori, componente cruciale della grammatica poetica dell\u2019artista, <\/strong>a iniziare dal rosso, che \u00e8 quasi il suo identificativo. Il colore del sangue che tanto spazio ha avuto sempre nelle sue azioni rituali: l\u2019immenso \u201crelitto\u201d del 1986, vero big bang cosmico, proveniente dalla <a href=\"http:\/\/fondazionemorra.org\/it\/\" target=\"_blank\">fondazione Morra<\/a>, ne \u00e8 una intensa e affascinante testimonianza. Per Nitsch i colori sono \u00absoli luminosi, donatori di vita\u00bb, sono punti in cui il reale si presenta visivamente al massimo dell\u2019eccitazione. Questo non significa che ai colori ci si debba approcciare con un abbandono di tipo dionisiaco. Nitsch, sulla scorta di Josef Albers, ne studia con sistematicit\u00e0 i rapporti, dentro griglie geometriche molto precise realizzando i suoi ordinatissimi Esercizi cromatici, o Tavole di colori. In genere li espone insieme a un gong, proprio per avvertire che la forza cromatica ha anche una sua strabordanza sensoriale, al punto di produrre anche una propria \u201csonorit\u00e0\u201d. A Foligno le tavole invece sono esposte a formare un grande quadrato che occupa una parete, \u201cbucandola\u201d quasi si trattasse della vetrata di una cattedrale (del resto anche nelle cattedrali i colori avevano il compito di accendere lo spirito dei fedeli).<\/p>\n<p><strong>Il colore, anche ordinatamente allineato, anche tenuto sotto controllo, per Nitsch \u00e8 sempre sorgente infinita di energia e sensazioni.<\/strong> Cos\u00ec a far da controcanto alla Tavole, troviamo esposta, tra i \u201crelitti\u201d della \u201c130Aktion\u201d, una tavola bianca su cui sono distribuiti piccoli mucchi di frutta, dai colori forti e compatti, dominati dal rosso delle ciliegie e dal giallo dei limoni. \u00c8 un\u2019installazione che diffonde <strong>nell\u2019ambiente una corrente poetica molto intensa, capace di restituirci, in modo sorprendente, la precisa dimensione del colore come consistenza, cio\u00e9 \u201cpolpa\u201d, e anche come sapore.<\/strong> Secchi di alluminio colmati di fiori fanno quasi da coro, esaltando con un tocco lirico queste sensazioni. Il colore \u00e8 pienezza sensoriale, \u00e8 l\u2019emergere della vita in tutta la sua violenta prorompenza. Su altri tavoli sono distribuiti invece alambicchi di vetro dalle forme quasi musicali e dalla trasparente bellezza: ma anche in questo caso la lettura non \u00e8 univoca perch\u00e9 la loro presenza evoca riti magici e proibiti. <\/p>\n<p>Se il caos orgiastico proprio del suo O.M. Theater \u00e8 ben restituito dalle carte, veri diagrammi diventati incomprensibili grovigli di segni, quello che domina \u00e8 per\u00f2 un opposto senso di ordine. Nitsch ricompone nello spazio tutti i suoi \u201crelitti\u201d con la delicatezza di un innamorato. Studia i rapporti, traccia ovunque linee mettendo, ad esempio, in fila mucchietti di zollette di zucchero, per dire che comunque anche una linea non \u00e8 mai neutra ma \u00e8 un potenziale trasmettitore di sensazioni. <strong>Ha scritto Rudi Fuchs che l\u2019arte di Nitsch \u00e8 come \u00abun cuore pulsante\u00bb.<\/strong> La metafora \u00e8 perfetta: le pulsazioni sono una uguale all\u2019altra. Ma ogni pulsazione \u00e8 una spinta in avanti alla vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa recensione della mostra di Hermann Nitsch \u00e8 uscita su Alias di domenica 18 giugno. Ne sono passati di anni da quel lontano 1963. Davvero un\u2019altra epoca. Erano gli anni di Fluxus, di Beuys insegnante all\u2019accademia di D\u00fcsseldorf; la body art era agli albori. 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